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Accordi di Stoccolma incontro c/o Unipd con Uniferpi Padova

19 gennaio 2012 – Università degli studi di Padova – Corso di Laurea magistrale in Strategie di Comunicazione. Un incontro fortemente voluto e organizzato dal gruppo di lavoro Ferpi sugli Accordi di Stoccolma – in particolare da Michele Toscano – in collaborazione con Uniferpi Padova e con la preziosa partecipazione di Biagio Oppi.

Metacomunicazione, comunicazione per la comunicazione, “una campagna di relazioni pubbliche per le relazioni pubbliche”: questo è quello che è scaturito nell’ambito del PR World Forum, svoltosi nel 2010 a Stoccolma e approvato dalla Global Alliance for Public Relations and Communication Management.

Ma di che cosa si tratta? 

Gli Accordi di Stoccolma sono riassunti in un brief che si rivolge a tutti coloro che si interessano di relazioni pubbliche: dai professionisti ai dirigenti, dagli educatori agli studenti e agli studiosi, per favorire un accrescimento e un miglioramento della (nostra) reputazione nei confronti di quattro gruppi di pubblici influenti nel nostro Paese – business, profession, media, education.

Una vera e propria “chiamata all’azione” per i relatori pubblici, i quali concorrono al miglioramento della qualità delle relazioni che le organizzazioni intrattengono con i loro pubblici influenti, contribuendo, altresì, alla loro sostenibilità; un quadro di riferimento condiviso a livello internazionale che indica la migliore prospettiva futura possibile per la professione delle Relazioni Pubbliche.

Il documento valorizza e afferma il ruolo centrale delle Relazioni pubbliche per il successo delle organizzazioni attraverso sei temi di argomentazione:

  • Sostenibilità
  • Governance
  • Management
  • Comunicazione interna
  • Comunicazione esterna
  • Coordinamento tra Comunicazione interna ed esterna.

(per approfondimenti si veda l’articolo Ferpi)

E proprio questi i temi oggetto di illustrazione da Biagio Oppi (responsabile comunicazione e relazioni pubbliche per l’Italia di Gambro e delegato Ferpi al Valore delle Relazioni Pubbliche/Accordi di Stoccolma) nell’ ambito del corso in Linguaggio delle Relazioni Pubbliche del prof. Giampietro Vecchiato, in un incontro intitolato “Accordi di Stoccolma: il futuro delle Relazioni Pubbliche”, con la collaborazione di UniFerpi Padova.

L’incontro rivolto agli studenti del corso ha esaminato il presente e futuro della professione alla luce dei concetti chiave affrontati negli Accordi, analizzando il valore che le Relazioni Pubbliche apportano alle organizzazioni.

Nuovi stimoli e nuovi obiettivi, semplicemente..Una nuova sfida?

Il futuro è nelle nostre mani, impariamo a costruirlo e a rafforzarlo già da ora!

di Silvia Zanatta  (Uniferpi Padova)

Illustrazione di latejapride* (da Flickr)

Ho letto questo articolo di Giovanna Cosenza su Linkiesta, l’ho trovato molto molto incoraggiante e vorrei condividerlo con voi. Cosa ne pensate?

Ci sono miti da sfatare sul corso di laurea più bistrattato d’Italia. Non è vero che non dia lavoro. Al contrario, i laureati in comunicazione ne trovano di più rispetto agli altri umanisti. Restano i problemi del precariato e dello stipendio: ma per risolverli deve cambiare la cultura, che non dà importanza alla comunicazione.

In Italia i pregiudizi negativi sui corsi di laurea in scienze della comunicazione esistono da anni: laurea poco seria, esami facili da superare, titolo di studio svalutato sul mercato del lavoro perché le aziende si aspettano giovani impreparati o genericamente capaci di tutto e niente, che finiscono per confinare in ruoli malpagati e secondari. Insomma le battutacce su «scienze delle merendine», come i denigratori le chiamano, affliggono non solo gli studenti attuali, ma pure chi la laurea ce l’ha da anni.

La cosa peggiore, per chi subisce le battutacce, è che di solito provengono da persone che di comunicazione non capiscono niente. Il che è normale, a ben pensarci: se di comunicazione almeno un po’ te ne intendi, allora sei anche consapevole dell’importanza che ha per qualunque ambito professionale, e tutto faresti meno che denigrare chi ha studiato o studia per farla. Le uscite peggiori, nel 2011, sono venute dalla politica. Due esempi per tutti.

Gennaio 2011: a «Ballarò» il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, nel difendere la riforma della scuola, dice di aver voluto dare «peso specifico all’istruzione tecnica e all’istruzione professionale», perché ritiene che «piuttosto che tanti corsi di laurea inutili in Scienze delle comunicazion-i [sic] o in altre amenità, servano profili tecnici competenti che incontrino l’interesse del mercato del lavoro». Infatti, aggiunge, i corsi in «scienze delle comunicazioni non aiutano a trovare lavoro», perché «purtroppo sono più richieste lauree di tipo scientifico, lauree che in qualche modo servono all’impresa». E «questi sono i dati», conclude Gelmini.

Ottobre 2011: il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, parlando prima a «Porta e Porta» e poi a «Matrix», spiega precariato e disoccupazione dicendo che «il problema dei giovani è che spesso non vengono seguiti dai genitori, che consentono loro di iscriversi a facoltà universitarie come Scienze della comunicazione». Sacconi usa cioè Scienze della comunicazione come esempio di laurea che produce precariato o, peggio, disoccupazione protratta. E non è la prima volta: l’aveva già fatto nell’agosto 2008, in un’intervista su L’Espresso.

Che i politici italiani alimentino i pregiudizi contro le lauree in comunicazione non mi stupisce più di tanto: poiché in Italia la politica – a destra come a sinistra – ha raggiunto negli ultimi anni i livelli più bassi anche nella comunicazione, oltre che nei contenuti e nelle azioni, i politici rientrano nel novero di coloro che sottovalutano il settore perché non lo conoscono. Che però i giornalisti riproducano gli stessi pregiudizi già mi stupisce di più, visto che non solo di comunicazione dovrebbero saperne, ma di comunicazione vivono.

Eppure nel 2009 Bruno Vespa si permise di chiudere una puntata di «Porta a Porta» addirittura «pregando» (sic) i giovani di non iscriversi a Scienze della comunicazione, e cioè di «non fare questo tragico errore che paghereste per il resto della vita». E commenti del genere, più o men pesanti, compaiono a cadenze quasi regolari su tutti i media.

Detto questo, l’ignoranza è certamente più grave nel caso dei ministri, perché un ministro dell’istruzione e uno del lavoro dovrebbero conoscere bene ciò su cui non solo rilasciano dichiarazioni ma prendono decisioni. Specie se concludono dicendo, come ha fatto Gelmini: «E questi sono i dati».

I dati infatti non dicono che il mercato del lavoro non assorba laureati in Scienze della comunicazione. Dicono altro. Secondo il consorzio interuniversitario Almalaurea, sostenuto dallo stesso Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica, consorzio che oggi elabora e rende disponibili sul web dati che riguardano il 78% dei laureati italiani, nel 2010 i laureati triennali in Scienze della comunicazione, a un anno dalla laurea, non lavoravano meno degli altri, anzi: il 46,5% di loro lavorava, a fronte del 46% dei laureati triennali di tutti i tipi di corsi, e di un 41,8% di laureati triennali usciti dalle facoltà di Lettere e filosofia, a cui in molti atenei appartiene Scienze della comunicazione. Il che vuol dire che nel 2010, in piena crisi economica, i neolaureati in comunicazione lavoravano un po’ più degli altri (uno 0,5% in più) e ben più dei loro colleghi umanisti (4,2 punti percentuali in più).

Se poi prendiamo le lauree magistrali del settore della comunicazione e le confrontiamo con tutte le altre, otteniamo una perfetta parità: a un anno dalla laurea, nel 2010 già lavorava il 55% dei giovani che avevano preso una magistrale nella classe «scienze della comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità», esattamente come già lavorava il 55% dei laureati in tutti gli altri corsi. E se confrontiamo questi dati con quelli dei giovani usciti dalle facoltà di Lettere e filosofia, scopriamo ancora una volta che i comunicatori se la passano meglio di altri umanisti, i quali, a un anno dalla laurea, nel 2010 lavoravano solo nel 53% dei casi.

Ma andiamo a spulciare anche il cosiddetto «profilo» dei laureati che la banca dati di Almalaurea mette a disposizione sul web, giusto per capire se la nomea di «laurea facile» e «poco seria» ha qualche fondamento nei numeri.

Con un paio di clic scopriamo per esempio che i giovani che nel 2010 hanno conseguito una triennale in Scienze della comunicazione hanno preso in media 100 come punteggio di laurea, mentre gli altri laureati italiani hanno preso 100,6; e scopriamo inoltre che, sempre lo stesso anno, la media di voti negli esami è stata 25,9 per i laureati triennali in comunicazione e 25,8 per tutti gli altri. Inoltre, con altri due clic scopriamo che nel 2010 i laureati magistrali in comunicazione hanno preso in media 27,4 agli esami e 106,5 alla laurea, mentre gli altri hanno preso 27,6 agli esami e 108,1 alla laurea.

Questi dati credo possano contribuire a sfatare l’idea che a comunicazione si «regalino i voti», visto che i voti di comunicazione sono allineati a quelli delle altre lauree nel caso dei trienni e addirittura più bassi nelle magistrali. Certo, i numeri possono sempre essere interpretati in modo diverso: un voto più basso può voler dire che l’esame è più difficile, come pure che lo studente è più zuccone. Ma poiché non c’è niente, se non il pregiudizio, a far propendere per un’interpretazione o l’altra di un voto, e poiché il pregiudizio sulle lauree in comunicazione è che i voti siano più alti lì che per esempio a Ingegneria o Fisica, solo perché gli esami sono più facili e non perché gli studenti siano più bravi, è doveroso leggere queste medie, per par condicio, semplicemente ribaltando il pregiudizio, e non decidendo all’improvviso che a un voto più basso corrisponda uno studente più zuccone e non un esame più duro.

Insomma, che i laureati in comunicazione siano meno richiesti dal mercato è pregiudizio, non realtà confermata dai numeri; che le lauree nel settore della comunicazione siano più facili è pure pregiudizio. Ma che il mercato del lavoro valorizzi meno i laureati in comunicazione degli altri non è pregiudizio: è realtà.

Se cerchiamo infatti dati sugli stipendi, Almalaurea ci dice che, a un anno dalla laurea, nel 2010 i laureati triennali in Scienze della comunicazione prendevano in media 879 euro netti al mese, mentre tutti gli altri ne prendevano in media 967; e dice che i laureati magistrali in comunicazione prendevano in media 904 euro netti mensili (addirittura meno dei triennali di altri settori), mentre gli altri ne prendevano 1051.

Se infine consideriamo il problema della precarietà, il quadro è ancora una volta svantaggioso per i comunicatori: nel 2010, a un anno dalla laurea, avevano un lavoro stabile solo il 32,9% dei laureati triennali in Scienze della comunicazione, contro il 38,2% di tutti gli altri, e solo il 25,1% dei laureati magistrali nel settore della comunicazione, contro il 33,9% di tutti gli altri.

Insomma, stando ai numeri, la differenza fra un/a laureato/a in comunicazione e uno/a di altre discipline sta soprattutto nella maggiore precarietà e nello stipendio più basso: da 88 a 147 euro netti al mese in meno per i comunicatori, in un momento in cui, data la crisi, gli stipendi sono già bassi per tutti.

E allora, cosa dobbiamo concludere? È forse questo il nucleo di verità che ha indotto Bruno Vespa a parlare di Scienze della comunicazione come di un «tragico errore» di cui pentirsi per tutta la vita?

I problemi ci sono, inutile negarlo. Ma non è dicendo ai giovani si evitare come la peste i corsi di comunicazione che si risolvono, specie in un paese come il nostro, in cui la cultura della comunicazione è scarsa in tutti i settori professionali: campagne pubblicitarie banali e volgari, comunicazione sociale inefficace, televisione urlata e politici incapaci di rivolgersi ai cittadini in modo convincente ci mostrano tutti i giorni quanto in basso sia scesa la comunicazione in Italia. Di bravi e qualificati comunicatori il nostro paese avrebbe un disperato bisogno, altro che. Se solo, ovviamente, il mercato non fosse a sua volta condizionato dai pregiudizi di cui stiamo parlando.

È infatti da oltre dieci anni che gli studenti e i laureati in comunicazione sopportano battutine sul loro conto e uscite come quelle degli ex ministri Gelmini e Sacconi: non possiamo pensare che tutto ciò non influisca sulla decisione delle imprese riguardo a stipendi e stabilizzazione del lavoro. È anche a causa di questi pregiudizi infatti che, se un’azienda fa un colloquio a un neolaureato in ingegneria bravo e uno in comunicazione altrettanto (o più) bravo, decide quasi per automatismo di pagarlo meno: l’ingegnere vale di più a priori, non perché «serve di più» all’azienda.

La stessa cosa accade quando un’impresa deve decidere di stabilizzare due precari: a parità di condizioni, si stabilizza prima l’ingegnere (l’informatico, ecc.) perché «altrimenti scappa». È la somma di decisioni come queste che un po’ alla volta ha creato un mercato di stipendi più bassi e di precarizzazioni più frequenti per i laureati in comunicazione. E il circolo vizioso è ormai chiuso.

Un circolo vizioso che sarebbe ora di rompere, una buona volta. Restituendo dignità alle professioni della comunicazione, a partire da come se ne parla. Facendo sempre considerazioni basate su dati e non su stereotipi, pur consapevoli che i dati vanno letti con attenzione e possono essere variamente interpretati. E cominciando a fare tutte queste cose proprio sui media – televisione, stampa, radio, internet – visto che, come dicevo, non si vede perché gli operatori della comunicazione debbano continuare a sminuire ciò che gli dà mangiare.

Articolo originale: http://www.linkiesta.it/scienze-della-comunicazione#ixzz1iyGW1uYt

UniFERPI augura a tutti voi Buone Feste!

UniFerpi FVG – Aperitivo della Comunicazione con Filippo Nani, delegato Ferpi Triveneto

Si è svolto a Gorizia il primo incontro del ciclo “L’aperitivo della comunicazione” che ha visto come ospite Filippo Nani, neo delegato territoriale Triveneto per FERPI e titolare dell’agenzia di RP Medialab di Vicenza. Durante l’incontro, FIlippo ha creato un clima partecipativo coniugando la sua professionalità con l’atmosfera rilassata dell’evento.

Un’introduzione biografica a cura dello stesso Filippo è valsa da terreno fertile per affrontare temi di attuale importanza nel settore delle relazioni pubbliche, quali le situazioni di crisi a cui possono andare incontro le aziende e le strategie con cui contenerli e la dilagante importanza assunta dal web 2.0 in tutti gli aspetti della professione. Grazie alla sua esperienza professionale e attraverso i racconti delle esperienze vissute in prima persona, Filippo Nani è riuscito a spaziare su numerosissimi temi e a illustrare numerosi aspetti delle professioni della comunicazione.

L’eterogeneità degli studenti, dal nutrito gruppo di matricole ai loro colleghi della magistrale, ha permesso di spaziare su vari aspetti della professione del comunicatore. Partendo dalle aspettative dei ragazzi del primo anno di corso della triennale, si è arrivati a fare luce sulle competenze richieste ai neo laureati da parte delle aziende del settore e ad analizzare i requisiti indispensabili per accedere ad un’agenzia di comunicazione, oltre che le modalità con cui iniziare questo percorso. È necessario, durante il percorso di studi, riuscire a coniugare la conoscenza teorica alle esperienze di pratica, attraverso stage, partecipazione alle attività dell’università e associazionismo. In questo Uniferpi può essere sicuramente di aiuto, sia a livello relazionale, che per iniziare a mettere in pratica le competenze acquisite durante il percorso di studi.

Ringraziamo Filippo per la sua disponibilità e per aver condiviso con noi la sua esperienza di professionista oltre che di socio Ferpi.

Ci vediamo al prossimo aperitivo!

di Daniele Salvaggio, Delegato FERPI Giovani

I giovani studenti di Uniferpi, in occasione della loro prima riunione nazionale avvenuta mercoledì’ 1 dicembre a Milano (e’ in programma un secondo incontro nazionale a Roma in gennaio) durante la quale e’ intervenuto anche il direttore della comunicazione esterna di Eni, Gianni Di Giovanni, hanno tracciato una nuova rotta partendo dalla consapevolezza che per crescere nella professione e all’interno dell’Associazione, e’ necessario attivare una fattiva collaborazione con le singole delegazioni.
Esiste a livello nazionale un problema di iscrizioni e di assenteismo, studenti convinti che Ferpi rappresenti principalmente una possibilità per ottenere stage o collaborazioni professionali, giovani iscritti senza motivazione ne’ reale interesse, gruppi di lavoro attivi e propositivi che chiedono sostegno e maggiore collaborazione da parte dei soci professionisti e delle singole delegazioni.
Troppo spesso infatti ci si ricorda dei giovani solo quando e’ necessario un aiuto nella gestione di eventi o convegni, coinvolgendoli esclusivamente nella parte più’ operativa. L’esigenza di Uniferpi e’ quella di imparare, anche attraverso l’operatività, ma non solo. I ragazzi devono essere parte integrante della macchina progettuale, per questo viene chiesta una collaborazione con le singole delegazioni, partecipando alle loro riunioni e lavorando a stretto contatto con i soci professionisti. I giovani di Uniferpi metteranno dal canto proprio impegno, volontà e passione per costruire, anche grazie all’aiuto dell’Associazione, quella che sarà la loro professione di domani.
Il problema della partecipazione e del coinvolgimento dei giovani è anche legata, oltre ad una distanza tra mondo professionale e mondo accademico, alla mancanza di punti di riferimento “familiari” agli studenti sia all’interno dell’Associazione sia negli ambienti accademici da dove la maggior parte proviene. Uniferpi deve essere per Ferpi un incubatore di idee, di progetti, di iniziative, finalizzate a comprendere l’evoluzione della professione e a coltivare un “vivaio” che potrà diventare nel tempo la nuova classe dirigente dell’Associazione.
Entriamo quindi nelle Università attraverso il canale preferenziale di Uniferpi e i contatti che tanti nostri soci professionisti hanno direttamente o indirettamente con gli atenei: avviciniamoci ai giovani, facciamo capire cosa vuol dire essere oggi comunicatori, cosa significa fare relazioni pubbliche, portiamo le professionalità di Ferpi dentro le aule, promuoviamo l’Associazione attraverso il polmone universitario, vero e primo spartiacque della metamorfosi studente – lavoratore.
I giovani Uniferpi sono pronti a ripartire in modo unitario e compatto, con entusiasmo e voglia di fare, ce lo siamo detti guardandoci negli occhi. Chiediamo solo alle singole delegazioni di aiutarci in questo processo di crescita, coinvolgendo e formando coloro che hanno voglia di imparare, di mettersi in gioco, di “sporcarsi le mani”, in attività ed iniziative territoriali e nazionali.

tratto dal sito www.ferpi.it

Foto dell'eventoIl primo evento UniFerpi Lombardia dell’anno si è svolto martedì 22 ottobre, a Milano, nella cornice informale del Caffè Letterario IULM. Ospite d’onore Roberto Antonucci, che ha presentato il suo libro “Esercitazioni di Comunicazione” offrendo agli studenti un workshop sul Piano di Comunicazione.

Prima della presentazione del manuale un intervento del professor Emanuele Invernizzi e della professoressa Stefania Romenti, che hanno accolto con piacere l’iniziativa e hanno collaborato all’organizzazione del workshop, e un saluto dalla Coordinatrice Nazionale UniFerpi, Giovanna Fabiano.

Quindici studenti volenterosi di andare oltre la didattica frontale hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con l’autore: un professionista completo, approdato, dopo una carriera iniziata come account in ambito advertising, a ruoli più strategici e consulenziali per i management di primarie organizzazioni.

“Ho elaborato questo libro con un approccio pratico, che nasce proprio nelle mie esperienze di insegnamento in aula, perché le esercitazioni concrete per gli studenti universitari non sono mai abbastanza!” dichiara Antonucci. “Solitamente il primo giorno di master in Comunicazione la prima domanda degli studenti è: ‘come si realizza un Piano di Comunicazione?’ Per questo ho deciso di chiedere proprio ai ragazzi di UniFerpi un parere sul libro prima di lanciarlo, ed auspico che tutti i professori facciano lo stesso con i manuali che scrivono per gli studenti”.

L’esercitazione è stata interattiva e Antonucci ha colto la provocazione intellettuale degli studenti, che hanno proposto di impostare il caso d’analisi non su una qualsiasi azienda, ma su un ipotetico governo con problemi di consenso elettorale e di credito presso le istituzioni sovranazionali. Il case study è stato uno spunto per illustrare gli undici punti che costituiscono il Piano di Comunicazione, esposti con chiarezza ed elaborati insieme, attraverso domande e risposte. Ciò che nel discorso più ha affascinato gli studenti sono state le parentesi: esempi, aneddoti e riflessioni di un professionista sui temi legati al Piano di Comunicazione.

Non tutti sapevano che in comunicazione la migliore Strategia è quella che non riesce ad eseguire tutto ciò che aveva progettato, puntando invece a modificarsi giorno per giorno per adattarsi alla realtà mutevole, valorizzando prontezza ed intuizione. O che i creativi pubblicitari amano rappresentarsi come artisti che lavorano sull’improvvisazione, mentre per svolgere al meglio il loro lavoro devono avere un perimetro concettuale ben definito entro cui sviluppare le idee. Oppure che le aziende adorano i “cruscotti” di grafici e numeri: tuttavia mentre per un sondaggio elettorale servono almeno milleduecento interviste, per testare un messaggio chiave mirato su dieci direttori di testate bastano tre telefonate a giornalisti fidati.

Il workshop si conclude con un consiglio da parte di Antonucci e della professoressa Romenti: “Per il vostro futuro lavorativo, non trascurate la possibilità di lavorare per piccole aziende o agenzie di comunicazione: è solo in questi contesti che avrete l’opportunità di seguire un Piano di Comunicazione in tutto il suo svolgimento”.

Tommaso Piazzi.

Uniferpi: cambiare per crescere

Uniferpi c’è e si fa sentire. Da Milano a Catania tre eventi in pochi giorni hanno visto la collaborazione dei giovani e dei professionisti della Federazione.

Gianni Di Giovanni all'incontro Nazionale Uniferpi

A Catania la delegata Silvia Sampugnaro, con l’aiuto di Amanda Succi, delegata Ferpi Sicilia, ha organizzato un seminario per rilanciare Uniferpi nell’isola. Esercitazioni di comunicazione, il tema del workshop che ha visto Roberto Antonucci, socio Ferpi e Presidente della Commissione di Ammissione e Verifica della posizione professionale degli iscritti Ferpi, mettere al lavoro gli studenti catanesi su un piano di comunicazione. L’incontro è nato dalla volontà di realizzare un’occasione di confronto e condivisione di idee, esperienze, conoscenze. Fare networking e imparare. Mirare ad accorciare le distanze tra teoria e pratica della professione, conoscenza e competenza, sapere e saper fare.

A Roma, la delegata Federica Carini, ha dato il via alla stagione di eventi Uniferpi Lazio organizzando il primo Aperitivo della Comunicazione. Il tema dell’incontro: Giovani e comunicazione: come cambia la professione del comunicatore, i primi soci Ferpi ospiti: Fabio Ventoruzzo, Managing Partner Methodos e Membro del Comitato Esecutivo Ferpi, e Ferdinando Marino, Account e Content Manager Kapusons e socio Ferpi. Una chiacchierata informale per capire quali sono le vie più efficaci per avvicinarsi alla professione. “Ci vogliono entusiamo, determinazione, passione. Bisogna saper comunicare se stessi e farsi notare”, dicono i professionisti Ferpi. “Ognuno deve saper tirare fuori il proprio ‘potere critico’, crearsi un’opinione. In questo senso Uniferpi rappresenta un decisivo canale di accesso alla professione, perché permette di mettersi in contatto con i professionisti e conoscere le loro esperienze”.

Daniele Salvaggio, delegato Ferpi Giovani, ha organizzato a Milano il primo incontro Nazionale Uniferpi (il secondo verrà promosso a gennaio a Roma) per confrontarsi sull’evoluzione del gruppo giovani della Federazione. Presenti molti soci del Triveneto, a dimostrazione che Uniferpi può contare su una solida base di attenzione alla quale fare riferimento per la sua crescita. All’incontro è seguita la “testimonianza” di Gianni di Giovanni, Direttore Relazioni Esterne di Eni Spa: ha raccontato la sua esperienza e ha dato una visione pratica della professione del comunicatore all’interno di un contesto aziendale complesso e molto esposto come quello di Eni. Non è una professione per tutti quella del comunicatore. “Ci vogliono talento e molta empatia che permette di stabilire una relazione”, dice Di Giovanni. “Bisogna credere in questa professione per poterla fare, non si può occupare solo un posto di lavoro. La comunicazione è una scienza che serve a creare, supportare, rafforzare la reputazione dell’organizzazione e per fare questo lavoro bisogna essere bravi, avere passione e dedizione”.

Queste attività confermano la vitalità di Uniferpi e, allo stesso tempo, la necessità di una svolta. Cambiare per crescere. Il lavoro da fare è tanto, le difficoltà non mancano come anche la passione e la dedizione. E’ però necessario che Uniferpi possa contare sul sostegno delle delegazioni territoriali Ferpi per permettere ai giovani di mettersi alla prova e sviluppare attività e progetti in ogni regione.
Non dimentichiamo che siamo giovani che vogliono vivere la professione e impararla dai professionisti.
L’impegno, la passione e la disponibilità da parte di Uniferpi sono confermati. Ma voi professionisti avete voglia di lavorare con noi?

tratto dal sito www.ferpi.it

Giovani e comunicazione: come cambia la professione del comunicatore”, questo il tema del primo appuntamento organizzato dai soci UniFerpi Lazio che si è svolto mercoledì 30 novembre 2011 presso la Libreria Rinascita di Via Savoia, 30.

I partecipanti si sono confrontati con Fabio Ventoruzzo (Managing Partner Methodos e Membro del Comitato Esecutivo FERPI) e Ferdinando Marino (Account e Content Manager Kapusons e socio FERPI), per capire quali sono le vie più efficaci per avvicinarsi alla professione.

Ci vuole entusiasmo, determinazione, passione: sono questi i termini maggiormente utilizzati dai due soci Ferpi.

Bisogna saper comunicare se stessi e farsi notare. Ognuno deve saper tirare fuori il proprio “potere critico”, crearsi un’opinione. E si può arrivare a tali risultati, in maniera seria, solo osservando e ponendo la propria attenzione a ciò che ci circonda. UniFerpi rappresenta un canale di accesso alla professione, perché permette di mettersi in contatto con quelli che sono i professionisti di oggi, di conoscerne i volti, le esperienze, le emozioni.

UniFerpi è un percorso di scoperta ed arricchimento con i professionisti del settore pensato dai giovani per i giovani, per lasciarsi entusiasmare dalle esperienze di coloro che fanno e, soprattutto, che amano questo lavoro.

 

Il prossimo appuntamento a cui vi invita UniFerpi Lazio è la VI^ Conferenza sulla Comunicazione e sui Media, l’evento organizzato dall’Università di Roma Tor Vergata, con il patrocinio di Ferpi, quest’anno dedicato al tema “Social Media Marketing. Consumatori Imprese Relazioni.

Martedì 6 dicembre 2011 dalle ore 9.00 alle 15:30 – presso l’Auditorium Enel di Roma (Viale Regina Margherita, 125) importanti operatori del settore analizzeranno il ruolo assolutamente innovativo che i social media stanno avendo all’interno della nostra società: quello di collegare imprese, consumatori, istituzioni, cittadini attraverso il nuovo collante delle “comunità digitali e virtuali”.

UniFerpi Lazio sarà presente all’evento con un desk dove sarà possibile avere informazioni sull’associazione.

Al seguente link il modulo di registrazione al convegno che è necessario compilare:  http://www.economia.uniroma2.it/conferenzecomunicazione/registrazione11.asp

In alternativa potete inviarci un’ e.mail a uniferpi.lazio@gmail.com e penseremo noi a registrarvi.

 

Vi aspettiamo!

 

Per scaricare il programma:  Progr. 6 dic.2011 Social Media Marketing

Il prossimo 1 dicembre  alle ore 16.30 presso l’aula A-7 della Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania Roberto Antonucci presenterà il suo Esercitazioni di Comunicazione agli studenti del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione.

L’evento organizzato da Uniferpi Sicilia, in collaborazione con FerpiMedCom 2011, propone, attraverso una formula interattiva e dinamica, di creare un laboratorio in aula che veda attori protagonisti gli studenti, i docenti e i professionisti delle Rp. Focus: la progettazione e lo sviluppo di un piano di comunicazione, le strategie e le azioni. Afferma Antonucci: “la comunicazione è innanzitutto metodo […], capacità, analisi, progettazione, conoscenza degli strumenti, esperienza, lavoro di gruppo.”

L’incontro nasce dalla volontà di realizzare un’occasione di confronto e condivisione di idee, esperienze, nozioni. Fare networking e imparare. Mirare ad accorciare le distanze tra teoria e pratica della professione, conoscenza e competenza, sapere e saper fare.

Aprirà il seminario Amanda J.Succi (Delegato Regionale FERPi, CIPR, Presidente fondatore di CERPMED).  Interverranno Silvia Lucia Sampugnaro (Consigliere delegato territoriale UniFERPi – Università degli Studi di Catania) e Giuseppe La Rocca (socio UniFERPi – Università degli Studi di Palermo).

Vi aspettiamo!

Per info contattare:  Silvia Lucia Sampugnaro – uniferpi.catania@gmail.com

Volti, racconti ed emozioni: un percorso di scoperta ed arricchimento con i professionisti del settore pensato dai giovani per i giovani, per lasciarsi entusiasmare dalle esperienze di coloro che fanno e, soprattutto, che amano questo lavoro.

Giovani e comunicazione: come cambia la professione del comunicatore”, questo il tema del primo incontro di mercoledì 30 novembre 2011 presso la Libreria Rinascita di Via Savoia, 30.

Fabio Ventoruzzo è il primo socio Ferpi con cui UniFerpi Lazio invita a chiacchierare e confrontarsi gli studenti della Capitale.

                                                (created by Silvia Resti)

 

“Cosa voglio fare da grande” è una domanda che i soci UniFerpi Lazio, assieme a moltissimi altri studenti di comunicazione e RP, si sono rivolti spesso. Rispondersi però, non è così semplice, soprattutto in una professione vasta e polimorfa come quella del comunicatore. In questo particolare momento storico diventa allora fondamentale conoscere l’entusiasmo e la determinazione di chi è venuto prima, di chi “ce l’ha fatta”, di chi ha già scelto a quale delle molte facce delle RP dedicare la propria vita.

Dai social media all’ambiente, dalle relazioni istituzionali alla cultura ed il turismo, dallo sport alla musica, dalla comunicazione digitale a quella sociale, gli appuntamenti de “l’Aperitivo della Comunicazione”, organizzati da UniFerpi Lazio, mirano a raccogliere i volti, i racconti e le emozioni di questo straordinario mondo, guidando i giovani interessati in un affascinante percorso attraverso le Relazioni Pubbliche.

Questo ciclo di appuntamenti si apre dunque con il tema “Giovani e comunicazione: come cambia la professione del comunicatore” e vedrà Fabio Ventoruzzo (Managing Partner Methodos e Membro del Comitato Esecutivo FERPi) colloquiare con gli studenti romani sulla complessità della comunicazione e sui motivi che, nonostante le molte difficoltà, ci spingono a credere in questa professione e ad amarla, senza mollare mai.

L’appuntamento è per mercoledì 30 novembre 2011, alle ore 18.00, presso la Libreria Rinascita di Via Savoia, 30 – Roma.

Al via il programma di iniziative del nuovo consiglio direttivo di Uniferpi. Si parte giovedì 1 dicembre alle ore 16.30 con un incontro presso Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana, in Piazza Affari 6 a Milano (sala gialla).

All’incontro interverrà Gianni Di Giovanni, Direttore della Comunicazione Esterna di Eni Spa, ed autore del libro Niente di più facile, Niente di più difficile, una guida pensata per spiegare in modo concreto quali siano i principali strumenti di comunicazione, come utilizzarli e soprattutto come costruire una strategia di comunicazione integrata ed efficace.
Di Giovanni parlerà della esperienza di manager della comunicazione d’impresa, dell’attuale congiuntura negativa che vive il sistema economico, finanziario ed imprenditoriale in Italia come nel resto del mondo, e come questa crisi vada ad impattare sulla crescita o decrescita del mondo del lavoro, con particolare attenzione al settore delle relazioni pubbliche.

Al termine dell’incontro chi vorrà potrà assistere alla cerimonia dell’Oscar di Bilancio 2011, prevista in contemporanea sempre a Palazzo Mezzanotte.

Vi aspettiamo numerosi!

Per conferme contattare Giovanna Fabiano – uniferpi@ferpi.it.
Per scaricare l’invito -Invito_PrimoIncontroNazionaleUniferpi

 

“..Indicazioni tracciate su alberi o massi che orientano il viaggiatore in  territori complessi, appigli lasciati da uomini e donne esperti. Indicazioni, tuttavia, che si affidano all’intelligenza e alla sensibilità del viaggiatore: questa una possibile definizione di segnavia..”


Il segnavia piantato ieri a Padova da Riccardo Luna – primo direttore di Wired Italia – e dal giornalista Luca Sofri, ha chiuso il ciclo di incontri promosso e realizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, ma ha di certo aperto molte conversazioni, innescato nuove connessioni e azionato una bussola chiamata “curiosità”.

Ampio e vario il pubblico ieri presente all’appuntamento e, tra i molti giovani, anche noi di Uniferpi Padova, a interrogarci su tematiche oggi attuali più che mai.

“Che cos’è l’innovazione? Esiste l’innovazione in Italia?” L’innovazione è “avere passione per il futuro, studiando il futuro”. L’innovazione è quella cosa che migliora la vita delle persone. Sono le persone che cambiano il mondo, la tecnologia è un mezzo per poterlo fare.

L’innovazione può essere creata da tutti, ma allo stesso tempo va a tutti diffusa e spiegata in modo semplice. La discussione, in scena al Centro Congressi Papa Luciani, tocca anche il tema del giornalismo: “Devi essere umile perché scrivi per gli altri”, spiega Riccardo Luna, che aggiunge “noi giornalisti abbiamo fatto un pessimo lavoro, siamo stati pigri e autoreferenziali, ora la rete ha più opportunità e sta spazzando via un po’ di cattivo giornalismo”.

La rete è uno dei più grandi abilitatori sociali: emerge l’esigenza di puntarci di più in Italia, essendo attivi e cercando anche di contribuire alla ricostruzione di un rapporto di credibilità tra politica e cittadini, perché l’innovazione va fatta conoscere e riconoscere anche alla e dalla politica.

L’espressione “piove governo ladro” è un paravento per la nostra pigrizia”, aggiunge Riccardo Luna, ”Se piove non lamentiamoci, apriamo l’ombrello!” Non serve per forza una legge per creare o promuovere l’innovazione. Serve un cambio di passo culturale per trasformare lo spirito generale del Paese. “Perché non pensare a un Paese di startupper?” Anziché cercare disperatamente un lavoro, creiamolo, inventiamolo, proponiamo nuove soluzioni per risolvere i problemi.

L’innovazione esiste, ma troppo spesso non si vede. C’è ma non lo si sa. Ci sono persone, scienziati, enti e aziende che innovano, ma non sono in rete. Per una nuova Italia l’innovazione è davvero così nascosta? Pare di capire che ci sia grande voglia di innovazione e altrettanta ignoranza digitale. Eppure l’ignoranza è molto meno importante della voglia di fare.

Oggi, come non mai, la comunicazione, la relazione e le relazioni assumono un valore sempre più vitale. Noi tutti abbiamo le possibilità di sfruttare questi “strumenti” aumentandone il valore. Non lasciamo che tutte queste riflessioni rimangano sospese.

Qual è, allora, il meccanismo per innovare? Non è questione di “meccanismo”, bisogna “provarci”. In Italia chi ci prova e sbaglia, è un fallito. A noi manca la cultura del fallimento: la prospettiva dev’essere differente.

..È il viaggiatore che decide liberamente quale via percorrere”. Noi viaggiatori che segnavia seguiamo? Perché non iniziamo a piantarne un po’?

Se uno sbaglia, almeno c’ha provato. Sbaglia chi non ci prova”.

Silvia Zanatta – UniFerpi Padova

Esercitazioni di comunicazione R. Antonucci, Libreria Universitaria, 2011 pp. 128, € 10,00

Quante volte dall’inizio della vostra carriera universitaria in Scienze della Comunicazione vi siete chiesti: “che cosa farò da grande? Il mio lavoro come si fa in pratica? “

Quante volte all’inizio di un corso in relazioni pubbliche o in comunicazione d’impresa vi siete chiesti: “ ma come si fa praticamente un piano di comunicazione?

Di libri in 3 o 5 anni di università ne abbiamo letti, studiati, sfogliati molti. In tutti c’era un capitolo dedicato al piano di comunicazione, alle macrofasi, che vanno da 3 a 5, o ai diversi passi che, a seconda dell’autore, variano da 10 a 11, e in taluni di questi manuali c’erano anche delle case history.

Sicuramente tutti questi libri in modo diverso hanno contribuito a darci ottime basi sulle differenti metodologie per realizzare un piano di comunicazione. Nella maggior parte dei casi sapremmo recitare, quasi come i dieci comandamenti, le fasi del piano di comunicazione e saremmo ferratissimi sulle definizioni. Ma in pratica che cosa sappiamo fare?

Durante la nostra carriera universitaria ci sarà sicuramente capitato di cimentarci in qualche piano di comunicazione da soli o in gruppo. Ma è quel “qualche” che ci spaventa. Tre piani di comunicazioni in 5 anni di università basteranno a darci un metodo? Forse ad alcuni si, ad altri no.

Dai libri abbiamo imparato che non esiste la soluzione giusta o sbagliata. Esistono solo le “soluzioni che funzionano”, cioè quelle che raggiungono gli obiettivi predefiniti.
Ma come fare ad arrivare al primo stage sapendo sviluppare un piano di comunicazione?
L’unica risposta è : cimentandosi.

Roberto Antonucci, presidente della Commissione di Ammissione e Verifica della posizione professionale degli iscritti Ferpi, ha capito l’esigenza degli studenti di “provare-fare-sbagliare” e ha scritto un utilissimo “sussidiaro”: Esercitazioni di Comunicazione , edito da libreriauniversitaria.it, che ha gentilmente sottoposto alla visione-critica del Comitato direttivo UniFerpi.

Esercitazioni di Comunicazione è organizzato in tre parti:
-come si progetta un Piano di comunicazione, in cui viene descritto il metodo per realizzare in undici passi il razionale di un Piano di comunicazione;
-come si sviluppa un brief di comunicazione, con dieci esercitazioni proposte agli studenti attraverso altrettanti brief di comunicazione;
-le soluzioni proposte da un addetto ai lavori, in cui gli stessi dieci brief sono sviluppati dall’autore; i lettori possono così confrontare le loro soluzioni con quelle proposte.

Alla prima visione e consultazione il manuale sembra pensato per “giovani alle prime armi” che si vogliano cimentare velocemente a riempire gli spazi bianchi della seconda parte per consultare in un terzo tempo le soluzioni.

In realtà, leggendolo con sguardo critico, ci si può rendere facilmente conto che è un libro pensato non esclusivamente per gli studenti. Tutt’altro. L’essenzialità dei contenuti denota che questo sussidiario non puo’ essere la base su cui studiare la metodologia del piano di comunicazione ma deve essere usato dai docenti come sussidiario di supporto e dagli addetti ai lavori come “consulente portatile”.

E’ un libro che, pur presentandosi in una forma e con un titolo essenziale, sa centrare l’obiettivo: esercitarsi.
La partita della comunicazione è sempre aperta e (quasi nessuno) può sentirsi arrivato.
C’è sempre da imparare e da sperimentare, ma con metodo.
In molti pensano che la nostra professione sia fondamentalmente fatta di creatività, magari con un pizzico di improvvisazione. Niente di più sbagliato e questo libro ce lo ricorda.
Il piano di comunicazione, lo dice la parola stessa, è analisi, progettazione, definizione di un processo.

Il tratto forte di questo sussidiario è la capacità dell’autore di trasmettere ai lettori la necessità di un metodo nella professione. Un libro sicuramente da provare (nel vero senso della parola). Per questo ci auguriamo che abbia un seguito, magari con un percorso di approfondimento delle diverse discipline della comunicazione.

Caro Roberto, non hai ancora pensato a una collana di Esercitazioni di Comunicazione? Ne dobbiamo fare di esercizi noi giovani!

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