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Per me lo storytelling è…

 

Ti sei mai chiesto cos’è lo storytelling? Se ti chiedessero di raccontare un’azienda attraverso un social, saresti in grado? Se non hai una risposta a queste domande non ti abbattere, ci siamo noi di UniFerpi a darti una mano.

In che modo possiamo aiutarti? Offrendoti l’opportunità di partecipare all’incontro in programma Venerdì 11 Aprile all’Auditorium Enel – Roma. Organizzato da UniFerpi Lazio, Ferpi Lazio ed Enel, l’evento si pone l’obiettivo di chiarire tutti i tuoi dubbi sull’argomento offrendo un approccio concreto all’arte di raccontarsi.

All’evento parteciperanno professionisti appartenenti ad ambiti diversi: Vittorio Cino, Direttore Public Affairs&Communication The CocaCola Company Italia; Gianluca Comin, Direttore Relazioni Esterne Enel; Giovanna Cosenza, blogger e Professore Associato di Filosofia e Teoria dei Linguaggi presso l’Università di Bologna; Ivan Cotroneo, scrittore e regista; Stefano Epifani, Docente di Social Media Management presso La Sapienza e Direttore di Techeconomy; Eugenio Golia, Responsabile Social Media di Save the Children e Maurizio Masciopinto, Direttore Ufficio Studi delle Scuole della Polizia di Stato), con la moderazione del giornalista del Corriere della Sera,Tommaso Labate.

I relatori si confronteranno attivamente con la platea rendendo il seminario interattivo e coinvolgente.
Il seminario sarà anticipato da un laboratorio tenuto da Raffaele Cirullo, Responsabile Social Media Enel, incentrato sul “live tweeting”, con inizio alle ore 14, che ti fornirà gli strumenti da mettere subito in pratica durante il convegno: sarai così in grado di raccontare l’esperienza vissuta con noi.

Non aspettare che gli altri ti raccontino qualche storia, raccontala tu…. 😉 #digitelling!

Storytelling 2.0. La narrazione al tempo dei Social Media


L’11 Aprile, presso l’Auditorium Enel, in Viale Regina Margherita n°125 a Roma, a partire dalle ore 15, si terrà un seminario dal titolo “Storytelling 2.0. La narrazione al tempo dei Social Media”, ideato da UniFerpi Lazio, sezione giovani di Ferpi, e organizzato con Ferpi Lazio ed Enel.

Il programma completo dell’evento prevede:
14:00 | Laboratorio “Il live storytelling di un evento” con Raffaele Cirullo, Responsabile Social Media Enel
15:00 | Welcome coffee
15:30 | Inizio lavori
Intervengono:
• Gianluca Comin, Direttore Relazioni Esterne dell’Enel
• Stefano Epifani, Docente di Social Media Management presso La Sapienza e Direttore di Techeconomy
• Maurizio Masciopinto, Direttore Ufficio Studi delle Scuole della Polizia di Stato
• Eugenio Golia, Responsabile Social Media di Save the Children
• Vittorio Cino, Direttore Public Affairs&Communication di The CocaCola Company
• Giovanna Cosenza, Blogger e Professore Associato di Filosofia e Teoria dei Linguaggi presso l’Università di Bologna
• Ivan Cotroneo, Scrittore e Regista
Modera:
• Tommaso Labate, Giornalista del Corriere della Sera
17:30 | Chiusura lavori

Il racconto, da sempre, costituisce l’elemento di unione di una comunità. Il fascino magnetico, esercitato da storie di vita vissuta o frutto della fantasia, ha attraversato i secoli. A cambiare sono stati i mezzi attraverso i quali la narrazione è stata condivisa.

L’avvento dei social network ha trasformato radicalmente il nostro modo di interagire con gli altri. Lo storytelling è lo strumento, ormai imprescindibile, per la costruzione di relazioni interpersonali efficaci, durature ed ha una forza prorompente nel mondo digitale, in particolare sui social media.

I relatori del seminario, esperti del settore provenienti da ambiti diversi, ripercorreranno le tappe dell’evoluzione della narrazione di storie, tratteggeranno il nuovo scenario che impone di padroneggiare bene le tecniche del racconto. Le singole realtà, siano esse un’azienda, un’istituzione, un’organizzazione politica o no-profit , sono obbligate a stipulare un patto narrativo con i propri pubblici di riferimento.

Alle ore 14.00, ad un numero ristretto di studenti dei corsi di laurea di comunicazione delle Università di Roma sarà riservata l’opportunità di partecipare ad un laboratorio, tenuto da Raffaele Cirullo, Responsabile Social Media Enel, su “Il live storytelling di un evento”.

Durante il seminario gli studenti, che hanno partecipato al laboratorio, racconteranno, in tempo reale, i diversi interventi applicando le tecniche apprese. Al termine del seminario sarà rilasciato un attestato di partecipazione.

 

RSVP
uniferpi.lazio@gmail.com

 

Locandina_Storytelling 2.0_LAB

 

Fai Scienze della Comunicazione e troverai lavoro

Illustrazione di latejapride* (da Flickr)

Ho letto questo articolo di Giovanna Cosenza su Linkiesta, l’ho trovato molto molto incoraggiante e vorrei condividerlo con voi. Cosa ne pensate?

Ci sono miti da sfatare sul corso di laurea più bistrattato d’Italia. Non è vero che non dia lavoro. Al contrario, i laureati in comunicazione ne trovano di più rispetto agli altri umanisti. Restano i problemi del precariato e dello stipendio: ma per risolverli deve cambiare la cultura, che non dà importanza alla comunicazione.

In Italia i pregiudizi negativi sui corsi di laurea in scienze della comunicazione esistono da anni: laurea poco seria, esami facili da superare, titolo di studio svalutato sul mercato del lavoro perché le aziende si aspettano giovani impreparati o genericamente capaci di tutto e niente, che finiscono per confinare in ruoli malpagati e secondari. Insomma le battutacce su «scienze delle merendine», come i denigratori le chiamano, affliggono non solo gli studenti attuali, ma pure chi la laurea ce l’ha da anni.

La cosa peggiore, per chi subisce le battutacce, è che di solito provengono da persone che di comunicazione non capiscono niente. Il che è normale, a ben pensarci: se di comunicazione almeno un po’ te ne intendi, allora sei anche consapevole dell’importanza che ha per qualunque ambito professionale, e tutto faresti meno che denigrare chi ha studiato o studia per farla. Le uscite peggiori, nel 2011, sono venute dalla politica. Due esempi per tutti.

Gennaio 2011: a «Ballarò» il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, nel difendere la riforma della scuola, dice di aver voluto dare «peso specifico all’istruzione tecnica e all’istruzione professionale», perché ritiene che «piuttosto che tanti corsi di laurea inutili in Scienze delle comunicazion-i [sic] o in altre amenità, servano profili tecnici competenti che incontrino l’interesse del mercato del lavoro». Infatti, aggiunge, i corsi in «scienze delle comunicazioni non aiutano a trovare lavoro», perché «purtroppo sono più richieste lauree di tipo scientifico, lauree che in qualche modo servono all’impresa». E «questi sono i dati», conclude Gelmini.

Ottobre 2011: il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, parlando prima a «Porta e Porta» e poi a «Matrix», spiega precariato e disoccupazione dicendo che «il problema dei giovani è che spesso non vengono seguiti dai genitori, che consentono loro di iscriversi a facoltà universitarie come Scienze della comunicazione». Sacconi usa cioè Scienze della comunicazione come esempio di laurea che produce precariato o, peggio, disoccupazione protratta. E non è la prima volta: l’aveva già fatto nell’agosto 2008, in un’intervista su L’Espresso.

Che i politici italiani alimentino i pregiudizi contro le lauree in comunicazione non mi stupisce più di tanto: poiché in Italia la politica – a destra come a sinistra – ha raggiunto negli ultimi anni i livelli più bassi anche nella comunicazione, oltre che nei contenuti e nelle azioni, i politici rientrano nel novero di coloro che sottovalutano il settore perché non lo conoscono. Che però i giornalisti riproducano gli stessi pregiudizi già mi stupisce di più, visto che non solo di comunicazione dovrebbero saperne, ma di comunicazione vivono.

Eppure nel 2009 Bruno Vespa si permise di chiudere una puntata di «Porta a Porta» addirittura «pregando» (sic) i giovani di non iscriversi a Scienze della comunicazione, e cioè di «non fare questo tragico errore che paghereste per il resto della vita». E commenti del genere, più o men pesanti, compaiono a cadenze quasi regolari su tutti i media.

Detto questo, l’ignoranza è certamente più grave nel caso dei ministri, perché un ministro dell’istruzione e uno del lavoro dovrebbero conoscere bene ciò su cui non solo rilasciano dichiarazioni ma prendono decisioni. Specie se concludono dicendo, come ha fatto Gelmini: «E questi sono i dati».

I dati infatti non dicono che il mercato del lavoro non assorba laureati in Scienze della comunicazione. Dicono altro. Secondo il consorzio interuniversitario Almalaurea, sostenuto dallo stesso Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica, consorzio che oggi elabora e rende disponibili sul web dati che riguardano il 78% dei laureati italiani, nel 2010 i laureati triennali in Scienze della comunicazione, a un anno dalla laurea, non lavoravano meno degli altri, anzi: il 46,5% di loro lavorava, a fronte del 46% dei laureati triennali di tutti i tipi di corsi, e di un 41,8% di laureati triennali usciti dalle facoltà di Lettere e filosofia, a cui in molti atenei appartiene Scienze della comunicazione. Il che vuol dire che nel 2010, in piena crisi economica, i neolaureati in comunicazione lavoravano un po’ più degli altri (uno 0,5% in più) e ben più dei loro colleghi umanisti (4,2 punti percentuali in più).

Se poi prendiamo le lauree magistrali del settore della comunicazione e le confrontiamo con tutte le altre, otteniamo una perfetta parità: a un anno dalla laurea, nel 2010 già lavorava il 55% dei giovani che avevano preso una magistrale nella classe «scienze della comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità», esattamente come già lavorava il 55% dei laureati in tutti gli altri corsi. E se confrontiamo questi dati con quelli dei giovani usciti dalle facoltà di Lettere e filosofia, scopriamo ancora una volta che i comunicatori se la passano meglio di altri umanisti, i quali, a un anno dalla laurea, nel 2010 lavoravano solo nel 53% dei casi.

Ma andiamo a spulciare anche il cosiddetto «profilo» dei laureati che la banca dati di Almalaurea mette a disposizione sul web, giusto per capire se la nomea di «laurea facile» e «poco seria» ha qualche fondamento nei numeri.

Con un paio di clic scopriamo per esempio che i giovani che nel 2010 hanno conseguito una triennale in Scienze della comunicazione hanno preso in media 100 come punteggio di laurea, mentre gli altri laureati italiani hanno preso 100,6; e scopriamo inoltre che, sempre lo stesso anno, la media di voti negli esami è stata 25,9 per i laureati triennali in comunicazione e 25,8 per tutti gli altri. Inoltre, con altri due clic scopriamo che nel 2010 i laureati magistrali in comunicazione hanno preso in media 27,4 agli esami e 106,5 alla laurea, mentre gli altri hanno preso 27,6 agli esami e 108,1 alla laurea.

Questi dati credo possano contribuire a sfatare l’idea che a comunicazione si «regalino i voti», visto che i voti di comunicazione sono allineati a quelli delle altre lauree nel caso dei trienni e addirittura più bassi nelle magistrali. Certo, i numeri possono sempre essere interpretati in modo diverso: un voto più basso può voler dire che l’esame è più difficile, come pure che lo studente è più zuccone. Ma poiché non c’è niente, se non il pregiudizio, a far propendere per un’interpretazione o l’altra di un voto, e poiché il pregiudizio sulle lauree in comunicazione è che i voti siano più alti lì che per esempio a Ingegneria o Fisica, solo perché gli esami sono più facili e non perché gli studenti siano più bravi, è doveroso leggere queste medie, per par condicio, semplicemente ribaltando il pregiudizio, e non decidendo all’improvviso che a un voto più basso corrisponda uno studente più zuccone e non un esame più duro.

Insomma, che i laureati in comunicazione siano meno richiesti dal mercato è pregiudizio, non realtà confermata dai numeri; che le lauree nel settore della comunicazione siano più facili è pure pregiudizio. Ma che il mercato del lavoro valorizzi meno i laureati in comunicazione degli altri non è pregiudizio: è realtà.

Se cerchiamo infatti dati sugli stipendi, Almalaurea ci dice che, a un anno dalla laurea, nel 2010 i laureati triennali in Scienze della comunicazione prendevano in media 879 euro netti al mese, mentre tutti gli altri ne prendevano in media 967; e dice che i laureati magistrali in comunicazione prendevano in media 904 euro netti mensili (addirittura meno dei triennali di altri settori), mentre gli altri ne prendevano 1051.

Se infine consideriamo il problema della precarietà, il quadro è ancora una volta svantaggioso per i comunicatori: nel 2010, a un anno dalla laurea, avevano un lavoro stabile solo il 32,9% dei laureati triennali in Scienze della comunicazione, contro il 38,2% di tutti gli altri, e solo il 25,1% dei laureati magistrali nel settore della comunicazione, contro il 33,9% di tutti gli altri.

Insomma, stando ai numeri, la differenza fra un/a laureato/a in comunicazione e uno/a di altre discipline sta soprattutto nella maggiore precarietà e nello stipendio più basso: da 88 a 147 euro netti al mese in meno per i comunicatori, in un momento in cui, data la crisi, gli stipendi sono già bassi per tutti.

E allora, cosa dobbiamo concludere? È forse questo il nucleo di verità che ha indotto Bruno Vespa a parlare di Scienze della comunicazione come di un «tragico errore» di cui pentirsi per tutta la vita?

I problemi ci sono, inutile negarlo. Ma non è dicendo ai giovani si evitare come la peste i corsi di comunicazione che si risolvono, specie in un paese come il nostro, in cui la cultura della comunicazione è scarsa in tutti i settori professionali: campagne pubblicitarie banali e volgari, comunicazione sociale inefficace, televisione urlata e politici incapaci di rivolgersi ai cittadini in modo convincente ci mostrano tutti i giorni quanto in basso sia scesa la comunicazione in Italia. Di bravi e qualificati comunicatori il nostro paese avrebbe un disperato bisogno, altro che. Se solo, ovviamente, il mercato non fosse a sua volta condizionato dai pregiudizi di cui stiamo parlando.

È infatti da oltre dieci anni che gli studenti e i laureati in comunicazione sopportano battutine sul loro conto e uscite come quelle degli ex ministri Gelmini e Sacconi: non possiamo pensare che tutto ciò non influisca sulla decisione delle imprese riguardo a stipendi e stabilizzazione del lavoro. È anche a causa di questi pregiudizi infatti che, se un’azienda fa un colloquio a un neolaureato in ingegneria bravo e uno in comunicazione altrettanto (o più) bravo, decide quasi per automatismo di pagarlo meno: l’ingegnere vale di più a priori, non perché «serve di più» all’azienda.

La stessa cosa accade quando un’impresa deve decidere di stabilizzare due precari: a parità di condizioni, si stabilizza prima l’ingegnere (l’informatico, ecc.) perché «altrimenti scappa». È la somma di decisioni come queste che un po’ alla volta ha creato un mercato di stipendi più bassi e di precarizzazioni più frequenti per i laureati in comunicazione. E il circolo vizioso è ormai chiuso.

Un circolo vizioso che sarebbe ora di rompere, una buona volta. Restituendo dignità alle professioni della comunicazione, a partire da come se ne parla. Facendo sempre considerazioni basate su dati e non su stereotipi, pur consapevoli che i dati vanno letti con attenzione e possono essere variamente interpretati. E cominciando a fare tutte queste cose proprio sui media – televisione, stampa, radio, internet – visto che, come dicevo, non si vede perché gli operatori della comunicazione debbano continuare a sminuire ciò che gli dà mangiare.

Articolo originale: http://www.linkiesta.it/scienze-della-comunicazione#ixzz1iyGW1uYt

A colazione con Luca Testoni

Martedì 23 marzo, alle ore 10 presso la sede Ferpi in Via Annibale Caretta 3, UniFerpi Milano propone l’incontro dal tema : L’evoluzione delle relazioni pubbliche e della comunicazione nel settore della moda.

Ospite d’eccezione,Luca Testoni, laureato in finanza, è giornalista dal 1996. Ha lavorato nelle redazioni di diverse testate occupandosi in particolare del settore della moda. Ne parlerà con passione del suo libro-inchiesta: L’ultima sfilata. Processo alla casta della moda italiana (Sperling & Kupfer). Un saggio coraggioso, che denuncia i tanti mali della moda italiana e che inquadra le carenze di un settore, che viene difeso ad oltranza e che appare intoccabile nonostante le carenze che ne pregiudicano il suo sviluppo.

L’incontro si propone di analizzare e capire i diversi rapporti tra giornalisti e ufficio stampa e giornalista e imprenditore, e di capire come sta evolvendo il ruolo del comunicatore dentro il settore della moda.

È prevista una quota di partecipazione di €5.

Amanda Succi nuovo segretario della Global Alliance

Riporto la notizia dal sito Ferpi:

Amanda Jane Succi è il nuovo Segretario generale della Global Alliance for Public Relations and Communication Management, la Federazione internazionale che raggruppa 66 associazioni nazionali professionali delle Relazioni pubbliche e della comunicazione del mondo. Consulente aziendale in relazioni pubbliche, comunicazione d’impresa e marketing, amministratore della società AJS Connection srl Releazioni Pubbliche e Marketing è consigliere nazionale e Delegata regionale per la Sicilia di Ferpi.

Congratulazioni Prof.!

Le esprimo tutta la stima dei ragazzi di UniFERPI Sicilia per i quali Lei rappresenta, prima che un mentore, un esempio di caparbietà da imitare: la sua determinazione e il suo successo ci spingono a dare del nostro meglio e a non pensare che vivere in Sicilia, per chi punta in alto, significhi essere svantaggiati. Per questo, oltre alla stima, le esprimo la nostra gratitudine.

Aperitivo della Comunicazione @ Catania

“Le relazioni pubbliche come professione”. La risposta dell’Università di Padova alle esigenze degli studenti

imagesSi sono appena conclusi i quattro moduli professionalizzanti del corso FSE “Le relazioni pubbliche come professione”, progetto promosso dalla Regione Veneto, dall’Università degli Studi di Padova e co-finanziato dal Fondo Sociale Europeo.

I corsi, ciascuno di dodici posti, sono stati rivolti a studenti inoccupati dei Corsi di Laurea triennale in Scienze della Comunicazione e in Comunicazione, e dei Corsi di Laurea magistrale in Comunicazione delle organizzazioni complesse e in Strategie di comunicazione, selezionati in base al numero di esami sostenuti e alla media dei voti. Continua a leggere

Aperitivo della comunicazione

Vespa contro Scienze della Comunicazione. Risponde Morcellini.

A che servono i comunicatori?

Qualche settimana fa ho scritto due post (link1 e link2) per parlare dell’utilità e della reputazione dei corsi di laurea in comunicazione. Diversi sono stati i commenti dei lettori, tutti molto interessanti, scritti da persone vicine al mondo della comunicazione. Oggi, invece, a scrivere è stata una lettrice che si occupa di tutt’altro. Laura – questo è il suo nome – pone delle domande che a noi potrebbero sembrare banali ma, essendo il suo punto di vista simile a quello della maggior parte dei nostri stakeholders di domani, le dobbiamo delle risposte. Ecco perchè ho voluto dare risalto al suo commento pubblicandolo qui: Continua a leggere

Catania: Aperitivo della Comunicazione

 

L’incontro è organizzato dalla delegazione catanese di FERPI. Saranno infatti presenti i professionisti associati e i rappresentanti delle principali agenzie di comunicazione della nostra area. Per quanto riguarda gli studenti, l’invito è riservato agli iscritti UniFERPI e a coloro che sono interessati alla preiscrizione per il 2009. Per info e conferme scrivete a paolopappalardo@gmail.com

Non dite a mia madre che faccio il comunicatore, lei mi crede cameriere

Ciao a tutti,

Come quasi tutti gli iscritti a scienze della comunicazione sanno, la nostra facoltà è certamente una delle più bistrattate, nonchè ricca di luoghi comuni molto spesso falsi.

Mi sono sempre chiesto il perchè e il per come, come mai i comunicatori non comunicano ciò che sono..e per questo ho deciso di fare la tesi proprio sulla “comunicazione di scienze della comunicazione”, andando ad analizzare l’opinione nei nostri confronti da parte dei nostri pubblici..

Per puro caso mi è stata girata una mail con il testo di un articolo, uscito su Vanity Fair,  di Covacich, scrittore veneto, riguardo proprio scienze della comunicazione.

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77Academy offre formazione in New Media Marketing

Qualche giorno fa ho ricevuto un’email di cui vi riporto il testo:

Mi chiamo Anna Chertkova e lavoro per 77Agency (www.77agency.com), un’agenzia indipendente di New Media Marketing (NMM) con uffici a Londra, Milano, Riga, Kiev, Madrid, Toronto e NY. Vi contatto direttamente in quanto mi sembra che Vi possa interessare il progetto di formazione, 77Academy (www.77academy.com), sviluppato dalla nostra agenzia. Continua a leggere

Come comunicare le professioni intellettuali?

Avvocati, commercialisti, medici, architetti, ingegneri: dopo l’emanazione del decreto Bersani tutti sono liberi di comunicare il proprio lavoro. Non c’è più solo il professionista di relazioni pubbliche ma tutti possono improvvisarsi comunicatori. Ma come posso farlo in modo chiaro e inequivocabile? Per aumentare la credibilità della propria professione e i successi lavorativi è fondamentale quindi non solo saper fare bene il proprio mestiere ma sopratutto saperlo comunicare meglio degli altri.

Per questo motivo circa un anno fa la Ferpi, dopo l’emanazione del decreto Bersani sulle liberalizzazioni, ha creato un gruppo di ricerca sulla comunicazione delle professioni. Continua a leggere