Il people raising “soft” nel web 2.0.

Ormai lo sappiamo bene: il web 2.0 è il web dei contenuti generati dagli utenti, quello di Youtube, di Myspace, di Facebook, dei blog e molto altro. Su internet il diritto di pubblicare informazioni è distribuito “orizzontalmente” a tutti: a chi possiede una rete televisiva come a chi ha soltanto un telecomando; al giornalista come al salumiere. Il navigante 2.0 è UPA (User/Author/Publisher) . Ognuno diventa autore, editore, broadcaster di se stesso; e ha a disposizione dei potentissimi mezzi per promuovere le sue idee.

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Fundraising, chi era costui?

Avete presente quei gruppetti di ragazzi che, durante manifestazioni o giornate particolari, in piazze, centri commerciali, luoghi di ritrovo, vi raccontano tante belle cose su iniziative benefiche, culturali, solidali?

Sorridenti e pieni di buoni propositi e di volantini, vi descrivono con cura quel che la loro associazione fa e progetta di fare e vi invitano ad unirvi al gruppo, a lasciare un contributo in termini, magari, non solo economici ma anche di energie e partecipazione attiva. Sono dei “dialogatori” o “facilitatori”e cercano sostenitori.

Ecco, quei ragazzi stanno facendo face to face fundraising.

Visto come si può mettere in pratica quel che sa di comunicazione, di marketing e di tecniche relazionali, di lavoro in team operando nel non profit?

C’è la possibilità di cimentarsi in questa iniziativa per qualche mese (nell’area del Nord e Centro-Nord) e mi sembra interessante parlarvene, perché magari fra gli autori o i lettori del nostro blog c’è qualcuno che ha interesse a prendere parte ad uno stage.

Mi piace quando vengo a conoscenza delle tante opportunità che ci vengono offerte! Cogliere le occasioni giuste è basilare se si vuole fare esperienza ed arrivare pronti all’ingresso nel mondo del lavoro.
Tutto questo rientra sempre nel processo di evoluzione dei comunicatori di oggi: non trova-posto, ma professionisti in sviluppo. 😉