Laboratorio di comunicazione

Tutti i segreti di un buon piano di comunicazione

Si è tenuto martedì 8 maggio presso la sede di Santa Chiara dell’Università degli Studi di Udine a Gorizia il primo Laboratorio di comunicazione per gli studenti iscritti al Corso di Laurea in Relazioni Pubbliche.
Il seminario, organizzato dal Gruppo UniFerpi in collaborazione con il Laboratorio Roc dell’Università, è stato tenuto da Roberto Antonucci, socio di Ferpi e Presidente della Commissione di Ammissione e Verifica della posizione professionale degli iscritti Ferpi.
Nella prima parte dell’incontro, Roberto Antonucci ha presentato agli studenti le caratteristiche del piano di comunicazione e i 12 step da seguire per ottenerne uno efficace e di buona qualità.
Dopo queste due ore di teoria, gli studenti rimasti in aula si sono potuti cimentare in un’esercitazione vera e propria, tratta dall’ultima pubblicazione del 2011 di Antonucci “Esercitazioni di comunicazione”.
L’esercizio scelto era intitolato “Il piano Marchio” e gli studenti intervenuti si sono sbizzarriti nel cercare una soluzione adatta per un’impresa siderurgica con la volontà di svecchiare il proprio brand agli occhi dei clienti. Come è stato più volte sottolineato durante il laboratorio, per i professionisti di comunicazione è molto importante accorciare le distanze tra la teoria e la pratica, mettersi in gioco e proporre soluzioni diverse, confrontandosi continuamente e condividendo idee ed esperienze. E pare che grazie a questo libro di Antonucci sia molto facile mettere in pratica le competenze acquisite durante le lezioni in aula: nell’ultima parte del lavoro, infatti, sono presenti 10 brief di comunicazione con altrettante soluzioni proposte da un professionista, con le quali gli studenti possono esercitarsi direttamente. È questa, infatti, una delle caratteristiche principali di un buon piano di comunicazione: la sperimentazione che, per noi giovani studenti, è notevolmente facilitata da questo libro.
Non resta che ringraziare Roberto Antonucci per la professionalità e l’allegria portata in aula durante questo primo laboratorio, con l’augurio di rincontrarci prossimamente per mettere in pratica quanto appreso!

Elisa Turrin – UniFerpi Gorizia

 

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PRIME SPRING CONGRESS 2012 ‘TOGETHER TO GET IT – PR PEOPLE NETWORKING’

Novità! PRime è lieta di ringraziare la Consulta Regionale dei Giovani, che ha creduto nel progetto del congresso, e che pochi giorni fa ci ha ufficialmente comunicato l’intenzione di offrire un piccolo contributo di finanziamento per la realizzazione del meeting.
A fronte di questa notizia abbiamo il piacere di annunciarvi che possiamo permetterci di abbassare la fee di partecipazione da 190 a 160 euro.
Per lo stesso motivo abbiamo anche deciso di allungare il termine delle iscrizioni al fine di dare maggiori opportunità ai ragazzi che non si sono ancora iscritti ma che avrebbero voluto farlo: la scadenza delle iscrizioni è stata prolungata al 26 marzo.
Per maggiori informazioni al riguardo visita il link: http://togethertoget.it/2012/03/important-news-fee-and-registration-closure/
Ma nient’altro è cambiato, se non che il programma dell’evento è ancora più ricco!! Dal 16 al 21 aprile 2012 avrà luogo a Torino il congresso internazionale organizzato da PRime Italy, Associazione universitaria di studenti di Comunicazione e Relazioni Pubbliche.
PRime è un’associazione internazionale con sedi in vari paesi d’Europa, composta da studenti che organizzano eventi di vario genere, per la maggior parte in ambito universitario, sui temi della comunicazione e delle relazioni pubbliche. Ogni anno, due delle sedi di PRime organizzano nel proprio paese un congresso rivolto a tutti i membri europei dell’associazione.
Il congresso ‘Together to get it – PR people networking’ affronterà il tema del networking, fare rete, con l’intenzione di offrire la possibilità di approfondire un tema quanto mai attuale, soprattutto fra i giovani che vogliono intraprendere una carriera nel mondo della comunicazione, e conoscere gli strumenti adatti per creare un grande network internazionale, senza confini, tra individui, aziende ed enti.
Il congresso si comporrà di 5 giornate di conferenze, workshop, team building, visite culturali, giochi per la città di Torino, gite fuori porta, pranzi e cene a tema, serate nei locali della città di Torino.
Tutti coloro che vengono da fuori Torino e vogliono partecipare al nostro congresso, possono compilare il form online al link http://togethertoget.it/the-congress/registrations/
Se siete studenti di comunicazione, il congresso vi offre un’opportunità formativa di grande rilievo: tante conferenze e workshop creativi sul tema della rete e della comunicazione, professionisti di spicco e case histories esemplari.
Ma un Congress Prime non è certo solo questo! Non vi dico quanti ricordi degli scorsi congressi in giro per l’Europa, quanta gente si conosca e…quanta festa si faccia!!
I partner dell’iniziativa sono il CCI Club della Comunicazione d’Impresa dell’Unione Industriali di Torino e FerpiFederazione Relazioni Pubbliche Italiana. L’evento è organizzato in collaborazione con IED Torino (Istituto Europeo di Design) e ESN Torino (Erasmus Student Network) ed è patrocinato da Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comune di Torino, Camera di Commercio di Torino, ANG (Agenzia Nazionale Giovani) e Università degli studi di Torino.
Per la partecipazione al congresso si richiede ai partecipanti il pagamento, tramite bonifico bancario, di una somma che copra tutte quante le spese relative a vitto, alloggio, serate, trasporti nella città di Torino, visite organizzate e altre attività di 160 euro (tutto è incluso insomma, ad eccezione del trasporto fino a Torino).
Per maggiori informazioni vi invitiamo a visitare tutti nostri canali:

Web site Congress- www.togethertoget.it

Web site Prime- www.prime-italy.org

Blog Prime- www.prime-italy.org/blog

Facebook Prime- www.facebook.com/prblog

Twitter Prime- www.twitter.com/#!/PRimeItaly_org

Youtube Prime- www.youtube.com/user/PRimeItaly

Skype Prime- primeitaly

E se avete ancora dubbi non esitate a scriverci a info@prime-italy.org

MARIA LUCE BRUNORO
PRime Congress Torino 2012
International Communication

Elezioni.it: quando la politica si fa social

Elezioni.it - Il political network italiano“Se fossi un elettore indeciso mi piacerebbe avere un luogo dove posso confrontare le opinioni dei vari candidati? Se fossi un candidato mi piacerebbe avere un luogo dove nel confronto con gli altri candidati posso dimostrare di essere quello da votare? Noi abbiamo risposto sì ad entrambe le domande creando un luogo dove gli elettori possono vedere le opinioni di tutti i candidati e dove un candidato può dimostrare, confrontandosi con gli altri, di essere quello da votare”.

Questo è in sintesi il concetto che vogliono trasmettere gli ideatori di Elezioni.it, il primo aggregatore delle pagine facebook dei candidati alle elezioni. Un progetto nato dall’incontro tra Riccardo Rudelli, consulente politico di vecchia data e direttore di Agenziaelettorale.it, Paola Bonesu e Mario Grasso, due giovani laureati in comunicazione politica e sociale alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di  Milano. Al loro fianco Roberto Errichelli, imprenditore partner di Agenziaelettorale.it e Claudio Bisconti, studente lavoratore della facoltà di ingegneria informatica all’Università di Firenze.

Uno strumento che – facendo leva sulle virtù dei social network – vuole diventare uno spazio di discussione per i politici e di informazione e aggiornamento costante per tecnici e elettori.
Con un solo click si potrà così assistere al confronto tra i leader di partito. Ma anche scoprire come procede la campagna per le elezioni presidenziali in Francia, o volare in Inghilterra per assistere alla lotta tra i candidati a sindaco di Londra. Sarà possibile seguire live la sfida tra i Repubblicani per decidere chi affronterà Barack Obama o capire come si sviluppa il dibattito all’interno di forze partitiche come il PD e il PDL, leggendo direttamente le dichiarazioni dei loro esponenti.

Nelle Agorà locali i candidati si metteranno alla prova per dimostrare di essere il politico da votare. Nell’Agorà di Palermo abbiamo assistito allo scontro tra i candidati alle discusse primarie del centro-sinistra. Mentre la campagna elettorale a Genova entra nel vivo dopo la conclusione delle primarie del centrosinistra e le candidature del centrodestra. Città per città sarà possibile per politici, giornalisti, rappresentanti di categoria inserirsi nel dibattito. Un solo click, tutte le dichiarazioni, per uno sguardo d’insieme che permetterà di comprendere in diretta costante come stia evolvendo il dibattito politico.

Il social network diviene political network: uno spazio pensato per soddisfare le esigenze del candidato e dell’elettore attraverso uno strumento agile e di facile utilizzo. Un aggregatore di contenuti che funge da bussola per orientarsi nel mare della politica locale, nazionale ed estera.
Con Elezioni.it nasce un nuovo modo di fare, comunicare e seguire la politica. In un solo click.

We want lobbies!

Cari amici condivido con voi il contributo di un amico e collega, Stefano Capretti, neo laureato in comunicazione con una tesi dal titolo Lobbying e comunicazione nel mercato energetico nazionale, sul tema della lobby.
Spero possa esservi utile e spero si possa aprire un dibattito su un tema molto vicino alla nostra professione e che, ad oggi, non abbiamo ancora affrontato nel nostro blog. Buona lettura! Giovanna

Lobbismo. Lentamente, qualcosa si muove anche nel nostro Paese.
Da qualche tempo il termine lobby è tornato nei titoli dei principali quotidiani nazionali, in relazioni alle reazioni provocate dai provvedimenti del governo Monti in materia di liberalizzazioni. Leggendo i giornali, sembra di capire che i tassisti siano una lobby.. o forse lo sono le farmacie? Anzi no, le banche sono la vera lobby!

Ma cosa è veramente una lobby è argomento ancora ignoto ai più.
Una lobby è un’organizzazione di interessi che esercita una pressione sui legislatori pubblici affinché emanino leggi che non danneggino i loro interessi.
Il lobbismo è una pratica comune in molti Paesi, spesso ben regolata e definita, che permette, a tutti i portatori di interessi, di avere un canale aperto e trasparente con l’organo legislativo per manifestare il proprio punto di vista e cercare di ottenere una legislazione favorevole ai propri scopi. Sembra brutto? Ricordiamoci che se ben regolato, il lobbying è una pratica che tutti possono esercitare, perchè tutti noi abbiano interessi da difendere.

La cronaca non giova all’immagine dei lobbisti. Anche perchè sul lobbying c’è poca conoscenza e molta confusione. Per fortuna la letteratura sull’argomento si sta arricchendo. Un titolo che rende subito l’idea del clima italiano è Vent’ anni da sporco lobbista, un manuale-diario su come si svolge la vita di un lobbista professionista. Fabio Bistoncini, l’autore, analizza i problemi della professione e racconta qualche caso interessante, il tutto con una buona dose di auto-ironia che rende la lettura piacevole e veloce. (Vent’anni da sporco lobbista di Fabio Bistoncini, Ed. Guerini e Associati 2011).

Fare bene lobby ha grandi potenzialità, anche per uscire dalla crisi. È il messaggio lanciato nel corso del dibattito tenuto in occasione della presentazione del libro a Milano, Bruno Tabacci e Oscar Giannino (che ha curato anche la prefazione), Mario Valducci, Giuseppe Civati e il padrone di casa Alberto Meomartini hanno sollecitato una presa di coscienza collettiva sul fatto che l’attività delle lobby non è di per se negativa, anzi, può servire ai rappresentanti dei cittadini per migliorare le proprie conoscenze e per prendere le decisioni corrette e ponderate. In Italia serve più che mai una cultura del lobbismo che dobbiamo importare dai paesi anglosassoni (o molto più semplicemente dalle istituzioni europee, già molto rigorose al riguardo).
La conoscenza permette al sistema di creare gli anticorpi adatti per difendersi dal lobbying sbagliato: quello dei “faccendieri” poco trasparenti. La politica, specialmente quella di sinistra, deve abituarsi all’idea che la rappresentanza degli interessi specifici, se diffusa, è utile a migliorare il benessere collettivo, più che a limitarlo. I partiti non sono più i connettori di questi interessi, nonostante il loro estremo tentativo di rappresentarli in modo egemone e devono, quindi, creare un sistema regolato di accesso al potere da parte di altri gruppi organizzati. Lo stesso discorso andrebbe fatto per le rappresentanze sindacali o imprenditoriali, troppo spesso barricate su posizioni antiche, inadeguate a incanalare le problematiche di oggi.

Pochi giorni dopo la presentazione del libro di Bistoncini, ecco che il ministro per l’agricoltura Enzo Catania fa sapere di voler procedere alla costituzione di un registro per i lobbisti. Qualcosa si muove. Il provvedimento, anche se apprezzato nella sostanza dagli operatori del settore, per poter essere realmente efficace sul tessuto produttivo e rappresentativo, dovrà essere inserito in un disegno più organico della Presidenza del Consiglio e del Parlamento. Ma il primo passo è stato compiuto. Ora non ci resta che augurarci una maturazione del sistema politico e imprenditoriale. Perchè tutti noi possiamo raggrupparci per fare advocacy e, ne sono certo, una lobby ci salverà, se lo vogliamo.

Stefano Capretti
stefano.capretti@studenti.unimi.it

Per approfondire l’argomento:
“20 anni da sporco lobbista”, Fabio Bistoncini, Ed. Guerini e Associati, 2011
“Alta Pressione. Perché in Italia è difficile regolare le lobby”, Francesco Galietti, Ed. Marsilio, 2011
“Le relazioni pubbliche e il lobbying in Italia”, Marco Mazzoni, Ed. Laterza, 2010
“Lobbying & lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale”, Gianluca Sgueo, Ed. Egea, 2011

“Pubblicità o pubbliche relazioni?10 differenze di metodo”

Seguo regolarmente il blog di Ninja Marketing perché lo trovo molto interessante, pieno di stimoli e informazioni utili. Stamattina ho letto questo articolo di Alessio Sarnelli che spiega le differenze tra pubblicità relazioni pubbliche. Mi piace perché spiega, punto per punto, le “profonde differenze” tra queste due attività. Mi piace perché è schematico e veloce. Mi piace perché è vero. Ci sono, però, alcuni punti su cui non sono d’accordo con Alessio.

Innanzitutto all’università mi hanno sempre detto che  gli operatori del settore preferiscono il termine “relazioni pubbliche”, l’abbreviazione PR è per l’inglese Public Relations. Passando ai singoli punti, invece, ce ne sono un paio dove credo sia necessario fare delle precisazioni.

1) Spazi sui media: a pagamento o copertura gratuita?

È vero che lo spazio sui media ottenuto dalle relazioni pubbliche non è pagato, ma non direi che lo scopo delle RP è di ottenere pubblicità gratuita per l’azienda. Secondo lo statuto di Ferpi, le relazioni pubbliche hanno la “finalità di creare, di sviluppare e di gestire sistemi di relazione con i pubblici influenti”. Da come ne parla l’articolo sembra che le relazioni pubbliche siano un’attività low cost da intraprendere se l’organizzazione non ha budget per una campagna pubblicitaria. Non è così. Le Relazioni Pubbliche sono una parte della comunicazione a cui va dato il giusto budget, proprio coma una campagna di advertising.

3) La durata di un’attività di promozione

Sono d’accordo sul fatto che per ogni singolo evento ci si può giocare la carta una sola volta per ogni organo di informazione, ma non bisogna pensare che l’attività di RP si limiti alla stesura di un comunicato e alla sua diffusione. Le relazioni pubbliche mirano a costruire un rapporto che dura nel tempo, sono quindi un’attività che continua anche dopo che la campagna advertising è finita da un pezzo.

Nonostante questi due punti mi piace questo articolo perché si potrebbe stare ore e ore a descrivere le differenze tra le due attività, mentre Alessio è riuscito a esporle in maniera semplice, chiara e veloce. La necessità di esprimere un messaggio in maniera breve e comprensibile non è forse un bisogno che hanno in comune entrambe le attività? Consiglio a tutti di leggere questo articolo e non vedo l’ora che esca la seconda parte con gli altri cinque punti!

Voi cosa ne pensate? Mi piacerebbe anche conoscere l’opinione di qualcuno che si occupa di pubblicità!

SCRIVI, VINCI E PEDALA.. Torna il concorso “I racconti della CSR”

Al via la terza edizione del concorso “I Racconti della CSR”.
Gli studenti universitari e i neolaureati avranno tempo fino al 30 aprile per partecipare a “I Racconti della CSR”. Concorso all’interno dell’ottava edizione di Dal Dire al Fare, il Salone della Responsabilità Sociale d’Impresa, che si svolgerà a Milano, all’Università Bocconi, il 30 e 31 maggio 2012.

Partecipare è semplice!
Ogni iscritto deve scrivere un racconto (massimo 4.000 battute) sul tema “Io e la CSR” che ponga al centro dell’attenzione il modo in cui ci rapportiamo alla responsabilità sociale nella nostra vita quotidiana. Per esempio, quando acquistiamo un prodotto che rispetta l’ambiente, ci informiamo se l’impresa rispetta i diritti dei lavoratori, adottiamo stili di vita sostenibili. Ma la responsabilità entra in gioco anche quando decidiamo di sostenere una causa sociale, ci impegniamo in una attività di volontariato, interveniamo per modificare un atteggiamento irresponsabile di un amico etc.

Il racconto e la scheda d’iscrizione dovranno essere inviati a koinetica@koinetica.net entro il 30 aprile 2012.

In palio una RI-cicletta offerta da CiAl, uno stage al quotidiano online Affaritaliani.it, un volume “Il villaggio di cartone” dedicato al film di Ermanno Olmi offerto da Edison.

Scarica qui:
Il regolamento I racconti della CSR
La scheda di iscrizione I RACCONTI DELLA CSR 2012 Scheda_Iscr_Uni

Borsa di Studio per aspiranti lobbisti

Partendo dalla convinzione che, la rappresentanza degli interessi – delle aziende, delle organizzazioni di categoria e dei gruppi di cittadini – serva a rafforzare la democrazia, creando i presupposti per una maggiore trasparenza delle decisioni pubbliche, FB & Associati, la società fondata e diretta da Fabio Bistoncini, autore del libro Vent’anni da sporco lobbista, è alla costante ricerca di nuovi punti di vista che contribuiscano a dare voce e risalto ad un settore la cui rilevanza non è ancora stata percepita compiutamente dalla società attuale.

Da qui l’idea di istituire la I^ Edizione della borsa di studio FB Grant for Lobbyists, nata in collaborazione con lo SGGI (Standing Groups Gruppi di Interesse) della SISP (Società Italiana di Scienza Politica) per premiare la migliore tesi di laurea specialistica svolta sui temi del lobbying e delle politiche pubbliche nell’intento di valorizzare, in questo modo, l’eccellenza accademica di questo settore.
Il laureato che avrà saputo coniugare efficacemente originalità dei contenuti, livello di approfondimento della materia e capacità di analisi sarà premiato con una borsa di studio del valore economico di 3000 mila euro.
I candidati dovranno inviare tutta la documentazione necessaria entro il 31 maggio 2012. Le tesi ammesse, saranno esaminate da una Commissione di Valutazione composta da due accademici esperti del settore, un professionista della comunicazione e un lobbista, nominati da FB & Associati. Gli esiti della valutazione saranno comunicati al vincitore e pubblicati sul sito dello studio entro l’estate 2012.

Per partecipare, è sufficiente inviare una mail all’indirizzo staff@fbassociati.it.
Per ulteriori informazioni, scarica qui il Bando-di-Tesi-FB.

Tratto da http://www.ferpi.it

Fai Scienze della Comunicazione e troverai lavoro

Illustrazione di latejapride* (da Flickr)

Ho letto questo articolo di Giovanna Cosenza su Linkiesta, l’ho trovato molto molto incoraggiante e vorrei condividerlo con voi. Cosa ne pensate?

Ci sono miti da sfatare sul corso di laurea più bistrattato d’Italia. Non è vero che non dia lavoro. Al contrario, i laureati in comunicazione ne trovano di più rispetto agli altri umanisti. Restano i problemi del precariato e dello stipendio: ma per risolverli deve cambiare la cultura, che non dà importanza alla comunicazione.

In Italia i pregiudizi negativi sui corsi di laurea in scienze della comunicazione esistono da anni: laurea poco seria, esami facili da superare, titolo di studio svalutato sul mercato del lavoro perché le aziende si aspettano giovani impreparati o genericamente capaci di tutto e niente, che finiscono per confinare in ruoli malpagati e secondari. Insomma le battutacce su «scienze delle merendine», come i denigratori le chiamano, affliggono non solo gli studenti attuali, ma pure chi la laurea ce l’ha da anni.

La cosa peggiore, per chi subisce le battutacce, è che di solito provengono da persone che di comunicazione non capiscono niente. Il che è normale, a ben pensarci: se di comunicazione almeno un po’ te ne intendi, allora sei anche consapevole dell’importanza che ha per qualunque ambito professionale, e tutto faresti meno che denigrare chi ha studiato o studia per farla. Le uscite peggiori, nel 2011, sono venute dalla politica. Due esempi per tutti.

Gennaio 2011: a «Ballarò» il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, nel difendere la riforma della scuola, dice di aver voluto dare «peso specifico all’istruzione tecnica e all’istruzione professionale», perché ritiene che «piuttosto che tanti corsi di laurea inutili in Scienze delle comunicazion-i [sic] o in altre amenità, servano profili tecnici competenti che incontrino l’interesse del mercato del lavoro». Infatti, aggiunge, i corsi in «scienze delle comunicazioni non aiutano a trovare lavoro», perché «purtroppo sono più richieste lauree di tipo scientifico, lauree che in qualche modo servono all’impresa». E «questi sono i dati», conclude Gelmini.

Ottobre 2011: il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, parlando prima a «Porta e Porta» e poi a «Matrix», spiega precariato e disoccupazione dicendo che «il problema dei giovani è che spesso non vengono seguiti dai genitori, che consentono loro di iscriversi a facoltà universitarie come Scienze della comunicazione». Sacconi usa cioè Scienze della comunicazione come esempio di laurea che produce precariato o, peggio, disoccupazione protratta. E non è la prima volta: l’aveva già fatto nell’agosto 2008, in un’intervista su L’Espresso.

Che i politici italiani alimentino i pregiudizi contro le lauree in comunicazione non mi stupisce più di tanto: poiché in Italia la politica – a destra come a sinistra – ha raggiunto negli ultimi anni i livelli più bassi anche nella comunicazione, oltre che nei contenuti e nelle azioni, i politici rientrano nel novero di coloro che sottovalutano il settore perché non lo conoscono. Che però i giornalisti riproducano gli stessi pregiudizi già mi stupisce di più, visto che non solo di comunicazione dovrebbero saperne, ma di comunicazione vivono.

Eppure nel 2009 Bruno Vespa si permise di chiudere una puntata di «Porta a Porta» addirittura «pregando» (sic) i giovani di non iscriversi a Scienze della comunicazione, e cioè di «non fare questo tragico errore che paghereste per il resto della vita». E commenti del genere, più o men pesanti, compaiono a cadenze quasi regolari su tutti i media.

Detto questo, l’ignoranza è certamente più grave nel caso dei ministri, perché un ministro dell’istruzione e uno del lavoro dovrebbero conoscere bene ciò su cui non solo rilasciano dichiarazioni ma prendono decisioni. Specie se concludono dicendo, come ha fatto Gelmini: «E questi sono i dati».

I dati infatti non dicono che il mercato del lavoro non assorba laureati in Scienze della comunicazione. Dicono altro. Secondo il consorzio interuniversitario Almalaurea, sostenuto dallo stesso Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica, consorzio che oggi elabora e rende disponibili sul web dati che riguardano il 78% dei laureati italiani, nel 2010 i laureati triennali in Scienze della comunicazione, a un anno dalla laurea, non lavoravano meno degli altri, anzi: il 46,5% di loro lavorava, a fronte del 46% dei laureati triennali di tutti i tipi di corsi, e di un 41,8% di laureati triennali usciti dalle facoltà di Lettere e filosofia, a cui in molti atenei appartiene Scienze della comunicazione. Il che vuol dire che nel 2010, in piena crisi economica, i neolaureati in comunicazione lavoravano un po’ più degli altri (uno 0,5% in più) e ben più dei loro colleghi umanisti (4,2 punti percentuali in più).

Se poi prendiamo le lauree magistrali del settore della comunicazione e le confrontiamo con tutte le altre, otteniamo una perfetta parità: a un anno dalla laurea, nel 2010 già lavorava il 55% dei giovani che avevano preso una magistrale nella classe «scienze della comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità», esattamente come già lavorava il 55% dei laureati in tutti gli altri corsi. E se confrontiamo questi dati con quelli dei giovani usciti dalle facoltà di Lettere e filosofia, scopriamo ancora una volta che i comunicatori se la passano meglio di altri umanisti, i quali, a un anno dalla laurea, nel 2010 lavoravano solo nel 53% dei casi.

Ma andiamo a spulciare anche il cosiddetto «profilo» dei laureati che la banca dati di Almalaurea mette a disposizione sul web, giusto per capire se la nomea di «laurea facile» e «poco seria» ha qualche fondamento nei numeri.

Con un paio di clic scopriamo per esempio che i giovani che nel 2010 hanno conseguito una triennale in Scienze della comunicazione hanno preso in media 100 come punteggio di laurea, mentre gli altri laureati italiani hanno preso 100,6; e scopriamo inoltre che, sempre lo stesso anno, la media di voti negli esami è stata 25,9 per i laureati triennali in comunicazione e 25,8 per tutti gli altri. Inoltre, con altri due clic scopriamo che nel 2010 i laureati magistrali in comunicazione hanno preso in media 27,4 agli esami e 106,5 alla laurea, mentre gli altri hanno preso 27,6 agli esami e 108,1 alla laurea.

Questi dati credo possano contribuire a sfatare l’idea che a comunicazione si «regalino i voti», visto che i voti di comunicazione sono allineati a quelli delle altre lauree nel caso dei trienni e addirittura più bassi nelle magistrali. Certo, i numeri possono sempre essere interpretati in modo diverso: un voto più basso può voler dire che l’esame è più difficile, come pure che lo studente è più zuccone. Ma poiché non c’è niente, se non il pregiudizio, a far propendere per un’interpretazione o l’altra di un voto, e poiché il pregiudizio sulle lauree in comunicazione è che i voti siano più alti lì che per esempio a Ingegneria o Fisica, solo perché gli esami sono più facili e non perché gli studenti siano più bravi, è doveroso leggere queste medie, per par condicio, semplicemente ribaltando il pregiudizio, e non decidendo all’improvviso che a un voto più basso corrisponda uno studente più zuccone e non un esame più duro.

Insomma, che i laureati in comunicazione siano meno richiesti dal mercato è pregiudizio, non realtà confermata dai numeri; che le lauree nel settore della comunicazione siano più facili è pure pregiudizio. Ma che il mercato del lavoro valorizzi meno i laureati in comunicazione degli altri non è pregiudizio: è realtà.

Se cerchiamo infatti dati sugli stipendi, Almalaurea ci dice che, a un anno dalla laurea, nel 2010 i laureati triennali in Scienze della comunicazione prendevano in media 879 euro netti al mese, mentre tutti gli altri ne prendevano in media 967; e dice che i laureati magistrali in comunicazione prendevano in media 904 euro netti mensili (addirittura meno dei triennali di altri settori), mentre gli altri ne prendevano 1051.

Se infine consideriamo il problema della precarietà, il quadro è ancora una volta svantaggioso per i comunicatori: nel 2010, a un anno dalla laurea, avevano un lavoro stabile solo il 32,9% dei laureati triennali in Scienze della comunicazione, contro il 38,2% di tutti gli altri, e solo il 25,1% dei laureati magistrali nel settore della comunicazione, contro il 33,9% di tutti gli altri.

Insomma, stando ai numeri, la differenza fra un/a laureato/a in comunicazione e uno/a di altre discipline sta soprattutto nella maggiore precarietà e nello stipendio più basso: da 88 a 147 euro netti al mese in meno per i comunicatori, in un momento in cui, data la crisi, gli stipendi sono già bassi per tutti.

E allora, cosa dobbiamo concludere? È forse questo il nucleo di verità che ha indotto Bruno Vespa a parlare di Scienze della comunicazione come di un «tragico errore» di cui pentirsi per tutta la vita?

I problemi ci sono, inutile negarlo. Ma non è dicendo ai giovani si evitare come la peste i corsi di comunicazione che si risolvono, specie in un paese come il nostro, in cui la cultura della comunicazione è scarsa in tutti i settori professionali: campagne pubblicitarie banali e volgari, comunicazione sociale inefficace, televisione urlata e politici incapaci di rivolgersi ai cittadini in modo convincente ci mostrano tutti i giorni quanto in basso sia scesa la comunicazione in Italia. Di bravi e qualificati comunicatori il nostro paese avrebbe un disperato bisogno, altro che. Se solo, ovviamente, il mercato non fosse a sua volta condizionato dai pregiudizi di cui stiamo parlando.

È infatti da oltre dieci anni che gli studenti e i laureati in comunicazione sopportano battutine sul loro conto e uscite come quelle degli ex ministri Gelmini e Sacconi: non possiamo pensare che tutto ciò non influisca sulla decisione delle imprese riguardo a stipendi e stabilizzazione del lavoro. È anche a causa di questi pregiudizi infatti che, se un’azienda fa un colloquio a un neolaureato in ingegneria bravo e uno in comunicazione altrettanto (o più) bravo, decide quasi per automatismo di pagarlo meno: l’ingegnere vale di più a priori, non perché «serve di più» all’azienda.

La stessa cosa accade quando un’impresa deve decidere di stabilizzare due precari: a parità di condizioni, si stabilizza prima l’ingegnere (l’informatico, ecc.) perché «altrimenti scappa». È la somma di decisioni come queste che un po’ alla volta ha creato un mercato di stipendi più bassi e di precarizzazioni più frequenti per i laureati in comunicazione. E il circolo vizioso è ormai chiuso.

Un circolo vizioso che sarebbe ora di rompere, una buona volta. Restituendo dignità alle professioni della comunicazione, a partire da come se ne parla. Facendo sempre considerazioni basate su dati e non su stereotipi, pur consapevoli che i dati vanno letti con attenzione e possono essere variamente interpretati. E cominciando a fare tutte queste cose proprio sui media – televisione, stampa, radio, internet – visto che, come dicevo, non si vede perché gli operatori della comunicazione debbano continuare a sminuire ciò che gli dà mangiare.

Articolo originale: http://www.linkiesta.it/scienze-della-comunicazione#ixzz1iyGW1uYt

Restiamo connessi! Auguri da UniFERPi!

UniFERPI augura a tutti voi Buone Feste!

Uniferpi: crescere con i professionisti

di Daniele Salvaggio, Delegato FERPI Giovani

I giovani studenti di Uniferpi, in occasione della loro prima riunione nazionale avvenuta mercoledì’ 1 dicembre a Milano (e’ in programma un secondo incontro nazionale a Roma in gennaio) durante la quale e’ intervenuto anche il direttore della comunicazione esterna di Eni, Gianni Di Giovanni, hanno tracciato una nuova rotta partendo dalla consapevolezza che per crescere nella professione e all’interno dell’Associazione, e’ necessario attivare una fattiva collaborazione con le singole delegazioni.
Esiste a livello nazionale un problema di iscrizioni e di assenteismo, studenti convinti che Ferpi rappresenti principalmente una possibilità per ottenere stage o collaborazioni professionali, giovani iscritti senza motivazione ne’ reale interesse, gruppi di lavoro attivi e propositivi che chiedono sostegno e maggiore collaborazione da parte dei soci professionisti e delle singole delegazioni.
Troppo spesso infatti ci si ricorda dei giovani solo quando e’ necessario un aiuto nella gestione di eventi o convegni, coinvolgendoli esclusivamente nella parte più’ operativa. L’esigenza di Uniferpi e’ quella di imparare, anche attraverso l’operatività, ma non solo. I ragazzi devono essere parte integrante della macchina progettuale, per questo viene chiesta una collaborazione con le singole delegazioni, partecipando alle loro riunioni e lavorando a stretto contatto con i soci professionisti. I giovani di Uniferpi metteranno dal canto proprio impegno, volontà e passione per costruire, anche grazie all’aiuto dell’Associazione, quella che sarà la loro professione di domani.
Il problema della partecipazione e del coinvolgimento dei giovani è anche legata, oltre ad una distanza tra mondo professionale e mondo accademico, alla mancanza di punti di riferimento “familiari” agli studenti sia all’interno dell’Associazione sia negli ambienti accademici da dove la maggior parte proviene. Uniferpi deve essere per Ferpi un incubatore di idee, di progetti, di iniziative, finalizzate a comprendere l’evoluzione della professione e a coltivare un “vivaio” che potrà diventare nel tempo la nuova classe dirigente dell’Associazione.
Entriamo quindi nelle Università attraverso il canale preferenziale di Uniferpi e i contatti che tanti nostri soci professionisti hanno direttamente o indirettamente con gli atenei: avviciniamoci ai giovani, facciamo capire cosa vuol dire essere oggi comunicatori, cosa significa fare relazioni pubbliche, portiamo le professionalità di Ferpi dentro le aule, promuoviamo l’Associazione attraverso il polmone universitario, vero e primo spartiacque della metamorfosi studente – lavoratore.
I giovani Uniferpi sono pronti a ripartire in modo unitario e compatto, con entusiasmo e voglia di fare, ce lo siamo detti guardandoci negli occhi. Chiediamo solo alle singole delegazioni di aiutarci in questo processo di crescita, coinvolgendo e formando coloro che hanno voglia di imparare, di mettersi in gioco, di “sporcarsi le mani”, in attività ed iniziative territoriali e nazionali.

tratto dal sito www.ferpi.it

Uniferpi: cambiare per crescere

Uniferpi c’è e si fa sentire. Da Milano a Catania tre eventi in pochi giorni hanno visto la collaborazione dei giovani e dei professionisti della Federazione.

Gianni Di Giovanni all’incontro Nazionale Uniferpi

A Catania la delegata Silvia Sampugnaro, con l’aiuto di Amanda Succi, delegata Ferpi Sicilia, ha organizzato un seminario per rilanciare Uniferpi nell’isola. Esercitazioni di comunicazione, il tema del workshop che ha visto Roberto Antonucci, socio Ferpi e Presidente della Commissione di Ammissione e Verifica della posizione professionale degli iscritti Ferpi, mettere al lavoro gli studenti catanesi su un piano di comunicazione. L’incontro è nato dalla volontà di realizzare un’occasione di confronto e condivisione di idee, esperienze, conoscenze. Fare networking e imparare. Mirare ad accorciare le distanze tra teoria e pratica della professione, conoscenza e competenza, sapere e saper fare.

A Roma, la delegata Federica Carini, ha dato il via alla stagione di eventi Uniferpi Lazio organizzando il primo Aperitivo della Comunicazione. Il tema dell’incontro: Giovani e comunicazione: come cambia la professione del comunicatore, i primi soci Ferpi ospiti: Fabio Ventoruzzo, Managing Partner Methodos e Membro del Comitato Esecutivo Ferpi, e Ferdinando Marino, Account e Content Manager Kapusons e socio Ferpi. Una chiacchierata informale per capire quali sono le vie più efficaci per avvicinarsi alla professione. “Ci vogliono entusiamo, determinazione, passione. Bisogna saper comunicare se stessi e farsi notare”, dicono i professionisti Ferpi. “Ognuno deve saper tirare fuori il proprio ‘potere critico’, crearsi un’opinione. In questo senso Uniferpi rappresenta un decisivo canale di accesso alla professione, perché permette di mettersi in contatto con i professionisti e conoscere le loro esperienze”.

Daniele Salvaggio, delegato Ferpi Giovani, ha organizzato a Milano il primo incontro Nazionale Uniferpi (il secondo verrà promosso a gennaio a Roma) per confrontarsi sull’evoluzione del gruppo giovani della Federazione. Presenti molti soci del Triveneto, a dimostrazione che Uniferpi può contare su una solida base di attenzione alla quale fare riferimento per la sua crescita. All’incontro è seguita la “testimonianza” di Gianni di Giovanni, Direttore Relazioni Esterne di Eni Spa: ha raccontato la sua esperienza e ha dato una visione pratica della professione del comunicatore all’interno di un contesto aziendale complesso e molto esposto come quello di Eni. Non è una professione per tutti quella del comunicatore. “Ci vogliono talento e molta empatia che permette di stabilire una relazione”, dice Di Giovanni. “Bisogna credere in questa professione per poterla fare, non si può occupare solo un posto di lavoro. La comunicazione è una scienza che serve a creare, supportare, rafforzare la reputazione dell’organizzazione e per fare questo lavoro bisogna essere bravi, avere passione e dedizione”.

Queste attività confermano la vitalità di Uniferpi e, allo stesso tempo, la necessità di una svolta. Cambiare per crescere. Il lavoro da fare è tanto, le difficoltà non mancano come anche la passione e la dedizione. E’ però necessario che Uniferpi possa contare sul sostegno delle delegazioni territoriali Ferpi per permettere ai giovani di mettersi alla prova e sviluppare attività e progetti in ogni regione.
Non dimentichiamo che siamo giovani che vogliono vivere la professione e impararla dai professionisti.
L’impegno, la passione e la disponibilità da parte di Uniferpi sono confermati. Ma voi professionisti avete voglia di lavorare con noi?

tratto dal sito www.ferpi.it

Roberto Antonucci a Catania: laboratorio in aula di “Esercitazioni di Comunicazione”.

Il prossimo 1 dicembre  alle ore 16.30 presso l’aula A-7 della Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania Roberto Antonucci presenterà il suo Esercitazioni di Comunicazione agli studenti del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione.

L’evento organizzato da Uniferpi Sicilia, in collaborazione con FerpiMedCom 2011, propone, attraverso una formula interattiva e dinamica, di creare un laboratorio in aula che veda attori protagonisti gli studenti, i docenti e i professionisti delle Rp. Focus: la progettazione e lo sviluppo di un piano di comunicazione, le strategie e le azioni. Afferma Antonucci: “la comunicazione è innanzitutto metodo […], capacità, analisi, progettazione, conoscenza degli strumenti, esperienza, lavoro di gruppo.”

L’incontro nasce dalla volontà di realizzare un’occasione di confronto e condivisione di idee, esperienze, nozioni. Fare networking e imparare. Mirare ad accorciare le distanze tra teoria e pratica della professione, conoscenza e competenza, sapere e saper fare.

Aprirà il seminario Amanda J.Succi (Delegato Regionale FERPi, CIPR, Presidente fondatore di CERPMED).  Interverranno Silvia Lucia Sampugnaro (Consigliere delegato territoriale UniFERPi – Università degli Studi di Catania) e Giuseppe La Rocca (socio UniFERPi – Università degli Studi di Palermo).

Vi aspettiamo!

Per info contattare:  Silvia Lucia Sampugnaro – uniferpi.catania@gmail.com

Incontro Nazionale Uniferpi: Gianni Di Giovanni ospite d’apertura

Al via il programma di iniziative del nuovo consiglio direttivo di Uniferpi. Si parte giovedì 1 dicembre alle ore 16.30 con un incontro presso Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana, in Piazza Affari 6 a Milano (sala gialla).

All’incontro interverrà Gianni Di Giovanni, Direttore della Comunicazione Esterna di Eni Spa, ed autore del libro Niente di più facile, Niente di più difficile, una guida pensata per spiegare in modo concreto quali siano i principali strumenti di comunicazione, come utilizzarli e soprattutto come costruire una strategia di comunicazione integrata ed efficace.
Di Giovanni parlerà della esperienza di manager della comunicazione d’impresa, dell’attuale congiuntura negativa che vive il sistema economico, finanziario ed imprenditoriale in Italia come nel resto del mondo, e come questa crisi vada ad impattare sulla crescita o decrescita del mondo del lavoro, con particolare attenzione al settore delle relazioni pubbliche.

Al termine dell’incontro chi vorrà potrà assistere alla cerimonia dell’Oscar di Bilancio 2011, prevista in contemporanea sempre a Palazzo Mezzanotte.

Vi aspettiamo numerosi!

Per conferme contattare Giovanna Fabiano – uniferpi@ferpi.it.
Per scaricare l’invito –Invito_PrimoIncontroNazionaleUniferpi

Esercitazioni di Comunicazione: ottimo consulente portatile

Esercitazioni di comunicazione R. Antonucci, Libreria Universitaria, 2011 pp. 128, € 10,00

Quante volte dall’inizio della vostra carriera universitaria in Scienze della Comunicazione vi siete chiesti: “che cosa farò da grande? Il mio lavoro come si fa in pratica? “

Quante volte all’inizio di un corso in relazioni pubbliche o in comunicazione d’impresa vi siete chiesti: “ ma come si fa praticamente un piano di comunicazione?

Di libri in 3 o 5 anni di università ne abbiamo letti, studiati, sfogliati molti. In tutti c’era un capitolo dedicato al piano di comunicazione, alle macrofasi, che vanno da 3 a 5, o ai diversi passi che, a seconda dell’autore, variano da 10 a 11, e in taluni di questi manuali c’erano anche delle case history.

Sicuramente tutti questi libri in modo diverso hanno contribuito a darci ottime basi sulle differenti metodologie per realizzare un piano di comunicazione. Nella maggior parte dei casi sapremmo recitare, quasi come i dieci comandamenti, le fasi del piano di comunicazione e saremmo ferratissimi sulle definizioni. Ma in pratica che cosa sappiamo fare?

Durante la nostra carriera universitaria ci sarà sicuramente capitato di cimentarci in qualche piano di comunicazione da soli o in gruppo. Ma è quel “qualche” che ci spaventa. Tre piani di comunicazioni in 5 anni di università basteranno a darci un metodo? Forse ad alcuni si, ad altri no.

Dai libri abbiamo imparato che non esiste la soluzione giusta o sbagliata. Esistono solo le “soluzioni che funzionano”, cioè quelle che raggiungono gli obiettivi predefiniti.
Ma come fare ad arrivare al primo stage sapendo sviluppare un piano di comunicazione?
L’unica risposta è : cimentandosi.

Roberto Antonucci, presidente della Commissione di Ammissione e Verifica della posizione professionale degli iscritti Ferpi, ha capito l’esigenza degli studenti di “provare-fare-sbagliare” e ha scritto un utilissimo “sussidiaro”: Esercitazioni di Comunicazione , edito da libreriauniversitaria.it, che ha gentilmente sottoposto alla visione-critica del Comitato direttivo UniFerpi.

Esercitazioni di Comunicazione è organizzato in tre parti:
-come si progetta un Piano di comunicazione, in cui viene descritto il metodo per realizzare in undici passi il razionale di un Piano di comunicazione;
-come si sviluppa un brief di comunicazione, con dieci esercitazioni proposte agli studenti attraverso altrettanti brief di comunicazione;
-le soluzioni proposte da un addetto ai lavori, in cui gli stessi dieci brief sono sviluppati dall’autore; i lettori possono così confrontare le loro soluzioni con quelle proposte.

Alla prima visione e consultazione il manuale sembra pensato per “giovani alle prime armi” che si vogliano cimentare velocemente a riempire gli spazi bianchi della seconda parte per consultare in un terzo tempo le soluzioni.

In realtà, leggendolo con sguardo critico, ci si può rendere facilmente conto che è un libro pensato non esclusivamente per gli studenti. Tutt’altro. L’essenzialità dei contenuti denota che questo sussidiario non puo’ essere la base su cui studiare la metodologia del piano di comunicazione ma deve essere usato dai docenti come sussidiario di supporto e dagli addetti ai lavori come “consulente portatile”.

E’ un libro che, pur presentandosi in una forma e con un titolo essenziale, sa centrare l’obiettivo: esercitarsi.
La partita della comunicazione è sempre aperta e (quasi nessuno) può sentirsi arrivato.
C’è sempre da imparare e da sperimentare, ma con metodo.
In molti pensano che la nostra professione sia fondamentalmente fatta di creatività, magari con un pizzico di improvvisazione. Niente di più sbagliato e questo libro ce lo ricorda.
Il piano di comunicazione, lo dice la parola stessa, è analisi, progettazione, definizione di un processo.

Il tratto forte di questo sussidiario è la capacità dell’autore di trasmettere ai lettori la necessità di un metodo nella professione. Un libro sicuramente da provare (nel vero senso della parola). Per questo ci auguriamo che abbia un seguito, magari con un percorso di approfondimento delle diverse discipline della comunicazione.

Caro Roberto, non hai ancora pensato a una collana di Esercitazioni di Comunicazione? Ne dobbiamo fare di esercizi noi giovani!