Napoleone il comunicatore. Passare alla storia non solo con le armi

Napoleone Bonaparte: ottimo condottiero? Brillante stratega? Sicuramente, ma anche guru della comunicazione, l’uomo che ha inventato l’opinione pubblica, il merchandising e promosso la sua immagine con modi e maniere moderni.

A raccontare il piccolo grande uomo corso in questa nuova e inedita veste è Roberto Race, giornalista e consulente di comunicazione, socio FERPI nel libro “Napoleone il comunicatore. Passare alla storia non solo con le armi”.

C’è un filo rosso che attraversa tutta l’epopea di Napoleone. Dalla spedizione italiana alla missione in Egitto, fino ai trionfi di Ulm o Austerlitz, alle successive disfatte e al doppio esilio. È la sua straordinaria, modernissima, visionaria, profetica capacità di comunicare.

Roberto Race esplora e propone una “riflessione di natura storica fortemente legata al presenteche  permette di focalizzare l’attenzione sull’agire comunicativo consapevole e finalistico degli attori politici, sull’uso consapevole della comunicazione”, come afferma Mario Rodriguez nella postfazione.

Napoleone ha inventato l’opinione pubblica così come siamo abituati a intenderla oggi. Ha utilizzato per la prima volta il merchandising, ha saputo promuovere la sua immagine mentre guidava la Grande Armée alla conquista di mezza Europa.

“Sin dalle prime battute” afferma Luigi Mascilli Migliorini nella sua prefazione, “la capacità di comunicare di Napoleone era apparsa virtù istintiva di un ventisettenne generale che annunciava in sé, visibilmente, le incertezze di un eroe di Stendhal e le arroganze di un personaggio di Balzac”.

Nel volume Race spiega modalità ed eventi che segnano l’ennesimo primato del generale Bonaparte, meno conosciuto dei tanti conquistati nelle battaglie condotte per mezza Europa. Per lui comunicare non è solo un mezzo che usato al meglio “consente di anticipare le mosse dell’avversario e sbaragliarne gli schieramenti”, ma anche “uno strumento di rappresentazione, con il quale si inscena un summit come si commissiona un quadro”. In ogni caso, avverte l’autore, Napoleone ha potuto vincere anche da grande comunicatore “perché quella che raccontava non era una favola qualsiasi”, “qualsiasi campagna di marketing, senza contenuti adeguati, non regge alla distanza, tanto più al peso della storia”.

“E’ un libro – afferma Race – utile sia a chi intenda approfondire le radici delle tecniche moderne di comunicazione, sia a chi voglia entrare in contatto con una dimensione ancora non completamente esplorata di una delle figure più originali della storia moderna”.

Egea 2012, 144 pagg. 16 euro

30 maggio 2012, al Salone dal Dire al Fare a Milano per parlare di “Crisis Management”

Come si gestisce la comunicazione di un’azienda o di un’istituzione in un momento di crisi? Un tema su cui non è possibile generalizzare, ma che va affrontato con grande professionalità ed esperienza. Ne parleranno, in occasione della presentazione della loro guida “Crisis Management- Come comunicare la crisi: strategie e case history per salvaguardare la business continuity e la reputazione (Ed. Il Sole 24 Ore), gli autori Luca Poma, Giampietro Vecchiato e Enrico Finucci con Elio Borgonovi, Professore Ordinario in Economia e Gestione delle Imprese all’Università Bocconi, Sandro Castaldo, Professore Ordinario in Economia e Gestione delle Imprese Università Bocconi, Renato Mannheimer, sociologo e saggista, Daniele Rosa, Direttore comunicazione Bayer, Stefano Ferranti, esperto in comunicazione web 2.0, Beatrice Lentati, esperta in fund-raising per le organizzazioni no-profit. Modera l’incontro : Daniele Lepido, giornalista de “Il Sole 24 Ore” .

L’appuntamento è per tutti mercoledì 30 maggio 2012 alle ore 17.15 , allo Spazio Autori del Salone dal Dire al Fare  presso l’Università Bocconi, via Roentgen 1 – Milano.

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Online Media Relations. Quando la comunicazione è relazione.

Com’è cambiata l’attività di Ufficio Stampa dopo l’avvento e lo sviluppo del Web 2.0? “Un approccio alle media relations completamente nuovo, come nuovo è l’universo a cui si rivolge: il web, una grande piazza virtuale animata da numerose community”. Così Filippo Nani – Delegato Ferpi Triveneto – introduce alla serata di Venerdì 23 marzo Daniele Chieffi, giornalista e online media relations manager del Gruppo UniCredit, giunto nell’atmosfera intima e raccolta della libreria bellunese Mondolibri, per presentare il suo libro “Online media relations. L’ufficio stampa su Internet ovvero il web raccontato ai comunicatori”, in occasione dell’ottavo appuntamento di “Un libro, un tema, un’idea” organizzato dal Direttivo di Ferpi Triveneto e dell’Associazione Italiana Comunicatori Pubblici.

Ma cosa significa veramente fare online media relations?

Nell’epoca dello “share”, dei post, del tweet e del retweet, la Rete diventa luogo della condivisione, in cui la notizia è online e on time, si diffonde immediatamente e con altrettanta rapidità viene rielaborata. La Rete diventa il palcoscenico per un nuovo approccio alla notizia, imponendo ai comunicatori la necessità di fronteggiare una rivoluzione. Come la “vecchia” Agorà, così la Rete raggruppa persone, idee, conversazioni, esigenze e opinioni in piazze virtuali che vedono persone reali dialogare e nutrirsi di informazione che viene prodotta e riprodotta, di volta in volta.

Singoli individui possono dare origine a community online, aggregati di persone, organizzati come veri e propri gruppi sociali. Osservare le conversazioni di comunità intere diventa un’attività di rilievo per l’addetto stampa, così come la capacità di individuare e dialogare con l’opinion leader di riferimento. “Relazionarsi con questi gruppi di persone è attività di RP”, spiega Daniele Chieffi, che aggiunge “per le imprese i social media diventano strumenti a costo zero, ma a massimo contatto”. Interessante, dunque, la sfida che viene a generarsi per il comunicatore e per il relatore pubblico.

Tempestivo, pronto e informato: queste sono alcune delle caratteristiche dell’addetto stampa online, professionista che deve relazionarsi con giornalisti, ma anche adattarsi all’universo mediatico e ai nuovi attori della comunicazione online, dai blogger agli influencer, fino ai semplici utenti immersi in un flusso informativo immediato, virale e in costante evoluzione. L’addetto stampa deve comprendere questo fiume di informazioni e monitorarlo per prevenire crisi di comunicazione e, di conseguenza, aziendali.

“La forza di un ufficio stampa 2.0 consiste nel governare, creare e distribuire valore in termini di informazioni, contenuti, ma anche relazioni” afferma  Daniele Chieffi spiegando, inoltre, che “a differenza del passato, oggi l’addetto stampa e giornalisti creano un rapporto di collaborazione, di reciproca percezione e interazione”.

In questo scenario, le RP sono protagoniste di un’evoluzione epocale: stanno diventando identità professionali essenziali. E’ importante capire che la comunicazione è relazione.

Accanto a un’ottica marketing-oriented, rivolta al monitoraggio dell’informazione e del suo posizionamento nel Web, emerge un atteggiamento reputation-oriented: si crea, si rafforza e migliora la reputazione di un brand attraverso i media online, “sempre che l’intervento emerga a monte”, sottolinea Chieffi. Se non si interviene a monte nella costruzione e nella gestione della reputation, non solo sarà molto più difficoltosa la governance a valle, più alti saranno anche i tassi di negatività a cui un’impresa può andare incontro.

Quindi questo approccio online ha senso sia per il B2B che per il B2C?” ci si chiede tra i presenti in sala.

“La Rete, essendo un ecosistema in costante evoluzione, sta inglobando sempre più qualsiasi processo di relazione. La reputazione diventa fondamentale sia per realtà orientate al business che a quelle rivolte al consumatore finale”. In questo senso, commenta Chieffi “nell’ottica B2B assume maggior importanza lo sguardo alla social reputation, piuttosto che alle media relations. Tutto è interrelato. Ritorna il concetto della reticolarità: ci si conosce anche nell’offline, far emergere l’importanza della reputazione è più che doveroso”. Non solo, oggigiorno gli interlocutori degli uffici stampa non devono più relazionarsi unicamente con dei professionisti: gestire i rapporti anche con i cosiddetti “non professional”, è una tra le sfide più importanti per le RP. “Bisogna riconoscergli la stessa importanza e la stessa reputazione che gli attribuisce la Rete. Ci sono persone che sono in grado di spostare l’opinione pubblica generando reazioni a catena, in positivo e in negativo, sia per imprese B2C che per quelle B2B”.

Una riflessione emerge spontanea dal pubblico: “In un territorio come quello del Nord Est, l’importanza di tale strumenti sembra essere più spesso sottovalutata, piuttosto che accolta e implementata”.

“E’ vero, riuscire a far comprendere alle aziende e al cliente l’importanza delle online media relations è un obiettivo spesso complicato da raggiungere, ma allo stesso tempo essenziale”, risponde Daniele Chieffi che, non a caso, definisce come “vera riscossa del piccolo” le potenzialità delle RP 2.0 per le piccole e medie aziende che caratterizzano il territorio nordestino, oggetto di riferimento. L’utilizzo costante e organizzato dei social media ha una portata strategica notevole per questo tipo di attività. “E’ un’opera di educazione al management; deve far fronte a un importante cambiamento culturale, non è né semplice, né immediata”. Il panorama è cambiato e sta cambiando costantemente e in modo accelerato, “prima o poi ci si renderà conto del bisogno di investire nella comunicazione, perché non si potrà più farne a meno. Il grande padrone dell’informazione online è il tempo. Sulla Rete tutto avviene velocemente”.

Per questo le online media relations (olmr) devono trasformarsi in un facilitatore, un acceleratore di processi e mai un ostacolo o un freno.

Valeria Bacco, Lisa Scudeler, Silvia Zanatta – Uniferpi Padova

We want lobbies!

Cari amici condivido con voi il contributo di un amico e collega, Stefano Capretti, neo laureato in comunicazione con una tesi dal titolo Lobbying e comunicazione nel mercato energetico nazionale, sul tema della lobby.
Spero possa esservi utile e spero si possa aprire un dibattito su un tema molto vicino alla nostra professione e che, ad oggi, non abbiamo ancora affrontato nel nostro blog. Buona lettura! Giovanna

Lobbismo. Lentamente, qualcosa si muove anche nel nostro Paese.
Da qualche tempo il termine lobby è tornato nei titoli dei principali quotidiani nazionali, in relazioni alle reazioni provocate dai provvedimenti del governo Monti in materia di liberalizzazioni. Leggendo i giornali, sembra di capire che i tassisti siano una lobby.. o forse lo sono le farmacie? Anzi no, le banche sono la vera lobby!

Ma cosa è veramente una lobby è argomento ancora ignoto ai più.
Una lobby è un’organizzazione di interessi che esercita una pressione sui legislatori pubblici affinché emanino leggi che non danneggino i loro interessi.
Il lobbismo è una pratica comune in molti Paesi, spesso ben regolata e definita, che permette, a tutti i portatori di interessi, di avere un canale aperto e trasparente con l’organo legislativo per manifestare il proprio punto di vista e cercare di ottenere una legislazione favorevole ai propri scopi. Sembra brutto? Ricordiamoci che se ben regolato, il lobbying è una pratica che tutti possono esercitare, perchè tutti noi abbiano interessi da difendere.

La cronaca non giova all’immagine dei lobbisti. Anche perchè sul lobbying c’è poca conoscenza e molta confusione. Per fortuna la letteratura sull’argomento si sta arricchendo. Un titolo che rende subito l’idea del clima italiano è Vent’ anni da sporco lobbista, un manuale-diario su come si svolge la vita di un lobbista professionista. Fabio Bistoncini, l’autore, analizza i problemi della professione e racconta qualche caso interessante, il tutto con una buona dose di auto-ironia che rende la lettura piacevole e veloce. (Vent’anni da sporco lobbista di Fabio Bistoncini, Ed. Guerini e Associati 2011).

Fare bene lobby ha grandi potenzialità, anche per uscire dalla crisi. È il messaggio lanciato nel corso del dibattito tenuto in occasione della presentazione del libro a Milano, Bruno Tabacci e Oscar Giannino (che ha curato anche la prefazione), Mario Valducci, Giuseppe Civati e il padrone di casa Alberto Meomartini hanno sollecitato una presa di coscienza collettiva sul fatto che l’attività delle lobby non è di per se negativa, anzi, può servire ai rappresentanti dei cittadini per migliorare le proprie conoscenze e per prendere le decisioni corrette e ponderate. In Italia serve più che mai una cultura del lobbismo che dobbiamo importare dai paesi anglosassoni (o molto più semplicemente dalle istituzioni europee, già molto rigorose al riguardo).
La conoscenza permette al sistema di creare gli anticorpi adatti per difendersi dal lobbying sbagliato: quello dei “faccendieri” poco trasparenti. La politica, specialmente quella di sinistra, deve abituarsi all’idea che la rappresentanza degli interessi specifici, se diffusa, è utile a migliorare il benessere collettivo, più che a limitarlo. I partiti non sono più i connettori di questi interessi, nonostante il loro estremo tentativo di rappresentarli in modo egemone e devono, quindi, creare un sistema regolato di accesso al potere da parte di altri gruppi organizzati. Lo stesso discorso andrebbe fatto per le rappresentanze sindacali o imprenditoriali, troppo spesso barricate su posizioni antiche, inadeguate a incanalare le problematiche di oggi.

Pochi giorni dopo la presentazione del libro di Bistoncini, ecco che il ministro per l’agricoltura Enzo Catania fa sapere di voler procedere alla costituzione di un registro per i lobbisti. Qualcosa si muove. Il provvedimento, anche se apprezzato nella sostanza dagli operatori del settore, per poter essere realmente efficace sul tessuto produttivo e rappresentativo, dovrà essere inserito in un disegno più organico della Presidenza del Consiglio e del Parlamento. Ma il primo passo è stato compiuto. Ora non ci resta che augurarci una maturazione del sistema politico e imprenditoriale. Perchè tutti noi possiamo raggrupparci per fare advocacy e, ne sono certo, una lobby ci salverà, se lo vogliamo.

Stefano Capretti
stefano.capretti@studenti.unimi.it

Per approfondire l’argomento:
“20 anni da sporco lobbista”, Fabio Bistoncini, Ed. Guerini e Associati, 2011
“Alta Pressione. Perché in Italia è difficile regolare le lobby”, Francesco Galietti, Ed. Marsilio, 2011
“Le relazioni pubbliche e il lobbying in Italia”, Marco Mazzoni, Ed. Laterza, 2010
“Lobbying & lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale”, Gianluca Sgueo, Ed. Egea, 2011

Roberto Antonucci a Catania: laboratorio in aula di “Esercitazioni di Comunicazione”.

Il prossimo 1 dicembre  alle ore 16.30 presso l’aula A-7 della Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania Roberto Antonucci presenterà il suo Esercitazioni di Comunicazione agli studenti del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione.

L’evento organizzato da Uniferpi Sicilia, in collaborazione con FerpiMedCom 2011, propone, attraverso una formula interattiva e dinamica, di creare un laboratorio in aula che veda attori protagonisti gli studenti, i docenti e i professionisti delle Rp. Focus: la progettazione e lo sviluppo di un piano di comunicazione, le strategie e le azioni. Afferma Antonucci: “la comunicazione è innanzitutto metodo […], capacità, analisi, progettazione, conoscenza degli strumenti, esperienza, lavoro di gruppo.”

L’incontro nasce dalla volontà di realizzare un’occasione di confronto e condivisione di idee, esperienze, nozioni. Fare networking e imparare. Mirare ad accorciare le distanze tra teoria e pratica della professione, conoscenza e competenza, sapere e saper fare.

Aprirà il seminario Amanda J.Succi (Delegato Regionale FERPi, CIPR, Presidente fondatore di CERPMED).  Interverranno Silvia Lucia Sampugnaro (Consigliere delegato territoriale UniFERPi – Università degli Studi di Catania) e Giuseppe La Rocca (socio UniFERPi – Università degli Studi di Palermo).

Vi aspettiamo!

Per info contattare:  Silvia Lucia Sampugnaro – uniferpi.catania@gmail.com

Incontro Nazionale Uniferpi: Gianni Di Giovanni ospite d’apertura

Al via il programma di iniziative del nuovo consiglio direttivo di Uniferpi. Si parte giovedì 1 dicembre alle ore 16.30 con un incontro presso Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana, in Piazza Affari 6 a Milano (sala gialla).

All’incontro interverrà Gianni Di Giovanni, Direttore della Comunicazione Esterna di Eni Spa, ed autore del libro Niente di più facile, Niente di più difficile, una guida pensata per spiegare in modo concreto quali siano i principali strumenti di comunicazione, come utilizzarli e soprattutto come costruire una strategia di comunicazione integrata ed efficace.
Di Giovanni parlerà della esperienza di manager della comunicazione d’impresa, dell’attuale congiuntura negativa che vive il sistema economico, finanziario ed imprenditoriale in Italia come nel resto del mondo, e come questa crisi vada ad impattare sulla crescita o decrescita del mondo del lavoro, con particolare attenzione al settore delle relazioni pubbliche.

Al termine dell’incontro chi vorrà potrà assistere alla cerimonia dell’Oscar di Bilancio 2011, prevista in contemporanea sempre a Palazzo Mezzanotte.

Vi aspettiamo numerosi!

Per conferme contattare Giovanna Fabiano – uniferpi@ferpi.it.
Per scaricare l’invito –Invito_PrimoIncontroNazionaleUniferpi

Esercitazioni di Comunicazione: ottimo consulente portatile

Esercitazioni di comunicazione R. Antonucci, Libreria Universitaria, 2011 pp. 128, € 10,00

Quante volte dall’inizio della vostra carriera universitaria in Scienze della Comunicazione vi siete chiesti: “che cosa farò da grande? Il mio lavoro come si fa in pratica? “

Quante volte all’inizio di un corso in relazioni pubbliche o in comunicazione d’impresa vi siete chiesti: “ ma come si fa praticamente un piano di comunicazione?

Di libri in 3 o 5 anni di università ne abbiamo letti, studiati, sfogliati molti. In tutti c’era un capitolo dedicato al piano di comunicazione, alle macrofasi, che vanno da 3 a 5, o ai diversi passi che, a seconda dell’autore, variano da 10 a 11, e in taluni di questi manuali c’erano anche delle case history.

Sicuramente tutti questi libri in modo diverso hanno contribuito a darci ottime basi sulle differenti metodologie per realizzare un piano di comunicazione. Nella maggior parte dei casi sapremmo recitare, quasi come i dieci comandamenti, le fasi del piano di comunicazione e saremmo ferratissimi sulle definizioni. Ma in pratica che cosa sappiamo fare?

Durante la nostra carriera universitaria ci sarà sicuramente capitato di cimentarci in qualche piano di comunicazione da soli o in gruppo. Ma è quel “qualche” che ci spaventa. Tre piani di comunicazioni in 5 anni di università basteranno a darci un metodo? Forse ad alcuni si, ad altri no.

Dai libri abbiamo imparato che non esiste la soluzione giusta o sbagliata. Esistono solo le “soluzioni che funzionano”, cioè quelle che raggiungono gli obiettivi predefiniti.
Ma come fare ad arrivare al primo stage sapendo sviluppare un piano di comunicazione?
L’unica risposta è : cimentandosi.

Roberto Antonucci, presidente della Commissione di Ammissione e Verifica della posizione professionale degli iscritti Ferpi, ha capito l’esigenza degli studenti di “provare-fare-sbagliare” e ha scritto un utilissimo “sussidiaro”: Esercitazioni di Comunicazione , edito da libreriauniversitaria.it, che ha gentilmente sottoposto alla visione-critica del Comitato direttivo UniFerpi.

Esercitazioni di Comunicazione è organizzato in tre parti:
-come si progetta un Piano di comunicazione, in cui viene descritto il metodo per realizzare in undici passi il razionale di un Piano di comunicazione;
-come si sviluppa un brief di comunicazione, con dieci esercitazioni proposte agli studenti attraverso altrettanti brief di comunicazione;
-le soluzioni proposte da un addetto ai lavori, in cui gli stessi dieci brief sono sviluppati dall’autore; i lettori possono così confrontare le loro soluzioni con quelle proposte.

Alla prima visione e consultazione il manuale sembra pensato per “giovani alle prime armi” che si vogliano cimentare velocemente a riempire gli spazi bianchi della seconda parte per consultare in un terzo tempo le soluzioni.

In realtà, leggendolo con sguardo critico, ci si può rendere facilmente conto che è un libro pensato non esclusivamente per gli studenti. Tutt’altro. L’essenzialità dei contenuti denota che questo sussidiario non puo’ essere la base su cui studiare la metodologia del piano di comunicazione ma deve essere usato dai docenti come sussidiario di supporto e dagli addetti ai lavori come “consulente portatile”.

E’ un libro che, pur presentandosi in una forma e con un titolo essenziale, sa centrare l’obiettivo: esercitarsi.
La partita della comunicazione è sempre aperta e (quasi nessuno) può sentirsi arrivato.
C’è sempre da imparare e da sperimentare, ma con metodo.
In molti pensano che la nostra professione sia fondamentalmente fatta di creatività, magari con un pizzico di improvvisazione. Niente di più sbagliato e questo libro ce lo ricorda.
Il piano di comunicazione, lo dice la parola stessa, è analisi, progettazione, definizione di un processo.

Il tratto forte di questo sussidiario è la capacità dell’autore di trasmettere ai lettori la necessità di un metodo nella professione. Un libro sicuramente da provare (nel vero senso della parola). Per questo ci auguriamo che abbia un seguito, magari con un percorso di approfondimento delle diverse discipline della comunicazione.

Caro Roberto, non hai ancora pensato a una collana di Esercitazioni di Comunicazione? Ne dobbiamo fare di esercizi noi giovani!

A colazione con Luca Testoni

Martedì 23 marzo, alle ore 10 presso la sede Ferpi in Via Annibale Caretta 3, UniFerpi Milano propone l’incontro dal tema : L’evoluzione delle relazioni pubbliche e della comunicazione nel settore della moda.

Ospite d’eccezione,Luca Testoni, laureato in finanza, è giornalista dal 1996. Ha lavorato nelle redazioni di diverse testate occupandosi in particolare del settore della moda. Ne parlerà con passione del suo libro-inchiesta: L’ultima sfilata. Processo alla casta della moda italiana (Sperling & Kupfer). Un saggio coraggioso, che denuncia i tanti mali della moda italiana e che inquadra le carenze di un settore, che viene difeso ad oltranza e che appare intoccabile nonostante le carenze che ne pregiudicano il suo sviluppo.

L’incontro si propone di analizzare e capire i diversi rapporti tra giornalisti e ufficio stampa e giornalista e imprenditore, e di capire come sta evolvendo il ruolo del comunicatore dentro il settore della moda.

È prevista una quota di partecipazione di €5.

L’ultima sfilata Duomo

www.negozimondadori.it/eventi/milano.html

Interessante….avere il coraggio e la forza di giudicare/criticare un sistema così complesso che riguarda la moda e soprattutto il made in Italy…inutile dire che bisogna esserci…

PR book: quali consigliate?

Solitamente quando non conosco bene un argomento mi fiondo su Amazon, Hoepli … e acquisto un libro che tratti quanto richiedo al fine di ottenere almeno una prima infarinatura.

In questi ultimi tempi mi sono anche registrato su un social network dedicato alla condivisione di libri e grazie ad esso riesco a “sbirciare” nelle librerie virtuali dei colleghi al fine di arricchire la mia con qualcosa di interessante. Certo il fattore tempo è sempre critico e infatti ad oggi avrò in sospeso 3/4 letture (le “vacanze” saranno utili in tal senso).

Alle soglie del 2010 FERPI ci apre le porte del sapere da subito con un “percorso letterario nel mondo della comunicazioneContinua a leggere

Il primo incontro non si scorda mai: quando la prima impressione è quella che conta

Nella vita quotidiana e soprattutto nelle relazioni, la prima impressione è spesso quella su cui si basa la possibilità di continuare o meno una conoscenza, (che) lo toglierei sia essa privata o lavorativa.

A questo proposito segnalo un evento davvero interessante:

Giovedì 18 giugno alle ore 17.45 si terrà la presentazione del libro di Giampietro Vecchiato e Sergio Zicari:

“ll primo incontro non si scorda mai. Manuale dell’accoglienza per le aziende e le organizzazioni“ , edito da Franco Angeli.

presso

la Sala Convegni della Cassa di Risparmio del Veneto, Via VIII febbraio, a Padova,

Un’ occasione per discutere di come l’immagine che trasmettiamo agli altri sia il nostro primo biglietto da visita.

Un relatore pubblico deve avere dentro di sé la capacità di relazionarsi con i propri pubblici nel miglior modo possibile, cercando di creare con loro empatia e, attraverso la sua sensibilità relazionale, essere in grado di costruire una relazione soddisfacente.
Diverso è l’approccio da tenere a seconda delle situazioni in cui ci troviamo. Pensiamo di doverci presentare ad un colloquio:  possiamo aver timore di sbagliare, e nella maggior parte dei casi pensiamo di essere sotto giudizio da parte del possibile datore di lavoro.

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Giornalisti e Relatori pubblici: amici-nemici?

convegno Padova

Il rapporto giornalista-relatore pubblico è da sempre oggetto di disputa da entrambe le parti: spesso considerato come un “male necessario”, in realtà è un rapporto lavorativo che può e deve essere soddisfacente per entrambi.

Di questo e altro si è parlato al convegno padovano del 12 gennaio dove è stato presentato il libro “lo specchio infranto” di Chiara Valentini e il video libro di Toni Muzi Falconi e Fabio Ventoruzzo “In che senso?”.

Il convegno è stato un momento di incontro e dialogo tra due pubblici relatori di eccezione, Toni Muzi Falconi e Giampietro Vecchiato, e due giornalisti eccellenti quali Gianluca Amadori e Francesco Jori che hanno cercato di spiegare un rapporto così complicato ma nonostante tutto necessario.

Quello che spesso non si comprende fino in fondo di questa relazione è che giornalisti e rp lavorano per due scopi ben differenti: da una parte informare e dall’altra rendere notiziabili gli eventi degli enti, delle aziende per cui si lavora.

Far combaciare questi due scopi non è sempre facile ma tuttavia sembra che ci si riesca abbastanza facilmente in quanto ricerche non solo italiane dimostrano come l’80 % pubblicate sui più importanti quotidiani siano frutto di materiali forniti da parte di ufficio stampa, portavoce e quant’altro di organizzato.

Andando a cercare di analizzare questo dato possiamo avere due punti di vista opposti: il primo, negativista, possiamo vedere come spiegazione la “non laboriosità” del giornalista che, di fronte ad una pappa pronta, decide di fare poca fatica e pubblicarla, anche a causa degli attuali ritmi insostenibili delle redazioni; d’altra parte invece possiamo vederla in termini positivi, pensando che la collaborazione giornalista-relatore pubblico sia arrivata ad un buon livello di comprensione l’uno dell’altro per cui c’è una base di stima e fiducia reciproca che fa lavorare entrambi in maniera coerente con i propri obiettivi.

Per quanto mi riguarda è un rapporto che deve essere costruito nel tempo, e deve venire incontro alle due esigenze fondamentali: comunicare e informare; deve essere un rapporto trasparente e basato sulla fiducia.

Le mie esperienze (limitate) di rapporti con giornalisti sono state soddisfacenti quasi in tutti i casi; di professionisti che non fanno dell’etica o della trasparenza la loro base per lavorare ce ne sono ma soprattutto grazie a Ferpi e all’Ordine dei giornalisti non sono che una minoranza..

Voi che ne pensate di questo rapporto così complesso? Quali sono le vostre esperienze?


Un libro su Facebook

Non mancano i libri sui social network. La maggior parte in inglese, alcuni tradotti.
Il Sole 24 Ore, nell’ambito della collana Nova, ne propone uno su Facebook. In maniera molto sintetica vengono presentate anche le altre communities 2.0 più in voga.

In edicola dal 4 dicembre per un mese “Il Fenomeno Facebook – La più grande comunità in rete e il successo dei social network” (€ 4,90 + il prezzo del quotidiano). Affrettatevi pechè sta andando a ruba e lo trovate solo nelle edicole più fornite. Io l’ho trovato al terzo tentativo e sono felice di esserci riuscito. E’ proprio ben fatto: chiaro ed esaustivo. Ottimo materiale per la tesi.