Fai Scienze della Comunicazione e troverai lavoro

Illustrazione di latejapride* (da Flickr)

Ho letto questo articolo di Giovanna Cosenza su Linkiesta, l’ho trovato molto molto incoraggiante e vorrei condividerlo con voi. Cosa ne pensate?

Ci sono miti da sfatare sul corso di laurea più bistrattato d’Italia. Non è vero che non dia lavoro. Al contrario, i laureati in comunicazione ne trovano di più rispetto agli altri umanisti. Restano i problemi del precariato e dello stipendio: ma per risolverli deve cambiare la cultura, che non dà importanza alla comunicazione.

In Italia i pregiudizi negativi sui corsi di laurea in scienze della comunicazione esistono da anni: laurea poco seria, esami facili da superare, titolo di studio svalutato sul mercato del lavoro perché le aziende si aspettano giovani impreparati o genericamente capaci di tutto e niente, che finiscono per confinare in ruoli malpagati e secondari. Insomma le battutacce su «scienze delle merendine», come i denigratori le chiamano, affliggono non solo gli studenti attuali, ma pure chi la laurea ce l’ha da anni.

La cosa peggiore, per chi subisce le battutacce, è che di solito provengono da persone che di comunicazione non capiscono niente. Il che è normale, a ben pensarci: se di comunicazione almeno un po’ te ne intendi, allora sei anche consapevole dell’importanza che ha per qualunque ambito professionale, e tutto faresti meno che denigrare chi ha studiato o studia per farla. Le uscite peggiori, nel 2011, sono venute dalla politica. Due esempi per tutti.

Gennaio 2011: a «Ballarò» il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, nel difendere la riforma della scuola, dice di aver voluto dare «peso specifico all’istruzione tecnica e all’istruzione professionale», perché ritiene che «piuttosto che tanti corsi di laurea inutili in Scienze delle comunicazion-i [sic] o in altre amenità, servano profili tecnici competenti che incontrino l’interesse del mercato del lavoro». Infatti, aggiunge, i corsi in «scienze delle comunicazioni non aiutano a trovare lavoro», perché «purtroppo sono più richieste lauree di tipo scientifico, lauree che in qualche modo servono all’impresa». E «questi sono i dati», conclude Gelmini.

Ottobre 2011: il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, parlando prima a «Porta e Porta» e poi a «Matrix», spiega precariato e disoccupazione dicendo che «il problema dei giovani è che spesso non vengono seguiti dai genitori, che consentono loro di iscriversi a facoltà universitarie come Scienze della comunicazione». Sacconi usa cioè Scienze della comunicazione come esempio di laurea che produce precariato o, peggio, disoccupazione protratta. E non è la prima volta: l’aveva già fatto nell’agosto 2008, in un’intervista su L’Espresso.

Che i politici italiani alimentino i pregiudizi contro le lauree in comunicazione non mi stupisce più di tanto: poiché in Italia la politica – a destra come a sinistra – ha raggiunto negli ultimi anni i livelli più bassi anche nella comunicazione, oltre che nei contenuti e nelle azioni, i politici rientrano nel novero di coloro che sottovalutano il settore perché non lo conoscono. Che però i giornalisti riproducano gli stessi pregiudizi già mi stupisce di più, visto che non solo di comunicazione dovrebbero saperne, ma di comunicazione vivono.

Eppure nel 2009 Bruno Vespa si permise di chiudere una puntata di «Porta a Porta» addirittura «pregando» (sic) i giovani di non iscriversi a Scienze della comunicazione, e cioè di «non fare questo tragico errore che paghereste per il resto della vita». E commenti del genere, più o men pesanti, compaiono a cadenze quasi regolari su tutti i media.

Detto questo, l’ignoranza è certamente più grave nel caso dei ministri, perché un ministro dell’istruzione e uno del lavoro dovrebbero conoscere bene ciò su cui non solo rilasciano dichiarazioni ma prendono decisioni. Specie se concludono dicendo, come ha fatto Gelmini: «E questi sono i dati».

I dati infatti non dicono che il mercato del lavoro non assorba laureati in Scienze della comunicazione. Dicono altro. Secondo il consorzio interuniversitario Almalaurea, sostenuto dallo stesso Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica, consorzio che oggi elabora e rende disponibili sul web dati che riguardano il 78% dei laureati italiani, nel 2010 i laureati triennali in Scienze della comunicazione, a un anno dalla laurea, non lavoravano meno degli altri, anzi: il 46,5% di loro lavorava, a fronte del 46% dei laureati triennali di tutti i tipi di corsi, e di un 41,8% di laureati triennali usciti dalle facoltà di Lettere e filosofia, a cui in molti atenei appartiene Scienze della comunicazione. Il che vuol dire che nel 2010, in piena crisi economica, i neolaureati in comunicazione lavoravano un po’ più degli altri (uno 0,5% in più) e ben più dei loro colleghi umanisti (4,2 punti percentuali in più).

Se poi prendiamo le lauree magistrali del settore della comunicazione e le confrontiamo con tutte le altre, otteniamo una perfetta parità: a un anno dalla laurea, nel 2010 già lavorava il 55% dei giovani che avevano preso una magistrale nella classe «scienze della comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità», esattamente come già lavorava il 55% dei laureati in tutti gli altri corsi. E se confrontiamo questi dati con quelli dei giovani usciti dalle facoltà di Lettere e filosofia, scopriamo ancora una volta che i comunicatori se la passano meglio di altri umanisti, i quali, a un anno dalla laurea, nel 2010 lavoravano solo nel 53% dei casi.

Ma andiamo a spulciare anche il cosiddetto «profilo» dei laureati che la banca dati di Almalaurea mette a disposizione sul web, giusto per capire se la nomea di «laurea facile» e «poco seria» ha qualche fondamento nei numeri.

Con un paio di clic scopriamo per esempio che i giovani che nel 2010 hanno conseguito una triennale in Scienze della comunicazione hanno preso in media 100 come punteggio di laurea, mentre gli altri laureati italiani hanno preso 100,6; e scopriamo inoltre che, sempre lo stesso anno, la media di voti negli esami è stata 25,9 per i laureati triennali in comunicazione e 25,8 per tutti gli altri. Inoltre, con altri due clic scopriamo che nel 2010 i laureati magistrali in comunicazione hanno preso in media 27,4 agli esami e 106,5 alla laurea, mentre gli altri hanno preso 27,6 agli esami e 108,1 alla laurea.

Questi dati credo possano contribuire a sfatare l’idea che a comunicazione si «regalino i voti», visto che i voti di comunicazione sono allineati a quelli delle altre lauree nel caso dei trienni e addirittura più bassi nelle magistrali. Certo, i numeri possono sempre essere interpretati in modo diverso: un voto più basso può voler dire che l’esame è più difficile, come pure che lo studente è più zuccone. Ma poiché non c’è niente, se non il pregiudizio, a far propendere per un’interpretazione o l’altra di un voto, e poiché il pregiudizio sulle lauree in comunicazione è che i voti siano più alti lì che per esempio a Ingegneria o Fisica, solo perché gli esami sono più facili e non perché gli studenti siano più bravi, è doveroso leggere queste medie, per par condicio, semplicemente ribaltando il pregiudizio, e non decidendo all’improvviso che a un voto più basso corrisponda uno studente più zuccone e non un esame più duro.

Insomma, che i laureati in comunicazione siano meno richiesti dal mercato è pregiudizio, non realtà confermata dai numeri; che le lauree nel settore della comunicazione siano più facili è pure pregiudizio. Ma che il mercato del lavoro valorizzi meno i laureati in comunicazione degli altri non è pregiudizio: è realtà.

Se cerchiamo infatti dati sugli stipendi, Almalaurea ci dice che, a un anno dalla laurea, nel 2010 i laureati triennali in Scienze della comunicazione prendevano in media 879 euro netti al mese, mentre tutti gli altri ne prendevano in media 967; e dice che i laureati magistrali in comunicazione prendevano in media 904 euro netti mensili (addirittura meno dei triennali di altri settori), mentre gli altri ne prendevano 1051.

Se infine consideriamo il problema della precarietà, il quadro è ancora una volta svantaggioso per i comunicatori: nel 2010, a un anno dalla laurea, avevano un lavoro stabile solo il 32,9% dei laureati triennali in Scienze della comunicazione, contro il 38,2% di tutti gli altri, e solo il 25,1% dei laureati magistrali nel settore della comunicazione, contro il 33,9% di tutti gli altri.

Insomma, stando ai numeri, la differenza fra un/a laureato/a in comunicazione e uno/a di altre discipline sta soprattutto nella maggiore precarietà e nello stipendio più basso: da 88 a 147 euro netti al mese in meno per i comunicatori, in un momento in cui, data la crisi, gli stipendi sono già bassi per tutti.

E allora, cosa dobbiamo concludere? È forse questo il nucleo di verità che ha indotto Bruno Vespa a parlare di Scienze della comunicazione come di un «tragico errore» di cui pentirsi per tutta la vita?

I problemi ci sono, inutile negarlo. Ma non è dicendo ai giovani si evitare come la peste i corsi di comunicazione che si risolvono, specie in un paese come il nostro, in cui la cultura della comunicazione è scarsa in tutti i settori professionali: campagne pubblicitarie banali e volgari, comunicazione sociale inefficace, televisione urlata e politici incapaci di rivolgersi ai cittadini in modo convincente ci mostrano tutti i giorni quanto in basso sia scesa la comunicazione in Italia. Di bravi e qualificati comunicatori il nostro paese avrebbe un disperato bisogno, altro che. Se solo, ovviamente, il mercato non fosse a sua volta condizionato dai pregiudizi di cui stiamo parlando.

È infatti da oltre dieci anni che gli studenti e i laureati in comunicazione sopportano battutine sul loro conto e uscite come quelle degli ex ministri Gelmini e Sacconi: non possiamo pensare che tutto ciò non influisca sulla decisione delle imprese riguardo a stipendi e stabilizzazione del lavoro. È anche a causa di questi pregiudizi infatti che, se un’azienda fa un colloquio a un neolaureato in ingegneria bravo e uno in comunicazione altrettanto (o più) bravo, decide quasi per automatismo di pagarlo meno: l’ingegnere vale di più a priori, non perché «serve di più» all’azienda.

La stessa cosa accade quando un’impresa deve decidere di stabilizzare due precari: a parità di condizioni, si stabilizza prima l’ingegnere (l’informatico, ecc.) perché «altrimenti scappa». È la somma di decisioni come queste che un po’ alla volta ha creato un mercato di stipendi più bassi e di precarizzazioni più frequenti per i laureati in comunicazione. E il circolo vizioso è ormai chiuso.

Un circolo vizioso che sarebbe ora di rompere, una buona volta. Restituendo dignità alle professioni della comunicazione, a partire da come se ne parla. Facendo sempre considerazioni basate su dati e non su stereotipi, pur consapevoli che i dati vanno letti con attenzione e possono essere variamente interpretati. E cominciando a fare tutte queste cose proprio sui media – televisione, stampa, radio, internet – visto che, come dicevo, non si vede perché gli operatori della comunicazione debbano continuare a sminuire ciò che gli dà mangiare.

Articolo originale: http://www.linkiesta.it/scienze-della-comunicazione#ixzz1iyGW1uYt

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Quelli che si fanno chiamare giornalisti..

Comunicato StampaDi seguito un contributo del caro amico e collega Giancarlo Camoirano, che tanto ha fatto per Uniferpi e tanto farà per Ferpi..

Il web si sa ha fatto si che le notizie possano viaggiare in fretta a un costo pari a zero; sono nati cosi blog e siti web di news più o meno tematici..e io vi voglio raccontare la mia storia:

Sono addetto stampa per un’agenzia che cura eventi sportivi e aziende..mando almeno un comunicato al giorno, quando mi va bene, a un database molto ampio che comprende anche siti web che raccolgono news del settore.

Molti di questi, quasi la totalità, pubblica sempre le mie news, magari scrivendo “comunicato stampa” alla fine o all’inizio del testo. Altri invece no..ed è il caso che vi voglio raccontare.

Nel fare la rassegna stampa per un mio cliente mi imbatto nella versione rinnovata di un sito web e trovo i comunicati stampa che mi servono..faccio tasto destro per aprire una nuova scheda su firefox e ta ta ecco il messaggio che viene fuori “Stop copying copyrighted material”! Ovvero Smettila di copiare materiale sotto copyright..apro la scheda e cosa trovo? Il Mio comunicato stampa copiato integralmente ma con la dicitura “Scritto da XXX XXXX”.

Al punto rido per non piangere..vai a copiare il mio comunicato e lo spacci per tuo e dopo metti blocchi per copiare i “tuoi ” articoli, togliendo la funzione del tasto destro? Della serie il bue che dice cornuto all’asino..

Di una cosa mi dispiace ma sono certo..con il web (ma non solo) il giornalismo è diventato veramente un lontano parente di quel che era..ormai basta fare ctrl c e ctrl v per essere un giornalista.

Giancarlo Camoirano

Forum Nucleare – Pro o contro?

E’ da diverso tempo che viene trasmesso su diversi canali della TV italiana lo spot che annuncia la presenza di un forum di discussione sul web in merito al delicatissimo tema dell’utilizzo dell’energia nucleare.

Dopo la lettura di alcuni articoli e dopo aver navigato sul forum (anche se in effetti è più un sito web che un forum), mi pareva importante portare alla nostra/vostra attenzione questa “novità” nel campo della comunicazione italiana.

Ovviamente si tratta di una pura attività di lobby, solo che invece di puntare ai referenti politici, i lobbysti puntano direttamente all’opinione pubblica che è quella che quasi certamente più avversa l’introduzione dell’energia nucleare in Italia.

Non voglio, tuttavia, avviare una discussione in merito all’introduzione o meno dell’energia nucleare in Italia, piuttosto da ormai ex-studente di RP, mi interessava stimolare un dibattito in merito all’attività di lobby che è stata avviata per creare nei diversi auditori un campo semantico comune su cui tentare un nuovo processo comunicativo sull’argomento.
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Libertè, egalitè e Internet

la rivoluzione del web, diritto inviolabile dell’Umanità
Veder proiettare Bambi doppiato da un pezzo rap alla Camera dei Deputati. Questo è quello che può accadere quando un luminare come Lawrence Lessig viene invitato a parlare del rapporto tra internet e libertà e di come questo sia indissolubilmente legato al concetto odierno di civiltà sviluppata. Ma l’atipica proiezione per l’austera Sala della Regina a Montecitorio è solo una delle iperboliche immagini figurative e concrete usate da Lessig per spiegare il perché sia importante difendere la rete da ogni forma di controllo e censura.
L’11 marzo Palazzo Montecitorio ha ospitato il convegno “Internet è libertà: perché dobbiamo difendere la Rete”, l’incontro ha suscitato grande interesse nella Capitale, la fila per entrare a Montecitorio tagliava in due la piazza antistante l’entrata della Camera tra gli sguardi stupiti di chi magari pensava di andare ad un evento come tanti.
L’evento è stato aperto dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che si è schierato Continua a leggere

Uniferpi goes @ Radio24


Da non perdere in compagnia di Enrico Pagliarini presso la Redazione di Radio 24 – Il Sole 24 Ore. Guardare dietro le quinte di un quotidiano nazionale è cercare di capire che cosa succede dal punto di vista della comunicazione è sicuramente di nostro interesse.
Enrico Pagliarini – giornalista professionista, è a Radio24 dal gennaio 2000. Cura e conduce ‘2024’, la trasmissione dedicata a Internet e tecnologia in onda il sabato alle 16.00 ed è Capo servizio nella redazione di GR24. Dal 2002 al 2005 ha curato anche la trasmissione ‘Lavoro e Carriere’. Arriva alla prima news and talk italiana dopo aver scritto per sette anni sul quotidiano ‘Il Resto del Carlino’. Ha cominciato l’esperienza radiofonica a 16 anni in una emittente locale di Modena con la quale ha collaborato durante gli anni del liceo e dell’università.

 
 Questo appuntamento è sicuramente  un’occasione per chi, come me, cerca di avvicinarsi al mondo delle Relazioni Pubbliche a 360°…leggere i quotidiani nazionali più imponenti e capire quello che succede intorno a noi è già un primo piccolo passo…chi sarà dei nostri?
 
Alla prossima,
Aurelia

L’ultima sfilata Duomo

www.negozimondadori.it/eventi/milano.html

Interessante….avere il coraggio e la forza di giudicare/criticare un sistema così complesso che riguarda la moda e soprattutto il made in Italy…inutile dire che bisogna esserci…

Giornalisti e Relatori pubblici: amici-nemici?

convegno Padova

Il rapporto giornalista-relatore pubblico è da sempre oggetto di disputa da entrambe le parti: spesso considerato come un “male necessario”, in realtà è un rapporto lavorativo che può e deve essere soddisfacente per entrambi.

Di questo e altro si è parlato al convegno padovano del 12 gennaio dove è stato presentato il libro “lo specchio infranto” di Chiara Valentini e il video libro di Toni Muzi Falconi e Fabio Ventoruzzo “In che senso?”.

Il convegno è stato un momento di incontro e dialogo tra due pubblici relatori di eccezione, Toni Muzi Falconi e Giampietro Vecchiato, e due giornalisti eccellenti quali Gianluca Amadori e Francesco Jori che hanno cercato di spiegare un rapporto così complicato ma nonostante tutto necessario.

Quello che spesso non si comprende fino in fondo di questa relazione è che giornalisti e rp lavorano per due scopi ben differenti: da una parte informare e dall’altra rendere notiziabili gli eventi degli enti, delle aziende per cui si lavora.

Far combaciare questi due scopi non è sempre facile ma tuttavia sembra che ci si riesca abbastanza facilmente in quanto ricerche non solo italiane dimostrano come l’80 % pubblicate sui più importanti quotidiani siano frutto di materiali forniti da parte di ufficio stampa, portavoce e quant’altro di organizzato.

Andando a cercare di analizzare questo dato possiamo avere due punti di vista opposti: il primo, negativista, possiamo vedere come spiegazione la “non laboriosità” del giornalista che, di fronte ad una pappa pronta, decide di fare poca fatica e pubblicarla, anche a causa degli attuali ritmi insostenibili delle redazioni; d’altra parte invece possiamo vederla in termini positivi, pensando che la collaborazione giornalista-relatore pubblico sia arrivata ad un buon livello di comprensione l’uno dell’altro per cui c’è una base di stima e fiducia reciproca che fa lavorare entrambi in maniera coerente con i propri obiettivi.

Per quanto mi riguarda è un rapporto che deve essere costruito nel tempo, e deve venire incontro alle due esigenze fondamentali: comunicare e informare; deve essere un rapporto trasparente e basato sulla fiducia.

Le mie esperienze (limitate) di rapporti con giornalisti sono state soddisfacenti quasi in tutti i casi; di professionisti che non fanno dell’etica o della trasparenza la loro base per lavorare ce ne sono ma soprattutto grazie a Ferpi e all’Ordine dei giornalisti non sono che una minoranza..

Voi che ne pensate di questo rapporto così complesso? Quali sono le vostre esperienze?


Un po’ di chiarezza …

Il nostro carissimo socio Luca Furlano di Gorizia ci segnala “…un’interessante iniziativa di alcuni studenti di un master in economia che danno una spiegazione semplice e comprensibile su alcuni importanti temi economici di cui si parla molto in campagna elettorale.”

Luca aggiunge:

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Come lo frequenti Mr. Media?

media
fonte img

Difficile seguire tutto ma il web ci dà una mano anche in questo caso per fortuna.

Un esempio: Raiclick mette a disposizione tutte le puntate di Porta a Porta e Ballarò quindi non avete scuse per non essere aggiornati!!!

Il nostro settore (così affascinante) inizia la mattina presto e finisce la sera tardi: non c’è studente di RP o SDC che mi parli del suo “tempo libero”.
Noi non amiamo il tempo libero e per alcuni non esiste questa combinazione di parole nel proprio vocabolario, ognuno di noi vuole il dono dell’ubiquità (Marco, ricordo, l’aveva chiesto per Natale) o una giornata di 48 ore… ci “lamentiamo” ma ci piace così!

Di una cosa però non possiamo fare a meno: aggiornarci e sapere cosa ci sta succedendo tutt’attorno a noi.
Qual è quindi il vostro approccio con i media?
Come riuscite a tenervi aggiornati?

Rompo io il ghiaccio raccontandovi come cerco di stare dietro agli avvenimenti giornalieri.

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Cercasi informazione, non strumentalizzazioni. Grazie

Ho vaghi ricordi delle medie tuttavia rammento molto bene quando mi si sono aperti gli occhi riguardo la “storia”.
Da sempre appassionato di questa materia arrivai all’esame di terza media col desiderio di sapere più di quanto i miei libri di testo avessero trasmesso durante i tre anni: fu quindi nella consultazione extra scolastica che appresi quanto la politica centrasse nel raccontare gli avvenimenti.
L’informazione veniva così plasmata a seconda che lo storico fosse simpatizzante di destra o di sinistra. che orrore!!!

Ieri è successa la stessa cosa durante “punto di vista” (rubrica del TG2): una studentessa chiede al leader del PdL Berlusconi come sia possibile crearsiuna famiglia di fronte al precariato del lavoro. Vediamo lo spezzone:

il primo commento di fronte a questo video è: “Vergogna!”

ma cosa bisognerebbe fare prima di sparare giudizi? approfondire e verificare le fonti! Sempre!!!

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Zeta de Zapatero Contro Bandera de Rajoy

Scusate l’assenza ma sono andato a rilassarmi per una settimana a Madrid e così ho spento il cellulare, mi sono concesso una dieta dal web, niente tg con elezioni in primo piano, niente quotidiani, niente di niente… solo io Madrid e … la piena campagna elettorale 2008!!!

riacceso il cel, quotidiani ogni giorno, tv locale, ricerche su web e qualche sosta per le strade cittadine ad ascoltare dibattiti interessanti e osservare come si stanno comportando i due leader.

Un “mea culpa” se non mi ero interessato prima di questo importante evento ma la politica italiana e Usa avevano la precedenza nonchè ricoprivano del tutto il mio tempo.

le elezioni sono vicine: marzo 2008.

Analizziamo prima di tutto come si presentano i due leader e cogliamo le differenze:

da una parte abbiamo Mariano Rajoy, leader del Partido popular (Pp) e dall’altra José Luis Rodríguez Zapatero, leader del Partido Socialista Obrero Español (PSOE) nonchè primo ministro uscente.

Mastella fuori! si ricomincia da zero?

16 gennaio scorso il ministro della Giustizia Clemente Mastella riceve un avviso di garanzia e la notizia degli arresti domiciliari per la moglie Sandra Lonardo dilaga in tutto il paese.
Nello stesso giorno le dimissioni vengono date e nonostante siano inizialmente respinte da Prodi, vengono confermate il giorno successivo dal ministro durante una conferenza stampa a Benevento.

Fermiamoci qui.

Voltiamo lo sguardo al nuovo magazine Ferpi… sfoglia sfoglia soffermiamoci a pagina 11.

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Ti conosco da una vita, ma non so che lavoro fai

Nobody knows me

Così si potrebbe riassumere il concetto dell’incomprensione tra i giornalisti e i relatori pubblici. I primi dimostrano di non sapere che cosa facciano i secondi, benché le due professioni siano in stretto contatto. E’ quanto emerge dalla ricerca promossa da FERPI e da FNSI e condotta da Chiara Valentini e Toni Muzi Falconi, che era stata annunciata e promossa tempo fa anche su questo blog.

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A Padova: “Bene o male purché se ne parli?”

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2° appuntamento con “In viaggio verso la professione” organizzato da Uni>Ferpi Padova.

Giovedì 29 novembre, alle 12.30, presso il Palazzo Maldura, si fa tappa sulle media relations.

A parlare di relazioni con i giornalisti e attività di Ufficio Stampa la Dott.ssa Marta Bagno, Responsabile Divisione “Marketing e Comunicazione nel settore turistico” di P.R. Consulting srl, esperta e consulente di comunicazione e relazioni con i media, nonché Socio Ferpi.

Lente puntata sulla gestione delle relazioni con la stampa, dunque, e sulle implicazioni e ripercussioni che queste possono avere sul mantenimento della reputazione delle organizzazioni.

La visibilità e la pressione mediatiche sono sempre positive?

Il seminario offre uno spunto di riflessione ai partecipanti su un luogo comune difficile da sfatare e che i relatori pubblici si trovano quotidianamente a fronteggiare nella loro attività professionale.