We want lobbies!

Cari amici condivido con voi il contributo di un amico e collega, Stefano Capretti, neo laureato in comunicazione con una tesi dal titolo Lobbying e comunicazione nel mercato energetico nazionale, sul tema della lobby.
Spero possa esservi utile e spero si possa aprire un dibattito su un tema molto vicino alla nostra professione e che, ad oggi, non abbiamo ancora affrontato nel nostro blog. Buona lettura! Giovanna

Lobbismo. Lentamente, qualcosa si muove anche nel nostro Paese.
Da qualche tempo il termine lobby è tornato nei titoli dei principali quotidiani nazionali, in relazioni alle reazioni provocate dai provvedimenti del governo Monti in materia di liberalizzazioni. Leggendo i giornali, sembra di capire che i tassisti siano una lobby.. o forse lo sono le farmacie? Anzi no, le banche sono la vera lobby!

Ma cosa è veramente una lobby è argomento ancora ignoto ai più.
Una lobby è un’organizzazione di interessi che esercita una pressione sui legislatori pubblici affinché emanino leggi che non danneggino i loro interessi.
Il lobbismo è una pratica comune in molti Paesi, spesso ben regolata e definita, che permette, a tutti i portatori di interessi, di avere un canale aperto e trasparente con l’organo legislativo per manifestare il proprio punto di vista e cercare di ottenere una legislazione favorevole ai propri scopi. Sembra brutto? Ricordiamoci che se ben regolato, il lobbying è una pratica che tutti possono esercitare, perchè tutti noi abbiano interessi da difendere.

La cronaca non giova all’immagine dei lobbisti. Anche perchè sul lobbying c’è poca conoscenza e molta confusione. Per fortuna la letteratura sull’argomento si sta arricchendo. Un titolo che rende subito l’idea del clima italiano è Vent’ anni da sporco lobbista, un manuale-diario su come si svolge la vita di un lobbista professionista. Fabio Bistoncini, l’autore, analizza i problemi della professione e racconta qualche caso interessante, il tutto con una buona dose di auto-ironia che rende la lettura piacevole e veloce. (Vent’anni da sporco lobbista di Fabio Bistoncini, Ed. Guerini e Associati 2011).

Fare bene lobby ha grandi potenzialità, anche per uscire dalla crisi. È il messaggio lanciato nel corso del dibattito tenuto in occasione della presentazione del libro a Milano, Bruno Tabacci e Oscar Giannino (che ha curato anche la prefazione), Mario Valducci, Giuseppe Civati e il padrone di casa Alberto Meomartini hanno sollecitato una presa di coscienza collettiva sul fatto che l’attività delle lobby non è di per se negativa, anzi, può servire ai rappresentanti dei cittadini per migliorare le proprie conoscenze e per prendere le decisioni corrette e ponderate. In Italia serve più che mai una cultura del lobbismo che dobbiamo importare dai paesi anglosassoni (o molto più semplicemente dalle istituzioni europee, già molto rigorose al riguardo).
La conoscenza permette al sistema di creare gli anticorpi adatti per difendersi dal lobbying sbagliato: quello dei “faccendieri” poco trasparenti. La politica, specialmente quella di sinistra, deve abituarsi all’idea che la rappresentanza degli interessi specifici, se diffusa, è utile a migliorare il benessere collettivo, più che a limitarlo. I partiti non sono più i connettori di questi interessi, nonostante il loro estremo tentativo di rappresentarli in modo egemone e devono, quindi, creare un sistema regolato di accesso al potere da parte di altri gruppi organizzati. Lo stesso discorso andrebbe fatto per le rappresentanze sindacali o imprenditoriali, troppo spesso barricate su posizioni antiche, inadeguate a incanalare le problematiche di oggi.

Pochi giorni dopo la presentazione del libro di Bistoncini, ecco che il ministro per l’agricoltura Enzo Catania fa sapere di voler procedere alla costituzione di un registro per i lobbisti. Qualcosa si muove. Il provvedimento, anche se apprezzato nella sostanza dagli operatori del settore, per poter essere realmente efficace sul tessuto produttivo e rappresentativo, dovrà essere inserito in un disegno più organico della Presidenza del Consiglio e del Parlamento. Ma il primo passo è stato compiuto. Ora non ci resta che augurarci una maturazione del sistema politico e imprenditoriale. Perchè tutti noi possiamo raggrupparci per fare advocacy e, ne sono certo, una lobby ci salverà, se lo vogliamo.

Stefano Capretti
stefano.capretti@studenti.unimi.it

Per approfondire l’argomento:
“20 anni da sporco lobbista”, Fabio Bistoncini, Ed. Guerini e Associati, 2011
“Alta Pressione. Perché in Italia è difficile regolare le lobby”, Francesco Galietti, Ed. Marsilio, 2011
“Le relazioni pubbliche e il lobbying in Italia”, Marco Mazzoni, Ed. Laterza, 2010
“Lobbying & lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale”, Gianluca Sgueo, Ed. Egea, 2011

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3 commenti su “We want lobbies!

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  2. Grazie stefano. Ottimo spunto di riflessione e di lettura. Hai fatto bene ed evidenziare che il lobbying non è di per sè buono o malvagio. è semplicemente un’attività che permette agli interessi organizzati di far sentire la propria voce. come direbbe giannino – e io condivido – ci vorrebbero dieci, cento,… mille lobbisti: il lobbying è questione di libertà. senza esagerare, diciamo che l’effettività dell’azione di lobbying è un elemento che identifica una democrazia evoluta… e molti Paesi hanno esplitimante e formalmente riconosciuto questa attività all’interno dei loro ordinamenti giuridici. in italia non ancora (tranne qualche legislazione regionale con effetti molto deboli). l’iniziativa del ministro catania su inserisce in questo vulnus e, pur con alcune debolezze strutturali (si regolamenta solo la consultazione on line successiva alla predisposizione di un atto…ma che succede ai gruppi di interesse che, magari, facilitano o orientano la predisposizione di quell’atto?), ha avuto il grande merito di attivare una discussione ‘fattuale’ su come procedere ad una regolamentazione del settore. è di oggi l’approvazione, da parte del consiglio di presidenza del senato, di alcune linee guida che vanno nella stessa direzione suggerita da Ferpi. Come FERPI (sotto il coordinamento di Fabio Bistoncini) abbiamo elaborato una proposta al riguardo che, proprio in questi giorni, abbiamo sottoposto nei giorni scorsi alla Presidenza del Consiglio. Siamo convinti possa essere un utile contributo per garantire la trasparenza del processo decisionale e la democraticità di accesso alle istituzioni. In breve (ma se qualcuno fosse interessato ai contenuti possiamo anche approfondirli) chiediamo una normativa con l’obbligo di registrazione per tutti coloro che svolgano, a qualsiasi titolo, attività di rappresentanza di interessi. Non solo aziende private, quindi, ma anche organizzazioni pubbliche e sociali. Una normativa in linea con quanto già accade da anni in altre democrazie evolute.
    a presto, speriamo, con ulteriori aggiornamenti. tutto il calcio minuto per minuto!

  3. Grazie a te Fabio per il commento e l’aggiornamento “live da bordo campo” 🙂
    fa sempre piacere scoprire di essere riuscito a interiorizzare gli insegnamenti che i miei professori e i professionisti di Ferpi ci hanno trasmesso in questi anni.
    seguendo lo spirito di “scoperta continua” sono ovviamente curioso di conoscere le novità e le proposte Ferpi anzi, se hai altri spoiler, sai già che siamo ghiotti!
    un abbraccio e buon lavoro.

    Stefano

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