Le Rp sono questione di “metodo”

Cari ragazzi

voglio condividere sul nostro blog un’interessate e utile intervista che Fabio Ventoruzzo, membro del Comitato esecutivo di FERPI, ha rilasciato a CensisGuida.
Credo che le parole di Fabio possano toglierci qualche dubbio da una parte e stimolarci -moltissimo- dall’altra.
Spero che da questo contributo nasca un confronto costruttivo. Dopo tutto si parla anche di noi e del nostro metodo, attuale ma sopratutto futuro, di fare RP.
Che ne pensate?

Il concetto di Relazioni Pubbliche in Italia è ancora oggi soggetto a varie interpretazioni. Come definirebbe il ruolo del “relatore pubblico” oggi?
Chi si occupa di relazioni pubbliche nelle organizzazioni è impegnato, da sempre, nella gestione dei loro sistemi di relazione. Oggi non basta comunicare: la comunicazione deve essere funzionale a rafforzare la legittimazione (quella che molti chiamano reputazione) di una organizzazione nei confronti dei suoi pubblici. In una società “a rete” come quella attuale, ciò non può essere affidato solo all’istinto del comunicatore, ma richiede adeguati processi e politiche. Oggi, a differenza del passato, il relatore pubblico non è più solo un ruolo ma è funzionale alla governance dell’organizzazione, interpretando le aspettative dei pubblici (esterni ma anche interni) e facilitando la diffusione di una cultura della comunicazione e della relazione all’interno della stessa organizzazione.
Qual è la situazione delle Relazioni Pubbliche in Italia e quali sono le prospettive future di lavoro per chi vuole avvicinarsi a questo mondo?
In termini di occupabilità e di indotto economico le relazioni pubbliche sono un mercato che in questi anni è rimasto sostanzialmente stabile, seppur con i riflessi della situazione economica generale. È cresciuta – e di molto – invece, la consapevolezza (e quindi, la rilevanza della funzione per le organizzazioni) delle relazioni pubbliche come leva per facilitare il raggiungimento degli obiettivi (e non solo in termini di supporto all’immagine e reputazione). Non solo agenzia di consulenza e aziende private però: sono sempre di più le organizzazioni pubbliche e quelle del terzo settore (non profit) che impiegano professionisti di relazioni pubbliche. Una professione che, arrivata in Italia nel secondo dopoguerra, sta entrando nel pieno della sua maturità.
Un settore, quindi, che strizza gli occhi ai giovani?
Il mondo delle relazioni pubbliche (e della comunicazione, in generale) è sempre stato un settore molto attraente per i giovani. Sono molti i corsi universitari e post-universitari che pongono la comunicazione e le relazioni pubbliche al centro dei propri curriculum. È innegabile anche che siano ancora troppi i giovani che – una volta terminato il corso di studi – faticano ad entrare nel mondo del lavoro.
Ma non è solo un problema quantitativo di incontro tra domanda e offerta. È anche un problema di qualità nell’offerta: in questi anni abbiamo assistito ad una difficile integrazione tra professionisti “di spada” (che si sono fatti le ossa sul campo) e di “toga” (che si sono avvicinati alla professione attraverso corsi e master di specializzazione). Per questo è fondamentale che un’associazione professionale come Ferpi abbia posto la questione giovani come una delle priorità della propria agenda associativa.
È una professione che si impara o si studia, quindi?
Molti professionisti (anche giovani) arrivano da corsi di laurea e percorsi formativi completamente diversi (lettere, lingue, filosofia, economia, ecc). La “concorrenza” è allargata perché ancora oggi si tende a privilegiare l’esperienza all’approccio professionale. Mentre la prima è disponibile a tutti (tutti possono imparare facendo), la seconda è appannaggio di coloro che hanno frequentato corsi e master. Per questo motivo le università e i tanti corsi specializzanti dovrebbero focalizzarsi su questo vantaggio distintivo e valorizzare le competenze acquisite dai partecipanti più che dalle tecniche insegnate di relazioni pubbliche.
Ma quali sono allora queste competenze distintive da offrire oggi nei corsi e master in relazioni pubbliche?
Sicuramente l’approccio, il metodo: fare relazioni pubbliche non è inventarsi ogni giorno una soluzione diversa ma un processo di analisi, di progettazione, realizzazione e valutazione consapevole. Per questo sono sempre più importanti competenze di project e business management oltre che la padronanza di modelli manageriali specifici. L’inglese è ormai diventato un requisito indispensabile. Il cinese sta diventando un plus straordinario. Si deve insegnare a interagire in una società a rete, alimentando la capacità di raccogliere e interpretare le informazioni ed essere aperti alle novità. Occorre “togliere dalle parete gli specchi e aprire le finestre” per vedere cosa accade in altre contesti e professioni.
Quali le aree di attività che potrebbero essere particolarmente appetibili per i giovani?
La comunicazione attraverso i media digitali è ormai parte integrante delle strategie di ogni organizzazione: la padronanza del Web 2.0 è un grande vantaggio culturale per i giovani, anche se non verranno mai meno le relazioni con i media tradizionali. Cresce inoltre l’attenzione per la comunicazione interna (magari a supporto dei grandi processi di cambiamento organizzativi). Da non dimenticare il lobbying (relazioni con le istituzioni), area storica della nostre professione ma che negli ultimi anni sta assumendo sempre più rilevanza all’interno delle organizzazioni con un mercato che premia le società specializzate in questo servizio.
Lei fa parte del Comitato Esecutivo di Ferpi, la Federazione delle Relazioni Pubbliche Italiana, che ha individuato come obiettivo strategico per i prossimi anni la formazione in questo settore.
Una leva per avvicinare i giovani all’associazione e al mondo delle Relazioni Pubbliche? È la professione che si dovrebbe avvicinare maggiormente al mondo dei giovani, e non viceversa. Ripensare formati, contenuti e modalità di un’offerta formativa più vicina alle reali esigenze dei giovani (e del mercato) significa dunque proporre contenuti adeguati alle aspirazioni delle persone che si avvicinano alla professione, soprattutto in termini di relazioni. Si deve spostare il focus dal “saper fare” (le tecniche) al “saper essere” manager delle relazioni pubbliche; dal consumo (di formazione) alla costruzione di contenuti e modelli; dall’aula tradizionale all’apprendimento in condizioni out-of-the box.
Tornerebbe a fare questo lavoro?
Assolutamente sì. Mi sono laureato in relazioni pubbliche e sono innamorato di quello che faccio. Non penso – almeno per me – possa esistere lavoro più stimolante di questo perché vive e si nutre nella contemporaneità e nel fitto intreccio tra sistema economico, politico e sociale. Non potrei desiderare di più.

Tratto da CensisGuida

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10 commenti su “Le Rp sono questione di “metodo”

  1. Questo intervento è fantastico.
    Il quadro dipinto da Fabio Ventoruzzo è uno scorcio molto realistico della situazione che vediamo oggi.
    Mi è piaciuto molto come è stata spiegata la difficoltà di integrazione tra professionisti “di spada” e di “toga”. Quest’anno, come non mai, vedo, tuttavia, una fortissima volontà di crescita, sia da parte di Ferpi, che da parte di Uniferpi, che si connette anche a Ferpi Giovani.
    E’ indubbia la necessità di porre la questione giovani come una delle priorità dell’agenda associativa Ferpi.
    E, in parte, concordo anche sul fatto pensare che sia la professione che si dovrebbe avvicinare maggiormente al mondo dei giovani, e non viceversa.
    In parte, appunto, perché ritengo che la professione debba avvicinarsi al giovane qualora egli dimostri impegno e interesse, costanza e volontà. Troppo spesso si assiste al tutto dovuto. Ecco, gli estremi non vanno mai bene.
    Quello che servirebbe e quello che, a mio parere, potrebbe essere un giusto ingrediente per trovare l’equilibrio, è il dialogo.
    Dopotutto, se parliamo di relazioni pubbliche, l’accento va posto sulla relazione.. e una relazione va costruita e mantenuta attraverso il dialogo e quindi l’ascolto.
    Ventoruzzo ci dice che la professione del Relatore Pubblico sta prendendo piede ora e ha avuto i suoi sviluppi negli anni.. Quello che mi sento di dire io, è che c’è ancora tanto lavoro da svolgere.. E’ necessario costruire, rafforzare e far permanere nel tempo una certa reputazione.
    Troppo spesso il relatore pubblico viene sminuito, sottovalutato, mal interpretato. E’ necessario dare una giusta definizione di questo ruolo.
    E’ necessario darne una comunicazione realistica.. un gioco di parole forse, una metacomunicazione. Comunicare la comunicazione.
    Infine, come non condividere l’ultima risposta di Ventoruzzo all’intervista?
    Credo che la maggior parte dei professionisti della comunicazione, delle relazioni pubbliche, o degli aspiranti tali sia innamorato del proprio lavoro.
    Amare ciò che si fa è sempre un punto di forza che, non per forza assicura la buona riuscita di tutte le iniziative, ma almeno garantisce l’impegno a dare il meglio in ogni occasione e in ogni tentativo. Imparando dalle sconfitte e affinando le vittorie. Confrontandosi con gli altri e riflettendo su se stessi.
    Ma mai a caso dunque. Da cosa partire? Dove arrivare?
    “Sicuramente l’approccio, il metodo: fare relazioni pubbliche non è inventarsi ogni giorno una soluzione diversa ma un processo di analisi, di progettazione, realizzazione e valutazione consapevole”.

  2. Credo che l’amico Fabio nella sua intervista abbia fotografato benissimo lo stato attuale della nostra professione. Credo che proprio nell’ultima risposta sia racchiuso un po’ il segreto di qualunque mestiere: la voglia di innamorarsi, di lasciarsi travolgere da ciò che si fa, con la passione e l’audacia di chi vive il proprio lavoro non come un lavoro ma come un’arricchimento quotidiano. Troppo spesso perdiano di vista questo segreto di pulcinella: siamo impegnati a dimostrare agli altri quanto valiamo senza fermarci a capire che ciò che conta siamo noi e quello che riusciamo a donare agli altri attraverso la nostra credibilità. Le relazioni pubbliche sono come un grande oceano, correnti, squali, onde alte, in superficie. Se ci immergiamo troviamo un mondo diverso, fatto di emozioni, di attività in cui bisogna essere creativi, bisogna disegnare un futuro che ancora non c’è, un futuro che può creare nelle aree di business nuove ed in grado di stupire. Per potersi immergere però è importante credere in quello che si fa, non ragionando per compartimenti stagno, non grigliando la nostra vita secondo rigide priorità, lasciando invece che il nostro magma creativo sia fluido e invada noi e chi ci sta accanto. In questo momento storico particolare, c’è l’esigenza di stupire, di far sentire la propria voce avendo qualcosa da dire: le aziende oggi vogliono professionisti che aprano nuove frontiere. Questa è la mission….e tutto questo non è possibile se non ci crediamo, se non ci mostriamo innamorati di quello che facciamo.

  3. Grazie a silvia per aver trovato tempo di leggere e condividere le sue considerazioni. e grazie anche a daniele, il primo consigliere nazionale ad avere una delega ai giovani, segno evidente – oltre ad ogni mia più esplicita affermazione – della reale intenzione di integrare al meglio le sinergie tra ferpi e uniferpi. non abbiamo voluto dedicare attenzioni ed energie solo al mondo degli studenti e dell’università (area peraltro coperta in maniera eccellente da simonetta pattuglia) ma abbiamo voluto considerare per la prima volta in maniera univoca le aspettative dei tanti giovani (studenti, neo laureati/assunti, professionisti jr) che si stanno avviando alla professione.
    ho assistito alla nascita di uniferpi (mi pare di ricordare fosse il 2004) e negli anni mi sono reso conto dell’assoluta necessità di unire le forze. ha ragione silvia quando sottolinea che “la professione debba avvicinarsi al giovane qualora egli dimostri impegno e interesse, costanza e volontà”. il rapporto è simmetrico. uniferpi non deve essere vissuta (dai ragazzi) come ufficio collocamento nè (lato senior) come ufficio facchinaggio e disbrigo pratiche. ma come spazio di riflessione e condivisione di tematiche legate al futuro della professione e dei professionisti per creare assieme il valore associativo del futuro. io, l’amico daniele….ferpi … siamo tutti siamo disposti a mettere sul tavolo iniziative e progetti da fare assieme. il rapporto ferpi-uniferpi (ma non siamo tutti professionisti della comunicazione?) dobbiamo fare del dialogo (silvia dixit) la nostra forza. perchè non cominciare a raccogliere qui, in questo vostro blog, le idee da far partire assieme, i temi da approfondire…
    un comunità non è solo network ma anche conoscenza e approfondimento.
    che ne dite?

  4. Wow!

    che bel movimento e quanti spunti! Ottimo!

    Dei vostri commenti mi colpiscono tre cose. Parto dall’ultimo di Fabio:

    – “siamo disposti a mettere sul tavolo iniziative e progetti da fare assieme”
    molto bene. Sono convinta che se ciò che dici si realizzerà, si inizierà quel percorso di apprendimento del metodo di cui tu parli nell’ articolo.
    E’ fondamentale la sinergia tra Ferpi e Uniferpi per aumentare la legittimazione dell’associazione e per fare in modo che dalla collaborazione nasca il valore associativo del futuro.

    – ” le aziende oggi vogliono professionisti che aprano nuove frontiere” , giusto Daniele. Io credo che però -almeno- i professionisti di Ferpi dovrebbero dire apertamente che cosa cercano, che competenze vogliono da noi giovani e unirsi perché dall’università escano dei giovani quantomeno preparati sul piano formativo. Ferpi dall’altra parte dovrebbe contribuire -parzialmente- al secondo piano , quello pratico e del metodo.

    – “ritengo che la professione debba avvicinarsi al giovane qualora egli dimostri impegno e interesse, costanza e volontà” , Silvia centri il segno.
    Io spesso mi chiedo quando sul sito Ferpi vedo moltissime proposte di stage perché nessuno attinga dal bacino Uniferpi. Forse non ci conoscono abbastanza, forse non ci facciamo conoscere bene, forse non ci vogliono proprio conoscere o forse ci approcciano in modo sbagliato.
    Sta di fatto che la professione e i professionisti stanno a noi tanto quanto noi stiamo alla professione e ai professionisti. Quindi se loro si avvicinano a noi, dobbiamo essere reattivi e rispondere ai loro input.
    Spesso ciò non accade perché siamo troppo presi da noi stessi e dal fatto che “abbiamo tempo” per porgere l’orecchio e ascoltare e vale lo stesso quando noi parliamo loro senza ottenere risposte.

    Quello che spero emerga da questo confronto è la voglia di ASCOLTARSI e di iniziare quel rapporto di collaborazione che stiamo cercando di costruire.

    e voi altri che ci leggete cosa ne pensate?
    Forza, usiamo questo nostro spazio per dire la nostra e iniziare quel processo di ascolto di cui tanto abbiamo sentito parlare.

    • “Spesso ciò non accade perché siamo troppo presi da noi stessi e dal fatto che “abbiamo tempo” per porgere l’orecchio e ascoltare e vale lo stesso quando noi parliamo loro senza ottenere risposte” .. come si direbbe? non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

      Fabio, dici bene, è giusto partire e usufruire di strumenti come questo per raccogliere le nostre idee, i nostri dubbi, trasformarli in discussioni costruttive, in confronti. Sono tutti modi per cercare di ASCOLTARE, capire, crescere, imparare, migliorarsi.
      Sono certa che l’impegno non mancherà.

      C’è una cosa però che mi rende un po’ dubbiosa. Perché non trovare un modo per far vedere queste nostre parole anche agli altri professionisti? E’ un peccato che queste notizie riportate, questi post di blog vengano talvolta pubblicati/duplicati.. Passavo oggi sul sito di Ferpi e leggevo questo bellissimo contributo e mi chiedevo se fosse possibile rendere collegati almeno i post che sono duplicati.

      Rischiamo di “oscurare” moltissimi spunti e commenti che emergono all’interno di questo nostro spazio.
      Come fare in modo che anche i professionisti Ferpi possano incuriosirsi e leggere i nostri contributi?

      Credo che il mettersi in dialogo parta anche da queste piccolezze, dettagli ritenuti magari banali a volte.

      In ogni caso colgo l’occasione per accogliere con entusiasmo le intenzioni di Fabio, unito all’amico Daniele. E’ proprio vero, vi è l’assoluta necessità di unire le forze, dopotutto è l’unione che fa la forza.
      Stop ai cassetti isolati, i sogni dove andavano riposti? nei cassetti.
      Si, ma se i cassetti rimangono chiusi e isolati, i sogni mica decollano. 🙂

  5. Leggo con interesse ed entusiasmo lo scambio di idee che sta emergendo in questo mini-dibattito, sono d’accordo sulla necessità di ”unire le forze”.

    Ancora oggi in Italia la figura del professionista della comunicazione e delle relazioni pubbliche è vista in secondo piano e questo DEVE assolutamente CAMBIARE.
    FERPI deve cercare di dare, a noi giovani soci UniFERPI, la possibilità di crescere, vorrei che iniziaste a capire che da questa parte c’è un gruppo di giovani che vuole dare il proprio contributo e vuole diventare un vostro punto di riferimento.

    Noto un cambio in questi ultimi mesi, sono felice di questo, ed il fatto che FERPI abbia creato una Delega Giovani ne è il segno. Per la prima volta, credo, sta “investendo” su di noi e questo, ovviamente, comporta da parte nostra il massimo impegno. Del resto quello che noi vogliamo fare già lo abbiamo scritto anche sulla nostra brochure di presentazione: “vogliamo vivere la professione attraverso il dialogo e le esperienze dirette con i professionisti FERPI, acquisendo gli strumenti e le competenze necessarie per comprendere il mondo della comunicazione (…)”. Ricordate SEMPRE che voi siete il nostro punto di riferimento.

    Più volte noi, studenti di Comunicazione siamo stati attaccati da più parti perché i nostri sforzi ed i nostri studi sono considerati di secondo livello rispetto ad altri.
    Sono d’accordo con Giovanna quando dice che i professionisti di Ferpi dovrebbero dire apertamente che cosa cercano, che competenze vogliono da noi giovani. Se credete che gli anni che passiamo nelle università siano tempo perso per favore ditelo! Avendo io concluso tutto il ciclo di studi, avendo vissuto l’Università “a tempo pieno” seguendo le lezioni, partecipando a progetti come il Political Game, a convegni ed incontri con aziende, mi sono fatta un’idea abbastanza chiara di ciò che va e non va nell’Università. Queste iniziative sono sempre troppo poche. Però anche qui, noto un nuovo atteggiamento ed in questo, un po’, la riforma con la riduzione delle materie nei curricula ha aiutato sicuramente; infatti, sono stati aboliti tanti di quegli insegnamenti che non erano altro che una ripetizione (ma con testi d’esame differenti) di ciò che si era già studiato.
    Ma la questione principale è: possibile che io nel mio corso di studi universitari non ho MAI sentito parlare di FERPI (se non, forse, da un professore)???

    Mi è capitato spesso di sentire dire, da voi soci FERPI, che le aziende si aspettano da noi delle NUOVE IDEE, che aprano “delle nuove frontiere”. Questo più che una “dritta” mi è sembrato e l’ho vissuto spesso con un po’ di “ansia”; il fatto di dirci, “FATTI VENIRE UNA IDEA” credo che blocchi qualsiasi “slancio” ed entusiasmo. Non trovate?
    Ma quale sarà mai l’idea che mi deve venire in mente per avere la giusta attenzione?
    Mi spiego: pensate davvero che a noi sia chiaro quale sia la direzione di voi professionisti? Quanto vi fate conoscere? Basta che rispondiate a questa domanda per rendervi conto di quanto sia difficile per noi anche soltanto dialogare con voi. Dateci allora la possibilità di questo DIALOGO.

    Ecco, credo che essere socio UniFERPI debba servire anche a questo: capirvi di più e capire soprattutto in che direzione sta andando la comunicazione.
    DATECI UN’OCCASIONE: QUELLA DI PRENDERCI IL FUTURO!

  6. suggerisco a fabio e daniele di insistere perchè il link a questo blog sia messo in home page del sito-madre.

    non so quanti siano i soci uniferpi che leggono e commentano i post del sito-madre. anzi, non so neppure quanti siano i soci uniferpi.

    secondo me è opportuno/necessario non solo che i giovani intervengano/commentino sul sito-madre, ma che postino loro stessi con regolarità, anche (ma non solo) su temi tipo quelli di cui parlate in questo scambio.

    capisco il desiderio di avere un proprio blog come uniferpi, ma non credo di condividerlo molto. Anche le associazioni territoriali ad ogni rinnovo di leadership. poi però non succede quasi mai nulla. un paio di notizie che andrebbero benissimo in home page del sito -madre e poi…. un morto e mortificante silenzio.
    la stessa cosa vale per il cosiddetto social network di ferpi (la sua inutilità fa restare a bocca aperta..dallo sbadiglio).

    queste cose vanno dette, vanno urlate.

    per esempio: basta con i delegati territoriali che si mettono in contatto con i delegati uniferpi solo quando hanno bisogno di far fare telefonate senza coinvolgerle nella definizione e progettazione di iniziative. questo è mortificante prima ancora che per i giovani, per gli stessi delegati senior.

    per esempio: che è successo del progetto mentor? qualcuno ci vuol dire qualcosa in proposito. se è fallito (nulla di male) perchè è fallito? e che cosa si intende fare di altro per aiutare i giovani ad entrare nella professione?

    per esempio: con termini inutilmente anglosassoni è stata lanciata tempo fa una iniziativa per mettere insieme giovani e imprese. Che fine ha fatto?

    insomma, agitate ferpi ok…. ma con idee, con argomenti, con questioni, con rendicontazione puntuale delle vostrte iniziative… anche fra i matusa ci sono alleati!

  7. vedo ora che il mio commento è soggetto a moderazione.
    che senso ha la censura su un blog di giovani che fanno parte della Ferpi che ha un sito che non la richiede nei commenti liberi?

  8. Ciao Toni, apro una piccola parentesi per risponderti in qualità di amministratore del blog. Innanzitutto ci tengo a precisare che non censuriamo nessun post, positivo o negativo che sia. Siamo aperti a qualunque critica, soprattutto se costruttiva.
    La moderazione viene applicata ai commenti per evitare link esterni non correlati con l’argomento della discussione (spam).
    Io cerco sempre di leggere e approvare i commenti nel più breve tempo possibile.
    La decisione di applicare una moderazione a priori è stata presa tempo fa in modo da poter intercettare commenti inappropriati, magari suggerendo a chi li ha scritti di riformulare il proprio pensiero. Grazie per aver riportato alla luce la questione, durante il prossimo consiglio mi confronterò con i colleghi per capire se è i caso di applicare una moderazione a posteriori (eliminando i commenti inappropriati dopo che sono stati pubblicati).
    Detto ciò chiudo la parentesi, sperando che la discussione continui seguendo gli argomenti da cui era partita e senza invece dirottare su come si modera un blog.

  9. Ringrazio Toni per il suo intervento: il contributo di un professionista con la sua esperienza e prestigio e’ senza alcun dubbio un arricchimento per questo nostro spazio di confronto. E, diciamolo pure, ci da’ una bella carica di fiducia.

    Nelle sue parole leggo un’apertura di credito nei confronti di noi giovani che non puo’ non farci piacere: ne abbiamo bisogno, oggi piú che mai. Usiamola con intelligenza per far valere le nostre ragioni e far sentire le nostre richieste, dentro e fuori Ferpi.

    Credo che le osservazioni di Toni, che condivido in buona parte, siano uno stimolo prezioso per tutti noi e possano costituire un importante punto di partenza per individuare un nuovo percorso di Ferpi verso i giovani professionisti e un nuovo ruolo dei giovani professionisti dentro Ferpi.

    C’e poi la questione degli strumenti digitali e dei social network. Per i professionisti delle rp non e’ piú rinviabile una seria riflessione su metodi e obiettivi di questo nuovo canale di comunicazione. E non solo dentro un sito di associazione. Qui è in ballo il futuro della nostra professione e del nostro lavoro.

    Sono certa che temi tanto delicati e decisivi avranno la giusta attenzione all’interno di Ferpi. Così come le domande che Toni ci ha consegnato nel suo post.

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