Rivoluzione è sinonimo di passione!

di Silvia Lucia Sampugnaro, Delegato Territoriale UniFerpi Catania

'Revolución', Luca Magnano©

Qualche settimana fa scambiavo opinioni con un amico siciliano, ‘trapiantato’ a Milano, che frequenta il Corso di Laurea Specialistica in Discipline Econominche e Sociali della Bocconi. Durante la nostra conversazione mi confessa: – “Ho visto il sito della ‘tua’ associazione e mi piace l’utilizzo della parola professione, forse perché mi ricorda la dichiarazione del Caffè Florian”.
Avevo già sentito parlare dei Principi della Goliardia del 1946, ma ho fatto una ricerca più approfondita ed ho scoperto che in quella data a Venezia si fonda l’Ugi (Unione Goliardica Italiana) in un momento storico delicato che vede, proprio dopo la caduta del fascismo, la rinascita in Italia del libero associazionismo.
Posto qui di seguito la citazione completa perché sono certa queste parole meritino una riflessione consapevole e non superficiale. Le trovo ancora attuali e mi sembrano significative perché restituiscono, a mio avviso, in maniera del tutto semplice ed efficace, quell’idea di formazione e crescita culturale cui oggi un giovane studente dovrebbe tendere. Un percorso che inizi dallo studio puntuale, e perché no severo, ma che si colori inevitabilmente di mille sfaccettature. Un viaggio che miri a perseguire obiettivi futuri importanti attraverso la condivisione di idee, la passione per il proprio lavoro, la curiosità verso mondi ‘altri’ , la caparbietà.

«Goliardia è cultura e intelligenza. È amore per la libertà e coscienza della propria responsabilità di fronte alla scuola d’oggi e alla professione di domani. È culto dello spirito che genera un particolare modo di intendere la vita, alla luce di un’assoluta libertà di critica, senza pregiudizi di fronte a uomini o istituti. È infine espressione delle antichissime tradizioni che portarono nel mondo il nome delle nostre libere università di scholari.
Questa storica definizione della Goliardia non la si ripeta supinamente, ma la si attui e la si concretizzi. Da tale definizione viene ribadita e riconfermata l’apoliticità e l’aconfessionalità della Goliardia e, quindi, degli Ordini Goliardici.
Poiché è solo alla luce di questa nostra assoluta libertà di Goliardi che, senza pregiudizi, e nel più assoluto rispetto per la coscienza, della libertà e dell’individualità di ognuno di coloro che entrano a far parte della nostra famiglia, possiamo affermare che Goliardia è, soprattutto, fratellanza, una sacra fratellanza dove i diversi credi politici e religiosi non hanno alcuna possibilità di creare fratture, fazioni, divisioni.
Ogni Goliarda è libero di aderire, politicamente, a questo o a quel movimento; alla Goliardia questo non interessa.
Ogni Goliarda è libero di aderire, spiritualmente, a questa o a quella fede religiosa, ed è anche libero di proclamarsi ateo (purché creda almeno in Bacco Tabacco e Venere): alla Goliardia questo non interessa.
Politica e religione sono due campi estranei alla Goliardia.
La Goliardia dice: “Sei libero. Usa di questa tua irrinunciabile libertà come meglio credi e secondo la tua coscienza di uomo libero”.
La Goliardia possa eternamente durare in barba ai mestatori ed agli arrivisti, ai politicanti ed ai commercianti, ai filistei ed ai missionari di fede affinché coloro che verranno dopo di noi possano sempre definirsi e proclamarsi, con antica e sempre nuova fierezza, “servi unius nostrae libertatis”».
(“Dichiarazione di Goliardia”. Caffè Florian – Venezia, febbraio 1946)

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