L’Italia ha bisogno di “giardinieri”.

Penso che non so se sarò chiara scrivendo queste righe, e penso che forse sto scrivendo per chiarirmi le idee.
Sono qui a casa mia, seduta sulla mia scrivania, davanti al mio pc con ancora il sapore del caffè in bocca.
Ha un retrogusto amaro, perché amari erano i miei pensieri negli istanti in cui lo sorseggiavo.
Prima di bere quel caffè che ancora non mi va giù, come fosse bloccato sulla bocca del mio stomaco e quindi risale con quel sapore acido e che di conseguenza rende il mio umore acido, leggevo diverse opinioni sulla festa per i 150 anni d’Italia.
Sono giovani, come me, che seppur contenti della festa  (che era quasi obbligatorio festeggiare, quantomeno per onorare chi è morto sperando di darci un futuro migliore di quello che avevano loro) disprezzano la situazione italiana.
Non sono una che vuole dire il contrario di quello che l’Italia è, ma ho idea che molti di noi giovani non faranno nulla per cambiare la situazione.

Non parlo della guerra civile.

Ascolto continuamente i discorsi di molti giovani, giovani in gamba che vogliono andar via da questo Paese, perché altrove si sta meglio. Inghilterra, Spagna, Francia, Germania, Usa, California, Brasile, Cina e Australia sono i posti che più spesso sento nominare. Te la raccontano e te la fanno desiderare. Ammetto che qualche volta ci ho pensato, ma il mio obiettivo è andare lì (ma anche altrove) stare un anno e tornare. Perché è importante per la formazione di ognuno di noi conoscere il mondo, le altre vite e altri modi di pensare e vivere. Voglio partire e tornare, magari farlo spesso, ma voglio restare in Italia e coltivare il mio “giardino” e riuscire ad aiutare gli altri a prendersi cura del loro invece di guardare al giardino del vicino.

L’Italia che ci hanno lasciato i nostri genitori è come un giardino abbandonato, si sono talmente occupati di guardare quello degli altri che si sono dimenticati di averne uno loro di cui prendersi cura.

A volte mi sembra che molti di noi giovani è come se volessero trovare il piatto caldo pronto sul tavolo, lo studio avviato dal papà.
E’ ora che la smettiamo di lamentarci e proviamo a far funzionare le cose.

Troppo spesso si parla della questione meridionale come fosse il male principale di questa Italia.
Credo che finché penseremo sia un problema non lo risolveremo mai visto che non è una questione che si risolve né con un logaritmo né con una formula fisica. La questione meridionale non esiste è una scusa per non investire. Il meridione è la sfida più difficile, ma va affrontata e vinta.

Sono gli atteggiamenti a essere sbagliati.

Torniamo al giardino. Se passo il tempo a guardare prima il giardino del mio vicino e poi il mio e ancora una volta quello del mio vicino e li metto a paragone, il giardino del mio vicino sarà più bello. Ma se io prendo una zappa in mano e inizio ad usarla inizierò a prendermene cura. Tolte le erbacce, quelle ritorneranno quindi dovrò stare attento e tenerlo in ordine quotidianamente. Una volta che avrò piantato qualcosa non dovrò aspettare che piova dal cielo per annaffiarle… e curarle. Quando i germogli e poi i fiori e ancora dopo i frutti saranno cresciute dovrò stare attenta, non solo alle erbacce, ma anche ai parassiti e a tutto ciò che può mettere in pericolo il mio giardino. Il lavoro da fare è tanto, forse troppo ma più aspettiamo e peggio è. L’Italia è un insieme di giardini incolti perché molti dei miei colleghi giardinieri sono andati ad occuparsi del giardino degli altri. Dopo un po’ considerano quel giardino il proprio, ma lo sarà solo per i loro figli.

Hanno ragione ad andarsene, qui è tutto più difficile, ci vuole tempo e una zappa che ha un costo… ma c’è qualcosa che non ha un costo? Anche andarsene costa, costa lasciare i propri cari, ma restare evidentemente costa di più. Magari ci si gioca la felicità, ma vuoi mettere  la soddisfazione di rimettere in sesto il mio giardino? Io la mia felicità la sto costruendo… nel mio piccolo giardino, spero di avere compagnia, molta.

 

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3 commenti su “L’Italia ha bisogno di “giardinieri”.

  1. Bell’articolo, condivido su tutta la linea però aggiungo un appunto, dobbiamo si avere voglia di investire nel nostro Paese, ma ci deve anche essere consentito farlo.

    Purtroppo in questo momento questo non ci è permesso, oltre agli atteggiamenti deve cambiare qualcosa in più nel sistema.

  2. Pur volendo è una lotta persa….troppi interessi e lobby che impediscono la spinta all’innovazione e l’affermarsi di veri talenti. Parentopoli é la prassi…

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