Continuano gli attacchi a Scienze della Comunicazione..Stiamo tutti a guardare?

In questi giorni su Facebook gira un link sulle dichiarazioni della Gelmini che dice: a Scienze della Comunicazione si studiano amenità varie”.
Da laureato da un anno in questo corso di laurea, ho sempre fatto notare a professori, studenti ed amici le pecche che secondo me il corso di laurea ha, almeno a Padova dove ho frequentato.
Per me si potrebbe migliorare di molto il tipo di esami che si sostengono, e quello che si studia (io sono uscito senza sapere come si scrive un comunicato stampa e come funzionasse una redazione, solo per fare degli esempi).
Tuttavia per me il dibattito deve essere interno all’università e alle associazioni di categoria che rappresentano la comunicazione (vedi Ferpi, Tp e altre che sicuramente non conosco).
Questi attacchi, gratuiti e populisti, non fanno altro che denigrare il nostro futuro lavoro, facendosi che le aziende non paghino quanto dovuto per il lavoro svolto (già non lo fanno in molti casi) e vengano privilegiati laureati in economia che si occupino di marketing e in parte di ufficio stampa e altro.
Purtroppo almeno a livello mediatico, non vedo nessuna attività di corretta valutazione del nostro corso e del nostro lavoro da parte delle associazioni di categoria e ciò mi dispiace molto perchè continuando cosi vedo un futuro ancora più nero per la comunicazione in Italia.
Voi che ne pensate? Che cosa si potrebbe fare per far capire alla gente che il nostro corso e il nostro lavoro serve eccome??

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18 commenti su “Continuano gli attacchi a Scienze della Comunicazione..Stiamo tutti a guardare?

  1. E’ vero che le facoltà storiche con corsi “tradizionali”
    vengono valutate più utili, ma solo perché vi è tutta
    una storia dietro. Purtroppo la comunicazione qui in
    Italia s’è riscoperta da poco, in pochi la sanno fare e
    non parlo di sicuro dei politici, anzi lasciamo stare..

    Poi cosa c’è di male nello studio della comuncazione? ;]
    Ricordo che L’ Economist, nel numero di dicembre 2010,
    ha affrontato un focus sull’importanza della professione a livello mondiale e sul nuovo ruolo dello studio della comunicazione… altro che inutilità.

    LINK PDF ( Save file to your PC: Download – guarda in basso a destra) http://www.2shared.com/document/T8P7HWni/The_Economist_18thDec2010-1.html se ne parlato pure su ferpi.it se nn erro.

    Purtroppo non esistono albi come per altre professioni, ma tanto alla fine dove non esistono albi.. c’è altro, vedi http://www.blackhat.com ovvero associazionismo di settore e crescita.

    There is strength in numbers! [cit.]

  2. Credo che certe questioni vadano ben oltre l’ideologia politica.
    L’attacco, anzi, gli attacchi che ormai sentiamo sempre più frequentemente sono ingiusti e devono essere in qualche modo bloccati.
    Credo sia una mancanza di rispetto, oltre che una evidente manifestazione di ignoranza, nel senso letterale del termine.
    Prima di affermare l’inutilità di questo corso di Laurea sarebbe necessario parlare con cognizione di causa.
    Che cosa vuol dire comunicare?
    Se sussistono le massime per cui tutto è comunicazione e non è possibile non comunicare, secondo le “accuse” tutto sarebbe inutile.
    La propaganda non è comunicazione?
    Le campagne pubblicitarie forse non sono ideate, progettate, curate, anche da chi studia comunicazione?
    Qualsiasi discorso politico e non, non è comunicazione?
    I messaggi inviati dai ministri attraverso siti internet, youtube, etc, non sono forse strumenti nuovi del comunicare?
    Capiamoci, il mondo viaggia per cassetti chiusi a scompartimenti isolati, o forse è necessario che ci sia una cooperazione, un incontro, una coesione e quindi una figura che metta in relazione tutte le realtà?
    Ho avuto l’occasione di seguire un seminario di un Fisico, professionista e Docente all’Università, i quale si trova quotidianamente a contatto con studenti di ingegneria o informatica, ma anche con economisti e tecnici.
    Il messaggio che ha voluto fortemente trasmettere è proprio quello della carenza di elasticità mentale in queste persone.
    Quello slancio che invece emerge da personalità di noi, poveri inutili scienziati della comunicazione.
    La comunicazione è alla base di tutto.
    Un altro appunto:
    nel 2005 è stato condotto uno studio sugli sbocchi occupazionali dei laureati in scienze della comunicazione (http://www.arjuna.it/materiali_ita/Risultati%20indagine%202005.pdf).
    So per certo che i dati sono stati aggiornati, attraverso un’ulteriore indagine incorporata nella tesi di laurea di una studentessa e presentata proprio lo scorso ottobre.
    Non ho a disposizione il link con i risultati, ma sembravano confermare i precedenti del 2005.
    Ora: chi lo dice che scienze della comunicazione non aiuta a trovare lavoro? Come acutamente qualcuno vuole sostenere.
    E’ ovvio che tutto dipende, come sempre e come per tutte le cose, dalla persona, dalla personalità, dalle competenze e soprattutto dal panorama economico-sociale.
    Basta con gli stereotipi.
    Credo sia finito il tempo per subire, credo sia esaurita anche la pazienza di molti di noi.
    Io farei sentire la nostra voce. Non è giusto continuare così.
    Credo che presidi, rettori e altre personalità, legati o non, al corso di laurea in (Scienze della) Comunicazione dovrebbero mettersi in prima linea per difendere la nostra dignità.
    Questo è un problema di tutti. Non solo nostro.

  3. Le associazioni dovrebbero perseguire questo obiettivo. Purtroppo ci sono dei problemi storici (come dice giustamente illegal mind), politici ed economici.
    Mi sembra di intuire da giancarlo che vorrebbe più pratica e questo è un problema legato al corpo docente.
    Per mia fortuna a Gorizia quasi ogni corso prevedeva delle esercitazioni o delle case history che potevano almeno dare una parvenza di reale. Il tirocinio poi dovrebbe completare l’opera.
    Ora vediamo … per quale motivo siamo denigrati a tal punto?
    Sicuramente la materia attuale (in Italia) fa la sua parte e come al solito lo stato non è riuscito a prendere la disciplina come un’opportunità da dover comunque controllare ma una grande cisterna che butta dentro studenti (= soldi) e spara fuori laureati a beneficio di un aumento di posti di lavoro. Mi sembra che non si sia creato qualcosa che andasse a verificare l’offerta che si andava a realizzare a fronte della domanda che numericamente soddisfa sicuramente le esigenze in termini quantitativi ma che a causa della cultura ancora preoistorica in cui viviamo non è effettivamente tale.
    Ridisegnare quindi i corsi, ristrutturarli, se necessario chiudere i numeri e avere un “paniere” della domanda/offerta, collaborare con le associazioni di categoria per diffondere la cultura, a livello legislativo porre dei paletti in termini di pratica della mansione.
    Scendo dalle nuvole: utopia, chimera chiamatela come volete… almeno per i prossimi 100 anni e per il dopo non è di mia competenza. Viviamo il presente e facciamo del nostro meglio per dimostrare al nostro cliente il nostro valore personale. Sarà lui che riconoscerà il nostro lavoro.

  4. Le “storiche” facoltà fonte di disoccupazione in cui, a detta di molti, si va per cazzeggiare sono da sempre Lettere e Filosofia e Scienze Politiche. Negli ultimi anni si è aggiunta anche Scienze della Comunicazione (e non Comunicazioni, cara Marystar) a mio avviso perchè comprende molte materie inerenti a queste due facoltà “storiche” se non addirittura è un corso strutturato come interfacoltà (come succede a Padova).
    Ormai sono tanti anni che frequento SdC ma lavorando mi sono reso conto come molti dei professionisti che lavorano in Comunicazione in realtà si siano formati da autodidatti, in quanto non esistevano i corsi prima di 15 anni fa, oppure hanno approfondito alcuni argomenti da una precedente formazione in Economia e Marketing. Anche nella mia ultima esperienza in agenzia i due soci, due creativi molto bravi, si sono “inventati” comunicatori e non hanno studiato per diventarlo essendosi fermati, nel loro percorso di formazione istituzionale, alle scuole superiori.

    Tutto questo per dire che nella classe dirigente, ma più in generale nella generazione che ci precede, c’è la convinzione che una formazione specifica nell’ambito della comunicazione (in particolar modo per quel che riguarda le relazioni pubbliche) non sia necessaria per poter svolgere questa tipologia di compiti.
    Noi sappiamo che, però, il contesto economico è cambiato così come lo è il consumatore e che, oggi come oggi, la comunicazione e le relazioni pubbliche hanno assunto un tasso di professionalità ed un’importanza a parer mio strategica. Questo cambiamento ha portato ad un innalzarsi delle “barriere d’entrata” al mercato professionale della comunicazione e quindi è necessario avere un percorso di studi alle spalle che prepari anche a livello teorico un aspirante comunicatore.

    Concordo con Giancarlo quando dice che, all’oggi, molti corsi di SdC in Italia sono slegati al mondo professionale che poi si và ad affrontare (ed è una delle motivazioni dell’allungarsi dei miei tempi di studio: sono rimasto deluso in parte e ho perso entusiasmo) e rimangono molto sul teorico senza affrontare argomenti o strutturando corsi che invece siano professionalizzanti.
    Secondo me da lì bisogna partire, tutti uniti tra le varie associazioni, per proporre una riforma dei corsi in Comunicazione per poi passare a delle iniziative di conoscenza di come, all’oggi, la comunicazione sia importante nella vita di un marchio, di un’azienda, di un prodotto dirette ai nostri imprenditori tramite le loro associazioni.

  5. “… Secondo me da lì bisogna partire, tutti uniti tra le varie associazioni, per proporre una riforma dei corsi in Comunicazione per poi passare a delle iniziative di conoscenza di come, all’oggi, la comunicazione sia importante nella vita di un marchio, di un’azienda, di un prodotto dirette ai nostri imprenditori tramite le loro associazioni.”

    Qualche tempo fa in ADSDC venne coniato il termine “comUNIAMOCI”: non ho dubbio alcuno sul fatto che questa sia ancora oggi la strada da percorrere.

    Ho ripreso l’articolo di Giancarlo Camoirano perchè contiene diversi punti che meritano un serio approfondimento e con piacere registro gli ulteriori contributi forniti nei vari commenti. Parliamone anche nel nostro blog.

    Saluti

    Luigi Pilloni

  6. Sarà la febbre che mi tiene a freno, sarà che troppe sono le parole spese da chi SdC l’ha scelta, l’ha voluta fortemente e ne ha fatto trampolino di lancio per la propria professione. Personalmente vorrei sentire l’opinione di chi governa e dirige i vari corsi di laurea, ma anche dei docenti che non possono non sentirsi presi in causa. Oppure Scienze della Comunicazione è solo il capro espiatorio di qualcos’altro? Provo a spiegarmi portando un esempio. In Italia ci sono 14 facoltà di veterinaria che sfornano un numero di laureati che supera di parecchio la capacità occupazionale del mercato. In Francia le facoltà sono 2 e in Germania 7 (fonte: http://www.ordineveterinari.re.it/facolta.htm) che da conoscenza stanno riducendo a 4. Mi chiedo quindi se l’attacco che ora, e non solo ora, stia subendo SdC non sia in realtà solo la punta di un fenomeno ben più grando fatto di proliferare di corsi e facoltà, sedi staccate che non mantengono alti gli standard di qualità ed efficienza necessari?
    Ora cosa possiamo fare noi? Diamo evidenza del fatto che Scienze della Comunicazione non lascia dietro di sè un branco di inetti che brancola del buio. Io lavoro da 2 mesi prima di laurearmi. Ogni giorno metto in pratica parte del bagaglio acquisito; ricerco in chi mi affianca una conoscenza base che l’Università può dare e pretendo un approccio scientifico verso qualsiasi attività di comunicazione, che sia l’organizzazione di una conferenza, un’azione di marketing di prodotto o RP.

  7. ahahaha Gianca, non ti vedo da un pezzo ma ti sento sempre nominare! ma anche tu…non esporre il fianco alla Gelmini, il titolo dell’articolo scrivilo giusto! eeeh l’ortografia..mi piace!

  8. Mi trovo totalmente d’accordo con questa frase di Illegal Mind:”Purtroppo la comunicazione qui in
    Italia s’è riscoperta da poco, in pochi la sanno fare e
    non parlo di sicuro dei politici, anzi lasciamo stare..”

    La comunicazione è la chiave di volta di questo nuovo millennio, ma in Italia si fatica a comprenderne l’utilità e ad integrarla nella vita quotidiana del Paese. Purtroppo, è proprio chi ci governa a porre il primo ostacolo. Un popolo ben informato, in grado di capire le potenzialità della comunicazione e di usarle non è così facilmente domabile come quello ignorante che vogliono tenere asservito a suon di tagli alla cultura e improbabili riforme del sistema scolastico e universitario.

  9. Seriamente parlando, ormai mi sembra assodato che dietro le dichiarazioni dei politici cìè spesso molto, molto fumo..e spalare abbondantemente sull’università pubblica facendo leva sui luoghi comuni spesso nasconde qualche interesse…diciamo privato, vi consiglio la lettura di questo articolo

    http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/universita-gelmini-cepu-tagli-riforma-663514/

    personalmente non ho nulla contro le università telematiche, mi sorprendono leggermente gli aiutini al Cepu per il semplice fatto che non ha alcun diritto di fregiarsi del titolo di università. E’ come se pretendessi di diplomarmi al liceo classico perchè sono andata dal mio insegnante di ripetizioni.
    Detto questo, vale la pena citare che uno dei docenti del Cepu è Marcello dell’utri, amicone della Gelmini. Ops..

  10. Penso che non ci siano imprese al mondo come quelle italiane che abbiano così tanto bisogno di professionisti della Comunicazione… ma così bisogno che le parole e l’atteggiamento della Gelmini ne sono una prova inconfutabile.

  11. Pingback: SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE. TRE COSE IMPORTANTI + UNA | Sensa Senzo

  12. Personalmente ho iniziato il mio percorso universitario credendo fortemente nell’università..ora ad un passo dalla laurea triennale..l’unica cosa che mi dà fiducia è la consapevolezza di aver scelto il corso giusto per me..affine alle mie capacità e alle mie ambizioni..magari mi aspettavo una vita accademica diversa, ma ministra permettendo non mi sento inutile, anzi mi convinco ogni giorno di più che c’è bisogno di gente che sappia comunicare bene! sarà per deformazione semi professionale, ma ormai sono allenata a riconoscere potenziali errori comunicativi e lasciatemelo dire..tra il nostro lavoro e quello di chi non ha avuto la nostra formazione c’è una notevole differenza!
    volevo segnalare quest’articolo di studenti.it, riguardo una laureata in scienze delle comunicazione che chiede il rimborso allo Stato per gli anni spesi a studiare “inutilmente”.
    http://www.studenti.it/universita/iniziative/laureata-in-scienze-della-comunicazione-scrive-al-ministro-gelmini.php

  13. I dati che abbiamo non sono che un punto di partenza. Se non si comunicano e bene, non servono a niente. Questo è il problema.
    D’altra parte sappiamo bene che la comunicazione non è fatta di soli dati, anzi spesso è necessario toccare tasti meno tangibili.

  14. sono ancora io…
    voglio apportare un piccolo contributo alla discussione tratto dalla vita reale di una studentessa di relazioni pubbliche. La settimana scorsa ho sostenuto un colloquio per uno stage in una piccola – media new media agency del nordest. Il colloquio è avvenuto davanti a un laureato in scienze della comunicazione e una laureata in giornalismo…quindi pensavo che avremmo parlato più o meno la stessa lingua..mi sbagliavo..infatti, loro continuavano a insistere sul fatto che “il mio percorso di studi era volto al sociale” (inteso come portavoce…ci ho messo un po’ a capirlo), avendo studiato relazioni pubbliche e non ero adatta al posto di coprywriter junior che offrivano. Mi ha stupito il fatto che esistano persone che pensino ancora a compartimenti stagni, dove non è possibile avere delle competenze transervali in settori affini.
    Sinceramente mi sarei aspettato un ragionamento tale da un’ “estraneo” al mondo della comunicazione, come già mi è capitato, ma non da chi al suo interno ci ha costruito una carriera..(non erano soci Ferpi appunto)..

  15. Purtroppo nelle agenzie di comunicazione ci lavorano tutti tranne i laureati in scienze della comunicazione. Parliamo di consulenti e dottoroni che non sanno manco cos’è il marketing mix…………….

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