Migliorare la reputazione del PR

Esco fresco fresco da un episodio molto grave in cui la mia reputazione di PR è stata distrutta agli occhi di una platea formata prevalentemente da giovani imprenditori durante un seminario in tema “web marketing”.

Al di là dell’evoluzione di quell’episodio, che mi auguro avrà dei risvolti tempestivi nel ridurre quanto di dannoso è avvenuto, riflettevo su quanta fatica faccia a parlare del mio lavoro, delle mie attività e di quanto sia, a livello percettivo, tremendamente distorto.

Ho appena scritto una mail di sfogo a Fabio Ventoruzzo segnalandogli un postche delinea il lobbista come un “genio del male” e il comunicatore come un “regista degli effetti speciali creativo e al tempo stesso bugiardo”. Accuse pesanti che fanno riflettere.

Anche questo dimostra quanto la nostra professione non sia efficacemente comunicata!

Bisogna agire. Tutti.

UniFERPI cosa può fare per aiutare?

Io ho un’idea: sarebbe utile creare degli eventi presso le altre facoltà al fine di far percepire a laureati futuri (architetti, medici, avvocati, ingegneri…) chi siamo, cosa facciamo, come lo facciamo e perché dovrebbero collaborare per le loro attività.

A mio avviso questo porterebbe dalla radice a migliorare l’immagine del PR e innalzare quindi la reputazione a livello generale nonchè a far conoscerci tra potenziali futuri clienti.

Ve piace? 😀

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3 commenti su “Migliorare la reputazione del PR

  1. Sì, ci piace.
    Almeno a me piace, trovo che sia una ottima idea uscire dalle solite mura dell’auto-citazionismo e farsi conoscere da altri, in altri ambienti.

    La comunicazione è parte integrante di ogni pratica professionale; chi non he ha bisogno scagli la prima pietra 😉
    Una disciplina così trasversale, se ben presentata e ben gestita, credo che possa solo portare beneficio ad entrambe le parti: agli architetti, medici, avvocati, ingegneri ed altri di cui sopra perché possono entrare in contatto con una realtà professionale in grado di affiancarli e consigliarli in alcune pratiche e dinamiche relazionali (verso l’interno delle loro strutture e verso l’esterno) di difficile gestione; a noi perché riusciamo a farci conoscere ed a farci capiri, a far sapere chi siamo, cosa facciamo ed a cosa serve tutto ciò, in modo chiaro, trasparente ed esauriente.

    Insomma, per farla breve: vai fra la gente se vuoi parlare alla gente.

  2. … anche gli hackers non sono ben visti, eppure quelli più capaci sono consulenti esterni/interni delle maggiori multi nazionali. Quando non si conosce qualcosa è fin troppo facile dire che quella cosa non funziona, non serve. Non farò i nomi, però posso dirvi che molte di queste multi nazionali hanno al loro interno dei relatori pubblici.

  3. Sono d’accordo anch’io; è molto difficile essere presi sul serio e, soprattutto, è molto difficile far comprendere alla gente quanto sia in realtà difficile svolgere bene questo tipo di professione.
    La maggior parte delle persone si aspetta che le relazioni pubbliche siano una sorta di scienza esatta, per cui 1+1= 2 in ogni caso, insomma che un certo modo di fare le cose vada bene in ogni caso.
    Si diffondono così tendenze di “faciloneria”: prima di tutto in molti ambienti non si investe il dovuto; in secondo luogo, molti credono che “basta poco, chiunque può farlo”.
    Una serie di eventi mirati potrebbe forse smorzare almeno in parte questa impressione.

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