La crisi è un’opportunità di NON comunicazione

Leggo l’ultimo post di Edelman Italia riguardo una tavola rotonda svoltasi pochi giorni fa a titolo “Quando la crisi diventa una opportunità” e quoto:

[…] Uno dei punti sicuramente rilevanti è stato che tutti gli attori, avvocati in primis, hanno concordato sul ruolo indispensabile della comunicazione in un processo critico come la riorganizzazione aziendale.

D’accordo con Veneziani sul “ruolo indispensabile della comunicazione in un processo critico come la riorganizzazione aziendale” ma in disaccordo sul problema focale della cultura quale ostacolo da superare per poter attuare quanto viene sempre predicato.

Provando sulla mia pelle da dipendente una riorganizzazione aziendale ho potuto osservare in prima linea il comportamento attuato dalla Governance e la comunicazione (pur esistendo un ufficio preposto) fino ad ora non è mai stata prevista.

“c’è un grosso problema di comunicazione!” si sente urlare ogni volta alle riunioni sindacali … la cosa è palpabile dall’addetto reception al team leader. Mi piacerebbe capire se questa attività è prevista solo alcuni dei pubblici o se deve essere estesa a tutti gli elementi del sistema (lo studio nelle prossime settimane mi darà maggior luce).

In “Pretty woman” Edward Lewis come attività acquista aziende in difficoltà per poi smembrarle e rivenderle.
Più e più volte mi sono rivisto come parte di quell’azienda in difficoltà e mi sono sempre domandato (negli ultimi due anni) come si potesse comunicare un’intenzione simile a pubblici, quali per esempio i dipendenti.
Non si può.
Si scatenerebbe il caos!
A mio avviso addirittura non si tratta solo di impossibilità ma di utilizzo sapiente del silenzio.

Da quel che vedo personalmente (anche tra famigliari e amici) la crisi è un’opportunità e una giustificazione per utilizzare il silenzio e non per comunicare (al massimo per usare indisturbati lo strumento della cassa integrazione).

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3 commenti su “La crisi è un’opportunità di NON comunicazione

  1. Ciao Luca. Se mi è permesso esprimere un opinione, non esiste nessuna ragione – ripeto: N-E-S-S-U-N-A – che può giustificare una “non comunicazione”. L’indice reputazionale si misura sul medio-lungo periodo, ed ogni struttura “sopravvive” come parte di un network sociale OLTRE un evento come uno smembramento/ristrutturazione. Non è che lo “smembratore/ristrutturatore” sparisce dal mercato. Ed allora, se ancora avrà a che fare con i suoi stakeholder, quali che siano, deve fare i conti con ciò che si pensa di lui, con il grado di legittimazione ad operare che gli viene riconosciuto, con l’emozione che suscita. Se è vero questo, chiunque deve porsi il problema di comunicare – anche nelle situazioni di crisi – nel miglior modo possibile.
    Luca Poma

  2. …e allora per quale motivo una struttura aziendale che tra le sue funzioni ha presente quella comunicativa non si adotta per Comunicare? non riesco a spiegarmelo e l’unica risposta è la scelta cosciente di “non comunicare”.

  3. Perchè sbaglia, tutto qui. Almeno secondo il mio personale punto di vista. Anche se soluzione di crisi più accentuata richiedono comunicazione. Sempre. Con modalità differenti a seconda delle condizioni ambientali, ma non ho mai potuto verificare circostanze nelle quali questa regola generale non si è rivelata valida 😉
    Luca

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