L’errore di iscriversi in Scienze della Comunicazione

Ho notato un certo fermento in ambiente universitario e internettiano per la dichiarazione fatta da Bruno Vespa nella puntata di Porta a Porta del 19 Gennaio scorso. Non avevo avuto modo di prender visione di quanto accaduto, ma non vi nego la mia faccia sorpresa e l’espressione da punto interrogativo che si è creata sul mio viso non appena ho visto il filmato.

La perplessità non riguarda tanto il contenuto, o meglio, non solo quello. Anche a me, studentessa iscritta da ormai 5 anni a una facoltà di Scienze della Comunicazione, in precisi momenti di difficoltà, di delusione, di crisi, di aperte inadempienze da parte di un sistema universitario imperfetto, capita di chiedermi se la mia scelta universitaria possa essere considerata giusta o sbagliata.

Ciò che mi ha colpito, però, della frase pronunciata dal conduttore è stato il modo, l’assenza di un’argomentazione razionale a supporto della tesi proposta,  la scelta di formulare il pensiero alla fine del programma, in un tentativo che è sembrato più una provocazione fine a se stessa che un sincero consiglio da padre, da esperto del mondo della comunicazione.

“Iscriversi a Scienze della Comunicazione è un tragico errore che paghereste per tutta la vita”.  “Che fortuna!”, mi verrebbe da dire, “ho speso così tanto per nulla?”. Mi soffermo un attimo: è  un giornalista-comunicatore che parla. Sorrido e penso: “non sarà un’insoddisfazione professionale a determinare l’opinione del conduttore, un suo rimpianto”?

Ho cercato su internet risposte ai miei interrogativi. Come ha ben segnalato Paolo proprio in questo blog, Mario Morcellini, Presidente della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma, ha fornito una sua risposta.

Ho però chiesto al Prof. Emanuele Invernizzi, docente di Comunicazione d’Impresa presso l’Università IULM di Milano un suo parere. Quanto riferito dal Prof. Invernizzi mi ha convinto forse più delle altre testimonianze ascoltate, proprio perchè a supporto delle dichiarazioni fornite vi sono state argomentazioni basate su dati reali, provenienti dalle sue ricerche e dalla sua esperienza.

Vi ripropongo di seguito la sua intervista.

Mi piacerebbe capire cosa ha spinto Bruno Vespa a lanciare il masso e rimango in attesa di un aggiornamento anche da parte vostra, perchè il mondo della comunicazione non è sicuramente un mondo perfetto, ma per noi amanti dell’arte, del mestiere e della professione di comunicatore è un mondo da vivere nel bene e nel male con il massimo impegno, rispetto e con la volontà di migliorarlo.

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di Grazia Murtarelli Inviato su altro

208 commenti su “L’errore di iscriversi in Scienze della Comunicazione

    • Ciao,
      sono laureata in scienze della comunicazione e ho trovato lavoro dopo 1 anno dalla laurea. Sono stata assunta a tempo indeterminato e guadagno 1.300,00€ al mese. Mi occupo di risorse umane in quanto la richiesta in questo settore è più ampia rispetto al ramo comunicazione. Tuttavia, mi sono dovuta trasferire al nord per trovare lavoro e non è facile ambientarsi essendo siciliana.
      Ritengo che il problema fondamentale dell’università è che ti forma dal punto di vista teorico e non pratico. Diversamente il mondo del lavoro pretende che tu abbia esperienza. Come di fa?

      • ciao,sono una ragazza che l’anno prossimo si vorrà iscrivere a scienze della comunicazione ma ho saputo che esiste anche studi umanistici della comunicazione,qual’è la differenza?

      • Laureata in scienze della comunicazione e scrivi, cito, “Ritengo che il problema fondamentale dell’università è che…”. Devo dire che la tua testimonianza porta acqua al mulino degli scettici della facoltà.

    • Le aziende leder per poter fare profitto devono puntare su laureati in economia e laureati in comunicazione e marketing se non vogliono essere ritenute mediocri. La comunicazione pubblicitaria è l’anima del commercio.
      Sono laureato in scienze della comunicazione è mi occupo di pubblicità da vari anni lavorando con aziende leder in vari campi produttivi. Anche in tempo di crisi faccio sempre colloqui ed il lavoro non manca. Guardo i miei amici laureati in Giurisprudenza, scienze politiche, psicologia, scienze della formazione, scienze turistiche o spettacolo e lettere sono tutti disoccupati.
      Molti confondono la laurea in lettere con quella in scienze delle comunicazioni… A Roma vi sono più laureati in giurisprudenza che in tutta la Francia..
      Le persone non capiscono cosa vuol dire lavorare nel campo delle scienze delle comunicazioni pubblicitarie e marketing perché l’uomo da sempre ha paura di tutto quello che non conosce…

      Secondo il consorzio interuniversitario Almalaurea, nel 2010 i laureati triennali in Scienze della comunicazione, a un anno dalla laurea, non lavoravano meno degli altri, anzi: il 46,5% di loro lavorava, a fronte del 46% dei laureati triennali di tutti i tipi di corsi, e di un 41,8% di laureati triennali usciti dalle facoltà di Lettere e filosofia, a cui in molti atenei appartiene Scienze della comunicazione. Il che vuol dire che nel 2010, in piena crisi economica, i neolaureati in comunicazione lavoravano un po’ più degli altri (uno 0,5% in più) e ben più dei loro colleghi umanisti (4,2 punti percentuali in più).
      Cordiali saluti

      • In giro vedo molta ignoranza,.. conosco pubblicitari laureati in scienze delle comunicazioni a Milano che hanno ville e girano in Jaguar… Uno dei più ricchi politici italiani ha iniziato la carriera con la pubblicità…

      • Parli proprio come una pubblicità. Ti parli addosso e ne godi: Laureato, produttivo; sono bello e sono figo. Oh, yeah: comprami, scartami, applicami: brivido, svenditi solo fra i passeri. Imponi la tua visione meglio di qualsiasi réclame. Farai strada, gran figone dal culo e dal cervello aerodinamici, fluttuante e liquido al par d’uno sputacchio.

    • A cosa serve laurearsi in ingegneria edile?

      Il comparto delle costruzioni è entrato in una fase discendente, acuita dalle dinamiche economiche globali e nazionali non favorevoli da cui fatica ad uscire. I dati elaborati nelle settimane scorse da Ance – l’associazione dei costruttori edili aderente a Confindustria – confermano in modo inequivocabile come il settore sia stato colpito, negli ultimi anni, dalla più grave crisi dal dopoguerra: dal 2008 gli investimenti, pari a 152 miliardi nel 2010, sono calati addirittura del 21,1 per cento. La produzione di nuove abitazioni, nello stesso periodo, è crollata del 36,6% con la previsione, per il 2012, di una ulteriore riduzione del 3,8%, mentre hanno mostrato una tenuta le riqualificazione del patrimonio abitativo (+ 3,8%), grazie in particolare alle agevolazioni fiscali.

      A cosa serve laurearsi in giurisprudenza?

      A Roma vi sono più laureati in giurisprudenza che nell’intera Francia ed in Italia si registrano
      300 mila unità rispetto ai 120 mila unità della media europea. Roma Triplo sbarramento per diventare avvocati, magistrati e notai. È quello che l’Oua, l’Organizzazione Unitaria Avvocati (il “sindacato” di castegoria) sta per presentare ai ministri della Giustizia, Paola Severino, e a quello della Pubblica Istruzione, Francesco Profumo. «E il progetto – dice il presidente dell’Oua, Maurizio De Tilla – registra già un consenso di massima del ministro Severino.

      • In America i politici sono tutti aiutati da esperti in comunicazioni …. le grandi aziende hanno economisti ed esperti di comunicazione marketing se vogliono vendere e accrescere i fatturati… ora capisco perché l’Italia è in crisi e non produce… l’italiano medio ragiona come a suo nonno persino per le lauree!! un italiano su tre non usa internet figuriamoci se nell’era della comunicazione potrebbe rimanere al passo con Cina ed America…

        In America i laureati in comunicazione hanno un albo con i pubblicitari e fatturano più di avvocati e commercialisti…

        L’Italia è troppo indietro nell’era della comunicazione!

    • roma. laureato (specialistica) da un anno e mezzo e disoccupato da un anno e mezzo. non conta il voto di laurea, non conta la passione, siamo in tanti, è difficile emergere. non voglio semplificare dicendo che serve la raccomandazione ma una buona dose di conoscenze questo sì. in bocca al lupo a tutti noi.

    • La laurea in scienze della comunicazione era una buona laurea fino a quando gente come Vespa e Giletti hanno pensato di parlarne male. Tutti quelli che parlano male della nostra laurea dovrebbero essere querelati e trascinati in tribunale in quanto creano un danno ai laureati di scienze della comunicazione. Molti oggi non assumono perché ormai forviati da queste dicerie e credenze popolari di denigrazione. Nelle TV, radio, pubblicità è piena di gente con la scuola superiore che non ha voglia di studiare ed i laureati in scienze della comunicazione per loro rappresentano una minaccia. Per non parlare dei laureati in giurisprudenza o economia che ricoprono posti di lavoro che dovrebbero essere svolti dai laureati in scienze della comunicazione. Propongo di muovere Class Action contro tutti coloro che parlano male della laurea in scienze della comunicazione perché procurano un danno ai comunicatori che poi non vengono assunti dalle aziende.
      DENUNCIARE, DENUNCIARE, SOPRATUTTO IL SERVIZIO PUBBLICO

    • Cari ragazze e sopratutto ragazze mica dopo aver preso la laurea in scienze della comunicazione tutto è dovuto. Sapete usare il computer? sapete fare grafica pubblicitaria cartacea e per il web? conoscete il digital marketing? conoscete il lavoro di redazione? I laureati in scienze della comunicazione e marketing sono le figure più ricercate nel mondo del lavoro sopratutto dalle grandi aziende (aziende 4.0) al passo con i tempi. I Communication Manager e marketing sono il futuro delle grandi aziende che vogliono promuovere il brand sul web, fiere, sul territorio nazionale ed estero.

    • L’italia è uno dei paesi più arretrati ed ignoranti in Europa, anni luce indietro nel digitale e nella banda larga, popolo pecora schiavo solo della TV, cosa vi aspettavate che gli italiani capissero la laurea in scienze della comunicazione? gli italiani sono dei poveretti attaccati alla tradizione che li porterà alla povertà economica… I nostri cari politici ed i servi di partito temono la comunicazione libera e sviluppata…

  1. Non avevo avuto modo di seguire la puntata di Vespa. E’ la seconda volta che porta avanti la sua “battaglia” contro scienze della comunicazione. Ottima idea quella di Grazia di fare un’intervista al prof. Invernizzi e ottime le risposte del prof. (come sempre). La mia solidarietà ad Osvaldo che è arrivato per primo sul pezzo. Alessandro.

  2. Frasi fatte, pregiudizi, riflessioni superficiali.
    Io sono laureato in Comunicazione, assolutamente felice della mia scelta, perchè non solo non ho trovato particolari problemi di lavoro ma ho anche ricevuto dal mio corso di laurea strumenti eccezionali che mi permettono di spaziare – a livello di conoscenze, competenze, interessi, percorsi professionali – dal mondo privato a quello pubblico, dalla politica al sociale, dal giornalismo al web (web 2.0 incluso).
    Naturalmente esiste un problema di offerta formativa (alcuni corsi in in comunicazione sono pietosi) e di disparità nelle occasioni di lavoro: le migliori opportunità si concentrano al Nord e sicuramente a Caltanisetta ci sono meno sbocchi che a Milano…ma questo é un problema che riguarda solo i comunicatori?

  3. penso che una tale opinione dei vari corsi di Scienze della Comunicazione sia abbastanza diffusa tra quelle persone che nella comunicazione, in un modo o nell’altro, ci lavorano già…parlo soprattutto di quella generazione che sta oggi raggiungendo i 60 anni e che si vede spintonare da una marea di possibili “ladri di lavoro” più giovani e pronti a percepire stipendi da fame pur di iniziare…
    Ci sarebbe anche da dire che tra le fila di studenti di comunicazione c’è una grossa presenza di pecore, di “braccia rubate all’agricoltura”, con tutto il rispetto per gli agricoltori…

  4. Io credo che , purtroppo, a parte quelche virtuoso esempio, spesso queste facoltà sono in mano a professori che non sanno niente del mestiere di comunicatore. CI si ritrova a studiare tantissime materie inutili ed invece sono pochissime le materie di indirizzo. Tutto questo si accompagna ad una mancanza di aderenza con quelle che sono le pratiche vere e proprie. IL risultato? Tanta teoria inutile e pochissima consapevolezza di quello che è veramente il mestiere. Risultato? Disoccupati.

    IO sono una di quelle.

    • Fai un master di specializzazione o corsi in base al lavoro in comunicazione che vuoi fare… la laurea è un trampolino di partenza mica l’arrivo… I professori universitari non ti possono insegnare il mestiere, spero sono stato utile e chiaro.. Poi oggi con la crisi economica che vi è qualsiasi laurea è superflua se non hai l’esperienza e l’intuito.

      I cantieri edili sono fermi per gli ingegneri..
      i tirocinanti di giurisprudenza ed economia sono gente sfruttata…

      Nella vita l’importante è cercare di fare il mestiere che più piace con passione, esperienza e poi verranno i soldi.

  5. credo che una volta finito l’unico pensiero del neo laureato deve essere: “bene e ora mi rimbocco le maniche cerco un lavoro, verifico se le mie idee sono chiare, devo essere UMILE, so che posso dare ma devo imparare ancora tanto quindi prevedo un pò di gavetta e pian piano arriverò in cima, farò qualche sbaglio da cui posso imparare ma avrò anche successo, non posso giocarmi la fiducia che mi viene data dal mio capo… sempre se ne trovo uno ma anche loro anche i propri tempi non esisto solo io quindi partiamo per un nuovo viaggio!!!”

    Se non intende fare carriera e vi interessano solo i soldi a fine mese allora consiglio di accettare il primo posto offertovi e di lasciare stare il discorso che ho fatto spra :D:D:D… sono scelte individuali!!!..

    Se tra i lettori c’è qualcuno al primo al secondo anno consiglio di provare lavori di hostess e promoter (anche se forse sono lontani da quello del PRma meglio questi che il PR di discoteca) forse saranno lontani ma potete cominciare anche se la paga è poca ad applicare la vostra umiltà e qualche vostra abilità da comunicatore..la filosofia però non deve essere quella del lo faccio tanto per fare giusto per avere il 50tino in più, ma è una possibilità si di racimolare qualcosa ma anche per comuniciare a vedere un pò i divrsi aspetti del settore della comunicazione …..

  6. Sono laureata in scienze della comunicazione e non trovo lavoro da ben 6 anni, io vivo in campania e vi posso assicurare che qui questo tipo di laurea non serve a niente!!!!

    • Al sud dovrebbero proprio essere aboliti i cdl in Sdc perché è inutile sfornare laureti non richiesti dal mercato, al sud c’è un tenue tessuto di piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, e a dirigerle c’è gente con livelli culturali approssimativamente medi che non sa un briciolo di comunicazione, dando per scontato che non serva a niente assumere un esperto di comunicazione (che non è la stessa cosa di un laureato in marketing, qualcuno sopra faceva confusione). Il consiglio che do sempre a chi vuole intraprendere questo percorso è di scegliere altro se non vuole lasciare il sud.

      • Nelle facoltà italiane vi sono i corsi di laurea in scienze della Comunicazione per il marketing, la pubblicità e l’informazione statistica, centrato sull’asse delle competenze semiotico-linguistiche e comunicativo-pubblicitarie, è mirato alla formazione di laureati in grado di muoversi nel mercato delle agenzie pubblicitarie e delle analisi di mercato supportate da competenze statistiche, informatiche e retorico argomentative specifiche (grafica, grafica pubblicitaria, teorie dell’argomentazione, psicologia della persuasione, etc.).
        Non è vero che al sud non vi sono le media aziende che fanno comunicazione l’importante è sapersi muovere e non aspettare la manna dal cielo. Pure un laureato in Giurisprudenza se non si dà una mossa resta a casa disoccupato o viene sfruttato negli studi legali con paghe da 100 euro al mese con la scusa del tirocinio…
        Siamo sicuri che non ti manchi la passione per questo campo? La laurea deve essere considerato come un trampolino di lancio e non l’arrivo per qualsiasi mestiere.. sai fare siti? sai fare montaggio video? sai impaginare una rivista? la laurea da sola non basta perché la vita va al di fuori dei compitini scolastici.
        La pubblicità è l’anima del commercio, come fanno i clienti a sapere che esisti? Gli americani hanno vinto la guerra fredda tramite le armi della comunicazione cinematografica e la pubblicità della Coca cola che pubblicizzava uno stile di vita politico liberale.

  7. Ecco cosa risponde il prof. Michele Cortelazzo, vicepreside della Facoltà di Lettere e Filosofia-Scienze della comunicazione dell’Università di Padova, al ministro Mariastella Gelmini e a ministro Maurizio Sacconi.

    “Gentile Ministro Sacconi,

    dalla newsletter “Comunicatori e comunicazione. Settimanale della comunicazione pubblica” apprendo che nel febbraio 2009 Lei si sarebbe accodato allo stereotipo dell’inutilità della laurea in Scienze della comunicazione: “I corsi di laurea in Scienze della comunicazione sono assolutamente inutili in termini di sbocchi professionali”.
    Non so su quali dati Lei si basi per questa affermazione. I dati che emergono dalle ricerche sugli sbocchi occupazionali dei laureati in Scienze della comunicazione dell’Università di Padova dicono esattamente l’opposto da quanto Lei ha affermato. Le suggerisco di leggere Arjuna Tuzzi, Le cento professioni della comunicazione, Carocci, Roma, 2006 (i cui dati sono stati confermati da ricerche successive) e di partire da quei risultati prima di fare affermazioni legate, temo, più a stereotipi che all’elaborazione di dati fattuali. A meno che Padova non sia un’isolata colonia felice di comunicatori con posto di lavoro.
    Cordialmente
    Michele Cortelazzo

    ——————————-

    Gentile Ministra Gelmini,
    dalla newsletter “Comunicatori e comunicazione. Settimanale della comunicazione pubblica” apprendo che qualche giorno fa Lei si sarebbe accodata allo stereotipo dell’inutilità della laurea in Scienze della comunicazione: “Qualche volta è meglio un tecnico di qualità rispetto ad un laureato in Scienze della comunicazione”.
    Non so su quali dati Lei si basi per questa affermazione. I dati che emergono dalle ricerche sugli sbocchi occupazionali dei laureati in Scienze della comunicazione dell’Università di Padova dicono esattamente l’opposto da quanto Lei ha affermato. Le suggerisco di leggere Arjuna Tuzzi, Le cento professioni della comunicazione, Carocci, Roma, 2006 (i cui dati sono stati confermati da ricerche successive) e di partire da quei risultati prima di fare affermazioni legate, temo, più a stereotipi che all’elaborazione di dati fattuali. A meno che Padova non sia un’isolata colonia felice di comunicatori con posto di lavoro.
    Cordialmente
    Michele Cortelazzo

    P.S.: MI scusi se scrivo al Suo indirizzo mail da deputata e non a quello da ministra, ma i siti del Suo Ministero sono totalmente opachi per quel che riguarda l’indicazioni di contatti mail (a differenza di quello che accade per la quasi totalità dei Suoi colleghi Ministri)

  8. Grande. Io mi iscriverò presto a questa facoltà e penso che una laurea specialistica dopo quella triennale sia un punto di partenza per un elenco di lavori meravigliosi. Che sia difficile trovare lavoro è ovvio finchè guardiamo entro in confini della nazione, ma i dubbi mi sorgono in generale. Suggerimenti?

  9. Bhàù. Scusate l’esclamazione, dettata da delusione.
    Premetto, sono un laureato in scienze della comunicazione. Bene, ho trattatato tanti esami di filosofia, ma la mia laurea non è filosofia (sarebbe stato meglio, molto meglio prendere filosofia).
    Sono laureato da circa un anno e devo dire che il riscontro nella realtà della mia laurea è davvero BASSO. Non parlo per ignoranza, ma parlo per presa forte di realtà. Anch’io ero un idealista che credeva nelle scienze della comunicazione, ma col senno di poi devo dire che era un appannaggio.
    Con scienze della comunicazione non sei nè carne e nè pesce. Non sei un professionista. Sei semplicemente una persona che ha dovuto sostenere tanti esami e che ha un riconosciemento.
    Giornalista? Bhè, non bisogna avere una laurea, basta avere anche la terza media, pubblicare per due anni in un giornale PAGARE e fare l’iscrizione ad un albo.
    Marketing? Sapete di cosa tratta l’analisi settoriale. Si tratta di stabilire l’equilibrio di mercato dato dalla funzione tra quantità domandata e quantità offerta, tenendo conto di tutto le variabili ECONOMICHE implicate. A mio parare, da persona obiettiva, direi che bisognerebbe di più un titolo in economia e commercio se vuoi trattare il marketing.
    Copyright????? MI spiegate se non avete una minima conoscenza del diritto privato, del diritto costituzionale e amministrativo come poter trattare da PROFESSIONISTI il caso? Imagine aziendale, creazione e gestione di siti internet? Non sarebbe meglio un ingegnere informatico che ha fatto un corso di semiotica(e oltretutto, che nessuno ha ancora scoperto come plagiare le menti)
    Scienze delle merendine? Bhè no. Forse meglio, scienze delle utopie. Riguardo l’esistenza di questo corso di laurea se qualcuno mi chiede la mia risposta è: Secondo me, dato che vi è un certo scetticismo a prendere le facoltà umanistiche, allora escogitiamo un modo per non perdere una parte di introito monetario= SdC. Una facoltà attraente, con un suo fascino, ma con poco (o meglio, nessun) riscontro pratico.
    E visto che siamo in tema. Io sono iscritto a giurisprudenza ora. ADESSO SO COSA POSSO FARE e che quello che farò lo potrò affrrontare da professionista.
    Per il resto, chiudete gli occhi. I professionisti sono tali in quanto hanno competenza affermata della materia. Qualcuni mi potrà dire che vale più l’inventiva che la teoria. Vero, verissimo anzi. Ma mi spiegate come sia possibile che che l’inventiva nasce sempree da una conoscenza della materia? Se volete affrontare il marketing, mi spiegate come potete affrontarlo nel modo migliore se non sapete che relazione esiste tra la funzione quantitiva della moneta il pil, l’inflazione. Un comunicatore dovrebbe sapere che l’ideazione di un prodotto dipende dall’esigenze del mercato, e che è inutile ideare un prodotto di 900 euro quando non vi è potere d’acquisto. In altre parole, un comunicatore dovrebbe essere un economista, un giurista. Dovrebbe saper affrontare i vari problemi pratici della vita, astraendo e ottimizzando le sue creazioni. Ma questo a me sembra che lo stanno facendo già di corsi di laurea in economia, giurisprudenza. Perchè diventare un comunicatore (figura astratta, vero?) se si deve essere prima un giurista o un economista? Nei vari corsi di laurea in ec. e giur. si stanno inserendo queste materie poco alla volta. E voi volete dirmi che “serve” di più un laureto in sdc, ma per favore. Lasciamo che i filosofi facciano filosofia, ma non pretendiamo con presunzione aurea che un comunicatore possa sostituire un economista o un giurista.
    A volte serve di più un tecnico specializzato…. Mi spiegate come potete gestire una piattaforma web se non avete conoscenza di “c++, java, etc…?”Si, serve il comunicatore: ma un comunicatore che deve essere affiancato da un ingegnere inf. E se avete studiato economia sapete che per massimizzare il profitto un azienda tende ad assumere una figura di cui non può fare a meno: UN INGEGNERE CREATIVO. Dinuovo, il comunicatore è un accessorio non essenziale. Qualcuno potrebbe dirmi che non è così. Bene, rispondo: al posto di un azienda tu cosa faresti?
    Risorse umane? E’ semplicemente una figura presente nelle grandi aziende che tendono a ricevere ed avere una necissità di assumere persone in grande numero. Mi spiegate se non avete nozioni di diritto come presentare un qualcosa. Ma dinuovo si tratta di studiare la comunicazione in vista di qualcos’altro. Detto meglio, non è professionalizzante.
    A conclusione, sapete vero che il primo modello della comunicazione è stato ideato da due ingegneri: shannon e weaver? Chissà perchè. Se avete studiato comunicazione sapete anche che la creatività (mi riferisco a Chomsky) è dato da uso infiniti di mezzi finiti. Ma se abbiamo fatto solo astrazione nello studio dei mezzi, in che modo sapere come applicare i mezzi? In ambito specifico, solitamente si devono conoscere i mezzi. Così come un avvocato conosce il diritto per poterne fare uso infinito.
    Beata l’autrice dell’articolo che è felice della sua scelta. E spero anche che altri laureati in SdC ora siano delle figure professionali forti (di cui non si possa fare a meno). L’utilità è misurata anche da questo.

    • Da Economista concordo pienamente e vorrei approfondire un altro settore quello della gestione delle risorse umane di cui molti con lauree umanistiche vedono proprio.

      Per quanto si voglia dire, anche questo è un settore puro dell’Economia. Cito solo alcuni esami inerenti:

      Organizzazione Aziendale
      Economia e politica sociale
      Economia e politica del lavoro
      Demografia aziendale
      Diritto del Lavoro
      Diritto della Sicurezza sociale
      Management della comunicazione
      Economia e gesione delle risorse umane
      Bilancio sociale

      ecc. ecc.

      Il termine “Gestione” e “Risorse” non sono termini messi li a caso, hanno una valenza economica impressionante.
      In ambito aziendale la gestione del personale al di fuori della prospettiva economica è qualcosa di aberrante.

      Non scambiate un’impresa come un comune centro sociale!

      Con tutto rispetto ma una bella laurea in Lettere Classiche “lavoro assicurato” o in Filosofia “elevata flessibilità mentale”? Nessuno?
      Tutti che scappano da queste due nobili facoltà.

      • Ciao sono Cristiano,
        premetto che ho 30 anni, sono laureato in SDC e ho fatto un master in Marketing.

        Credo che la differenza la facciano passione, competenze personali e un pò di fortuna.

        Ci sono ragazzi laureati in SDC che credono in quello che hanno fatto e ce la mettono tutta per dare un reale contributo sociale, mentre ci sono laureati in Ingegneria che non riescono neanche a trovare la strada per tornare a casa la sera per quanto sono poco svegli; in quanto non hanno nè competenze nè una storia di vita vissuta di successo.

        Sono contro le generalizzazioni. Chiaro è che una laurea forte scientifica in Italia da più possibilità, però, veramente, è assurdo vedere la vita con questa rigidità: bianco o nero!

        Io mi sono spostato a Milano e mi sposterei anche fuoi dall’Italia. Ho stretto i denti e superato difficoltà, anche il pregiudizio della laurea in SDC.

        Oggi, che ho ancora solo 30 anni, mi sono già preso molte soddisfazioni economiche e non: lavoro per una multinazionale che mi paga molto bene e ho una posizione di responsabilità e rilievo.

        Vi assicuro che la differenza la fate voi, la vostra tenacia e la vostra fame di dimostrarvi validi.

        Puntate sulle vostre competenze personali e credete in quello che fate!

    • Spero che non ti ridurrai al fare il praticantato di a avvocato per due anni con 50 euro al mese…

      A Roma vi sono più laureati in giurisprudenza che nell’intera Francia ed in Italia si registrano 300 mila unità rispetto ai 120 mila unità della media europea. Roma Triplo sbarramento per diventare avvocati, magistrati e notai. È quello che l’Oua, l’Organizzazione Unitaria Avvocati (il “sindacato” di castegoria) sta per presentare ai ministri della Giustizia, Paola Severino, e a quello della Pubblica Istruzione, Francesco Profumo. «E il progetto – dice il presidente dell’Oua, Maurizio De Tilla – registra già un consenso di massima del ministro Severino.

      Ogni laurea è importante per chi sa sfruttarla

  10. Caro Zeno,
    non so se ti riferivi a me…comunque per quanto mi riguarda il mio corso si chiama Comunicazione e Marketing e tratta di temi come filosofia, semiotica, php, java, CSS, HTML, pil, euro, dollaro, economia aziendale, economia delle imprese commerciali, budget vari, progettazione costi, analisi statistiche,organizzazione aziendale, marketing strategico compreso di matrici, ciclo di vita di marca, prodottto e quant’altro, strategie relazionali tra produttore e consumatore sia a livello di marketing che di psicologia, strategie di sviluppo all’interno del proprio paese e a livello internazionale, marketing operativo..oltre che farlo…. Scienze della comunicazione nel mio ateneo è tutt’altra roba ossia un corso molto ma molto più filosofico e di economia non c’è l’ombra se non negli esami a scelta, per coloro che fanno SCO… Insomma tratta della nuova prospettiva del marketing chiamato relazionale (le altre facoltà trattano quello tradizionale ossia transazionale).

    Sostanzialmente la facoltà è una unica per entrambi i corsi di cui ho parlato sopra e che sono diversi fra loro, tra l’altro il mio è gestito e intendo anche insegnato da professori di facoltà psico-sociali ed economiche..insomma non mi sembra proprio sto schifo che hai descritto tu!
    Prima di offendere gli altri sempre meglio pensarci due volte, le cose si possono dire anche in altri modi sopratutto se nel tuo caso non hai avuto molta fortuna con una prima laurea…bisogna guardarsi intorno per capire ed essere sempre aggiornati come fanno i bravi comunicatori.

    Spesso ho a che fare con alcuni amici di economia, cavolo devo sempre corregere il loro modo di comunicare perchè per una cosa o per l’altra non si capisce mai quello che dicono, si incasinano la vita.. peccato che al mondo non esistono solo economisti e peccato anche che non decidi tu con chi parlare e con chi no alla mattina quando ti alzi: magari fosse così!!!sai quanti rompi scatole in meno avremmo di fronte!!!?? heheheh battute a parte, non mi sembra così corretto quello che hai riportato sopra.

    Buona serata

  11. p.s. : aggiungo anche che le lauree triennali sono una sorta di infarinatura le specialistiche sono maggiormente mirate, questo per il modello di studi che abbiamo a differenza dei corsi tradizionali come medicina che sono rimaste al vechio ordinamento!.

    • Chi ti ha detto che Medicina è rimasta col vecchio ordinamento? Il nuovo ordinamento prevede anche corsi di laurea magistrale (già specialistica) a ciclo unico. Hanno tutte le altre caratteristiche del nuovo ordinamnto. L’unico corso di laurea non riformato era Scienze della formazione primaria, 4 anni, sino all’anno scorso: ora c’è la laurea magistrale a ciclo unico anche in questa materia, classe LM-85bis.

  12. Esclamo nuovamente.
    Pausa. Premetto che non mi riferivo a nessuno in particolare, se non come stato di coscienze inerente alle loro scelte.
    Ti prego contraddicimi, ma mostrandomi dove sta il non senso nel mio ragionamento. Non dirmi che ho offeso nessuno, questa codificazione sta nell’animo di chi la interpreta.

    Cara Elena, mi sorprende come la tua sensibilità si sia sentita minata.
    Hai ragione nel sostenere che dei filosofi SE NE NECESSITA. Sono pienamente d’accordo. Io parlavo di cose diverse. E mi sorprende come tu, da comunicatore come ti definisci, non abbia saputo interpretare le parole per quelle che erano.

    Bene, ripeto (bisogna sottolineare a SCANSO DI NUOVI POST IN CUI QUALCUNO SI SENTA TOCCATO NELLA SUA SENSIBILITA’) che non è mia intenzione offendere nessuno.

    Non riferendomi a nessun corso di laurea di qualunque università italiana.

    Mi hai scritto che ti occupi di comunicazione e marketing e nel far questo studi economia in modo mirato. Ma allora perchè non prendere economia? E’ una domanda circolare se ci pensi bene. Mi potrai rispondere: Forse perchè, come hai scritto, “Spesso ho a che fare con alcuni amici di economia, cavolo devo sempre corregere il loro modo di comunicare perchè per una cosa o per l’altra non si capisce mai quello che dicono, si incasinano la vita..”.
    Permettimi.
    Hai letto quanto ho scritto sopra a proposito di “ingegneri creativi”. La comunicazione non è qualcosa che s’imparara studiando, ma si acquisisce facendola. Puoi contraddirmi? Se nel caso dicessi di si, ti darò ragione solo nel caso degli script. Altrimenti mostrami i processi di comunicazione che hai imparato e che ne sono attinenti. Quelli che conosco non sono altro che descrizioni UNIVERSALI, il come dovrebbe essere, ma non il come si presenta nella realtà (la comunicazione, s’intende).
    Forse è perchè mi sto guardando intorno, riesco a capire questo. E ti assicuro che un commercialista con un pò di esperienza non sa che farsene di un comunicatore. Sicuramente due economisti si capiranno meglio che un economista e un filosofo. Per facilitare il processo comunicativo che dovrebbe essere tra un’azienda e il pubblico si ricorre all’ausilio del comunicatore. Un pò come il passaparola, azienda/mittente rivolge un messaggio a delle persone affinche questo messaggio (credo, si possa definire funzione fatica) sia recepito correttamente.
    Così se devo convincerti a comprare il mio prodotto devo avere una figura che lo faccia: il rappresentante. Puoi dirmi che ciò che fanno i rappresentanti tutti i giorni non sia comunicazione?
    Allora, c’era bisogno di una laurea?
    Strategie di marketing–> Saprai meglio di me, che presupposto di tutto è l’umiltà. Non credi che l’analisi di mercato la sappia fare meglio un economista e non chi abbia studiato semplicemente alcuni esami di economia?
    Visto che hai studiato java, c++ e via dicendo saprai programmare alla pari di un ingegnere informatico. Allora, mi chiedo, o è superflua una laurea o è superflua un altra laurea.
    Il punto è, per non dilungarmi, che effettivamente non si ha una specializzazione in qualcosa. Si puoi fare comunicazione, ma questa la fa anche una bambina di due anni come parla con altri. Se parli, di retorica, del saper vendere un qualcosa. Allora, bene, licenziamo tutti i rappresentati senza una laurea in SDC.
    Puoi fare marketing, ma per come lo fai, non la fai da professionista. Semplicemente enunci delle IDEE su dei prodotti e cerchi di contestualizzarle in qualche modo.
    Ma non stai facendo economia, non sei un economista.
    E questo mi fa pensare che la migliore filosofia sia quella applicata da delle persone SPECIALIZZATE in qualcosa. Sta nell’equazione di Fischer ad esempio, o nella curva IS o nel modello di Cagan. Forse non è questa anche filosofia.
    Ultima cosa, mi fa pensare Descartes e le sue teorie matematiche. O ancora, il famoso filosofo-linguistico-matematico Frege ed i suoi modelli logico/matematici. Ma qui siamo in scienza.
    ahhhhh dimenticavo per poter parlare bene, bisogna essere uno scienziato. Una persona delle mie parti, laureata in architettura credimi è il migliore dei comunicatori che abbia mai incontrato.
    Forse, quello che penso, non bisognava avere una laurea in scienze della comunicazione. Forse, bastava che ai tradizionali corsi di laurea si aggiungesse un pò di filosofia e un pò di semiotica.
    Fermo restando che la professione dei filosofi è tutt’altra cosa. Ma qui, non si sta facendo filosofia. Si sta solo parlando di una realtà pratica, con le sue leggi, con la sua giurisdizione, con i suoi metodi. Avere la presunzione di poter sapere il tutto con una laurea a me sembra eccessiva. Dal motto: fai una cosa, e falla bene, piuttosto che farne cento e farle ad acqua di rosa.

    Sentitamente, SENZA VOLER URTARE SENSIBILITA’ ALCUNA…

  13. Ciao..ripeto non sei ne carne ne pesce con le triennali di oggi, a mio avviso, infatti a Settembre mi iscriverò alla specialistica…ma questo secondo il mio parere vale un pò per tutte quelle facoltà che sono state trasformate in lauree triennali!
    Ogni facoltà esiste perchè si occupa di un aspetto ben preciso. Ti faccio un esempio in una situazione di scambio io mi occuperei del lato relazionale, un economista invece si interessa, come gli è stato insegnato, della transazione punto!! sono due cose differenti..sopratutto se consideri ch eil commercialista fa un certo tipo di lavoro e uno con l amia laurea ha a che fare con budget vari legati alla realizzazione di una pubblicità o all’organizzazione di un evento …magari dietro alla impresa o agenzia, come la vuoi chiamare, c’è un commercialista che tiene conto della contabilità perchè è a conoscenza di tutte le 300 mila normative che possono esistere… ancora una volta due cose diverse… Forse un economista non riesce a fare le due cose insieme perchè, appunto, fa una cosa ben specifica e stop il resto lo fanno gli altri..non so, prova a chiedere alla Gelmini heheheh…
    bo forse sono io che non sono così negativa ma forse, se sono passata da un istituto commerciale-tecnico ad un corso umanistico-economico, un motivo ci sarà no??..che ne dici???… Buona domenica!

  14. Se uno ti chiede: cos’è la comunicazione? sapresti rispondere?
    Il mio percorso di studi è stato: laurea triennale in scienze della comunicazione, laura specialistica in comunicazione d’impresa classe di laurea specialistica in teoria della comunicazione.
    Forse perchè ho finito, ed ho superato quell’idealismo che tu ben incarni. E forse a torto o ragione posso dire che secondo me stai sbagliando i termini della questione.
    Ironicamente, la gelmini ha detto che vorrebbe abolire i corsi di laurea in scienze della comunicazione, ma che la cosa è poco fattibile a causa di vari interessi delle classi al potere. Per questo ti dico che non posso chiederglielo.
    Il punto è che non possiamo fare una cosa specifica. Poi fare tutto e niente. Poi, bhò! Non so cosa intendi con “aspetto relazionale”. Se è l’aspetto, tipo del rappresentante che ho descritto sopra, o altro.
    Dire che il commercialista tenga solo la contabilità???? Non è assolutamente vero. Il commercialista pianifica e sviluppa strategie d’impresa e pone le condizioni di vendibilità del prodotto. Che poi ci debba essere il rappresentante che debba venderlo è fuori discorso.
    Non so cosa intendi fare, quindi non conosco neanche il motivo del passaggio da uno istituto commerciale ad una facoltà umanistiica. Quindi, cosa vorresti fare nella vita?
    Rispondimi elencando delle cose che puoi fare solo con scienze della comunicazione.
    Se, invece, mi elencherai delle cose che possono essere fatte (forse meglio) con altre lauree. Dinuovo la mia domanda è: perchè allora prendere scienze della comunicazione?
    Consentimi una nota. Le tue risposte sono molto generali, mi dici che sono due cose diverse, ma perchè?
    Un commercialista, ad esempio, e questo tu dovresti saperlo visto che hai fatto un istituto tecnico-commerciale, non tiene solo la contabilità. Per le normative necessita l’avvocato.
    E’ un pò come dire: vi è un marchio a quel prodotto. Se una cosa viene gestita da qualcuno con competenze specifiche sarà sicuramente meglio, altrimenti vi è la “puma” e vi è anche la “fuma”.
    E credimi, non si tratta di lauree specialistiche. Lo stampo è sempre quello, potrai fare al massimo qualche altro esame di economia, etc.
    Un altra cosa: cosa intendi per lato relazionale? Forse gestire le lamentele (cosa che si fa con il call center?)? O forse intendi vendere il prodotto? Tieni presente quelle signorine che chiamano per conto della vodafone o per proporti nuove cose? Non stiamo parlando dinuovo del call center? Naturalmente buona domenica anche a te….

  15. Zeno è stato un esempio perfetto, forse non volendolo, di comunicatore ad hoc visto che è riuscito ad esprimere in maniera limipida, chiara e senza fronzoli un certo tipo di pensiero colpendo direttamente nel centro del problema.
    Forse perchè è un giurista?
    Forse si o forse no, ma io sono completamente daccordo con lui.
    Scienze della Comunicazione, secondo una mia personale opinione, è una laurea superflua e non professionalizzante.
    Oggi tutti si riempiono la bocca con neologismi inglesi, anche quelli appena laureati in facoltà del genere che si definiscono “assistant Marketing”, ma assistant di cosa?
    Io ho moltissimi amici laureati in SdC e quindi conosco benissimo la questione.
    Tutti, e dico tutti, in qualche modo lavorano, ma nessuno ha un buon contratto e viaggiano di azienda in azienda collezionando rapporti lavorativi fragili come la loro laurea.
    Questo per dire che le statistiche occupazionali devono essere sempre prese alla leggera perchè occorre vedere in primis cosa c’e’ dietro il termine “occupato”!
    E’, altresì fondamentale capire se realmente quelle persone occupano posizioni di Marketing o sono, come spesso è, semplicemente dei P.R. o dei factotum a 1000 Euro al mese non rinnovabili (quando va bene) e con tanta voglia di sembrare dei moderni “Wannabe”!!!
    Il ramo Marketing è il rifugio peccatorium di tutti gli umanisti che cercano di dare un taglio concreto ai propri studi, ma è anche un settore ormai saturo e con poche prospettive: sarà che tutti possono occuparsi di Marketing, dagli ingegneri gestionali fino ai laureati in lingue e quindi capirete che le prospettive professionali sono alquanto scarse.
    Ma il problema non è questo perchè come ha ben detto Zeno il Marketing non è roba per laureati in SdC, ma materia propria di Economisti, Giuristi e laureati in materie ingegneristiche!
    Questo è il vero Marketing ed è inutile definirsi esperti di questa materia, quando in sostanza non lo si è affatto visto che il corso di laurea in questione non prepara a nulla, non professionalizza, ma da un assaggio di tutto e per di più approfondito con il contagocce.
    Forse ci saranno facoltà dove SdC si studia seriamente, ma vi garantisco che tutti i miei amici (oltre 10 persone) non hanno mai faticato in nulla preparandosi gli esami in un paio di settimane quando andava bene.
    Se fossi il capo di un azienda sceglierei sicuramente un laureato in Legge, Economia o Ingegneria Gestionale, magari con specializzazione “seria” per il settore marketing e non come fanno tutti coloro che conseguono il CDL in Scienze della Comunicazione che, rendendosi conto della vacuità del proprio insegnamento, si buttano in master improbabili solo per dare un senso alla propria laurea.
    Sono stati gli stessi miei amici a dirmi dell’inutilità del loro corso di studi, quindi non lo invento di sana pianta, sono loro che mi hanno detto che alle aziende risulta conveniente assumere un laureato in Economia Aziendale che ti sappia anche tener di conto anzichè uno di loro ed infatti le conseguenze sono queste:
    c’e’ chi si è laureato (tutti con 110 o 110Lode…e già questo dice tutto) e dopo ha fatto anche più di un Master, magari anche all’estero e si è ritrovato a lavorare in qualche azienda come stagista o, nel migliore dei casi, come precario.
    Nessuno che a 30 anni, a 5 anni dalla Laurea, ha un posto sicuro, nessuno!
    Ed i loro stipendi?
    Quello che sta meglio guadagna 1000 Euro e lavora per un importante azienda internazionale, ma difficilmente lo confermeranno.
    Qualcun’altro si è dato al giornalismo e non ha risolto niente perchè non serve una laurea del genere per esercitare la professione, ma questo vale per tutte le lauree comunque!
    Dunque, questa è la mia realtà, non pretendo di essere la bocca della verità, mi auguro di sbagliarmi e, lungi da me ogni intento denigratorio di questo corso di laurea, auguro comunque a tutti i ragazzi che si siano imbattuti o si stiano per imbattere in questa avventura, di realizzarsi quanto prima perchè sono cosciente che chi studia merita di avere chances!
    Buona Fortuna!

  16. Esattamente è anche questo un altro “risvolto del problema”.
    Però, scusami una precisazione.
    Non è questione di stipendi, almeno per me. Nel senso che si tratta di realizzazione a livello proprio. La coscienza di poter affrontare nel migliori dei modi la tua “mansione”.
    E dinuovo, come hai ben detto, che “mansione” possono svolgere i laureti in SdC?
    Guardati i video di tutti i rettori che osannano questo tipo di laurea…. ma per favore. Forse lo fanno perchè è un corso attivato nelle loro università.
    Non si può fare nulla, e prendo in prestito le tue parole, marketing è un etichetta tropo vaga.
    Io mi metto nei panni di chi assume. Ripeto, e sono d’accordo con te, io assumerei un laureato in ingegneria, legge, economia.
    Credo che abbiamo costruito una buona argomentazione.
    Però, non mi accontento!!!! Voglio critiche, che siano costruttive però, e BEN ARGOMENTATE!
    Non mi basta risposte vaghe come sono state date, ad esempio, dicendomi come sarebbe facile il mondo se due economisti riuscissero a comunicare. Oppure, anche io studio economia, o diritto.
    Bene, dico. Ma il punto non è che la studi, ma sul modo in cui la studi.
    E dinuovo, se uno si vanta di studiare economia, e farla come bandiera nel dire “Guardate io posso fare marketing”, allora, dinuovo, cos’è il marketing? O meglio, in che modo puoi fare marketing?
    Secondo me, tutta ruota su una presa di coscienza. Io questa presa di coscienza credo di averla fatta. Ma non voglio sputare su quello che ho fatto.
    Dico solamente, che ora che sto studiando legge, mi sento di svolgere un corso di studi che mi offra un qualcosa tale da poter affrontare da professionisti un qualcos’altro.

  17. Zeno,
    io sono dell’ idea che tutta SdC possa essere smantellata, restituendo alle varie facoltà le parti prese in prestito.
    Tuttavia, ecco cosa nessun altro (o quasi) può fare meglio di noi (parlo di formazione universitaria, al netto di master e roba varia):

    brand management (che da sola si porta dietro una decina di professioni, dal project manager al brand strategist, passando per il copywriter);

    (web) content manager, per il quale serve una scaltrezza in tecnologie e relativi tipi di utente, che nessuna facoltà oggi ti fornisce in modo approfondito;

    web marketing, in cui saranno capaci anche gli economisti, ma questo è un problema di percezione, perchè al google challenge dell’ anno scorso partecipavamo in tutto il mondo studenti di sdc ed economia, e le graduatorie alla fine sono state assolutamente equilibrate – senza contare alcuni miei amici già laureati che lavorano nel settore. La componente tecnologica inoltre ci vede ancora favoriti;

    studio di usabilità ed interfacce – non primeggiamo, ma in facoltà da me ho imparato un bel pò di metozo e nozioni, ignorati anche da alcuni seo che poi mi hanno fatto i colloqui.

    tv digitali (web tv, mobile tv, iptv), come progettazione e content management.

    In generale, l’errore che fai è di pensare le professioni come segmenti rigidi e separati, secondo un approccio che considero ormai un pò fuori dalla realtà. Un’ impresa furba non sceglie l’uno o l’altro, ma li mette a lavorare insieme, e d’altra parte non è un caso che il lavoro in team sia la meta-competenza più richiesta in qualunque settore professionale.
    Sopravvaluti inoltre la capacità comunicativa dell’80% dei professionisti che sono in giro, o forse è alla comunicazione in sè che non dai molta importanza. Non so come ho imparato queste cose, ma dopo anni quando vado a convegni anche importanti, e ti parlo di società tipo poste italiane, e vedo le loro presentazioni, il modo in cui si esprimono, dal ritmo ai contenuti, penso davvero che il problema non sia che il paese non ha bisogno di noi, ma che ignora proprio questa necessità.

    Poi ti posso confermare tutte le perplessità, ma ogni volta che vado in giro, mi rendo conto che di persone che sanno mettere quattro slide in fila ce ne sono una su venti. E questo è l’abc, non voglio manco dire il resto.

  18. Segmenti rigidi?

    Bhò. Forse sono io che sono un pò separatista.
    La tua descrizione è soprattutto incentrata nelle tecnologie web/informatiche.
    Quindi, per ripetermi. Una laurea in ingegneria informatica (che progetta la web tv) è ben soppiantata dalle competenze che ti offre una laurea in sdc. Quindi, la web tv deve essere fatta da un ingegnere. E poi, scusa, prendi il caso di youtube e di tutti i vari i social net. in cui le persone fanno i programmi, ossia tutti. Non mi ripeto sul discorso dell’ingegnere creativo.

    brand management? vabbhè ogni volta che si deve calcolare l’offerta del prodotto in base ad una linea che tenga conto delle variabili esogene di un sistema economico, bisogna chiamare una consulenza esterna se non si è già assunti un economista…. Quindi, dinuovo, perchè preferire un laureato in sdc se no, dinuovo per ripetermi, in fase di selezione trovare quel laureato in economia che sia anche un comunicatore (che sappia mettere insieme due o tre slide come hai detto tu)?
    Se è per questo ci sono anche laureati in sdc che paradossalmente non sanno comunicare. Così come ci sono laureati in economia, ingegneria etc.. che sanno comunicare meglio. Se tu fossi un imprenditore quale dei due preferiresti?
    Non dire tutt’è due, perchè altrimenti non si capisce il problema. Quindi metti il caso che devi fare uno scelta tra un laureato in giurisprudenza che sappia comunicare e uno laureato in sdc che si debbano occupare di copywriter. Aspetto tua risposta, la mia è facilemente intuibile.
    web marketing–> ok. ti ripeto la domanda di sopra.
    Lavorare in team. Esatto, così dovrebbe essere. Ma, appunto, ahimè, sottileneo il “dovrebbe”. E dinuovo la definzione di scienze delle utopie, ben si incalza in questo caso. Devi fare i conti con la realtà. Chiediti si ha questa realtà in Italia? Dove il lavoro in team c’è, nel senso che esiste una persona che si occupi di solo una cosa?
    Pensa siete tu e un laureato in economia che sa comunicare. Devi fare la relazione sui tassi di interesse per capire come vendere il prodotto in base al reddito aggregato. A chi ti rivolgi?
    Pubblicità, bisogna dare vendibilità ad un prodotto, a cosa si ricorre? Ad una persona che vada a presentare il prodotto ad una persona che sappia fare un “etichetta”?

    Comunque, la risposta mi piace. Se vuoi continuare la discussione soffermiaci su una professione che possa saper fare solo un comunicatore. Però, prima leggi i post che ho lasciato prima. E, ti prego, attaccami su quello che ho detto, perchè qui mi sono dovuto ripetere.
    Poi, scusa hai descritto generalmente tutte le professioni, per questo ti dico mostrami come un laureato in sdc possa svolgere in modo unico una professione che hai detto. Per delimitare il campo di un qualcosa, mi è stato insegnato, bisogna capire le cose di uno e le cose dell’altro. Qui, si parla di PRATICITA’. Non si fanno congetture teoriche. Quindi, le professioni che può svolgere un comunicatore così come un laureato in giurisprudenza può fare l’avvocato sono….

    Aspetto tua continuazione.

    PS: Non metto in dubbio la base culturale “rinascimentale” che ti offra una laurea in sdc. Ma il punto è che si può fare tutto e niente. TUtto perchè abbiamo fatto economia, informatica, etc… Etc. Niente, perchè nel lavoro occorre saper fare una cosa bene. Nel senso che ti devi occupare di una disciplina e saperla nelle sue parti. Cosi, io ho fatto economia, ma ho un introduzione, macro e marketing, un laureato in economia ha fatto 50 esami di economia….e via dicendo.

  19. metto una veloce notazione.

    qui, almeno io, sto cercando di poter formulare le varie professioni che si possano fare con la laurea in sdc. Pertanto, l’ultima parte del video sembra non pertinente alla discussione.

  20. Caro Zeno,
    come dire, passavo di qui e sono inciampato nelle tue parole, assolutamente specchio di una realtà, quella italiana, che ha tanto da imparare dal resto del mondo. Sono iscritto a Comunicazione e Marketing anch’io, probabilmente alla stessa facoltà della ragazza sopra. I tuoi discorsi, oltre che abbastanza arroganti, appaiono superficiali, aria fritta. Avrai anche studiato comunicazione d’impresa, ma chissà con quale risultati sei uscito mi viene da dire! Forse, in uno dei corsi di marketing che anche tu, da buon comunicatore aziendale, hai fatto, ti avranno già spiegato la differenza tra marketing strategico e marketing operativo. E forse tu, da bravissimo studente, avrai subito intuito la grande differenza che c’è tra le due parti. I lavori a cui ti riferisci tu, le varie curve di domanda e di offerta, le strategie di penetrazione, etc., sono mansioni di competenza del marketing strategico. Il laureato in Scienze della Comunicazione, a differenza dei vari curricula, farà cose differenti: gli studenti di editoria, mass media, teorie della comunicazione andranno a svolgere mansioni nell’ambito dell’editoria: quindi giornalisti laureati, senza aver pagato (so che ti sembra strano in Italia, ma il fatto che tu viva qui non ti obbliga per forza a pensare da Italiano medio per cui chiunque lavori in un settore saturo è lì perché ha pagato) e competenti non solo di linguistica e grammatica italiana, ma anche di sociologia, informatica, etc., tutti esami che, ti assicuro, sono fondamentali per darti quell’apertura mentale che un laureato in lettere, pur con altri pregi, non ha. Chi invece studia pubblicità, RP, marketing (in una facoltà di SCO), etc. andrà a lavorare nell’ambito, pensa un pò, del marketing operativo, la ‘manifestazione’ del marketing strategico! In soldoni: un economista mi decide il P, la domanda, calibra l’offerta, etc., io implemento le strategie affinché il prodotto incontri il consumatore. Ottimo, fin qui mi avrai seguito spero. Ora, immagina il commercialista che, da quello che dici, oltre ad amministrare l’azienda pianifica anche le strategie di mercato, o mantiene le Relazioni con gli stakeholder esterni. Probabilmente non hai mai conosciuto un commercialista tipo: inorridirebbe a fare simili lavori e, non per nulla, ha capacità comunicazionali bassissime. In realtà, a scanso di equivoci per chi legge, il commercialista con il marketing non ha nulla a che vedere. Lui fa i conti, Zeno, mica fa le campagne dell’Esselunga con i frutti che, per paronomasia, diventano grandi personaggi (e viceversa). A fare quelle cose ci pensiamo noi. Ah, tra le altre cose, piccola nota: il copyWriter (non copyrighter, questo deriva da un tuo bias derivante dai manualoni di diritto) si occupa della parte verbale di una pubblicità, in compagnia dell’altro creativo per la parte verbale (l’art director). A questo, quindi, interessa saperne di diritto come a te di astrofisica. Poi, altri curricula di comunicazione hanno altri sbocchi, vorrei soffermarmi sull’indirizzo appena descritto. Pensa se un economista, un finanziere, si occupassero di marketing: per fare un esempio, pensa se Prodi, Padoa Schioppa si occupassero di gestire i rapporti dell’azienda, di curarne le pubblicità, gli eventi. La società in cui viviamo, definita società dei consumi e/o dell’immagine, avrebbe pochi minuti di vita, poi morirebbe. La formazione di un economista tipo, non me ne vogliano gli economisti perché ho una grande stima di loro, non é creativa, non ha a che vedere con ciò che pensa l’homo sapiens, non sa le teorie della società. Confronta un piano tipo di una laurea in economia con una laurea simile alla mia. Entrambe sono lauree centrate su particolari aspetti: la mia è fondata sulla psicologia, le teorie della comunicazione e le materie aziendali. Mi aggancio al discorso per un’altra piccola nota: tu sei per la specializzazione dei cdl, non ami quelli generici? Leggiti questo articolo del Dott. Weegwen:

    http://web.unicam.it/archivio/documentazione/articoli/professioni.htm

    Egli sostiene che la specializzazione sia stato lo sbaglio del ventesimo secolo, e che il futuro si evolverà verso professioni che richiederanno competenze miste, economia/informatica per dire. Quando tu uscirai da Giurisprudenza capirai quello che dico nel momento in cui saprai tutte news degli ultimi 3000 anni di diritto, ma poi non saprai scrivere 3 righe in inglese, o non saprai da dove cominciare se vorrai fare due statistiche con programmi ad hoc per valutare il tuo portfolio clienti. Tralascio il parallelismo comunicatore-rappresentante, un pò sulla falsa riga del commercialista che fa le strategie di marketing tra un compito e l’altro di managerial accounting e del copyrighter al posto che del copywriter. Vedi, tu parli come un uomo dell’ottocento, in cui nel mondo non c’erano aziende medio-grandi e in ufficio c’erano il proprietario, il commercialista (tipicamente, allora, un ragioniere), ed il rappresentante che andava in giro con il furgoncino dell’arrotino. A quel tempo, ben poche lauree erano indispensabili! Ti riprendo anche un’ultima cosa: la creatività, la comunicazione si possono imparare. Ti consiglio i libri di Codeluppi, di Mercurio, della Testa, di Barile. Leggine uno, tra un capitolo e l’altro di diritto costituzionale, poi ne riparliamo. Se invece per ‘comunicazione’ intendi la grammatica italiana, leggiti la garzantina di italiano: l’ho portata ad un esame, ci sono stato su un mese ma ti assicuro che ho affinato la lingua come non mai. I lavori, i naturali sbocchi professionali (ebbene sì, diventeremo adulti anche noi e lavoreremo!) sono decine: brand manager, content manager, account manager, copy, strategic planner, product manager; ultimamente, poi, come potrai notare cercando su un qualunque motore di ricerca, è nata una nuova professione, dal cui nome puoi capire tante cose: il communication manager! Incredibile, pensa che la nostra preparazione potrà farci fare tutte queste cose. Ciò è fondamentale, in una realtà ipercompetitiva. Certo, questo cdl è fatto per persone attive, in tutti i sensi: non solo curiose, ma anche pronte a superare la tanta concorrenza. Se uno è avverso al rischio (non sto a definirti il concetto di avversione al rischio che, vista la conoscenza palesata nei vari post sulle leggi dell’economia politica, conoscerai già a memoria) potrà, appunto, cercare qualcosa di più ‘sicuro’, come appunto giurisprudenza. Che poi sicuro tanto non è nemmeno lei, visto che ormai il mestiere dell’avvocato è uno dei più abusati e che molti laureati andranno poi in banca o in azienda. Sottolineo poi una dinamica abbastanza di moda ma assolutamente anomala: in tutti i siti ed i blog che parlano di comunicazione, oltre ai ragazzi che, come me, possono avere voce in capitolo perché assolutamente coinvolti in quel mondo che Grazia, nell’articolo principale, ha egregiamente definito ‘non sicuramente un mondo perfetto, ma per noi amanti dell’arte, del mestiere e della professione di comunicatore è un mondo da vivere nel bene e nel male con il massimo impegno, rispetto e con la volontà di migliorarlo’, ci sono anche ‘creature simili’, per usare un termine amato negli anni 80 per denominare ragazzi che non erano punk ma erano strettamente legati a questi. Questi, dall’alto delle loro iscrizioni a cdl in altre facoltà parlano, parlano, parlano, portando statistiche su amici di zie di cugini che non sono riusciti a trovare lavoro dopo una laurea in SCO. Ecco, a questi neoguru dico: avete mai avuto notizia di un bulletto di SCO che si è intrufolato in un blog dedicato agli studenti/lavoratori di ingegneria, diritto, etc. sparlando di queste professioni? Io assolutamente no. Perché, a differenza di molti, il laureato in SCO è anche umile, rispetta le scelte altri pur avendo sicuramente anche lui uno zio il cui figlio del cugino, laureatosi cum laude in ingegneria/giurisprudenza, fa ora il cassiere al fast food per arrotondare. Questa sensibilità l’ha ottenuta anche grazie alla sua preparazione. La situazione attuale è critica per tutti. Riporto la frase di un manager di un’azienda attiva nel settore dell’ICT in cui sono andato a fare un progetto, che disse parole assolutamente sagge: ‘i giovani ora non capiscono che un laureato triennale in ingegneria è paragonabile ad un operaio degli anni 80’. Rispettando sia ingegneri che operai, anche lui sottolineava l’assoluta sicurezza di un laureato in certe professioni che, forte del suo attestato, si immagina già capo del mondo senza considerare che ora tutti sono laureati. Quindi, onde evitare di straparlare alla Vespa, che si atteggia da tuttologo pur avendo conoscenze limitate in materia, chiederei più rispetto e meno arroganza da parte di questi personaggi. E qui mi sorge un dubbio, sempre riprendendo Gloria e chiudendo il cerchio: non sarà l’insoddisfazione personale determina l’opinione di molti, un loro rimpianto?
    Chiudo con una nota: caro Zeno, tu dici bene: la tua classe era in ‘teorie della comunicazione’, la nostra magistrale ‘naturale’ è la classe 59/s, in ‘comunicazione d’impresa e pubblicità’. Ora, anche senza aver studiato cose in merito, già la semantica dei due sintagmi ti dà l’input per capire che c’è una grande differenza. Questo sottolinea, ancora una volta, la volontà di parlare pur non avendo conoscenze e mezzi disponibili.

  21. … E l’art director è il creativo della parte iconica della pubblicità, non verbale.
    Tutti errori a causa della fretta, di poca importanza. Ce n’è qualcun altro ma ho visto cose ben peggiori in giro.
    Cosa dici Elena, lo abbiamo convinto?
    A parte che anche se non ci siamo riusciti poco importa, ognuno fa le sue scelte di vita e io sono molto contento ed appagato della mia. Solo mi urta leggere certi post ignoranti (nel senso che ignorano il tema) ed arroganti in continuazione.
    Tra l’altro, caro Zeno, e qui veramente chiudo, se non sbaglio il primo commento che hai scritto lo hai scritto in altri siti/blog, identico. Tanto per seminare un po’ di sano panico tra le leve di SCO. Hai fatto benissimo a iscriverti ad un altro cdl, a creatività andiamo maluccio.

  22. Si infatti!.. come puoi ben vedere ho ripreso a scrivere in questo post solo dopo il tuo intervento … forse la mia prima risposta, un pò troppo sintetica per essere capita oppure apposta non la si vuol capire, ho lasciato perdere per i motivi che hai scritto!

    vedo che non hai un blog .. mm di dove sei?

  23. Ti rispondo con una battuta veloce, lasciando ad un altro giorno la risposta argomentata, in quanto ora semplicemente non ho tempo.

    1- Sei tu ad essere ignorante. Se accusi un altro di ignoranza vuol dire che tu ti ritieni nel giusto, e di conseguenza la presunzione del giusto ti fa ignorare le altre cose;

    2- Cerca di essere più obiettivo, mi sembra che hai fatto un analisi sociologica di m—-. Mi sembra strano dici che l’hai studiato. Tieni presenti, Saussure, Chomsky, Hjelmslev (autori a cui mi riferirò nel prossimo post).

    3- Scusa, ma quando la creatività s’impara? Puoi studiare in che modo è possibile fare una cosa, ma mi sembra strano che ti insegnino una descrizione universale che sia adatta a tutti i casi. Quindi, come fai ad adottare un particolare metodo creativo ad un qualcosa?

    4- Sono tentato nel non-risponderti, vista la tua presunzione. Ma voglio farlo ugualmente per non far credere a chi legge che tu sia nel giusto e che ci sono due prospettive, o più di vista e che una persona razionale deve saper tener presente i pro ed i contro di ogni cosa (cosa che tu non vuoi fare). UNa battuta. Bravo, la laurea in sdc è tutta rose e fiori, quindi come mai si è sollevato il fatto di legittimità intorno a questa laurea?

  24. Caro Zeno,
    l’idea iniziale era di risponderti per punti, ma visto che la tua è una semplice annotazione che verrà poi ripresa aspetto con ansia e non mi scucio. Mi fermo solo sull’ultima domanda, diretta: sai, qui siamo in Italia. Senza voler fare i catastrofici (tutti i giovani italiani si lamentano dell’Italia), penso che ci sia una stretta correlazione tra le accuse a SCO e questo fatto. L’Italia (mi spiace ma devo dire cose dette e ridette per applicarle al tema) ha un’età media della classe dirigente di x (60, 70?) anni. In poche parole, siamo un paese alla frutta, sempre indietro in ogni situazione, governato da nonni che, pur di non lasciare vacanti i benefici di cui dispongono, governerebbero anche in barella. Questo nonnismo, in sinergia con il fatto di contenere in suolo amico il Vaticano, determina una serie di ostacoli al progresso, in ogni cosa. In questa situazione assolutamente prospera, una quindicina di anni fa sorge il cdl in SCO, che in Europa (e nel mondo) è ormai strutturato ed appagante per gli studenti. Quindi, capisci, accade un fatto nuovo in Italia. Pazzesco. Ecco che allora, per un effetto domino, i nonni, la cui mente per definizione non può dirsi del tutto elastica, fanno fatica a capire cosa sia questo alieno, che parla una lingua diversa dalla loro, la lingua della contemporaneità. Quindi cominciano ad attaccarla, non sapendo cos’altro fare. Attaccarla pur non sapendo nemmeno di cosa parli. E da qui tutti i fiumi di parole che si sono avuti finora. Penso però (correggimi se sbaglio) che se SCO è una laurea voluta da Umberto Eco, una punta di bontà ci sia. Penso però (correggimi se sbaglio) che se nelle classi di comunicazione insegnano Abruzzese, Volli, Codeluppi, Invernizzi, Fabris, etc., una punta di bontà ci sia. Il problema, a mio avviso, è questo: noi, studenti di SCO, la frequentiamo benissimo, senza patemi, senza chiederci ‘perché l’ho fatta?’. Impariamo ciò che ci interessa, conosciamo gente simpatica, abbiamo le stesse possibilità di arrivare nella vita degli altri laureati (dati AlmaLaurea, qualsiasi anno da quanto è conteggiata Comunicazione). E’ ad altri che importa di noi e di SCO; noi siamo persone molto pacate, che però ogni tanto dobbiamo difenderci da attacchi assolutamente gratuiti. Se tu ti fossi laureato in Economia e non avessi trovato lavoro (come capita a molti), non ti saresti detto ‘mannaggia, dovevo fare giurisprudenza’. Perché nella società Italiana è radicato il concetto della ‘sicurezza’ di alcune lauree. Avresti dato la colpa a te stesso, per non avere performato in modo tale da renderti più appetibile. Se guardi l’offerta di scuole di comunicazione a Parigi (per esempio), la differenza con Milano è imbarazzante. Lì ci sono scuole assolutamente all’avanguardia anche per la comunicazione, con partnership internazionali, che sfornano creativi, pubblicitari e quant’altro bravissimi. Se guardi i dipartimenti americani, senza patemi troverai diversi ‘Communication studies’. Qui da noi no, perché abbiamo la polvere. Ma, sinceramente, penso che queste critiche che hanno invaso il mondo di SCO non mordano, anzi. Non abbaiano nemmeno, sono solo buffe, è una specie di teatrino. Sono assolutamente fiero che un personaggio come Vespa dica pubblicamente di non fare SCO, così tiene lontano il suo target (tu sai meglio di me che ogni programma tv ha i suoi spettatori, che lo guardano perché si riconoscono nelle dinamiche proposte). E’ assolutamente positivo, per noi, che Vespini non entrino in facoltà ma che si disperdano da altre parti. Personalmente, credo più in Eco che in Vespa. Non esiste alcun caso, anche perché la facoltà è una delle più attrattive nel panorama nazionale. Per dirtela alla Rolla, ‘il problema non è mio. E’ tuo’.

  25. Ciao a tutti,

    io sono Giancarlo e gestisco il blog di Uni>Ferpi.

    Purtroppo a causa di impegni lavorati non sono riuscito a monitorare a fondo il dibattito che si è creato e me ne scuso..
    Sarà mio compito domani leggere tutta la conversazione per riportare la conversazione su toni meno accesi e sicuramente più costruttivi.

    Per il momento vi prego di non commentare ulteriormente per evitare di eccedere ulteriormente!

    Giancarlo

  26. salve sono un ragazzo di 18 anni che ha appena finito le superiori e che è interessato ad iscriversi alla facoltà di scienze della comunicazione. Però non nascondo che dopo aver letto questa discussione, io sia rimasto molto perplesso!!!! io volevo sapere se qualcuno di voi mi poteva dare qualche informazione su cosa si fa, e se è effettivamente utile per diventare giornalista!!!! Vi prego qualcuno di voi mi aiuti perchè sono di fronte ad una scelta che forse segnerà la mia vita!!! vi ringrazio anticipatamente

  27. I risultati della mia laurea sono 110 e lode e proposta di dottorato. Ma non ho mai ostentato il mio titolio né mi sono permesso di offendere l’intelligenza altrui. Mi vien da chiedermi quale tra i due sia l’arrogante. Se parti dal presupposto che un idea contraria alla tua è “aria fritta”, sei tu che ti ritieni nel giusto (che allo stesso senso logico dell’ipotesi in cui una persona dice di voler vivere sotto una campana perché sta per succedere qualcosa, l’altro risponde, allora, sei un pazzo. Chi vive sotto la campana gli risponde a sua volta sei un pazzo tu a non voler vivere sotto una campana, e così via… Allora, ti chiedo chi è il pazzo tra i due? Sapresti dirlo dato che entrambi si ritengono nel giusto?). Io non sono mai partito dalla considerazione che io fossi nel giusto Anzi, più volte, ho pregato di contraddirmi con argomenti motivati. Tutto questo per dirti che se parti dalla presunzione di essere nel giusto non arrivi da nessuna parte.
    Ma come fai a sostenere che odi Vespa quando tu stesso non fai che ripetere che il laureato in scienze della comunicazione conosce tutto. Cioè, critichi Vespa per la sua presunta “conoscenza del tutto” e tu non fai altro che ripetere che le cose (uso questo termine in quanto mi riferisco a categorie astratte) specialistiche siano un danno. Mi sembra presunzione anche questa.
    Scendi dal piedistallo che ti sei creato e introduci nella tua vita la massima socratica “io so di non sapere”. Io sinceramente non riesco a capire come si può fare una “ operatività” se prima non si conosce l’ambito “strategico”. Ancora una volta, mostrami dove mi sbaglio. E tu credi che bastino due o tre corsi per conoscere l’ambito strategico? Mi sembra questa una sopravvalutazione. E’ come dire che tutti possono fare l’avvocato bastano tre o quattro esami. Allora, mi/ti chiedo cos’è che rende una professione tale? A scanso di inutili questioni, dico fin da subito, che l’esperienza ha il suo ruolo, ma qui stiamo discutendo della formazione….
    Poi, scusami, per quanto ne so, esci laureato, ma non giornalista. Per esserlo devi prendere il tesserino. E come fai a prendere il tesserino? Di nuovo, devi scrivere per due anni in un giornale e fare la richiesta. E allora, c’era davvero bisogno di una laurea per essere giornalista? Se volevi una conoscenza ampia, perché non prendere filosofia? In che cosa scienze delle comunicazione ti aiuta ad essere giornalista. Di nuovo, la mia domanda: Cos’e che rende una professione tale?
    Mi vien da dire, inoltre, che ammettendo l’errore sintattico su cui tanto ti sei appigliato…. Impara a conoscere ciò che ti sta intorno. Giurisprudenza non è solo 3000 anni di storia del diritto. Sai che se puoi scrivere liberamente e perché c’è stato un riconoscimento di tal diritto nel nostro ordinamento: Manifestare liberamente il proprio pensiero. Definire la legge come un insieme di news, mi sembra offensivo. Come fai a dire che un sistema normativo fatto da leggi scritte ATTE A TUTELARE determinati interessi siano solo news?
    Definirmi, poi, come un uomo dell’ottecento mi sembra ridicolo. Dire che non tengo presente le aziende medio-grandi. ( brand manager, content manager, account manager, copy, strategic planner, product manager). CHE PAROLONI!!!!!!!!!!!
    Mi piace pensare all’ultimo dei termini “product manager”. Mi chiedo come una persona possa essere manager del prodotto. Quali mansioni specifiche dovrà mai svolgere. E non rispondermi che tra i suoi compiti rientra quello di portare il prodotto al consumatore. Perché ha lo stesso logico del pensare che un fruttivendolo sia product manager.
    Mi chiedo poi come sia possibile imparare la creatività. Mi chiedo anche se basti che qualcuno scrivi dei libri su come imparare la creatività per farla salire a rango di dottrina insegnabile. Ti chiedo, non credi sia un circolo vizioso dire che la creatività sia applicare un qualcosa a qualcos’altro (vd Peirce su la nozione di segno) in modo innovativo e poi allo stesso tempo dire che si può imparare, perché per impararla si suppone che vi sia un qualcosa, ipotizziamo un metodo già applicato e quindi, già usati e quindi non più creativi?

    Vi è da dire, che IO MI SONO LIMITATO ALL’ITALIA. Certo negli altri paesi potrà essere fatta meglio, MA PUOI NEGARMI SUL FATTO CHE IN ITALIA LA NOSTRA ABBIA SCARSO RICONOSCIMENTO?
    Allora, pensa alle credenze così come ipotizzate da tanti filosofi. Una credenza può essere mai privata, o implica delle nozioni che sono dovute passare necessariamente dal corpo sociale. Per dir meglio, pensa alla credenza (banalizzando, il concett di credenza) in Dio. TI domando, se eri nato su Marte dove per credenza in un Dio ci si riferiva alla credenza che domani pioverà, che tipo di credenza avevi? Il punto è, dinuovo, la nostra laurea non è riconosciuta dalla maggior parte. Ed è una consuguenza logica dire che finchè non ha riconoscimento non ha valore.
    Poi, scusami, un altra cosa. Eco aveva prospettato anche l’idea che corsi di laurea in scienze della comunciazione ce ne dovevano essere pochissimi… a te la facile intuizione.

    Carissimo Daniele.
    Da parte mia, laureato in scienze delle comunicazioni, NON ISCRIVERTI! E’ molto meglio filosofia. Non credere ai soliti loghi comuni che scienze della comunicazione dia l’accesso alla professione giornalistica. Non è assolutamente vero. Per diventare giornalista devi scrivere per due anni su un giornale e fare l’iscrizione all’albo.INFORMATI, se non mi credi.
    Il mio consiglio è:
    Se la tua volontà è quella di fare il giornalista, inizia a scrivere in un giornale, e nel frattempo specializzati in qualcosa di preciso. Ad esempio, vorresti fare giornalista per la politica prendi scienze politche; giornalismo scientifico, prendi quel ramo della scienza che ti piace di piu. In questo modo, poi diventare davvero qualcuno che sa quel che scrive…

  28. e se volessi diventare giornalistan sportivo???? cosa dovrei studiare??? e poi come faccio a farmi prendere da un giornale se nemmeno so da dove iniziare per scrivere un articolo???? purtroppo è vero che vorrei diventare giornalista ma è anche vero che non ho nessunissima esperienza in questo campo. ti ringrazio anticipatamente per la tua risposta

  29. Io credo che nessuno puà insegnarti a scrivere veramente bene. Nel senso che a parte la grammatica, che si suppone fino alle superiori avresti dovuto impararla ( tra l’altro, l’esame di maturità annovera tra le prove il cd “articolo”), il senso di ciò che vuoi scrivere, quello devi essere tu a saperlo fare. Bene mi potrai dire, ma come faccio?
    Io credo che il migliore metodo per imparare a scrivere è leggere.
    Per questo ti dicevo anche prendi un corso specifico, imparando così sia a leggere che a scrivere.
    Per lo sport non so, sinceramente, in quanto per me (ed è solo una mia opinione) lo sport è importante si, ma non così importante da dedicargli metà giornale o addirittura un giornale intero. Credo anche che per poter parlare di sport bisogna seguirlo.
    E’ vero che non hai nessunissima esperienza, ma se mai inizi…

  30. Caro Zeno,

    prima di scrivere un post per riassumere i vari punti di vista su Scienze della Comunicazione espressi in questi commenti, come da te richiesto ti dico una professione che solo ad un laureato in scienze della comunicazione o affini viene data la possibilità di fare, l’ufficio stampa.

    Con questo non voglio dire che io sia uscito conoscitore di come si faccia ufficio stampa\media relations ma io lavoro come ufficio stampa in quanto laureato in sdc.

    Se mi dici beh lo possono fare tutti perchè non ti viene insegnato in modo adatto, posso rispondere che posso fare anche il maestro di filosofia, storia e tanto altro anche solo da autodidatta, ma per fare quei tipi di lavoro mi viene chiesta, a ragione o torto una laurea.

    Purtroppo io vedo dei limiti in sdc, non tanto come idea di base ma come viene realizzata, ovvero con materie poco pertinenti nella maggior parte dei casi a quello che si andrà a fare davvero operativamente.

    Tuttavia suggerirei a tutti di informarmi autonomamente e chiedere pochi consigli in giro a meno che non si tratti di persone che si conoscono personalmente.

    Questo perchè (e non intendo riferirmi a te) ogni facoltà e ogni tipo di lavoro va valutato a seconda della persona che lo fa:
    una persona poco precisa potrebbe trovare problemi in ingegneria per dire e criticarla, come una persona poco avvezza alle dinamiche comunicative può criticare sdc.

    Per prendere una scelta universitaria il mio consiglio è valutare i programmi che vengono proposti, e da li decidere in piena autonomia e libertà se possono essere di mio interesse.

    Per quanto mi riguarda sdc è una facoltà che potrebbe avere un gran futuro solo se viene resa più specifica e qualificante per un lavoro: è impensabile che si esca dall’università senza sapere come lavora una redazione di quotidiani per esempio.

    Per quanto riguarda invece il contenzioso Vespa e compagnia bella a me fa ridere come gente che fa della comunicazione la loro vita e vive attraverso ciò che è notiziabile e gestendo l’agenda setting mi dica che Scienze della Comunicazione non deve essere fatta..come se visto che gli edifici all’Aquila sono caduti come fogli di carta ora si dicesse di non fare ingegneri perchè si diventa assassini..

  31. Quanti sviluppi durante la mia assenza!

    @ Giancarlo: ciao Giancarlo, posso rispondere a Zeno? Penso che stia venendo una discussione interessante e, secondo me, non si sta eccedendo.

  32. Carissimo Giancarlo,

    Ti do piena ragione. Forse, sei l’unico ad aver capito il mio discorso. Come ho più volte ripetuto, si tratta di riconoscimento e di piani di studi, come hai ben detto “poco qualificanti”. Scienze delle comunicazioni, potrebbe avere futuro, ma per il momento, per come è fatta (ed io di questo ho parlato) non va bene.
    Troppe cose, e troppo poco qualificanti (scusa, prendo il tuo termine che mi sembra azzeccato).
    Però, prima di iscriversi una persona deve consapevole dei rischi a cui va incontro.
    Ti contraddico solo su una cosa. Bisogna essere precisi!!!!!!
    A parer mio, non esistono professioni che si possono svolgere senza essere precisi. Il punto è che accanto alla comunicazione bisogna incrementarla con qualcos’altro. E poi, scusate, la comunicazione non è sempre comunicazione di un qualcos’altro? (per riferirmi a Pierce, e alla sua nozione di segno: qualcosa che per per qualcuno per qualcos’altro sotto un certo rispetto)
    Dinuovo, il modo errato in cui viene realizzata è anche questo: il qualcos’altro deve essere QUALIFICANTE.
    Ma non bastano due o tre o corsi per renderlo tale.
    Occorre qualcosa che solo il laureato in sdc possa fare.
    Altrimenti, lo possono fare tutti ( e di conseguenza, che senso avrebbe una laurea allora?)
    Ed è questo che ho più volte ripetuto.
    Vespa lo ignoro.

    Spero che la discussione vada avanti in questo senso.
    Capire problemi e vantaggi. Non cercando di idealizzare nulla. Come tutti sappiamo l’iperuranio è un mondo di mezzo….

  33. @Alberto: puoi continuare tranquillamente, basta mantenere toni pacati.

    @TUTTI:
    Tuttavia nel week farò un post per permettere anche a chi non controllare i commenti recenti di poter interagire, essendo ormai il post superato da tanti altri.

  34. Sono al secondo anno di scienze della comunicazione curriculm editoria e giornalismo laurea triennale. Voglio fare la giornalista da quando ho raggiunto l’età della ragione. Bene nonostante sto finendo il secondo anno ho gia trovato una redazione che mi riconosca gli articoli. La strada sarà lunga come per tutti i lavori ma alla fine se uno vuole ce la fa. La laurea in scienze della Comunicazione seguita da una buona buona specialistica si valorizza con l’esperienza e con il lavoro. I commenti lasciateli agli altri, se avete un obiettivo cercate di perseguirlo e vedrete che ci riuscirete. Io volevo fare la giornalista e questa laurea almeno in parte ti permette di conoscere questo mondo, di conoscere professionisti e prof che ti possono indirizzare. La difficoltà sta in tutti i lavori. Non credo di essere più stupida di uno che fa ingegneria o economia anche perchè mi ci so rapportare benissimo. Nessuna altra laurea lo permette. Basta con i qualunquismi se volete studiare e lavorare scegliete una facoltà seria dove non si perde tempo e che sia a numero chiuso come ho fatto io indirizzandomi in una privata dove ti seguono e fai esperienza. E poi non è una laurea che qualifica la bravura di una persona, quindi scegliete un corso di studi che vi piaccia davvero. Se vi piace e non avete difficoltà state un passo avanti a tutti. In Bocca al lupo

  35. Mi vien da pensare riguardo l’ultimo post.

    Un commento a caldo. E certo che l’università privata ti indirizzano meglio, ma per poter prendere l’università privata devi avere un mucchio un soldi.. Ed è logica di chi nasce ricco avrà le migliori opportunità e parecchie porte aperte.
    Non certo è una critica o una colpa, è una semplice constatazione. L’Italia, o meglio l’università italiana è composta da persone che per la maggioranza prendono l’università pubblica. (per intenderci dove l’importo massimo previsto è di 1.500 euro di retta)

    Ora, ti chiedo: E quelle persone che non possono prendere l’università privata?
    Ti chiedo anche: I professori che ti indirizzano non sono equiparabili alle persone che sono in una redazione? Nel senso che: Non sono anche queste persone ad indirizzarti? E poi, scusa, i professori a sdc non sono anche giornalisti che lavorano in delle redazioni ( e se lavorano in delle redazioni, non si possono incontrare anche in queste o bisogna andare necessariamente all’università?) ?

    A me non sembra tanto difficile scrivere per una redazione.
    Vai da qualsiasi giornale locale (si parte da questo tipo di giornale, giusto?) e dì: Vorrei scrivere per il vostro giornale occupandomi della zona X, inizialmente gratis. Secondo te, è difficile che qualcuno non ti faccia provare a meno che tu non sappia proprio scrivere?

    Per ritornare sui i miei post precedenti. Chi voglia scrivere notizie sull’andamento della borsa fa bene a iscriversi a scienze della comunicazione o ad economia?

    Dinuovo, dipende da ciò che una persona vuole fare. Alla mia città c’è un giornalista sportivo stimato e apprezzato, ma possiede solo la terza media. Senza nulla togliergli, tu credi che questa persona abbia a che farsene di una laurea in scienze della comunicazione?

    Bene, volete lavorare con sdc, allora conservatevi intorno le 30.000- 40.000 euro, andate a fare quei master dove si paga tanto ma poi si lavora. Ma se non avete questa disponibilità come fate o potete crearvi un qualsiasi tipo di strada?

  36. Ciao a tutti…io mi sono appena iscritto al cim di pavia una facoltà particolare che è molto simile a scienze della comunicazione….
    io non so voi ma conosco gente che l’ha fatta sdc e ora lavora…e non si è mai lamentata…forse sono io che vivo nel paese delle meraviglie?!…non credo

    x farvi un es. usciti da sdc si può fare anche l’organizzatore di eventi…cito un ragazzo che l’ha fatta che ha incominciato a lavorare per una discoteca locale e ora lavora come manager per vip e organizza feste ed eventi per tali persone

    si potrete rispondere che questo è un po’ il lavoro che tutti cercherebbero di fare…però dalle mie conoscenze dei laureati in cim, nessuno di loro è disoccupato o lo è stato per tanto tempo…

  37. Mi sono davvero stancata di sentire in continuazione critiche su scienze della comunicazione. Fossero almeno costruttive, potrei benissimo rispettarle e probabilmente anche accettarle..ma trovare sul web e non solo, gente che prende in giro chiunque abbia intrapreso questa strada, con frasi come: “scienze delle merendine” oppure..”la laurea di comunicazione me la prendo nella pausa caffè”ecc ecc è una cosa che non tollero perchè mortifica chi si impegna davvero in questo settore!!! frasi insensate che la maggior parte delle volte sono pronunciate proprio da persone ingnoranti, che parlano senza nemmeno conoscere ciò che stanno criticando..o meglio, offendendo!Già da questo possiamo notare, come chi dica queste cose sia uno scarsissimo comunicatore! Badate, dunque, che non è così semplice sapersi esprimere al meglio?!..Per quanto riguarda il settore lavorativo non ne sò moltissimo, sto per iniziare il secondo anno per cui mi sto dedicando allo studio più che al lavoro visto che ho ancora un bel pò di tempo prima di finire.. Ad ogni modo, dopo il polverone alzatosi sull’argomento, ho dato un’occhiata in giro e ho trovato aziende che formano agenti, richiedere specificatamente la laurea in sdc.. e lo stesso vale per agenzie pubblicitarie, web master all’interno di hotel e così via!!Magari per il giornalismo la strada è più semplice..non si cerca per forza una persona laureata..(Vedi Mentana e tanti altri)ma ritengo che ai tempi d’oggi.. tra una persona con o senza laurea la scelta da parte di un datore di lavoro, ricada sulla prima!considerando anche che nel mondo lavorativo e nei curriculum vitae, ormai si cerca in modo sempre maggiore”l’esperienza”..e credo che un laureato, dopo aver sostenuto esami su esami, tirocini e stage..anche all’estero, ne abbia di più di un diplomato! Per cui caro Zeno mi dispiace notare che un “valido” comunicatore come te che ha espresso così efficacemente e direttamente le sue idee riguardo questo argomento, non abbia avuto fortuna in questo settore(perchè a volte è anche questa che manca). Ci tenevo inoltre a chiederti il motivo per la quale ti accanisci così tanto contro questa facoltà, chiedendo agli altri quali sono gli sbocchi lavorativi di questo corso e ostinandoti ad obiettare tutte le risposte che ti son state date? Io posso dirti solamente che tu hai ragione su una cosa: non hai fatto una grande scoperta affermando che noi non studiamo una cosa specificamente, è vero..!e chi è iscritto a questo corso lo sa. Se fai ingegneria, medicina, architettura avrai un titolo ben preciso.. il nostro è generico perchè ti lascia le porte aperte a diverse opportunità e mi dispiace constatare che la nostra versatilità è spesso sottovalutata anzi..addirittura erroneamente paragonata ad incompetenza.

  38. cara determinata,

    A mio parere non hai letto i post che ho scritto più sopra. Ormai posso dire, di aver trattato l’argomento con particolare esaustività.
    Voglio farvi notare una cosa.
    Mi continuate a dire ” non è vero con sdc si lavora, guarda quello ora organizza feste per i vip, oppure quell’altro è governatore della banca d’Italia, etc…”
    Mi sembra che le cose più semplici sono quelle che si hanno sott’occhio.
    Porto la logica (de Morgan) coloro i quali affermano, ad esempio, che chi si sia laureato in sdc lavora per i vip io rispondo che ha lo stesso senso logico della pubblicità della clear con Cristiano Ronaldo. Ora vi chiedo: comprato clear solo perchè lo usa Ronaldo? Allo stesso modo vi chiedo: credete di lavorare o di avere prospettive ambiziose solo perchè 10 su 1000 lavorano bene?
    Ora, quello che vorrei dire è che non sto nè offendendo nè obbligando nessuno con toni arroganti (contriamente al tono con cui mi si è risposto). Sto solo mettendo in dubbio che questo corso di laurea abbia una “validità pratica”.
    Vorrei farti notare, inoltre, la non curanza con cui hai sottovalutato la mancanza di specificità.
    Ti chiedo, se vuoi fare marketing secondo te è possibile essere non specifici?
    Prendiamo il caso della persona citata da Matteo: in quale modo e cosa gli si sia servita la laurea in sdc per organizzare eventi?
    Per quanto riguarda la pubblicità, ti pongo la domanda sulla creatività che ho posto in precedenza nei post più sopra.
    Un’altra battuta veloce. Io non mi ostino ad obittare. Io, e l’ho detto dall’inizio, sto cercando critiche costruttive. Però, mostrami le risposte (non per sentito dire) che sono state date e che abbiano risposto alle mie contro-domande.
    Io sinceramente ho visto una marea di post di gente offesa (per quale motivo?) che se l’ha presa su questioni che da me non erano state poste. Come dire, forse ho messo il dito nella piaga. C’è chi risposto definendo il diritto come un insieme di news degli ultimi 3000 anni storia, chi ha detto che grazie a sdc comunica meglio degli avvocati o dei commercialisti , chi ha detto che sdc è utile per fare giornalismo.
    Come vedi, però, nessuno ha risposto alle mie domande.
    La mia domanda iniziale era semplicemente: in che modo un laureato in sdc è utile al mondo lavorativo? Quali sono le professioni che può fare solo il laureato in sdc? Ho argomentato sempre passo per passo, per questo non ripeto. Per questo se volete aggiungere qualcosa di nuovo o una critica seria a quanto ho scritto, allora che ben venga ma se dovete scrivere giusto perchè… vi sentite toccati nel vostro lavoro (ripeto anch’io sono laureato in sdc) …
    Un ultima cosa, è logico che tra una persona senza laurea e una con la laurea la logica direbbe di scegliere il laureato. Ti faccio notare una cosa.
    Metti il caso di un agenzia pubblicitaria. Ha esigenza di assumere personale grafico creativo.
    Ora, c’e chi ha fatto il liceo imparando photoshop ed altri utili programmi di grafica insieme a sociologia e via dicendo e un laureto in sdc che per anni e anni ha studiato comunicazione. Secondo te chi sceglie l’azienda? Per quale motivo?

  39. Però,
    vedo che a Giurisprudenza si studia poco, c’è tanto tempo per scrivere un concetto 3-400 volte su un blog.

    Caro Zeno,
    tra poco tempo risponderò all’ennesimo.
    Una cosa: assolutamente non toccato da quello che dici, sono sincero. Può essere invece il contrario, visto che ogni tanto ridici la tua!

  40. Caro Zeno non so se quando dici che ti hanno risposto con tono arrogante ti riferisci a me. Se è così mi scuso per aver fatto trasparire dalle mie parole questo! non era mia intenzione:) Ad ogni modo credo che il motivo per la quale la gente si offende (e tu che ne sei coinvolto in prima persona, dato che hai studiato sdc, dovresti almeno intuirlo..)è che quando si spendono con sacrificio soldi tempo e impegno, non è piacevole sapere che tutto quello che si sta facendo, viene continuamente sminuito da chi si sente superiore solo perchè risolvendo un equazione ha l’umiltà di sentirsi l’Einstein del 2009!(scusami..questo è uno sfogo personale XD) Ad ogni modo Scienze della comunicazione è nata principalmente per un motivo pratico, lavorativo!Come stai dicendo tu un comunicatore non serve nello specifico..il comunicatore, infatti, deve avere conoscenza in diversi campi..questa facoltà è nata proprio con l’intento di creare lavoratori polivalenti! che sappiano tutto e niente appunto.. Con la specialistica è anche vero che molti atenei hanno approfondito determinate peculiarità del settore della comunicazione mischiandole anche e inevitabilmente con l’economia e il diritto.. ma faccio un esempio: alcuni hanno inserito tra gli svariati lavori possibili di un comunicatore, quello del copywriter e tu hai giustamente puntualizzato che un laureato in giurisprudenza sarebbe più adatto a questo tipo di lavoro.. allora mi chiedo anche un’altra cosa..ci sono facoltà di giurisprudenza in cui si studiano anche molte materie di economia aziendale! quindi seguendo il tuo metro di giudizio dovremmo affermare anche l’inutilità di quest’ultima facoltà?perchè scegliere economia se poi un futuro avvocato sà fare bene entrambe i mestieri? Dovessero pensarla tutti come te molte facoltà non esisterebbero più..Perchè studiare Scienze politiche, Lettere, Filosofia, Storia…?Quale futuro lavorativo certo ti danno questi corsi di laurea? quali sono i mestieri che sono possibili solo con queste lauree??? L’università, è questo lo dico in generale, ha origini ben diverse. Quando ancora era un’università “sana”.. questa non era altro che un luogo di conoscenza di approfondimento e soprattutto di discussione e ricerca! Era frequentata soprattutto per il piacere di studiare e la figura del professore era diversa da quella attuale..esisteva il confronto..si mettevano in discussione anche le cose che si studiavano per scoprirne nuove! Adesso però ci vanno tutti..anche gente che non sa scrivere una frase di senso compiuto, quindi non mi stupisco se un conduttore di un programma televisivo, sputando nel piatto in cui mangia, invogli i giovani a scegliere di iscriversi a ingegneria invece che sdc..meglio fare una cosa che non piace e avere un lavoro “sicuro”! (che poi dai..con la crisi che c’è..”sicuro” oserei definirlo un eufemismo!soprattutto in Italia!).

  41. Ciao a tutti, purtroppo confermo i peggiori auspici….mi sono laureata in Scienze della Comunicazione alcuni anni fa e, nel tentativo di dare maggior forza ai miei studi, ho continuato con la specialistica, sperando che potesse essere un buono sbocco per il mondo del lavoro…risultato: tanti stage mal retribuiti lavorando 12 ore al giorno,senza mai risparmiarsi, per sentirmi sempre dire che possibilità di assunzione non ce n’erano…e così eccomi qua, senza un lavoro, senza possibilità di rendermi indipendente dai miei genitori, completamente insoddisfatta della mia vita…maledetto il giorno che ho pensato che questa laurea fosse il futuro!!!e purtroppo devo ammetterlo..anch’io non mi sento nè carne nè pesce, in teoria so fare tutto ma in pratica nulla..forse avessi cercato lavoro in fabbrica finite le superiori ora avrei un lavoro e magari una famiglia…scusate lo sfogo ma chi intende intraprendere questa strada è giusto che sappia dei grandi sacrifici che deve essere disposto a fare…io sinceramente sono profondamente pentita della mia scelta!!!!

  42. C’è da dire che la maggior parte dei giornalisti non hanno una laurea in Sdl , anzi, sono laureati o in giurisprudenza, o in lingue, o in lettere, in storia, tutto tranne scienza della comunicazione !! Anche se molti altri in effetti neanche sono laureati, e intanto si fanno chiamare giornalisti perchè o hanno agganci importanti o hanno avuto l’occasione giusta di poter scrivere su un giornale e ricevere la possibilità di continuare a lavorare in un contesto che per molti laureati invece risulta essere arduo da raggiungere ! Ognuno è artefice del proprio destino, che ognuno faccia le proprie scelte ponderando con minuziosità i pro e i contro, insomma bisogna anche essere determinati e appassionati ad una cosa, ergo in bocca al lupo per le vostre scelte, e per i vostri obiettivi futuri in campo lavorativo !!

  43. Anche nelle agenzie pubblicitarie la laurea scarseggia,solitamente questi professionisti vantano corsi superlativi della durata di qualche settimana come se avessero fatto chissà quale preparazione. Molti poi non hanno nemmeno quei corsi… e ovviamente se sei laureato in comunicazione vieni visto con sospetto. La verità è che il settore della comunicazione fa gola a molti, a prescindere dalla formazione, e chi può ci lavora. In un paese come il nostro conta la raccomandazione del potente di turno, il saper far o il saper ragionare, sono un optional secondario. Per averne la conferma basterebbe una semplice indagine statistica sul titolo di studio dei professionisti della comunicazione, sia in agenzie pubblicitarie che in redazioni giornalistiche. Non parliamo poi degli uffici di marketing, dove i professionisti hanno capito cos’è il marketing leggendo una paginetta su wikipedia e alcuni articoli su blog pubblicitari (per questi signori e signore il Kotler è una marca di biscotti tedeschi). D’altronde l’ albo dei professionisti della comunicazione non esiste proprio per questo, per far fare i “professionisti” della comunicazione a tutti….anche se il termine più corretto sarebbe “mestieranti”, termine che meglio inquadra in sostanza ciò che sono e che fanno……..

  44. Io m isto laureando in SdC, prima ero iscritto in lingue, demotivato, depresso e quantomai avvilito dal fatto che avrei voluto lavorare sin da subito e non studiare.
    Poi mi sono fatto forza, ho intrapreso una pseudo carriera da giornalista (non ho ancora l’abilitazione) e mi sono trasferito a scienze della comunicazione. Adesso, dopo 7 anni di università (ho fdato circa 3 materie l’anno) mi ritrovo quasi a laurearmi, ma mi rendo conto che con questa laurea non ci farò assolutamente nulla, mentre i miei amici stanno diventando medici, architetti, avvocati e via dicendo.
    Non so neanche se mi specializzerò. Io SdC l’ho scelta 7 anni fa, spinto da una motivazione fatale: fare la cosa più semplice. E SdC, ho capito che come inutilità è seconda solo a Scienze Politiche.
    Troppo generica. Mi sento avvilito più di prima e non ho più voglia di studiare ste poiche materie che mi rimangono per laurearmi. Per la triennale.

  45. grazie…mi sono laureato in comunicazione a febraio e tutta questa bufera ha dato un mazzata ad ogni mio buon propasito…ma dopo aver letto tante parsone che non la penzano come vespa o come la maggior parte delle persone è stato veramente rincuorante!!!

  46. I miei 2 cents da laureato SdC:
    Sicuramente non sarà la laurea più “difficile” del mondo, ma personalmente mi ha fornito una (ritengo) buona preparazione, non per ultimo parlo inglese meglio del 90% degli altri laureati e ho buone basi anche di una seconda lingua.

    Non sarò un economista, ma ho delle basi sia di micro che macro economia ed anche di economia e gestione di un’impresa.

    A livello tecnologico, ho ricevuto formazione sui linguaggi dei principali media e soprattutto una “apertura” mentale per interpretare meglio i nuovi media e il loro continuo rinnovarsi.

    Mi sono laureato 5 anni fa (triennale) ed ho anche iniziato la specialistica (presso un’altra università, all’interno di Scienze Politiche, comunicazione d’impresa), ma ad un certo punto ho lasciato li la specialistica perchè in realtà mi sembrava di ripetere gli stessi esami che avevo già preparato

    Ad oggi lavoro a tempo indeterminato (da qualche anno ormai), con uno stipendio più alto della media dei miei coetanei e faccio un lavoro che mi permette di svegliarmi la mattina ed essere contento di andare a lavorare.

    Il consiglio che posso dare a chi sta studiando SdC o qualcosa di simile è di tenersi sempre aggiornato e fare le cose con PASSIONE: cercate di iniziare con qualche lavoretto durante gli anni dell’università e metteteci il cuore (non vuol dire lavorare 15 ore :)) E’ quello che fa la differenza, non il voto di laurea.

    Ritengo che la laurea sia solo un punto di partenza, per entrare nel mondo del lavoro: li inizia una nuova battaglia, in cui l’ingegnere con 3 master e 110 e lode parte alla pari del Diplomato. Almeno, questo in molte aziende in cui si va avanti con i meriti, non con raccomandazioni o per partito preso.

    Per chi dice che SdC non da preparazione per il mondo nuove tecnologie/Web: avete idea di quanti ingegneri informatici più preparati dei nostri ci sono in India? Sapete quanto costano all’ora?
    Ad oggi la differenza la fanno le idee (siano contenuti o business plan, o meglio entrambi): il tecnico informatico è il minore dei problemi (ovviamente, bisogna conoscere le basi logiche dell’informatica…)

    Anche in questo ovviamente, servono le basi: ma le basi di tutto non ve le darà nessuna università, ma solo la vostra capacità di informarsi e curiosità. Nessuna università vi preparerà su tutto,ma vi darà le basi, il resto sta a voi.

    Ultimo consiglio: cercate di fare l’università che vi possa fare studiare quello che vi interessa, senza pensare troppo al resto. Fare il lavoro che piace è fondamentale, solo così si può sperare di avere futuro in questa Italietta..

  47. Scusate, io non riesco a capire.

    Ma se nessuna università da le basi che senso ha iscriversi all’università allora?

    Se ci pensi, non è una domanda stupida.

    Dinuovo, a cosa servono le università? O meglio, a cosa serve l’università in genere?

    Assolutamente a nulla, mi risponderai vista la tua argomentazione.

    E quindi, io potrei essere medico, studiando tranquillamente a casa tutte le materia di medicina. Il tutto si risolve in una coscienza soggettiva.Io voglio essere bravo in quello che faccio, allora studio veramente con passione, giusto per tenermi aggiornato che ci sia la laurea o menonon fa nulla, serve a poco.

    Fare ciò che ti piace….
    Assolutamente in ragione. Ma, scusa toglimi la curiosità, io so che la vita già di per sè è un paradosso. Una sintesi dei contrari.
    Per fare ciò che ti piace devi anche fare ciò che non ti piace, in ogni cosa. Così come la persona che ha l’idee devi conoscere le parti tecniche. L’esempio è banalizzante. Dipende da come lo si guarda.
    Io consiglio, di fare l’università GUARDANDO AL FUTURO.
    fare si ciò che interessa, ma in vista del futuro.
    E dinuovo, come precedentemente scritto, a cosa serve scienze della comunicazione?
    O forse, domanda meglio posta, si può essere dottore in comunicazione? La comunicazione, è un ambito troppo vasto. Ed è sempre inerente allo specialismo che si studia. Comunicazione AZIENDALE, Comunicazione LEGALE.
    Comunicazione COMMERCIALE. e via dicendo.

    Il lavoro va visto in termini pragmatici. A cosa puoi servirmi? E’ la domanda che si fa il datore di lavoro. Cosa puoi fare in modo specifico?

    Rispondetemi senza diramazioni alle domande poste, e riconoscerò che scienze della comunicazione abbia un utilità.

  48. carissimi, con la laurea in Sc delle merendine mi hanno assunto in una multinazionale dipartimento finanza e guadagno piu’ di 2500 eur netti al mese, senza raccomandazioni.. infatti… all’estero! Miei amici ingegneri guadagnano 1,200 eur al mese a Milano/Roma.. dove la metà dello stipendio se ne va in affitto. Il che é davvero un affare, un bell’investimento!…
    ehhh, ma sulla carta la laurea in economia o ingegneria vale di più.. fa più bella figura… e i soldi nel conto in banca?
    vedi tu scienze delle merendinole… se sei ciuccio, rimani un ciuccio anche con una laurea in economia by Bocconi/Cattolica, se sei intelligente sei intelligente anche con una laurea in scienze della comunicazione! In tutte le facoltà ci sono studenti di serie A e di serie B, questa é la realtà.

  49. ho letto risposte sempre dello stesso genere.
    Ma nessuno che abbia descritto le utilità reali di questa laurea.
    Allora, caro amico mio che prendi 2500 euro al mese, cosa fai di bello?
    Settore finanza, ma cosa nello specifico?
    Sai anche io sono stato all’estero e 2500 euro che prendevo erano equiparabili a 400 euro dato il tenore di vita e i prezzi che ho incontrato.

    Dinuovo, ciuccio o intelligente non lo so e non mi interessa, ma l’importante è sottolineare che l’adozione di questi parametri non va fatta per il semplice fatto che uno lavori.
    Anche perchè, come sai, si tratta anche di avere fortuna. Sicuramente bisogna crearla anche la fortuna, ma avere la laurea in sdc non ti permette di sapere come crearla.
    Quindi, ritornando alla domanda iniziale, cosa fai nello specifico? In che modo ti sta risultando utile sdc?

  50. lavoro come risk analyst in una multinazionale e, mi spiace contraddirti, ma il mio appartamento l’ho acquistato da sola e non ho avuto “fortuna”. Prova ad andare in Svezia, nei paesi bassi, in Svizzera, in Francia o in Germania e poi mi fai sapere se il rapporto costo/qualità della vita é davvero miserrimo.

    I selezionatori hanno trovato utile la laurea in scienze delle merendine e la mia esperienza. A me sono tornati utili esami di economia aziendale, economia politica, metodologia della ricerca sociale, diritto amministrativo e diritto privato, etc.. esami con cui tu ti asciugheresti ofiuco.

    Ovviamente devi avere marce in più per andare avanti. Parlo bene due lingue straniere, sono molto sveglia e ho mosso il mio bel deretano dall’Italia. (effettivamente sebbene abbia un bel c..o non ho mai voluto ostentarlo a palazzo grazioli, ma riconosco che in quel caso sarebbe stato tutto decisamente più semplice… avrei fatto il ministro!)

    Il maggior pregio di questo corso di laurea? In cosa mi è tornata utile?
    1) La flessibilità. Studi materie di diritto, economia, sociologia, antropologia, etc..
    2) materie che ho amato… 5 anni della mia vita passati ad amare quello che facevo. Se mi guardo indietro lo rifarei. Dal momento che il mio obiettivo é arrivare a 80 anni, guardarmi indietro e non avere nè rimorsi nè rimpianti, il corso in scienze delle merendine non si annovera tra nessuna di queste due categorie. Un rimpianto sarebbe stato quello di non aver fatto qualcosa che avrei voluto fare e un rimorso sarebbe stato quello di aver intrapreso un corso di studi che avrei certamente superato, ma non amato, precludendomi quindi la possibilità di trarre piacere da 5 anni preziosissimi della mia breve vita.
    Risultato finale? Lavoro nel settore finanza con una laurea in scienze delle merendine e un laureato in economia a 30-35 anni cerca ancora lavoro.

    Ecco, mi ha dato flessibilità, passione e soddisfazione, la stessa che credo di aver ottenuto dallo studio del latino e del greco. O fa anche schifo il liceo classico? Anche quello è merda? E le mie scuole medie? AH! Per quello non prendertela con le mie scelte, perché mi pare che il piano di studi sia obbligatorio e abbastanza omogeneo a livello nazionale, ma magari per noi bambini terroni il ministero dell’istruzione aveva imposto un basso livello. Ti chiedo scusa se la mia origine terrona ti sfiora fastidiosamente il sistema nervoso e se il mio corso di laurea svilisce la tua capacità di tolleranza.

    Tu dici che avere una laurea in Sc della comunicamerende non “ti permette di sapere come creare fortuna”. Perché la laurea in economia? la domanda di laureati in economia da parte delle aziende in Italia é scesa del 48%… ma voi sapete come creare fortuna! Due anni fa ho investito e rivenduto.. avrò racimolato poche migliaia di euro.. non è la laurea che deve insegnarmelo, ma il mio cervello e il mio saper farlo funzionare.

    Non è la laurea che fa funzionare il tuo cervello, sei tu!

    E poi… sai come è: a scienze delle merendine le merendine se le fumano quindi ti direbbero: vivi e lascia vivere…

    p.s. nella mia prossima vita seguirò un corso in “colorazione della lana di pecore”, così essendo specialistico nessuno mi romperà più i maroni e a me le pecore piacciono molto… sarà per questo che nella mia attuale vita ho scelto uno corso universitario pieno di pecoroni!

    Saluts mon ami!

  51. carissima, mi dispiace contraddirti.

    Anch’io sono uno del sud, che ha mosso il deretano andando al nord, ed è proprio questo che fa parlare.
    Non so che università tu abbia fatto, e sicuramente verrai da una famiglia (senza invidia naturalmente) che ti ha permesso perchè economicamente possibile poter “muovere il deretano” verso altri posti. Sicuramente avrai viaggiato, avrai fatto l’università fuori casa e via dicendo.

    Io gli studi me le sono pagati solo, facendo quello che capitava. Eh si, è vero, ho guardato anche i pecoroni.

    Quello che mi preme, è solo una cosa.

    Io non sto imponendo un qualcosa a nessuno. Sto solo cercando di mettere in guarda chi deve scegliere un corso di laurea. Crto che vivo e lascio vivere, ma per carattere non riesco a tacere difronte davanti a presunzione ed ignoranza.

    Forse non ti hanno insegnato che la flessibilità deriva dalla specialità. Si deve partire sempre da una base. E’ certo anche che qui non stiamo discutendo di intelligenza o meno. Altrimenti potrei parlare per ore ed ore e rispolverare le vecchie questioni “in che modo le predisposizioni innate influiscono sulla vita dell’individuo?” oppure riprendere teorie sociologiche sulla nascita dell’intelligenza collettiva e via dicendo.
    Io parlo da persona che ha dovuto guardare i pecoroni, compreso me stesso, e parlo da persona laureata con un dottorato in mano che sinceramente a furia di leggere Aristotele e Mankiw ancora non sono riuscito a capire che significa fare analisi del rischio, cosa occorre e via dicendo.

    Mi trovo con te nel dire che non è la laurea a farti fare fortuna, ma obiettivamente una laurea ti insegna a saperti muovere. Bada, dottoressa, io non sto parlando di insegnamento al fare. Quello è certo che sta a te.

    Un laureato in economia a 30-35 anni cerca ancora lavoro, forse perchè non è donna, non parla bene due lingue e non ha mosso il suo deratano dall’Italia.

    Certo ti rispondo. Sarà un fessacchiotto insieme ad un altro milione di laureati che non trovano lavoro. Ma perchè, ti chiederai? Come è possibile? Perchè rimangono in Italia?
    Sono tutti bamboccioni, poveri falliti (ti dirai dall’alto del tuo ruolo)

    La migliore risposta è: di certo non hanno un bel c…o come il tuo.

    Mi chiedo se lo specialismo sia solo una nomenclatura tradizionale che si assegna a quelle professioni che puoi fare solo avendo fatto delle materie specifiche.
    E già, dimenticavo, scasami dottoressa. La colorazione della lana necessita di studi mirati.

    Leggi bene ciò che scrivi. per quanto ne sappia la colorazione della lana è un processo che si impara guardando di certo non ha bisogno di studiare anche la psicologia della pecora del capire come fare. Per questo c’è scienze della comunicazione.

    E poi, dimenticavo anche che esami come economia, diritto privato ti sono tornati utili. A cosa?
    Sei in un paese straniero, quindi a cosa serve diritto privato? Posso capire economia che sono modelli standard, ma diritto privato, che studia l’ambito civile del popolo italiano governato da ministri dal bel c…o a cosa possa servirti non riesco proprio a capirlo.
    Forse, per fare analisi del rischio non necessita fare studi specifici, perchè per individuare correttamente il rischio l’unico fattore davvero fondamentale è il c…o!!!! E tu, ripeto per come hai detto, che ne hai uno bello, quindi ne deduco che per te è lavoro che ti calza a pennello.

    Quindi, ritornando a noi, dottoressa manager del rischio.
    Lavori, è vero, nel settore finanza, ma il punto è che non sei nè professionista, nè specializzata in questa disciplina.
    Lavori il rischio (dovresti prevederlo) e quindi, non ti sembra un senso studiare per fare la veggente?
    Quali modelli applichi?
    Sebbene io abbia studiato tante curve, modelli, e via dicendo non sono mai riuscito ad individuare un modello che predica il futuro. Al limite, puoi individuare dei “condizionamenti”, ma per altro come fai?
    Ti prego, è una mia curiosità dottorè, se rispondi che è possibile mi dice come è possibile l’attuale stato di crisi, che aziende chiudano l’una dopo l’altra? Se altre persone prima di te hanno fatto quello che stai facendo tu, come è possibile questo stato di cose?

    Ah già, mi dirai, io sono flessibile/creativa ed ho studiato scienze delle meredine quindi, so tutto di economia (rispetto a te un laureato in economia conosce l’economia al 5%) so tutto di ricerche sociali (quindi, un laureato in sociologia e/o psicologia conosce la sua materia al 5%)
    Quindi, perchè studiare tanta psciologia, sociologia, diritto, economia se con scienze della comunicazione fai un esame a materia e ti sai laureata? IUUUUU, conosco il mondo, sono flessibile perchè ho studiato scienze della comunicazione. Poveri avvocati che hanno dovuto studiare tanti esami di diritto,poveri economisti che hanno studiato tanta economia. perchè con queste materie “Si ci sono asciugati ofiuco”.

  52. e poi, sai, ora mi è venuto in mente, dalla mie parti si dice “si u cicciu un a fattu a cuda n’tra i tri anni un la fadi chiù” ad ognuno la sua.

    a presto,

    Curioso del prosieguo della laurea in colorazione della lana.

  53. Ti rispondo con ordine perché sono gentile:

    “E poi, dimenticavo anche che esami come economia, diritto privato ti sono tornati utili. A cosa?
    Sei in un paese straniero, quindi a cosa serve diritto privato? Posso capire economia che sono modelli standard, ma diritto privato, che studia l’ambito civile del popolo italiano governato da ministri dal bel c…o a cosa possa servirti non riesco proprio a capirlo.”

    – Primo requisito fondamentale nelle selezioni all’estero:
    1) madrelingua tedesco, francese, italiano, etc..
    2) conoscenza di diritto pubblico tedesco, francese , italiano, etc.., conoscenza di economia.. nel mio caso particolare richiedevano anche conoscenza generale di diritto privato, il perché? Più sai del paese da cui vienei meglio é. Almeno cosi’ la pensano all’estero.. ma ovviamente il resto d’Europa é deficiente, tutta la scienza é in Italia… pardon!

    “Ti prego, è una mia curiosità dottorè, se rispondi che è possibile mi dice come è possibile l’attuale stato di crisi, che aziende chiudano l’una dopo l’altra? Se altre persone prima di te hanno fatto quello che stai facendo tu, come è possibile questo stato di cose?”

    – Cosa minkia centra il credit crunch che ha innescato una catena senza fine con un ruolo di analisi di rischio aziendale all’interno di un gruppo che investe in progetti internazionali in termini di profit/margin analysis e financial risk aziendale?
    E’ come dire, se ci sono medici e ricerca scientifica, come caz é possibile che la gente continui a morire di cancro?
    ma che razza di domanda é?

    Precisazioni:
    1) io porto rispetto per tutte le facoltà, sia umanistiche per le quali ho una passione viscerale che scientifiche per cui ho un’ammirazione contemplativa.
    Non sto li’ a puntare il dito dicendo: tu studi fisica sei esaurito; studi legge, sei una palla al piede; astrofisica, un genio; economia, un minchione; matematica, intellettualmente attraente; Sc delle merendine, fumato; etc etc
    La stereotipizzazione é il tumore maligno della crescita, l’emorroide del progresso, il freno inibitore di quella che definirei “costante dello sviluppo”… che c’é ed é costante, ma é rallentata da quell’attitudine sterile e miserrima dell’essere umano a voler dare una struttura ben definita alla realtà. Struttura in cui se studi qualcosa di diverso, se studi un mix di materie, le persone ti relegano automaticamente nei meandri reconditi del loro cervello come motivetto bucolico pecorella baldanzosa di scienze delle merendine.

    2) Se nel vostro Bel Paese governato dal nano (che le baldanzose pecorelle di Scienze delle merendine se le prende a pecorina) non c’é lavoro, poco conta la laurea, serve investire il cervello in soluzioni alternative, senza rompere le scatole al prossimo utilizzando il “penometro” per far valere la propria laurea.

    3) Io ho parlato di corso in via generica, non ho scritto “corso universitario”
    http://www.matearts.com/OrariCorsi-CostiCorsi.php
    E di corsi cosi’ ce ne sono tanti.
    100 euro al mese per un anno intero equivalgono alle tasse di un’università statale.

    …e se colori la lana di pecora e la rivendi, puo’ darsi che qualcosa al mese la guadagni e intingendo un drappo di verde speranza puo’ darsi che i laureati d’Italia non debbano più asciugarsi ofiuco con le “sudate carte”.

  54. UNa battuta veloce, poi rispondo ampiamente quando ho tempo

    Alla tua risposta/affermazione:

    “- Cosa minkia centra il credit crunch che ha innescato una catena senza fine con un ruolo di analisi di rischio aziendale all’interno di un gruppo che investe in progetti internazionali in termini di profit/margin analysis e financial risk aziendale?
    E’ come dire, se ci sono medici e ricerca scientifica, come caz é possibile che la gente continui a morire di cancro?
    ma che razza di domanda é?”

    Sono stati gli investimenti sbagliati ad innescare il “credit crunch”. Quindi, cosa intendi per investimenti?
    Poi, scusa ma che cacchio di paragone fai?
    Come puoi paragonare la gente che muore di cancro ed una cura non ancora trovata al ruolo degli investimenti?
    Nel campo medico siamo in una ricerca obiettiva in campo di qualcosa che non può essere diverso da come è. E’ la ricerca di quel “è” a caratterizzarla.
    Nel campo finanziario si perseguono nella maggior parte dei casi interessi individuali, altrimenti come si spiega il “credit crunch”? Da cosa è dovuto?
    A me sembra logico dedurre che sia stato frutto di una seria di investimenti/leggi sbagliate (dottorè ripeto, visto che hai studiato diritto privato sai che le legge sono una commisurazione tra interessi positivi e negativi. Purtroppo a volte perseguono solo interessi privati).
    E poi, dinuovo, non è stata fatta analisi del rischio di quelle aziende (scusa, dottorè, aggiungo internazionali che ti piace di più) che hanno fatto il crunch? Altrimenti da cosa è dovuto? Sono curioso visto che sei la dottoressa del rischio.

    “2) Se nel vostro Bel Paese governato dal nano (che le baldanzose pecorelle di Scienze delle merendine se le prende a pecorina) non c’é lavoro, poco conta la laurea, serve investire il cervello in soluzioni alternative, senza rompere le scatole al prossimo utilizzando il “penometro” per far valere la propria laurea.”

    Giusto, scusa, dimenticavo!!! Tu ormai non sei italiana. Sei andata a muovere il deretano all’estero. Infatti, non è il nostro paese, è il vostro.
    Poi, hai ragione, proprio perchè non c’è lavoro, è meglio studiare un pò di tutto, essere un presentuoso onnisciente, che studiare in modo qualificato e da specialisti. Ripeto, anche i corsi che hai citato per la colorazione della lana, sono specialisti. Se vuoi studiare la psicologia delle pecore c’e sempre scienze della comunicazione. Ed ha questo senso tingerla di verde. Perchè facendo la differenza tra il tingerla di verde e il tingerla di nero che si può studiare meglio l’effetto sulla psiche della povera pecorella.

  55. Ma tu puoi continuare pure a gettare merda su scienze della comunicazione, io non l’ho mai fatto con nessun corso di laurea.

    C’é una qualità che si chiama umiltà che tu non hai e va di pari passo con l’intelligenza.

    Vuoi che ti dica che scienze della comunicazione non vale niente? va bene, come vuoi, ma te lo dico col culo seduto sulla sedia di una multinazionale che mi paga bene o sulla sedia di un appartamento che ho comprato da sola grazie all’immondizia di corso in Scienze delle merendine che all’estero hanno preferito ad una laurea in economia e commercio.

    Non rispondero’ più ai tuoi commenti, ti lascio al tuo veleno.

    Cordiali saluti

    Mademoiselle Pecora

  56. Cara Mademoiselle Pecora,

    Guarda che non ho messo in dubbio il fatto che tu lavori.

    Metto in dubbio il fatto che scienze della comunicazione in Italia (non voglio parlare dell’estero perchè attualmnte non ci vivo) abbia validità. Non si tratta di gettare merda, come dici tu, si tratta solo di capire se serva effettivamente a qualcosa.
    Quello che ho scritto per me risulta buono per chi debba scegliere il corso di laurea. Ma non perchè sia giusto, ma solo perchè è l’altra parte della medaglia. E innegabile una realtà dove scienze della comunicazione abbia scarso riconoscimento. Ed è questa la realtà con cui bisogna fare i conti. In tutto quello che ho scritto nessuno mi ha mostrato dove OBIETTIVAMENTE (senza prese di posizione soggettiva) sbagliavo.

    Nessuno ha decostruito quello che ho scritto con argomentazioni valide. Per capirci, bastava che qualcuno mi dicesse guarda che scienze della comunicazione è utile per questo, quest’altro e quest’altro ancora.
    Però tutte le argomentazioni, compresa la tua, sono state utopiche incentrate più sul fattore X che su un analisi obiettiva. Ad esempio, hai scritto che tu lavori all’estero che hai comprato un appartamento, che sei manager in una grande multinazionale.
    Bene, io ti ho scritto (non posso che essere felice per te) è vero che lavori, ma è stata una coincidenza del fattore X insieme al fatto che hai avuto più disponibilità rispetto ad altri (comuni mortali, che ogni giorno devono procacciarsi ciò che serve per vivere). Ma ripeto, è tutta una cosa tua soggettiva.

    D’altra parte ho cercato di porre in critica le comuni professioni che si dice di poter fare con sdc. Ho chiesto più volte:

    COSA CARATTERIZZA SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE RISPETTO AD ALTRI CORSI DI LAUREA?

    Ho posto l’accento sul “caratterizza” annoverando questo termine nella specificità e di consenguenza sulla domanda:

    CON SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE SI DIVENTA PROFESSIONISTI DI QUALCOSA?

    Nessuno mi ha risposto. Ripeto, mi è stato ribattuto più volte che io butto merda. Cara dottoressa, all’estero insegnano la critica? O basta essere dei robottini che applicano meccanicamente ciò che sentono dire? Ti avevo chiesto semplicemente a cosa ti è risultata utile sdc nel tuo lavoro?
    Tu hai detto, che risulta utile per la flessibilità. Ma non è una risposta! Qualsiasi persona può essere flessibile, dinamica e via dicendo, ma per questo non c’è bisogno di un corso di laurea. Dinuovo, ho cercato la specificità di scienze della comunicazione.

    A conclusione, sarò forse stupido e ne sono felice, presuntuoso? Forse è azzardato dato che scrivo per confronto. Altrimenti che senso avrebbe voler scrivere, cercando delle risposte? A malincuore ho letto più commenti che si linciavano. Ma nessuno mi ha dato risposta diretta. Dicendomi è così perchè così e colà, e se qualcuno l’ha fatto tralasciando un cardine dell’argomentazione io ho controrisposto, dicendo la mia. Alchè, mi è stato dato del presuntuoso. Ed allora, mostratemi dove ho sbagliato nella mia argomentazione.
    Dicendomi: si, sei un povero pecorone, sbagli perchè questa l’insegnano a sdc e quindi è un argomentazione non fondata. Oppure, faccio questo perchè so farlo in tutti i suoi aspetti e sdc me l’ha insegnato.

    Poi, il mio non è veleno. Però mi girano le p***e pensando al fatto che ogni volta per interessi personali (si pensi a quante persone si siano sistemate in sdc) si dia vita a corsi di laurea poco qualificanti. E le conseguenze?

    Distinti saluti dottoressa manager del rischio,
    il pecorone.

  57. Mi piacerebbe capire la logica che applica Google nell’indicizzazione dei tag da me immessi, se per avere info utili, rigidamente affini a ZenoCosini, su 1 corso così pieno di detrattori…devo leggermi tutti qsti commenti. Uniferpi ha vinto, 2.0 pure. …e tanto Scienza della merendazza mica serve…lo dicono gli altri, quelli delle ‘altre’ UNI, come se bastassero gli studi a fare delle persone dei professionisti. Sarebbe bello, ma non è così. Aiuta avere 1 mente brillante, essere ambiziosi, non fare calcoli sulla capacità economica immediata del proprio lavoro o della propria professionalità. Aiuta ‘organizzarsi un piano di studi ‘dedicato’ a se e alle proprie capacità empatiche con le materie e i contenuti scelti. Anche al di fuori degli ambiti universitari…Io l’ho scoperto dopo i 30 anni che volevo fare, sono insicura e determinata, si, avete letto bene, insicura. Sono piena di dubbi e quando lavoro (Art director) faccio le notti, per un atavico senso di inadeguatezza che emerge, semplicemente perchè non sono laureata. Ho fatto un percorso lento e difficoltoso semplicemente perchè non sapevo chi ero. NON credo di essere il meglio che si possa avere in ambito pubblicitario, ma ho bisogno di conoscere le basi (BASI) di Marketing (AD ES.) e di come cambia, verso chi va. …Guardo il meglio e mi dico: ‘io posso guardare ed imparare.’ Ma io ho un mio meglio che posso contestualizzare a realtà certamente diverse da quelle blasonate e ‘ necessariamente’ internazionali…ho imparato ad amare la mia fragilità, pur non essendo un artista. Ho imparato e ogni tanto devo ricordare che importa (x se stessi e x qllo che si AMA fare) ESSERE CURIOSI, informarsi, studiare, aggiornare i software, si, ma fare anche manutenzione alla ‘macchina’ e farsi un viaggio senza meta…Aiuta studiare, non mentire ai clienti, ancora studiare. Comprare i post-it quando finisce la ‘ram’, conoscere la propria limitatezza e non trincerarsi dentro (si dentro, non dietro) di essa. Retorica? Funziona. – se è credibile – Come la pubblicità. A tutti consiglio la lettura ombrellonica di Invertising di IABICHINO (solo x’ ho appena finito di leggerlo e ben rappresenta qsto momento di passaggio senza passato. Passato che non è passato, ma è alle spalle, tranquilli…)

  58. il mio discorso è diretto a persone cn una mente elastica, e una personalità capace di comprendere l’umiltà, non a chi tenta di offendere senza motivo …o pre il puro gusto di provocare. Tantomeno se dico di lasciare le pecore del loro colore. Era una battuta. E mi pareva anche fosse chiaro il tono usato. Ma Sopravviverò anche perchè nel caso specifico bèèèèèèèèèè penso sia http://it.wikipedia.org/wiki/Flame . x qsto nn risponderò + a lui/lei.

  59. Guarda che non c’è bisogno di una mente elestica, c’è bisogno di qualcuno che scrivi un libro sulla tua grammatica per capire le congiunzioni e la sintassi usata.
    Ci vorrebbe, inoltre, qualcuno che scrivesse un dizionario sui tuoi termini privati. Non si tratta di elestacità, si tratta di farsi capire da tutti, compreso me che sono una … bèèèèèèèèèèèèèè
    Quindi, non girare la frittata.

  60. Salve a tutti…ho letto tutta questa sfilza di commenti…vediamo…abbiamo il laureato in sdc che lavora, quello che non lavora e quello che ha cambiato facoltà…Io pensavo di cominciare ad ottobre con scienze della comunicazione anche se ammetto che ero un pò indecisa. Insomma, tutti mi dicono che non serve a un accidente, che potrei scegliere una facoltà che ” mi dia un lavoro”. Però poi penso che devo scegliere qualcosa che mi piace…Ok potrei provare medicina o architettura ma che senso ha se poi so che chimica, biologia e disegno tecnico non mi piacerebbero assolutamente? Lo so che molti pensano che se uno sceglie sdc vuol dire che non ha voglia di fare niente ma non è sempre cosi. Io preferisco fare delle materie che mi appassionano e rischiare piuttosto che alzarmi un giorno e pensare:” forse potevo fare quello che davvero volevo”

  61. cosa vorresti fare da “grande”?

    Fose dovresti incentrarti più su questa risposta, che sul fare ciò che ti piace. Sono cose collegate tra loro.
    Sdc è vista come un rifugio per coloro che ancora non sanno cosa vogliono fare da grande.
    Il mio consiglio, spensierato: rispondi su quello che vorresti fare un oggi o domani e concrentrati su questo.

  62. Ragazziiiii!ho letto i vostri commenti!per esperienza personale vi dico non prendete questa facoltà!!Ne sono usciti troppi e l’offerta supera la domanda e poi solo i master ti dissanguono..se proprio non resistete andate alla IULM..e se avete il pallino del marketing prendete economia le aziende li prendono da lì tanto.
    Sugli anglicismi:non usateli per fare i fighi e darvi i toni se esiste il corrispettivo termine italiano.Lo so,ne abbondano anche le aziende nella loro ricerca di personale,ma se questo uso è giustificato( e necessario)per le aziende multinazionali e straniere è fuori luogo se lo fa (e succede)la pasticceria di zia tommasina a trastevere
    PS:Il profit/margin analysis non esiste con quella barra lì… ciao a tutti!

    • hai ragione caro, non esiste! nella mia testa c’erano financial and margin analysis che effettuiamo con un financial e un margin model.. e la barra mi é partita. Infatti Profit margin analysis!
      E’ meglio prendere economia e commercio alla Bocconi come hanno fatto miei amici che ora sono senza lavoro a 30 anni (ahhh voti dal 105 al 110..). W l’Italia!

  63. Di sicuro quelli della Bocconi, anche se sono disoccupati sapranno fare il lavoro meglio del tuo.

    PRESUNTUOSA! (No, no, scusa per come hai detto lo sono io). Non ripeto le argomentazioni fatte. E che non sono state, sottolineo, RIBATTUTE OBIETTIVAMENTE.
    C’è chi ancora porta avanti il fatto di essere un manager per il detto ” chi troppo vanta, nulla è”. Ma di cosa? Come si fa questo lavoro? Cosa serve per svolgerlo? E’ davvero così inutile studiare economia, se poi serve di più scienze della comunicazione? In che senso serve di più scienze della comunicazione? Come può essere utile?

    L’Italia fa pena, ma non per questo ci colpiamo noi laureati, se c’è crisi settoriale, se c’è disoccupazione (quale modello applicheresti? la teoria classica I(r)=S(r) oppure quella moderna S <- I ? Come risolveresti il problema di incentivare al consumo, dati i tassi di utilità per giungere ad un punto Pareto-ottimale?
    O meglio, come si raggiunge l'efficienza del mercato?
    Ed ancora,
    In tema di disoccupazione come si muove la curva di Philips? A cosa serve studiare l'inflazione, è collocata al rischio? Il rischio come viene ripartito dagli agenti del sistema economico. A quale valore sociale? Quale beneficio viene sacrifico per "ottimizzare il rischio"?

    Queste sono le domande che mi porrei io. Ma per rispondere devo studiare necessariamente economia. I fattori variabili, quelle che studiano le scelte del consumatore, sono studiati dalla microeconomia. Quindi, dinuovo in che senso studiare sdc per lavorare nella finanza?

    Vedi, cara dottoressa, sono tutte domande che riguardano il tuo lavoro. Ma scusami, dimenticavo, questa è economia. A te risulterà da stupidi applicare questi modelli, perchè grazie ad sdc sei flessibile e quindi non hai bisogno di modelli economici. Si tratta tutto di studiare le variabili esogene, in termini di colorazione della lana.

    Quindi, cara dottoressa manager del rischio, sicuro che non risponderai visto la tua coerenza, non usare questi paroloni inglesi (profit di qua, margin di qua), che noi laureati italiani non capiamo. E si, siamo laureati con 110.

  64. Lasciamo stare l’economia agli economisti.SDcom non è nata per sostituire le loro competenze.Per me( e non solo)i motivi che hanno condannato questa facoltà son stati tanti:
    -abolizione del numero chiuso che all’inizio ha evitato l’assalto alla diligenza con l’ovvia conseguenza che la qualità si è abbassata anche nelle sedi storiche.
    -la riforma e il moltiplicarsi di lauree brevi legate alla comunicazione.(lauree in comunicazione di massa,sociologia delle comunicazioni,design della comunicazione,ecc..).le aziende non badano a’ste sottigliezze,vogliono qualcosa di chiaro che identifichi subito cosa l’individuo sa fare,non hanno tempo di scervellarsi per capire quali competenze ci siano dietro questi titoli.
    -la proliferazione di queste lauree un po’ ovunque con lo scopo di creare posti di lavoro per docenti e non per studenti.SDCOM doveva rimanere in pochissime sedi e a numero chiuso.Stop.
    -Studio:dispense e non libri.La chiave di volta nelle discipline umanistiche consiste nell’avere capacità di sintesi,nel cogliere gli elementi chiave e collegarli tra loro costruendo mappe mentali,nello sviluppare un buon metodo di studi.I vecchi tomoni del precedente ordinamento servivano a questo.con le dispense onestamente diventà più facile di un liceo..

  65. Infine.
    Lavoro:come già sottolineato da altri la facoltà tocca troppe materie e alla domanda dell’azienda”ma lei di preciso di cosa si occupa?”la risposta è trooppooo varia.Conseguenze:la probabilità di passare da uno stage all’altro è piuttosto altina (rispetto agli altri indirizz)i.La strategia del “self made student” è un’idea ma implica parecchi soldini da parte.Infatti in molti casi per toglierti quel sapore di “né di carne né di pesce” ti devi sobbarcare i costi di vari master o corsi di formazione .Se poi non sei a casa di mamma e papà i soldi da parte te li puoi anche scordare.A meno che non diventi un grossista di coca colombiana il che di conseguenza elimina anche il problema laurea.
    ;)ciao!

    • mi trovi molto d’accordo sul numero chiuso, perché ci sono molte pecore nel corso di laurea. Perfettamente d’accordo.

      Quello che provo a far capire é che non sempre le aziende richiedono una laurea in economia per … ruoli che richiedono una conoscenza di economia!
      Perché subito dopo la laurea mi sono stati offerti due stage uno a Gucci e uno a Cartier nel settore rispettivamente marketing e commerciale? Erano invasati?

      E’ un fatto! Un mio collega di scienze delle barbabietole lavora come “economista” ad Eurostat. Mi spiego? LAVORA!

      Lasciamo economia agli economisti. D’accordissimo! Ma non diventi economista con la laurea in economia, bensi’ dopo anni di lavoro nel campo, anche se hai una laurea in lettere. Non ha senso, ma é la realtà. Il mio prof universitario insegna econometria, ha due cattedre in facolta’ di economia.. e’ laureato in Scienze politiche.

      E’ il mondo del lavoro che é una realtà diversa da quella universitaria.
      Proprio consapevole del fatto che economia fosse utilie, ho scelto un indirizzo dove erano presenti materie economiche.

      Cosa esci con Sc. Comunicazione? Nulla. Cosa esci con Scienze politiche? Un politico? E con una laurea in fisica? Uno scienziato? E’ dopo anni di lavoro che puoi ritenerti tale. Cosa esci con una laurea in giurisprudenza? Un avvocato? No.
      Esci sempre un “potenziale qualcosa” che sa fare qualcosa.
      Devi porti la domanda:
      COSA SAI FARE? FIN DOVE VUOI ARRIVARE?

      C’e’ molta ignoranza in questo forum, specialmente sul mondo del lavoro. Le aziende dopo che assumono, ti fanno studiare di nuovo, ricominci dall’inizio con manuali e volumi di documentazione specifici per quel tipo di ruolo che é nuovo, sia tu laureato in fisica come il mio direttore, sia tu laureato in ingegneria come il mio collega, etc…

      Il mondo del lavoro é diverso. Puoi trovare laureati in medicina/fisica/ingegneria lavorare nel settore commerciale etc.. Un project manager di un nostro business partner laureato in bio-ingegneria scrive contratti commerciali!

      Se vi sta sul c..o l’esistenza di Sc delle merendine non iscrivetevi, oppure sconsigliatela, ma non perdete tempo a screditarla con tanto fervore e accanita devozione…

      a meno che di tempo non ne abbiate perché naturalmente disoccupati al cazzeggio.

      • A parte che ho scritto 3 post quindi non vedo tutto questo accanimento.
        Premessa:Non conosco la tua situazione(triennale,qualche master?),l’errore nel tuo ragionamento sta nel trasferire il particolare (il tuo caso)al generale( a tutti).Io ho elencato cosa ha reso una buona idea (la laurea in SDCOM)in una laurea poco spendibile.
        Sulle aziende che assumono e dopo ti formano: è una realtà in parteNon tutte lo fanno specie le piccole e medie,ti stanno dietro 2 0 3 gioni se va bene e poi te la cavi da solo.Se sono più grandi spendono più in formazione.MA non ricominciano da zero.Da te si aspettano che tu porti un certo bagaglio di conoscenze in un determinato settore.E qua sta il difetto di questa laurea essre troppo generalista.un paese che ha 10000 laureati in sdcom e pochissimi in fisica concorderai che non ha un gran futuro.Questo non vuol dire che la figura del “comunicatore”sia inutile ma che se ne è abusato troppo e il mercato NON riesce ad assorbirle.LO DICE CONFINDUSTRIA che forse il mercato del lavoro lo conosce meglio di te e di me.Esiste qualcuno che lavora?certo che sì.Ho un mio amico grafico che l’ha fatta per avere più possibilità ma il suo valore aggiunto è stata la sua conoscenza dei programmi grafici la laurea è stata solo secondaria.Ma occorre dirlo per non alimentare illusioni:su 1000 10 lavorano..ed è una laurea che implica costi aggiunti perché spesso le conoscenze te le devi creare da solo e non sono gratis!Sulla questione delle lettere che poi diventi economista,scusami,ma è una cavolta.Le aziende mettono i requisiti per ogni posizione quando vogliono una laurea generalista lo dicono,quando vogliono un economista lo dicono.Se fosse come dici tu sarebbe l’anarchia,tutti che potenzialmente possono fare tutto.Per intenderci a te non ti mettono a lavorare in un reattore nucleare .Semplicemente ad ogni indirizzo ci sono totsbocchi lavorativi.(chi ti ha detto che un laureato in giurisprudenza possa fare solo l’avvocato?e comunque anche lì c’è un surplus)
        Sulla mia condizione di disoccupazione:se guardi bene gli orari in cui ho scritto ti accorgerai che l’orario non è propriamente lavorativo.Non lavoro in un night club,quindi posso scrivere tranquillamente alle oo:35.su quelli di oggi,invece,ti svelo un segreto tieniti forte e non svenire:esiste anche la libera professione!!!Quindi invece di sparare giudizi a cappero astieniti!

  66. Alex, non dimentacare che lei è una dottoressa a cui è stato offerto anche un master a Gucci e uno a Cartier.
    Non possiamo competere con lei, presuntuosa onnisciente, che sa tutto di tutto (ma in particolar modo di finanza, visto che fa la dottoressa manager del rischio).
    Noi, almeno io, sono un povero pecorone costretto a zappare la terra per mantenermi in vita. E si, visto che ho la laurea in sdc faccio anche il geologo, ciò che conta è gli anni in cui lavoro la terra.

    Purtroppo, come hai ben detto ci sono “costi aggiuntivi”. Io personalmente non posso permettermeli. C’è chi per poter fare stage da gucci ha bisogno di soldi, a cui provvedono la provvidenziale mano di mamma e papà. E’ la logica di chi nasce ricchio ha le migliori possibilità, ma per questo conta aver solo un bel fattore X ( e la dottoressa manager del rischio, ne ha di uno bello). L’aspetto negativo di tutto ciò è che chi ha le migliori possibilità di solito sputa sui particolare e non riesce a vedere quante persone dietro di lei non possono averle. O meglio, non riesce a vedere l’aspetto semplice della questione, facendo INUTILI FORZATURE ANARCHICHE (scusa, mi piace il tuo termine).

    • A me sembra che si abusi anche del termine”dottore”nel nostro paese,dovrebbe essere ristretto a chi fa i dottorati e basta.Uscire dopo 3 anni e dichiararsi dottori non ha senso..
      😯
      e non vale solo per quelli di sdcom.E’ un discorso generale.
      Bisogna però essere chiari:io ho espresso quelli che secondo me( e non solo) sono i punti deboli della facoltà.Nessuno ha obiettato.Della ragazza che ha esposto il suo caso non conosco la situazione.è probabile che se sa il cinese di suo o ha frequentato un master valido lo stage da Gucci non sia inverosimile.Ho difficoltà a crederlo dopo una semplice laurea triennale.Ma il suo caso non mi interessa tantissimo,ho fatto un discorso più generico.In più aggiungo che questa facoltà a SUD non ha senso!!Bisogna investire sul turismo,sull’impresa giovanile(o almeno provarci).Che se ne fanno di migliaia di comunicatori??Va bene per Milano,Roma;Bologna massimo poi stop.
      Io da quando ho 18 anni che vivo fuori e Master con più di 3 cifre non posso permettermeli perciò mi sono orientato su qualcosa di più spendibile.Buon per chi ci riesce.La cosa importante è non alimentare illusioni.La facoltà ha una fama negativa grazie all’abuso che se ne è fatto(non proprio a torto,il mio sussidiario delle elmentari era più voluminoso delle dispense che ho visto circolare) e occorre investirci parecchio per rimuoverla.
      ciao!

      8)

  67. Caro Alex
    lo stage presso Gucci e Cartier mi e’ stato offerto dopo una laurea vecchio ordinamento (5 anni) indirizzo Impresa (+esami di economia)… nel lontano 2005. Quindi potrei avere qualche anno più di te.
    Per precisare.. ho declinato l’offerta, per andare all’estero, dove ho lavorato da subito perche’ mi rifiutavo di accettare stage a 500/600 € al mese in Italia. Di sacrifici ne ho fatti moltissimi pur di non restare in un paese che mi avrebbe annoverato tra la moltitudine dei “bamboccioni” (vedi Ministro) precari.
    Non sostengo l’anarchia. Se vuoi fare il medico, il fisico nucleare, il matematico, devi studiare quelle facoltà. Poi, puoi anche andartene all’estero perché tanto con quello che pagano in Italia… e ci sono moltissimi ragazzi che lavorano come camerieri o commessi finché salta fuori un’opportunità di lavoro. E’ la realtà all’estero.
    Io consiglio vivamente Economia anzicché Scienze della Comunicazione. Non ho mai detto che sia una laurea spendibile. Ma dico che non lo é meno di Sc. Politiche o sociologia etc. per certi settori lavorativi.
    I tuoi toni di intervento sono pacati, educati ed intelligenti.
    Io parlo dell’accanimento in generale espresso da decine e decine di post nel blog.
    Posso farti anche io l’elenco dei punti deboli della facoltà, ma dipende dall’università, dalla specializzazione, etc

  68. eKeP@ll€ su martedì 27 luglio, 2010 a 17:48 | Replica

    E’ meglio prendere economia e commercio alla Bocconi come hanno fatto miei amici che ora sono senza lavoro a 30 anni (ahhh voti dal 105 al 110..). W l’Italia!

    eKeP@ll€ su martedì 27 luglio, 2010 a 17:48 | Replica

    Io consiglio vivamente Economia anzicché Scienze della Comunicazione. Non ho mai detto che sia una laurea spendibile. Ma dico che non lo é meno di Sc. Politiche o sociologia etc. per certi settori lavorativi.

    su venerdì 23 luglio, 2010 a 17:54 | Replica eKeP@ll€

    Quello che provo a far capire é che non sempre le aziende richiedono una laurea in economia per … ruoli che richiedono una conoscenza di economia!
    Perché subito dopo la laurea mi sono stati offerti due stage uno a Gucci e uno a Cartier nel settore rispettivamente marketing e commerciale? Erano invasati?

    su martedì 27 luglio, 2010 a 17:48 | Replica eKeP@ll€

    Non sostengo l’anarchia. Se vuoi fare il medico, il fisico nucleare, il matematico, devi studiare quelle facoltà.

  69. Ciao a tutti, mi sono diplomato e volevo iscrivermi all’università… Riporto in poche righe la mia situazione! Non ho mai avuto le idee chiare sul mio futuro, ho fatto una scuola tecnica alle superiori perchè mio padre costruisce antifurti e mi sarebbe piaciuto seguire le sue orme! Ma studiando elettronica ed informatica ho capito al volo che non mi piacciono per niente… Alla fine mi ritrovo con un diploma in mano e con un punto di domanda enorme sul mio futuro… Passo i pomeriggi a leggere un po’ di tutto per informarmi sul mondo e per cercare qualcosa che mi appassioni e scopro che mi piacerebbe fare il fisioterapista però il test è a numero chiuso e nonostante il mio 82 alla maturità non mi sento di avere molte possibilità di entrare visto i soli 40 posti… ho provato a fare i test e noto quanto cultura generale faccia molto più peso visto le 33 domande su 80, al contrario di materie come fisica e biologia che sono solo una decina mi pare… forse sarebbe stato più utile un liceo classico!! Ora il tempo stringe e non sò cosa fare… sono in dubbio non posso di certo prendermi un anno sabbatico e i miei non possono pagarmi l’università cosi tanto per farla per motivi economici, se devo fare l’università devo farla con il massimo impegno. (lavoro come consegnatore di pizze a domicilio e non mi faccio problemi a studiare anche tutto il giorno!) Guardando le varie facoltà mi ha colpito scienze delle comunicazioni mi piacerebbe fare l’inventore di pubblicità, non sò quale sia il termine giusto per chi svolge questo lavoro! però entrando in questo forum mi avete smontato le idee tutti che la sdegnano! Visto che la maggior parte di voi è gente con molta più esperienza di me e che già si è laureata o che magari già lavora, che mi consigliate di fare??…

    Ah… volevo aggiungere, io non ho problemi ad andare a lavorare all’estero… voglio andar via dall’italia, odio questo paese! voglio impegnarmi al massimo per uscire da questo buco…

  70. Dave,
    Spassionatamente, non fare un corso per ripicca verso un altro.
    Hai detto che vorresti fare “l’inventore della pubblicità”.
    Per quanto ne sappia io, ti consiglierei di iscriverti a qualche corso di grafica e di software 3d (chiedono soprattutto questo, vedi photoshop, oppure software per la creazione di ambienti trimensionali tipo cinema 3d).

    Da quanto ho letto in questo forum, io ti consiglierei di prendere un qualcosa di più spendibile. Poi, vedi tu.
    Scienze della comunicazione sarà pure una bellissima laurea. Ma è tanto bella quanto derisa. Per questo te la consiglio.

    Quindi, fatti la domanda su cosa vorresti fare, e informati su cosa cercano nello specifico. Poi, guarda i vari piani di studi, se vedi che ci sono materie che sono attinenti a quello che vorresti fare, e che soprattutto potranno servirti nel mondo del lavoro allora sei sulla strada giusta.

    Spero di esserti stato d’aiuto.

    • ah si, perchè fare il pubblicitario significa fare il grafico… ragazzi ma stiamo impazzendo? io finora non ho trovato neanche una argomentazione CONCRETA contro sdc: o sono luoghi comuni, o sono frasi dette dall’amico, o sono balle facilmente smontabili.
      possibile che non avete più argomenti da usare contro di noi?

  71. Ciao a tutti, ho terminato da poco il liceo e ora devo scegliere l’università e mi trovo in difficoltà..avevavo ristretto le possibili scelte a psicologia e giurisprundenza ma da un po’ di tempo a questa parte ho cominciato a prendere in considerazione anche scienze della comunicazione in quanto mi è sempre piaciuto scrivere e questà facoltà sembra dare gli strumenti e la possibilità di farlo anche indirizzandoti verso l’editoria ed il mestiere del giornalista.Inoltre anche la parte inerente l’economia e la comunicazione d’impresa sembra essere interessante. Però leggendo qst blog mi è parso di capire che la situazione nn è buona come speravo e che molti criticano qst facoltà ritenendola troppo “generica”.Vorrei quindi fare alcune domande per cercare di fugare i miei dubbi:innanzitutto ci sono facoltà di scienze della comunicazione migliori di altre? Se si, in quale città si trovano?? Inoltre vorrei sapere in concreto quali sbocchi professionali offre questo corso di studi( se qualcuno può riportare la propria esperienza personale dicendomi il lavoro che ha trovato ed anche il modo in cui ci è riuscito sarebbe ancora meglio).Ed infine la domanda che mi ha dato modo di riflettere di più negli ultimi tempi: è meglio prendere un a strada in salita che nn da troppe sicurezze ma che può interessarti o provare la via delle facoltà più sicure come medicina o fisioterapia(anche a costo di passare un’estate sui libri per riuscire ad entrare)che magari nn ti appassionano così tanto ma almeno una volta concluse ti danno la quasi totale certezza del posto di lavoro?? ringrazio in anticipo tutti coloro che decideranno di rispondermi.

  72. Matte,sei scusato per l’entusiasmo giovanile,ma il consiglio che mi sento di darti è di prendere qualcosa che ti piaccia e che sia utile allo stesso tempo.Non seguire solo la pancia,potresti pentirtene in futuro.Scienze della comunicazione ,come detto,offre più incertezze che certezze.Inoltre al difetto di essere molto inflazionata e di essersi moltiplicata in mille rivoli(quante lauree brevi che contengano la parola comunicazione ci sono ?una miriade!).Dei punti critici ne abbiamo parlato più sopra.Ovviamente ciò non significa che nessuno dei laureati(intendo 3+2 con questo termine,non 3)lavori,però tieni ben presente che ci devi investire un bel po’ di soldini per specializzarti ed affrontare un pò di stage prima di imbarcarti in qualcosa di meno evanescente.in pratica il cammino che porta qualcosa è 3+2+master(quelli buoni sono sopra i 10000),se non hai ‘sti soldini lascia perdere,impara il cinese e lavori anche con i 3 anni di sociologia.
    La comunicazione d’ impresa è interessante ma là prendono gli economisti. Quindi se ti interessa quel campo prendi quella facoltà.
    Sulle sedi:se puoi reggio emilia,oppure IULM.(quest’ultima è cara).Sconsigliata qualsiasi sede del sud. Roma compresa.Spero di non essere arrivato tardi.Ciao!

  73. Oh ma fatela finita! la laurea in scienze della comunicazione non serve a un emerito ciufolo, questa e molte altre, se inizio un elenco finisco domani mattina, lauree nate solo ed esclusivamente per elargire cattedre. PUNTO. voi laureati in sdc come in dams, o in “scienze della formazione primaria” e via dicendo non sapete fare assolutamente niente, e in molti atenei italiani prendete il titolo con una facilità ripugnante. è inutile trincerarsi dietro la scusa di sta cippa “eh ma con la laurea triennale hai un’infarinatura…. invece con la specialistica ti formi” perchè capre siete dopo i 3 anni e capre rimanete dopo altri 2. questa infarinatura di cui parlate è vera per molte lauree del cavolo come la vostra, ma per molte altre non vale, visto che personalmente laureato in informatica alla triennale un mestiere so farlo! è assurdo che non accettiate alcuna critica neanche da parte di un vostro collega che evidentemente la sa molto ma molto piu’ lunga di voi che non vi lasciate nemmeno sfiorare dal dubbio che forse forse c’ha ragione! a parte che vi ha fatto delle domande precise alle quali solo uno di voi ha risposto, per il resto avete solo scritto idiozie, ma poi non c’arrivate da soli che il caso singolo, come di quella tipa signorina tu-mi-stufi, non può essere generalizzato? e di sicuro in italia con l’avvento della crisi economica non c’è lavoro nè per il laureato in sdc nè per l’ingegnere, ma ciò non giustifica il fatto che siano riconosciute lauree perfettamente inutili come la vostra, anzi! l’unico risultato che si è ottenuto con tutti questi corsi di laurea fasulli è un precariato didattico, una quantità di dottorucoli dei miei stivali che non sanno fare neanche 2+2 ma che si sentono supereroi perchè “laureati”…. ma va a cagher.. tanti laureati = poco valore alla laurea. semplicemente. sdc è la laurea “trendy”, che va di moda, per gente che si sente alternativa ma che alla fine è banalissima e massificata, e poi finitela di usare tutti termini inglesi quando esiste una perfetta trasposizione italiana, che siete veramente ridicoli! personalmente sono d’accordo ad abolire il valore legale della laurea dal momento che esistono tanti, tantissimi laureati di sto cavolo perfettamente obsoleti e indegni di essere chiamati dottori. ciao!!

    • …mi spieghi per quale motivo uno dovrebbe prendere sul serio una critica se la critica è fatta così? xD
      cioè butti merda senza argomentare: è facile dire che fa tutto schifo senza dire il perchè.

      • Senza voler entrare nel merito di quanto hai scritto, ti vorrei fare osservare che attualmente la laurea in Scienze della formazione primaria del vecchio ordinamento (4 anni), il cui corso è stato riattivato sino all’anno scorso in deroga alla riforma, costituisce l’unico titolo di accesso per l’insegnamento nella scuola primaria. La nuova laurea magistrale a ciclo unico omonima (5 anni, classe 85-bis) invece, al momento, consente di fare supplenze ma non di entrare in ruolo.
        E lo sa bene la gente che ha iniziato l’istituto magistrale o le sue sperimentazioni ai miei tempi, la quale si è iscritta sapendo che quel titolo consentiva di accedere all’insegnamento e poi si è ritrovata la riforma retroattiva al momento di sostenere l’esame di Stato conclusivo, cioè dopo 4 anni (5 per gli indirizzi sperimentali Brocca, cioè liceo socio-psico-pedagogico et similia).

  74. Salve a tutti, vorrei anch’io brevemente portare la mia testimonianza. Tirando le somme dopo 2 anni dalla laurea specialistica, dal master e dal Progetto Leonardo Da vinci fatto all’estero posso dire che concordo con Bruno Vespa.
    SDC è molto interessante come corso di laurea, non lo metto in dubbio, grazie ad esso mi sono tolto delle belle soddisfazioni, però parliamoci chiaro: non c’è bisogno della laurea per diventare un operatore nella comunicazione, dall’addetto stampa fino al web designer, ecc…cioè il campo della comunicazione è davvero vasto ma occorre, secondo il mio modestissimo parere, saper fare “qualcosa” di preciso senza aspettare la fine della Laurea. Purtroppo a differenza di poche mosche bianche la situazione della stragrande maggioranza dei miei colleghi è la stessa: dopo la laurea e master stanno a casa o lavorano per chi c’è l’ha nel negozio di famiglia. Tornassi indietro NON LO RIFAREI DI CERTO per le scarse prospettive lavorative. Però non va neanche denigrato come corso di studi perchè cmq noi facciamo alcuni esami sia di economia, giurisprudenza, scienze politiche e almeno un esame nel mio caso “tosto” di inglese. Certo non è ingegneria nè informatica ma ognuno si sceglie la propria strada, senza offendere la dingità di nessuno cara Federica.

  75. Ebbene, dottoressa manger del rischio cosa dici?
    La lungimiranza di alex,
    la concretezza realistica di federica,
    un collega che si aggiunge a me, ed altri a parte l’eccezione della web designer (Federica, hai visto quanti paroloni inglesi?)
    Se leggi sopra, Alberto enuncia tutti i termini inglesi, che io ho puntualmente minimizzato, e che con la stessa tempestività sono stato criticato, mi è stato dato anche del presuntuoso, quanto io non ho fatto altro che porre dei dubbi.

    Mi viene ancora da chiedermi. Tutto questo può bastare per consigliare (per il loro bene) disinteressatamente a coloro i quali vogliano iscriversi di pensarci almeno due volte?

    • Allora
      Ho letto tutti i tuoi commenti e le risposte che ti ha dato Alberto e ho 10 precisazioni per te, che spero leggerai con attenzione:

      1) Continui a chiedere lumi riguardo le professioni che solo gli studenti di sdc sanno fare… in molti ti rispondono elencandoti mestieri, alcuni argomentandoti anche il fatto che i mestieri “selettivi” sono sia in via d’estinzione sia deleteri,.. e tu continui a porre la stessa domanda.

      2) D’accordo sulla “varietà troppo varia” delle materie di sdc… ma è appunto per questo che nei nuovi ordinamenti degli ultimi anni sta scomparendo la dicitura “scienze della comunicazione” per fare spazio a termini che definiscono settori più precisi (ad esempio comunicazione “media e pubblicità”)

      3) Mi meraviglio che un laureato con 110 e lode dica una cosa del genere, ma ti volevo confermare che la creatività… si studia eccome! Mica crederai che il creativo è il genio seduto alla scrivania in attesa dell’ispirazione? 😉

      4) sdc è una facoltà nuova e giovane e in quanto tale non può certo “inventarsi” una professione dal nulla. E’ quindi quasi naturale che prenda esami e materie da altri corsi di laurea.

      5) Nessuno finora ha citato l’importanza fondamentale che sdc ha sia nel campo degli audiovisivi sia nel campo dell’arte. E questi sono ambiti in cui uno studente di economia o di ingegneria può fare ben poco.

      6) In alcuni casi parli della comunicazione quasi come l’arte del saper parlare… e sempre da un laureato mi meraviglio di questa semplificazione.

      7) Scienze della Comunicazione è l’unico corso di laurea il cui nome non ha un sinonimo del mestiere che produce. Non esiste “il comunicatore” ma questo non significa che il corso di laurea è inutile (a conferma di questo il punto 2).

      8) Le università private chiedono molti soldi, ma ciò significa che una preparazione seria e quadrata costa, non che per lavorare basta pagare.

      9) Se la validità di un corso di laurea si misura in base alle occupazioni dei laureati mi chiedo perchè sdc è una laurea scema dato la maggior parte delle statistiche non ci danno affatto (anzi) per completamente disoccupati.

      10) Secondo me invece la validità di un corso di laurea è direttamente proporzionata all’università in cui te la prendi e alla collocazione geografica di tale università. Scienze della comunicazione fatta a Salerno (con tutto il rispetto per l’ateneo) ha un’utilità diversa da Scienze della comunicazione fatta a Milano. (Curiosità tu dove ti sei laureato?)

      Spero di essere stato chiaro nell’elencazione.

      • Scienze della Comunicazione a Salerno è stata la prima in Italia e vanta una tradizione di tutto rispetto. Il campus universitario in cui è ubicata la facoltà è ampio, pieno di verde e ben strutturato.

  76. più che concretezza realistica quella di federica mi sembra maleducazione e presunzione…

    cara federica sarai anche laureata in informatica, e non ho dubbi riguardo la tua bravura nel campo, ma ti esprimi come una donnina isterica in piena crisi mestruale!!

  77. Non sarebbe meglio non iscriversi proprio all’università ed imparare un mestiere? tanto più se uno proviene da una famiglia di operai e quindi senza i santi in paradiso?

  78. …ho trovato questo post e ho impiegato circa un giorno x darci un’occhiata….

    ..a marzo m laureo in sdc, specialistica in comunicazione d’impresa, ancora non ho le idee ben chiare su ciò che voglio fare (anke se sono interessata al settore non profit), pechè la mia è una laurea cn cui puoi far tanto e nulla e perchè il mercato del lavoro è in crisi (in molti settori non solo nel nostro)…
    …il lavoro c’è ESISTE, bisogna andarlo a cercare!!! non puoi credere di svolgere alcune professioni al sud, bisogna spostarsi.. considerare anche il contesto internazionale (eKeP@ll€ sei un grande esempio) nessuno sa che nei paesi anglosassoni la nostra laurea è stra-considerata? e anche stra pagata!!… queste sn le conseguenze di un mercato globalizzato!…
    …inoltre? pensare di scegliere un’altra facoltà solo perchè offre più sbocchi è il concetto più stupido che abbia mai sentito, ad esempio “con ingegneria si lavora molto” bene è vero, ma se non hai una certa attinenza per la matematica rischi di laurearti a 30 anni con in mano un pugno di mosche; economia ottima facoltà è vero per fare la libera professione (se t piace) e per concorsi pubblici ed in questo caso se non hai una grande spinta puoi averne anche tre di lauree ma non ti porteranno a nulla; giurisprudenza, ottima per chi vuol fare l’avvocato e ha la stoffa per mettersi in gioco o non rimanere a far fotocopie in uno studio legale e relativamente ai concorsi pubblici la questione è ancora più scandalosa: magistrato, notaio se non sei figlio di… non c arriverai mai, in Italia c’è un sistema di caste!!!…

  79. allora, provo di poratre la mia contribuzione,
    concordo con Bruno Vespa, scidecom non vale la pena. sono a l’univ di torino all’inizio ero verramente interessata e poi un giorno mi sono chiesto cos’è che ho imparato li di pratica ???? di siccuro niente trane informatica… ho anche voluto lasciare però mi sono detto va beh è meglio finire con la trienale e dopo vediamo. Una cosa siccura è che dopo la laurea cerco di specializzarmi in ambito economico, non so sé sia possibile pero me lo auguro, perché come materia economiche ne ho, micro, macro, economia d’impresa tutte da 10 crediti e crdo che sia una buona base per provare di farsi una laurea specialistica in commercio estero sopratutto quando c’est la passione e la voglia!! Ragazzi aspetto i vostri consigli che ne pensate? perché nella vita, non scoraggiarsi mai, provate di offrirvi nuove opportunità, sapere creasi di nuovo.

  80. Laurea triennale in scienze della comunicazione e relativa specialistica (totalmente inutile eccetto due insegnamenti), punteggio massimo, stage. Senza un lavoro, senza la possibilità economica di muovere il “deretano” sia per andare all’estero o semplicemente a Milano. A venticinque anni non ho un soldo mio da parte, non trovo impiego nemmeno come commessa, in quanto viene richiesta esperienza pregressa.
    L’errore di iscriversi a questo corso di laurea? Sì, l’errore.
    Per cinque anni ho studiato materie che mi piacevano davvero tanto, ero contenta e sono contenta di averle studiate. Non raccontiamoci favole ragazzi, si tratta di un’infarinatura di materie nelle quali non si ha una solida conoscenza e competenza pratica. Anch’io sono interessata al marketing, ma non ho le basi di un laureato in economia. Ho studiato un po’ di economia, un po’ di diritto, tanta sociologia, un po’ di informatica.
    Se potessi tornare indietro nel tempo sicuramente non rifarei questo percorso di studi. Mi rendo comunque conto che non si può vivere di “se lo avessi saputo, se, se se”, quindi prendo atto della mia scelta e cerco di rimboccarmi le maniche, nel rispetto dei miei genitori che mi hanno mantenuta e per me, non porta a nulla di costruttivo piangersi addosso per aver fatto la scelta sbagliata.
    Detto questo, non penso comunque sia giusto generalizzare in negativo su scienze della comunicazione, è un discorso mooooolto relativo alla realtà locale in cui ci si trova (ma questo vale per qualsiasi settore professionale) ed è un po’ una tendenza comune caratteristica dell’Italia guardare con scetticismo un laureato in s.della comunicazione.

  81. Jacopo,

    Non meriti risposta. Hai capito ben poco dei post che ho scritto.
    Solo una cosa: comunicazione è esemplificazione. Se vuoi comunicare (o detto a tradizione semiotica) parlare con il linguaggio e gesti e arti e via dicendo.

    E poi, basta, per favore. Rispondete seriamente. Non dire media e pubblicità. Bellissimo, titolo affascinante, ma cosa serve per lavorare in quest’ambito? A cosa aiuta sdc?

    Ho chiesto l’utilità pratica. Descrivili, elencali.
    Non dire semplicemente fare il comunicatore è bello.
    Sono un povero rimbambito che crede che i sondaggi sono manipolati, tu ti iscriveresti a fronte di sondaggi negativi?

    E poi, scusate, abbiate l’umiltà di dire che non siamo economisti, o ingegneri.
    Il lavoro creativo, non è stare seduto sulla sedia, ma è anche vero che parte da un idea giusta e da un applicazione pratica. Ora, tu potresti avere 1000 idee giuste, ma nessuna conoscenza per come applicarla praticamente. E quindi, ti devi rivolgere ad un legale per le varie questioni di proprietà intellettuale. Ad un commercialista, per la dichiarazione e sull’applicabilità commerciale, nonchè per agevolazioni e via dicendo.
    AD un ingegnere, se è informatica, per la scrittura in algoritmi. E via dicendo. Quindi, oltre l’idea che non credo bisogna di avere una laurea, a cosa serve la laurea in sdc?

    A conclusione, le mie non sono imposizioni, ognuno è libero di pensarla come vuole. Ma se volete rispondere alle mie domande, fatelo con cognizione di causa e, come piace defenirvi a voi, da buoni comunicatori.

    PS: a Bologna

  82. PS: L’avevo già chiesto nei post sopra!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Sulla creatività:

    Mi chiedo poi come sia possibile imparare la creatività. Mi chiedo anche se basti che qualcuno scrivi dei libri su come imparare la creatività per farla salire a rango di dottrina insegnabile. Ti chiedo, non credi sia un circolo vizioso dire che la creatività sia applicare un qualcosa a qualcos’altro (vd Peirce su la nozione di segno) in modo innovativo e poi allo stesso tempo dire che si può imparare, perché per impararla si suppone che vi sia un qualcosa, ipotizziamo un metodo già applicato e quindi, già usati e quindi non più creativi?

  83. Zeno, continui e continui e continui a dire le stesse cose.

    Io ti avevo chiesto semplicemente di rispondere ai miei dubbi e tu t’arrabbi a tal punto da dire che non MERITO una risposta?
    Ma chi sei tu per dirmi questo?
    Per carità, liberissimo di sostenere le tue idee nessuno ti dice il contrario… ma almeno cerca di ascoltare anche gli altri.

    Passando oltre, la citazione di “media e pubblicità” l’ho fatta proprio per chiamare in causa una branca di sdc applicata ad un settore pratico lavorativo come il pubblicitario (e tutte le categorie lavorative del mestiere) ma ce ne sono altre che consentono di diventare anche registi o autori televisivi.
    Ma evidentemente questi per te sono lavori fuffa.
    Quindi andiamo tutti a fare gli avvocati i medici o gli ingegneri…perché quelli si che sono mestieri impegnativi.

    In conclusione, sinceramente mi stanco di continuare a scrivere le stesse cose, quello che volevo dire l’ho detto già nel commento precedente, per cui ti auguro di rimanere sereno e di trovare finalmente qualcosa di serio da studiare.

    Buona serata 🙂

  84. Io ho detto sempliemente che sono cose che ho scritto e riscritto. Hai ragione, scrivo sempre le stesse cose.

    Quelle stesse cose che nessuno a smontato seriamente.

    Io ho fatto un analisi critica. Ho chiesto a cosa serve sdc per la lavorare nei media e pubblicità?

    Fare grafica?
    Avere idee? Si, ma come devi applicarle?

    Ho chiesto una cosa specifica che non invada il campo di altre competenze.

    Quindi, partendo dal fatto che non sono lavori fuffa. Non ho mai detto questo. Ho chiesto, riscrivo, come può essere utile una laurea in sdc per lavorare in questo campo. Il ché non significa dire che sono lavori fuffa. Capisci?

    Rispondimi, allora. Visto che hai detto che hai espresso la tua opinione. Io ti chiedo di argomentarla.
    In ultimo, anche questo l’ho scritto più volte, io scrivo per avere un confronto, non perchè io non sia sereno.
    Mi diaspiace il pensiero, che molti si trovanno laureati, ma con in mano un pungo di mosche (a meno che, paparino non sborsi tanti soldi per far master da 30.000).

  85. Salve a tutti, PRO e CONTRO SdC. Io sono da sempre interessato dal mondo delle Relazioni, delle Risorse Umane e della Comunicazione e per un certo periodo della mia vita ho organizzato eventi musicali abbastanza importanti. Ora però mi trovo a dover scegliere una facoltà e non so come la pensiate voi a riguardo ma io credo che il miglior modo di scegliere sia in base ai propri interessi per un paio di motivi:

    – Il mondo del lavoro è in crisi, per gli ingegneri come per i professori, gli operai etc.. Oggi non ha senso affermare di scegliere una facoltà per le possibilità lavorative, perchè spesso queste possibilità non esistono tanto vale dar credito e sviluppare le proprie passioni, competenze e interessi;

    – Negli ultimi 10/15 anni la scelta del 90% degli studenti italiani per l’università è stata dettata non dagli interessi ma dagli sbocchi lavorativi e perdonatemi se dico che questo è un pò come il cane che si morde la coda. Come pensate di realizzarvi ed essere felici seguendo il profumo (forse nemmeno potenziale) dei soldi?

    E questo discorso per come la vedo io vale per tutti e per tutte le facoltà.

    Tornando a SdC, volevo chiedere a voi, se in base a questi miei forti interessi, sia la facoltà che possa valorizzarli, supportata poi da una specialistica e accompagnata da corsi di PNL (della quella vorrei diventare trainer), Coaching, e Personal Branding, tutti ambiti con i quali già adesso, anche se in maniera ancora poco approfondita, sto entrando in contatto.

  86. Un neo laureato in legge sa già fare l’avvocato, il neo ing.meccanico sa progettare un motore,un neo architetto un palazzo, un neo informatico creare il nuovo facebook, il neo economista i blanci aziendali….sanno fare tutto subito questi laureati, tranne quelli in comunicazione che non sanno fare niente…è una cosa facilissima progettare campagne pubblicitarie, fare PR, organizzare eventi….infatti mi chiedo come mai le PMI non realizzano materiale pubblicitario decente, come mai gli informatici non gli realizzino portali da migliaia di contatti al giorno….chissà….

  87. Infatti, l’ideatore di facebook è laureato in scienze della comunicazione.
    Infatti, gli ideatori di google sono laureati in scienze della comunicazione.

    Per questo in facebook lavorano solo i laureati in scienze della comunicazione. Così come in google.
    Se vedi, ho spedito il curriculum e mi hanno chiamato dopo 1 ora. Hanno detto, scienze della comunicazione copre tutti gli ambiti, sei ingegnere, avvocato, commercialista. Quindi, perchè perdere tempo ad assumere migliaia di persone in più?

    Infatti…
    Bisognerebbe avere più coscienza.

  88. Se la metti sul piano prettamente tecnico-informatico ti posso dire che per molti ambiti non ha senso per le aziende assumere laureati di qualsiasi tipo, ci sono dei portali in cui ti compri tutto, grafica, loghi, siti, falsi utenti, commenti, posizionamento sui motori di ricerca ecc…a pochi soldi, tramite bando internazionale. Solitamente gli indiani vendono la loro settimana di lavoro a 30 dollari….e purtroppo i loro lavori sono superiori a molti professionisti italiani!

  89. Parlare di Facebook e Google in questi termini è improprio. Sono frutto di un contesto di libero mercato, a bassa tassazione (20-30%) se non nulla nei primi 3 anni di avvio,contabilità semplificata e supporto finanziario ai giovani e alle start-up innovative. Li anche l’e-commerce è detassato per farlo decollare. Cosa impensabile in Italia, dove la tassione è superiore al 50%, costi alti di avvio, nessun sostegno per le idee nuove e soprattutto per i giovani, mancanza totale di meritocrazie e parentopoli diffusa….puoi essere geniale quanto vuoi, ma imprese come quelle sono quasi impossibili da realizzare in Italia…

  90. Io ho semplicemente rettificato i tuoi esempi, come impossibili da farsi. Le aziende sono private e assumono chi vogliono, certo però che scartare del tutto e a priori dei laureati solo perché scienziati della comunicazione mi sembra esagerato…questa facoltà mi sembra il capro espiatorio di un sistema universitario da riformare e di un mercato del lavoro che ormai assorbe pochissimo i giovani…

  91. Ma ancora prosegue sta conversazione???? Ma sono ben due anni che la leggo :).
    Comunque sono anch’io un neolaureato in scienze della comunicazione. Sono completamente d’accordo con ciò che esprime Zeno riguardo la generalità dei corsi di sdc, che ti danno una preparazione vaga, e che non è in grado di aprrofondire nessun argomento specifico.
    Ma io credo che se si ha l’ambizione di diventare giornalisti, non hai certo bisogno di una laurea in ingegneria, lettere, etc. Una laurea in comunicazione potrebbe essere molto utile per approfondire temi che riguardano il campo giornalistico, il problema è che le lauree di comunicazione sono impostate (almeno nel mio caso), in maniera errata cioè facendo un miscuglio di esami logico filosofici, senza poi andare ad approfondire al meglio le materie che sono in grado di specializzare lo studente (giornalismo, editoria etc).
    Detto ciò saluti a tutti!!

  92. @Zeno “Scendi dal piedistallo che ti sei creato e introduci nella tua vita la massima socratica “io so di non sapere”…
    -“la risposta mi piace,se vuoi continuiamo la discussione ma attaccami su quello che ho detto”
    -“voglio critiche costruttive e ben argomentate..”
    “di nuovo mi ripeto…”
    -“dunque dimmi: cosa vuoi fare nella vita?e ed elencami cosa potresti fare con la tua laurea..”

    credevo che la massima socratica presumesse umiltà
    perdonerai senza dubbio il mio scetticismo, ma scritto da te mi sembra poco realistica anche la massima..

    credo che spesso si confonda il “confronto” con lo “scontro”, ed è questa sottile ma sostanziale differenza che di solito dà luogo ad una “COMUNICAZIONE” non appropriata

    ho avuto la forte sensazione che tu abbia fatto solo domande per le quali neanche necessitavi di una risposta..

    ti pongo io, una tua stessa domanda : “che cos’è per te la comunicazione?”..e te lo chiedo, non perchè io non abbia una mia risposta..

  93. A chi ha scritto che il commercialista necessita di un avvocato…
    se è un professionista dovrebbe conoscere molto bene le norme applicabili al suo campo..un esempio??diritto tributario..

  94. @Federica..in relazione a Scienze della formazione primaria..un umile consiglio
    leggi un pò di psicologia infantile e non..i primi tre anni di vita sono fondamentali per la “struttura” di un individuo ..
    mi sembra poco probabile che una laurea che ti permetta di “gestire” un rapporto adulto-bambino e viceversa…non ti insegni proprio nulla..

    Dams???sicuramente chi sceglie questo indirizzo non vorrà certo fare il chimico…

  95. ho letto così tante critiche e certo non costruttive…tra studenti di corsi di laurea differenti..
    il mio pensiero è rispettare chi si impegna…
    certo, esistono percorsi non strutturati nel migliore dei modi…percorsi con più o meno possibilità di inserimento
    ma credo che oggi un laureato in giurisprudenza sia un futuro disoccupato o mal occupato quanto
    un laureato in scienze della comunicazione..
    un laureato in medicina (escludo le professioni sanitarie e nello specifico scienze infermieristiche…una delle lauree con più possibilità occupazionali)
    quanto un laureato in lettere..in filosofia…
    un laureato in architettura..
    hanno difficoltà anche i laureati in ingegneria ed economia..

    forse chi risente meno della disoccupazione sono i laureati in matematica e fisica (oggi richiesti di più persino degli informatici, perchè “usufruibili” in più settori..)

    i problemi sono ben più ampi purtroppo…e lo sappiamo tutti!

    bèh…un saluto a tutti 🙂

  96. @Zeno “Mi diaspiace il pensiero, che molti si trovanno laureati, ma con in mano un pungo di mosche (a meno che, paparino non sborsi tanti soldi per far master da 30.000).”…

    mah io mi chiedo come si possa fare affermazioni del genere…
    scusa, ma paparino sborsa anche per aprire studi legali???????perchè sai…si fanno presto i conti..
    dopo una laurea breve una specializzazione…
    un altro corso di studi…altri due anni minimo di esperienza presso uno studio e poi magari gli esami di stato..(che oggi non sono più una passeggiata..)
    dimmi..a quanti anni farai l’avvocato????legale o notaio ,la strada è più lunga..se è questo ovvio quel che vuoi

    perchè altrimenti
    il tuo titolo ti servirà solo per accedere ad un concorso pubblico con la stessa identica validità di tanti altri titolo universitari..

    e poi.. mi domando come tu NON abbia capito l’inutilità del corso di studi che hai scelto nel corso del triennio..e addirittura hai continuato con la specializzazione…

    maaahhh

  97. @sabino
    Un neo laureato in legge sa già fare l’avvocato, il neo ing.meccanico sa progettare un motore,un neo architetto un palazzo, un neo informatico creare il nuovo facebook, il neo economista i blanci aziendali….sanno fare tutto subito questi laureati

    MA SEI VERAMENTE CERTO DI QUELLO CHE SCRIVI??????

  98. uuuuèèèèèèèè FEDERICA…..”e poi finitela di usare tutti termini inglesi quando esiste una perfetta trasposizione italiana, che siete veramente ridicoli”…

    meglio termini inglesi…che i tuoi(ciufolo…sta cippa …ma va a cagher…capre siete e capre rimanete)!!!

    baaaahhhhhh

  99. @manu:
    in merito al tuo “MA SEI VERAMENTE CERTO DI QUELLO CHE SCRIVI??????”, ti faccio notare che la mia era una provocazione!!!!! E’ logico che non sia così, anche se il sistema mediatico ha scelto scienze della comunicazione come capro espiatorio dell’intero sistema universitario e soprattutto lavorativo.Una laurea nuova, scomoda, in un sistema socio-economico parentelare, clientelare e chiuso, privo di mobilità sociale e con dinamiche simili al medioevo.

  100. @sabino:
    …ora ho capito la tua provocazione
    ho visto anche l’ora in cui ho scritto….hhhmmm forse ero stanca oooo magari ero innervosita da qualche altro commento, ma non volevo certo fare di te un capro espiatorio…giuroooo 🙂

  101. povera Manu (in realta’ sei lo stesso povero coglione che scrive da tempo), la realta’ e’ che tu rimarrai una gran cafona frustrata/o. Ho gia’ scritto nel forum, lavoro all’estero in una multinazionale. Miei amici laureati in Sc. comun. lavorano tutti, chi a Milano, chi a Roma, chi all’estero, tutti nel settore commerciale. Uno e’ stato assunto in banca. Il cervello conta. Con la tua laurea d’architettura le paghi le bollette? Perche’ ci sono miei amici ingegneri che guadagnano 40% in meno di quello che guadagno io. Scrostati la bocca piena di merd@ secca prima di parlare. Grazie.

  102. @pecora

    sicuramente hai già scritto nel forum…ma è ancor più certo che tu non abbia letto tutto quello che ho scritto o forse non ti è arrivato il messaggio giusto!

    il cervello conta????senza dubbio….ma usarlo conta di più!!!

    impara l’educazione…e magari cercare di capire con chi stai parlando prima di fare “gentili considerazioni” grazie.

  103. Allora vediamo un po’… Signorina(o) voglia cortesemente gradire la mia più umile constatazione di un fatto a dir poco certo: mi ha scartravetrato i maroni con le Sue considerazioni, ma saro’ più civile con Lei, sebbene non lo meriti in quanto frustrata(o) e persa(o) in futili recriminazioni accademiche.
    Voglia gradire il seguente esempio. Una ragazza, laureata in ingegneria biochimica, lavora nell’ azienda dove sono anche io… voilà “sales and marketing support” .. bel colpo! Un ingegnere che lavora come support nel marketing. Brava! Abbiamo la stessa età, io lavoro in finanza e 3 gradini più in su rispetto a lei.. laurea in scienze della comunicazione! E’ impressionante no? Dunque ho avuto nozioni di economia, contabilità e statistica che mi sono servite, nozioni in marketing che mi sono servite, nozioni in pecorologia che mi sono servite a trattare con gente come Lei… insomma quello che ho studiato, l’ho applicato. La prego di degnar il mio scritto di attenta lettura Signorina(o): HO APPLICATO QUELLO CHE HO STUDIATO. Ha letto? Dove si appiglia adesso? Di che parla? Con la laurea in ingegneria biochimica la collega ha imparato a preparare le slides per le presentazioni in marketing? O si asciuga Ofiuco, in mancanza di materiale appropriato nella sua toilet? Sono veramente stupita… allora Le dico io qual é’ la differenza tra noi due: la collega é in Italia, io all’estero. In Italia Sc. Della Comunicaz viene considerata spazzatura, ma in diversi contesti universitari é un corso valido e i professori, su cui Lei (mi consenta il francesismo) getta merda, lo sono anche. Non si impara a comunicare, sebbene la maggior parte dei tecnici si esprima in maniera miserrima, ma d’altra parte la conoscenza della lingua italiana e il saper scrivere correttamente non contano più. Contano i titoli… dottore/essa badessa/fessa/defessa. Migliaia di Professori si impegnano ad insegnare materie che rientrano nel corso in Sc. Comunicaz. Centinaia di migliaia di € spesi dal Ministero per far si che funzionasse e che continui a funzionare. Ma al Ministero sono dei cretini, grazie per avermelo ricordato Signorina(o).
    Il mio migliore amico lavora presso Eurostat con una laurea in Sc. della Comunicazione. Ha superato l’esame di statistica e quello di economia aziendale, come anche quello di economia politica e metodologia della ricerca sociale. Ma all’Eurostat lavorano le pecore, voglia perdonarmi, quindi anche questo esempio non regge. Dunque gliene porgo un altro, sempre che Lei si degni di accettarlo. Un mio ex collega universitario lavora a Unicredit a Roma, un altro a Sony a Londra, un altro a Philips a Milano. Uno lavora per Ernst&Young a Milano. Ho proprio degli ex colleghi pecoroni che lavorano per aziende piene di pecoroni come loro, anzi no, peggio di loro, perché li hanno assunti sulla base di una conoscenza acquisita dopo 5 anni di studio, lezioni seguite, 25 esami sostenuti, alcuni passati, altri risostenuti, una tesi preparata e un bel calcio in culo finale verso il tanto ambito quanto arduo mondo del lavoro. Gettati nel mercato denso di insidie e porte chiuse, questi laureati in Scienze della Comunicazione si sono fatti strada da soli, provenienti da umili università statali, senza raccomandazioni e senza onorevolissimi e decantatissimi titoli accademici.

    L’unica differenza tra noi pecore e la gente come Lei Signorina(o), é che noi paghiamo i nostri mutui e non puntiamo il dito sulla vita degli altri. Mentre voi, persi nella frustrazione, aumentate la secrezione di bile amara per digerire il fatto che noi, in un modo o nell’altro, siamo felici.

  104. @pecora

    – la prima volta che ho scritto qui è stata il 20 aprile…quindi, non sono chi tu immagini

    – non ho mai detto che Sc delle C. sia una laurea inutile..quindi ,dimmi dove hai letto il contrario

    -ho contestato chi invece lo ritiene inutile come corso di studi e come provocazione ho chiesto alla persona in questione come mai, nonostante considerasse la sua facoltà uno”schifo” avesse lo stesso proseguito.. addirittura con la specializzazione..quindi, il mio pensiero non ti è proprio arrivato

    -ho scritto che stimo chi si impegna…quindi, ti dovrebbe essere chiaro qualcosa in più

    -ho scritto che i problemi in Italia vanno oltre il sistema universitario…quindi, non hai capito che parlavo di tutte le facoltà e della non occupazione in genere

    tu non hai proprio letto quello che ho scritto oppure hai difficoltà nel comprendere quello che leggi

    e aggiungo..
    che non sono frustrata… perchè ho rapporti sessuali più che soddisfacenti
    che sono un agente immobiliare senza nessun titolo accademico
    che MI pago l’affitto (non il muto)
    che cresco una figlia da 20 anni da sola
    che collaboro con uno studio fotografico
    che pensavo di iscrivermi a Sc della c
    e che conosco bene…GAVINO SANNA!!!!

    CARISSIMO PECORA…..CONTINUI A SFRACASSARSI I MARONI …DA SOLO…OVVIO, SE LI TROVA!!!!

  105. DIMENTICAVO…

    @PECORA In Italia Sc. Della Comunicaz viene considerata spazzatura, ma in diversi contesti universitari é un corso valido e i professori, su cui Lei (mi consenta il francesismo) getta merda, lo sono anche. Non si impara a comunicare, sebbene la maggior parte dei tecnici si esprima in maniera miserrima, ma d’altra parte la conoscenza della lingua italiana e il saper scrivere correttamente non contano più. Contano i titoli… dottore/essa badessa/fessa/defessa. Migliaia di Professori si impegnano ad insegnare materie che rientrano nel corso in Sc. Comunicaz. Centinaia di migliaia di € spesi dal Ministero per far si che funzionasse e che continui a funzionare. Ma al Ministero sono dei cretini, grazie per avermelo ricordato Signorina(o).

    DOVEEEEEEEEEEEEEEEEE HA LETTO CHE GETTO MERDA (RIPETO LE SUE PAROLE) SUI PROFESSORI?????

    dottore/essa badessa/fessa/defessa……HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH…non mi offende proprio…fa ridere lei 😉

    ha ragione non si impara a comunicare…..
    buona vita dottore :))))

    • Manu, credevo fossi il solito pippo del forum che ha accesso con un nick diverso e non ho letto attentamente quello che hai scritto, quindi ti chiedo scusa.
      Tutti i miei ex colleghi di Sc della comunicazione lavorano e non si tratta di 100/1000, non e’ vero. Hanno trovato lavoro anche senza master. A me la prima proposta di lavoro arriv0′ a Maggio 2005 (laureata a Marzo 2005) da una casa di moda, per0′ e’ anche vero che parlavo gia’ fluentemente inglese, quindi diciamo che un qualcosa in piu’, un competitive advantage devi averlo. Le lingue sono importanti. Parlo molto bene francese e inglese, qui si scherza, ma a Roma due miei amici sono stati assunti (una in un’azienda di giocattoli.. vabbe’ M…l) grazie alla conoscenza delle lingue. Quindi benvengano i termini stranieri, come anche i modelli stranieri.

  106. Si, infatti, tutti i laureati lavorano per le grandi aziende.

    Nessuno obietta a ciò che ho scirtto.
    Accusatemi, pure, di gettare merde, di puntare il dito e via dicendo…
    Problemi vostri, non miei.

    Per chi mi accusa dicendo che ho proseguito la specialistica: Un errore, ho seguito ciò che mi piaceva. Ma ripeto, ho in manu un pugno di mosche.

    Per chi dice che lavora per le più grandi aziende: Per favore, mi dica come ha fatto perchè spedisco il cv a cadenza mensile. Cosa è che differenzia? Il corso di specializzazione di 30.000 euro?

    Poi, ho scritto, ri.scritto, ribattutto e via dicendo: Non basta portare come bandiera 100 su 100.000 che lavorano. Sembra riduttivo, no?

    Quindi, anticipo da ora che se non risponderò più è perchè ho già risposto sulle stesse questioni nei post precedenti. Che lì dove venga una critica costruttiva, sarò il primo a chinarmi.

    Ad un altra cosa obietto: chi ha scritto sul commercialista che si occupa del diritto tributario. Vero. Anzi, verissimo. Ma vedi che accanto al commercialista, necessita un legale.
    Ti faccio un esempio. Nelle procedure fallimentari –> Un\ più creditori chiedono il fallimento dell’azienda in tribunale fallimentare. Lo fanno tramite legale. All’esito della procedura si necessita un esperto che curi il fallimento (divida il patrimonio dell’azienda, lo riparta tra i creditori e via dicendo) questa persona HA BISOGNO DI COMPETENZE SPECIFICHE: Il commercialista.
    Quindi, si hanno due aspetti: uno LEGALE (specifico) di cui si occupa l’avvocato, un altro tecnico-contabile di cui si occupa il COMMERCIALISTA.
    Ma per fortuna, che ora c’è sdc, così non c’è più bisogno di questa bipartizione (con sdc sei medico, commercilista, avvocato, ing. . psicologo, filosofo, linguista, etc…).

  107. la mia non voleva essere un’accusa…ho solo scritto che in tre anni forse, avresti potuto aver chiara la situazione, tanto da “non perdere” altro tempo

    il commercialista se è un professionista non deve certo chiedere le scadenze dell’iva ad un legale…se poi vogliamo parlare di un certo tipo di cooperazione tra diverse professionalità ed in particolari situazioni…allora sono d’accordo..ma questo discorso è valido in tutti i settori…un chirurgo in sala op. necessita degli infermieri strumentisti, degli anestesisti…
    quindi, ad ognuno le proprie competenze..
    perdonami non credo che il tuo corso di studi non ti prepari in nulla…a meno che tu non consideri “nulla” il giornalismo..la comunicazione d’impresa..l’editoria..la comunicazione multimediale..
    e non dirmi che un ingegnere.. o uno pneumologo..o un avvocato..possa occuparsi di “pubblicità”..
    e non parliamo del commercio…sai qual è la sua anima???
    la Pubblicità..
    non debbo dirti io che la pubblicità è una forma di comunicazione…
    se poi vogliamo parlare del fatto che sia un corso di studi sottovalutato..è un altro discorso
    se poi vogliamo dire che l’Italia è un paese troppo “vecchio” per comprendere i concetti di .. interdisciplinarietà ..di cooperazione..e di comunicazione in tutte le sue forme…questo è un altro discorso ancora

    sicuramente non saranno tutti occupati i laureati in Sc. della C. , ma altrettanto sicuro che non lo siano neanche i laureati in giurisprudenza..in ingegneria..in archittettura.. in italia ed in questo momento!

  108. @Zeno
    Poi, ho scritto, ri.scritto, ribattutto e via dicendo: Non basta portare come bandiera 100 su 100.000 che lavorano. Sembra riduttivo, no?

    esatto
    quindi…pensa quanto lo è “la non validità di un corso di studi..solo in base alla propria esperienza”..(una scelta forse vissuta male già dall’inizio)

    quello che forse ho più “contestato” è stato il TUO modo nel comunicare le opinioni
    il TUO modo..di pretendere il possesso della verità assoluta..e in più ..partendo anche da una massima socratica che presume umiltà
    il TUO modo di “sputare” nel piatto dove hai mangiato per ben 5 anni…
    il TUO modo..di non stimare chi comunque crede in quel che sta studiando

    comunque, è il TUO MODO..e non è un problema mio!

  109. Gent. ma Manu,

    Ho più volte premesso che la mia intenzione non era offendere sensibilità alcuna (vedi post più sopra).
    Ho cercato un confronto, forse per capire anche cosa io potessi fare effettivamente con il mio titolo.
    Nessuno mi ha aggiunto nulla, purtroppo.
    La mia non è verità transcendentale. Le mie sono state delle provocazioni, tutt’al più.
    Criticare, non significa sputare nel piatto dove si mangia. E’ solo una semplice espressione di una mia idea. E’ ovvio, che ogni idea viene influenzata da esperienze soggettive. Ed è appunto per questo, che ho scritto in questo forum.
    Inoltre, non si tratta di dimunire o non stimare chi studia questo corso di laurea (che ripeto, per me, ed è appunto una mia opinione, sbaglia).
    Io, non conosco nessuno che ha scritto. Io ho cercato di portare un esperienza personale, come la mia, e vedere se avesse qualche miinimo di oggettività. Per questo, ho scritto (seguendo un ragionamento logico) le varie professione che a torto si attribuiscono come competenze esclusive di un laureato in sdc.
    Ed è stato appunto questo il problema: l’esclusività. Preparazione generale.

    Invece, una massa di sensibilità si è sentita travolta dalle mie domande. Per questo io ti chiedo: In che modo sono state offensive?
    Così, mi è stato dato del presuntuoso, portatore di verità assolute, etc… Sarà, forse, solo che ho girato il coltello nella piaga?

    Tanto per essere precisi. Ammettendo che il curatore fallimentare lo possa fare l’avvocato. Quest’avvocato, deve affidarsi a consulenti esterni (vd. relazioni giurate). La ripartizioni degli utili, la stima del patrimonio aziendale e via dicendo, necessitano di competenze nello specifico economico-aziendali.

    Grazie, per aver espresso il Tuo modo di vedere le cose.

  110. Ciao Zeno
    ho letto parecchi tuoi post ..
    dal mio punto di vista, più di una volta sei stato offensivo e presuntuoso..ora certo non posso mettermi a fare i copia incolla di tutto
    è possibile che tu abbia “girato un pò” il coltello nella piaga, ma se tante persone si sono sentite “toccate” forse.. non è stato solo per i possibili o probabili problemi di un corso di laurea..
    la MIA sensazione è stata che tu non abbia cercato un confronto , ma più uno scontro..(pur magari volendo un scambio di opinioni)
    Se si cercano (in generale) critiche costruttive forse ci si deve porre nei confronti degli altri in maniera “costruttiva”…

    Ti assicuro non ho nulla da insegnare…anzi, devo imparare ancora tanto nella vita…
    però….
    una cosa te la posso dire: sulla “giurisprudenza” conosco parecchie cosette 😉

    grazie per aver risposto..e.. in bocca al lupo 🙂

  111. Pingback: Che errore iscriversi a Scienze della comunicazione

  112. Tipiche discussioni da italiani medi, che rispecchiano la mentalità chiusa, rigida e statalista che ormai caratterizza il mercato del lavoro italiano. Alla fine contano i risultati: non i voti di laurea o i titoli, ma quanti soldi fate fare all’azienda. Una laurea è formazione, non lavoro. Avete delle basi cognitive, ma siete agli inizi. C’è tutto da imparare, l’esperienza si fa con gli anni, sbagliando anche.
    Le lauree le considerate come i marchi dell’abbigliamento: questo vale di più, questo vale meno. Non considerate gli insegnamenti dei vari corsi e il loro contributo per le varie posizioni da ricoprire e le caratteristiche personali. Non è che se sei economista sicuramente gestirai le risorse umane meglio di un laureato in filosofia; non è che se sei ingegnere gestionale sicuramente realizzerai delle campagne pubblicitarie migliori di un laureato in scienze della comunicazione (esempi un po rozzi, ma penso il concetto sia chiaro). Per i master poi c’è una venerazione maniacale. Alla fine il master è un corso a pagamento, il titolo è assicurato: è un attestato che si compra, a differenza delle lauree statali, dove bisogna faticare (non è sicuro che passi l’esame solo perchè hai pagato le tasse).

  113. Non ho avuto la pazienza di leggere tutti i commenti. Io avrei una vada idea di iscrivermi a questa facoltà l’annoprossimo, ma ho paura che poi non porti a nulla. Potreste aiutarmi?

  114. Probabilmente tu che stai leggendo, ora, starai sorseggiando una Pepsi o una Coca, con gli occhi incollati sul tuo Windows Sony Vaio o sul tuo Mac, le mutande di D&G o, se sei nerd (o non vuoi spendere soldi per una cosa che andrà vicino al tuo culo), quelle comprate alla Coop a 5 euro…
    Tutte queste marche (e brand minori) possiedono flotte di esperti in comunicazione (ESPERTI in comunicazione! non LAUREATI in comunicazione!!!!!)
    Chi si laurea in Scienze della Comunicazione ha semplicremente compiuto un piccolo passo per diventare un esperto di comunicazione, ora gli servono solo 10/20/30/1000 anni di lavoro (e studi) per arrivare ad ottenere incarichi di rilievo nelle varie ditte.
    La stessa identica cosa succede per tutti gli altri percorsi universitari… se sei laureato in Legge non sperare di trovare un lavoro migliore di un laureato in SC, se sei laureato ingegneria molto probabilmente suderai 7 camicie per essere assunto nella piccola ditta nella quale hai fatto stage… E il solo percorso di laurea non ti darà neanche un millesimo di competenze per essere in grado di progettare una macchina…
    Ogni percorso è importante e porterà ad essere competenti in un certo ambito, l’esperto in comunicazione deve possedere competenze negli ambiti più disparati: dalla psicologia al diritto…
    Nonostante tutto, quello che può succedere è imprevedibile: un meccanico ha creato la Ferrari, allo stesso modo, i due creatori di Apple o Windows non sono stati in grado di laurearsi…

    A tutti i laureati in Scienze della Comunicazione che si lamentano del fatto che non riescono a trovar lavoro suggerisco di essere obbiettivi, iniziare anche dai lavori più umili che apparentemente non hanno niente a che fare con quello che hanno studiato.

  115. Il problema di fondo è che ognuno vuole tutto e subito. Crede che per pretendere un lavoro basti aver speso soldi e fatica mentre un futuro così idilliaco non è che per pochi eletti. Purtroppo la realtà di oggi profuma di altro. Bisogna avere l’umiltà di iniziare dal basso per poi sfruttare le proprie doti che talune volte esulano dalla laurea stessa, la quale protende più che altro ad indirizzarti verso un settore anziché un altro. In una realtà del genere conta il senso pratico, la voglia d’imparare e di migliorarsi. Siamo imprenditori di noi stessi. Non discuto minimamente sulla validità dei diversi percorsi di laurea, sono storie di vita e come tali meritano rispetto e mai denigrazione. Ognuno costruisce il proprio futuro nella piena libertà. l’errore non è iscriversi a SdC, ma il discutere aprioristicamente sulla validità di una scelta rimanendo schiavi dei luoghi comuni. L’errore è parlare di possibilità di lavoro in un Italia che sta morendo, dove l’innovazione è soffocata dalla staticità di un Paese incapace di creare posti di lavoro dopo aver lasciato in disparte problemi che nel tempo sono sempre più cresciuti diventando così ingombranti da costringere tutti a vederli. Diverse figure lavorative che qui non trovano spazio diventano importanti, se non indispensabili, in altre realtà. Ognuno deve trovare il proprio contesto nel quale avere la possibilità di emergere. Mobilità e rottura delle frontiere le parole chiave.

  116. Ciao a tutti,
    mi accodo a elledielle in un momento di profondo sconforto per i giudizi – tutt’altro che positivi – che stanno venendo fuori di nuovo nelle ultime ore su Scienze della comunicazione.
    Ho scritto anche io qualcosa sull’argomento (lo trovate qui: https://barruggi.wordpress.com/2011/10/10/lauree-maltrattate/) e credo sia il momento di far sentire la nostra voce. Come giustamente ha ricordato già qualcuno, gli sfottò degli amici, dei parenti e dei conoscenti ci possono stare; ma è giusto che anche un ministro maltratti la nostra laurea?

  117. Per certe lauree bisogna usare anche il cervello, e strategia.

    Come ha scritto la ragazza campana, cerca lavoro da 6 anni.
    Tralasciando valutazioni personali sulle tue capacità che non conosco, a sud del lazio per le lauree umanistiche e di marketing non c’è spazio, servono fabbri, sarti, e probabilmente molti spazzini e operai meccanici.
    Tutto ciò che è cultura al sud non attecchisce perchè da noi mancano i bisogni fondamentali.
    Se ti sei laureata in questa materia puoi solo trasferirti al centro nord per realizzarti.

    Te lo dice un napoletano che adesso vive a londra, è inutile accusare una laurea quando il problema è ben piu grave e profondo.
    Certo che 6 anni potevi fare pure la segretaria, ma questa è un altra storia.

  118. Salve a tutti,
    questa mattina durante una pausa caffe’, ho deciso di rinunciare alla mia bevanda preferita per leggere un po’ di commenti sul mio corso di laurea. In realta’ desideravo capire qual e’ la situazione odierna per chi si iscrive alla facolta’ di Scienze della comunicazione. Riporto qui la mia esperienza perche’ vedo molta sfiducia, ma anche curiosita’ per gli sbocchi professionali possibili.
    Mi sono laureato nel 2003, in un’universita’ del sud, 110 e lode. Premetto che non era un voto comune a quel tempo, benche’ molti si attestassero intorno a 104-105. Aggiungo, per completare il quadro, che durante i 5 anni di universita’, ho sempre seguito corsi di informatica regionali, esterni e gratuiti. L’informatica e’ la mia grande passione. La scelta di Scienze della comunicazione era dettata dal desiderio di non diventare ingegnere (semplicemente non volevo perdere il mio tempo studiando cose poco interessanti), ma piuttosto di rivolgermi verso la comunicazione a 360 gradi, e da li’ capire la strada esatta da seguire. A 19 anni non sempre si hanno le idee chiare. Ho trovato lavoro presso una societa’ d’informatica 5 mesi dopo la laurea. Avevo svolto uno stage gratuito presso la stessa societa’ 2 anni prima. Non appena ho mandato loro il cv mi hanno contattato. Colloquio e assunzione. Tempo determinato 6 mesi, poi indeterminato. Ora vivo all’estero, ho 32 anni, ricopro una posizione di rilievo in una multinazionale, continuo a lavorare nel campo informatico (database) ma le mie capacita’ comunicative mi hanno indubbiamente permesso di raggiungere questa posizione, molto piu’ delle capacita’ tecniche. Quando si lavora in un team c’e’ sempre bisogno di un mediatore, di un comunicatore, di un valorizzatore (parole che forse non esiste, ma dovrebbe), di un ottimista, di qualcuno insomma che crei uno spirito di gruppo e porti avanti il lavoro anche quando ci sono mugugni o il capo ha la sua giornata storta. Qualcuno obiettera’ che il mio lavoro non ha nulla a che fare con la comunicazione. Sbagliato! All’universita’ ho studiato e messo in pratica i principi per costruire un buon sito web, per far lavorare bene un team, per razionalizzare i costi in base alle esigenze, per affrontare una riunione con 30 persone che parlano 10 lingue diverse e fanno parte di 10 culture diverse. Mi hanno anche insegnato a leggere criticamente i giornali e i libri, vedere la televisione e i film. Ora posso portare avanti una discussione con il mio capo su cosi’ tanti temi, che lui apprezza di piu’ i miei interventi rispetto a quelli degli ingegneri del team di sviluppo, chiusi nelle loro idee e spesso incapaci di mettere un piede fuori dal loro cortile. Non e’ una critica agli ingegneri: sono bravissimi nel loro campo. Noi scienziati della comunicazione lo siamo nel nostro e possiamo riuscire benissimo nella vita come tutti gli altri. Un po’ di passione e determinazione e il gioco e’ fatto. Scienze della comunicazione e’ una bellissima laurea: tutti e dico tutti i miei compagni di corso lavorano (contratti a tempo indeterminato, e non sto scherzando!), tranne quelli che all’universita’ studiavano 2 settimane e passavano l’esame e alla fine, dopo gli studi, sono ancora in cerca di una loro dimensione. Questo succede in ogni universita’, non generalizziamo, ingegneria compresa. A voi che vi apprestate a conseguire la laurea o a cominciare questo percorso di studi, dico solo di metterci grinta e passione, ed eventualmente essere disposti a viaggiare un po’. I risultati arrivano sempre. Non fatevi contagiare dalla sfiducia che proviene dalle chiacchiere al pub, o sui giornali o dai dati statistici. Noi comunicatori sappiamo bene quanto i mezzi comunicativi possano essere ingannevoli. Buona fortuna!

    PS: La pausa caffe’ e’ terminata da un po’, ma volevo dare il mio personale contributo. Scusate eventuali errori di grammatica, ma ormai uso l’italiano solo in famiglia.
    Davide

  119. Salve a tutti, ho 17 anni e tra pochi mesi avrò il brevetto di giornalista pubblicista, dato che scrivo da più di un anno su una testata riconosciuta con adeguata retribuzione. Come avrete sicuramente capito, io voglio diventare giornalista ( precisamente sportiva ) e per questo motivo, dopo il liceo, vorrei frequentare Scienze della Comunicazione.
    Ho letto tutti i vostri commenti e sono stata colpita soprattutto da quelli contrari a questa facoltà, ma ora vi chiedo: Siete mai andati sulla sezione “lavora con noi” di Mediaset, Sky, ma anche società più piccole? Io si, e ho notato che chiedono laureati in Scienze della Comunicazione o altre facoltà umanistiche. Dopodicchè ho letto anche che, per assumerti come giornalista, chiedono ampie conoscenze di strumenti e tecniche utilizzate in tv, cose che solo SDC insegna, e che nessun altra facoltà sfiora minimamente.
    L’unica cosa che mi scoraggia, è che essendo della Campania, sarei costretta a frequentare la facoltà che si trova a Salerno. Informandomi, mi sono poi accorta che l’università di Salerno è preparata quanto università importanti di città più famose. La facoltà di SCD è a numero chiuso e permette qualsiasi tipo di master e stage presso aziende non solo regionali ma anche nazionali.
    Io sono convinta di questa facoltà e soprattutto delle mie capacità. Non vorrei passare per presuntuosa, ma riconosco in me tanto talento; penso quindi che se c’è il talento, Scienze della Comunicazione non è affatto una facoltà da 4 soldi.

    • Il brevetto di giornalista pubblicista non esiste.
      Esiste il tesserino di giornalista pubblicista, ovvero il tesserino che comprova l’iscrizione all’albo previsto dalla legge 69/1963, tenuto dall’Ordine dei giornalisti, nell’elenco dei pubblicisti, ovvero coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita ma in via non esclusiva. Non si tratta di un brevetto. Né potrebbe esserlo dato che vige l’articolo 21 della Costituzione, tra i principî fondamentali.
      In secundis, dopodiché si scrive con una c e, quanto a Mediaset e Sky, chissà perché la stragrande maggioranza dei loro giornalisti non è laureata e, quando lo è, nella quasi totalità dei casi è laureata in Giurisprudenza, Scienze politiche, Lettere o, più raramente, Lingue o Sociologia, quasi mai in Scienze della comunicazione (che non è un corso di studi umanistico, ma sociale).
      A Fisciano, Università di Salerno, si trova il più vecchio e certamente uno dei migliori corsi di laurea in Scienze della comunicazione, ma, per quanto sia migliore di molti altri, sempre fuffa insegna, in quanto si tratta di un corso di laurea in Scienze della comunicazione generalista, in cui studi una pletora di discipline diverse come semiotica, sociologia, psicologia, linguistica, economia, disegno industriale, storia spaziando insomma tra settori scientifico-disciplinari di àmbiti diversissimi. Secondo me è molto meglio un corso di laurea della classe L-20, corrispondente alla vecchia classe 14, che non sia un corso di laurea in scienze della comunicazione generalista (li riconosci facilmente perché ricalcano il nome della classe: Scienze della comunicazione, magari nella variante Discipline della comunicazione) ma che sia spiccatamente e marcatamente orientato a un settore specifico della comunicazione, concentrandosi ad esempio sul marketing o sulla comunicazione pubblica e istituzionale. Sul giornalismo non ce ne sono più in quanto le nuove linee guida per l’attivazione dei corsi di laurea prevedono dei criteri di trasparenza in base ai quali non è possibile per gli atenei attivare corsi che riportino nelle loro denominazioni informazioni ingannevoli o poco coerenti con i contenuti o gli sbocchi professionali effettivi, con particolare riferimento alle professioni regolamentate: questo, in buona sostanza, fa sì che le università hanno dovuto sopprimere corsi di laurea contenenti la parola “giornalismo” nella propria denominazione in quanto i corsi relativi non consentivano di accedere alla professione giornalistica, che pur prevede, a livello legislativo, una certa regolamentazione. Quindi, scòrdati di frequentare corsi come il corso di laurea in Media e giornalismo “Adriano Olivetti” presso la facoltà (oggi scuola) di Scienze politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze, che a mio parere era un OTTIMO corso, interamente incardinato nel settore sociale (a parte un paio di esami più squisitamente umanistici, e non mi riferisco ai ben quattro esami di lingue), che si iscriveva nell’àmbito della tradizione di Scienze politiche e infatti ne ricalcava le caratteristiche, fornendo una solida formazione negli àmbiti giuridico, storico e socio-politologico, che sono veramente importanti per fare informazione. Comunque il corso non è scomparso del tutto: è stato trasformato nel curriculum “Comunicazione, media e giornalismo” del nuovo corso di laurea in Scienze politiche, che dall’anno scorso si chiama “Studi in comunicazione” in ossequio alle nuove regole. La differenza rispetto a prima è che c’è una ancor più solida formazione negli àmbiti propri della tradizione di una scuola politologica (il primo anno è in comune con gli altri curricula del corso e anche alcuni esami del secondo anno sono comuni, sebbene questo curriculum sia quello che si discosti di più dall’impianto generale). La comunicazione si studia esclusivamente nella prospettiva sociologica (settore scientifico-disciplinare SPS/08, Sociologia dei processi culturali e comunicativi, che poi afferisce al gruppo delle discipline politiche e sociali, SPS, lo stesso di Scienza politica per intenderci), che poi è quella più importante, e lo si fa con Carlo Sorrentino, che per quanto ne so è lo studioso di questo àmbito di lingua italiana più prolifico (certamente i suoi libri sono i più utilizzati come testi per gli insegnamenti di Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa, Teorie e tecniche della comunicazione / del linguaggio giornalistico et similia di tutte le università italiane). Per ovvie ragioni dato che siamo in una scuola politologica, anche l’àmbito della comunicazione pubblica non è trascurato. Lo sbocco naturale per chi voglia proseguire gli studi dopo la laurea (cosa assolutamente non indispensabile) è il corso di laurea magistrale in Strategie della comunicazione pubblica e politica presso la stesa scuola, afferente alla classe di Scienze della comunicazione pubblica e d’impresa e pubblicità. Ma la scuola medesima consente l’accesso senza debiti formativi ai corsi di laurea magistrale in Scienza della politica e dei processi decisionali, Relazioni internazionali e studi europei nonché Sociologia e ricerca sociale, mentre la scuola di Studi umanistici e della formazione (ex facoltà di Scienze della formazione) consente l’accesso senza debiti al corso di laurea magistrale in Teorie della comunicazione e la medesima scuola (in questo caso, come ex facoltà di Lettere e filosofia) a un curriculum di un corso di laurea magistrale interclasse che ha assorbito il precedente corso di laurea specialistica in Linguistica. Inoltre, trattandosi formalmente di una laurea in Scienze politiche (classe L-36, corrispondente alla vecchia 15, Scienze politiche e delle relazioni internazionali) e non in SdC, molti atenei la accettano per l’accesso senza debiti a corsi di laurea magistrale delle classi di Scienze economico-aziendali, Scienze dell’economia, Scienze delle pubbliche amministrazioni e altre. Se ti interessa il giornalismo, io la valuterei. Per formazione personale, dato che il giornalista si può fare comunque e le logiche di reclutamento sono diverse. Mentre escluderei categoricamente, oltre ai corsi di laurea in SdC generalisti, quelli prettamente umanistici (ad esempio roba che si chiama tipo “Scienze umanistiche per la comunicazione”… Quelli sono i più spudorati), in quanto vi si studia un sacco di filosofia in maniera decisamente poco seria (che senso ha fare filosofia del linguaggio e tre esami di semiotica senza conoscere la filosofia vera, perché magari non si provien da un liceo?): se vuoi fare filosofia veramente, iscriviti a Filosofia, piuttosto. Escludi anche i corsi di laurea in SdC farlocchi, tipo quelli che usano la parola “comunicazione” (o peggio ancora la classe di SdC, che determina il valore legale) per attirare proseliti ma che in realtà mascherano corsi di laurea in lingue, psicologia o finanche economia, con tutto ciò che comporta studiare una cosa sotto un altro nome.
      Tieni presente che se vai al database Cineca-Miur (https://offf.miur.it/) puoi ricercare tutti i corsi attivi per classe o per parole chiave. Lascia perdere le schede ministeriali in quanto sono relative agli ordinamenti e se non sei esperta è difficile che tu li comprenda. Però guàrdateli uno per uno sui rispettivi siti ufficiali. Noterai che non vi sono due corsi di laurea in SdC uguali tra loro e che mettendone a confronto 20 troverai degli abissi. Certo, dato che in base alle nuove normative non è possibile superare 20 esami nel triennio e ciascun esame deve determinare la maturazione di almeno 6 crediti non è più possibile, come accadeva prima, trovare corsi di laurea da 40 esami in 3 anni. Però ad esempio ci sono corsi con soli 15 esami (compresa prova finale ed esami a scelta), tutti da 12 crediti, del corso di laurea in Scienze della comunicazione e dell’amministrazione dell’Università di Teramo. Ci sono corsi che hanno sino a 4 esami di semiotica (materia fondamentale all’Alma mater studiorum Università di Bologna, ove il settore scientifico-disciplinare M-FIL/05, Filosofia e teoria dei linguaggi, è il più presente) e corsi che non ne hanno nemmeno uno. Vi sono corsi che non hanno nemmeno l’esame di Sociologia della comunicazione, che a mio parere è fondamentale per capire tutto il resto. Vi sono corsi che hanno 3 esami giuridici e altri che non ne hanno nemmeno uno, e così possiamo parlare degli esami economici ed economico-aziendali (Economia politica, Politica economica, Geografia economico-poltiica Marketing e organizzazione d’impresa etc.). Vi sono corsi che hanno insegnamenti obbligatori di Letteratura italiana, Linguistica italiana, Storia della lingua italiana, Composizione testi in italiano, altri che al loro posto hanno Brand management, Consumer behaviour o addirittura roba fantasiosa come Psicomarketing. Oppure Teorie e tecniche della comunicazione pubblica, Comunicazione politica e gli esami giuridici e politologici annessi e connessi (io ho dato Istituzioni di diritto pubblico con parte di diritto comparato, Diritto costituzionale, Diritto parlamentare, Diritto dell’informazione e della comunicazione, e poi come esami a scelta Istituzioni di diritto privato con modulo di diritto privato della comunicazione e diritto d’autore, più funzionale all’editoria e ad alcune parti della comunicazione d’impresa,e e Diritto penale con modulo di diritto penale dell’informazione, più funzionale al giornalismo).
      Insomma, tutto dipende da cosa si vuole studiare e cosa si vuole fare… Mi pare troppo facile dire «mi iscrivo a Scienze della comunicazione» se non si ha idea di cosa sia.

  120. Ho letto davvero tutti i commenti, è stata una lotta all’ultimo sangue e devo dire che l’ insonnia mi ha aiutata a rimanere attenta all’evolversi del dibattito.
    Sono iscritta a scienze della comunicazione, mi laureo tra poco.
    Ho letto con gusto tutto l’ accanirsi delle persone nello stabilire se una laurea valga o meno, quali sbocchi offra effettivamente, ecc… e alla fine mi sono chiesta se valga davvero la pena, per chi tra l’ altro ha fatto altre scelte, porsi certe domande.
    Io credo che gli interrogativi dovranno farseli coloro che sono interessati in prima persona; non ho mai capito perché uno studente di ius o di economia debba scomodarsi a fare crociate per convincere altri ad iscriversi ad una facoltà piuttosto che ad un’altra o a chiedere quale futuro abbiano altri. Vi pagano per fare inchieste? XD…Avete fatto la vostra scelta, bene! Ognuno alla fine coglierà ciò che ha seminato ( se ad uno va male il raccolto non credo che al vicino debba importare)
    Comunque si vede che molti hanno a cuore il futuro dell’ Italia e cercano di contribuire a modo loro ( per lo meno non sono egoisti come me- non è ironia sono seria ).
    Certo preferisco chi è schietto a chi è ipocrita ma qui credo che pochi (anche chi sembra un flamer- per chi fosse infastidito dal termine inglese mi spiace, non è un problema mio) lo siano: alla fine ognuno vuol semplicemente difendere il suo pensiero.
    Quindi rispetto chi dice che ha provato ed è scontento, rispetto chi dice secondo me non serve, rispetto chi ce l’ ha fatta e chi difende il proprio corso a prescindere (ci sono persone che potrebbero non necessariamente essere attratte dallo sbocco lavorativo e non hanno nemmeno bisogno di laurea, ma si accostano per amore di cultura).
    Certo nell’ottica di chi è giovane, vuole il mondo in pugno subito e il portafoglio pieno, il mio ragionamento potrà sembrare leggero.
    Il fatto è che alla fine nulla è inutile e, soprattutto al giorno d’ oggi, nulla è sicuro.
    Per chi arriverà alla fine di questi commenti spero che capisca una cosa, ovvero che non si è assolutamente certi di nulla.
    Una persona può avere fortuna, può essere bravo, può essere un incapace, può trovare o meno un lavoro soddisfacente,…chi può giudicarvi?
    Che non siate criminali è l’ importante!
    Per il resto potete fare ciò che volete: astronauti, panettieri, ballerini, attori, avvocati,..Non fate male a nessuno e di sicuro nessuno avrà diritto di dirvi o imporvi nulla, tanto meno sbeffeggiarvi.
    Nessuno può dirvi, tanto più in un clima di tale incertezza, quale sia la scelta migliore, soprattutto se politicamente interessato o ancora immaturo per farlo.
    Fammi indovino e ti farò ricco…dice il detto.Scommetto che qui nessuno ha la sfera.
    Di certo chi ha scritto qui ha molta rabbia e indignazione, ma ognuno di noi sceglie un percorso e nessuno ruba niente all’altro a meno che non sia raccomandato.
    Tutti studiano, tutti si fanno il sedere, tutti lavorano, chi più chi meno, l’ unica possibilità è impegnarsi: c’ è poco da fare! Chi non ce la fa è perché o non si è impegnato abbastanza o non ha avuto fortuna o non ha saputo cogliere l’ occasione.
    Volete andare all’estero? Andate! Anche se i primi tempi ci sarà da tirar cinghia parecchio, c’ è chi parte dal nulla e crea. ( essere nullatenenti non è una giustificazione, ovvio che il ricco non fa fatica ma se è per questo non ha nemmeno bisogno di lavorare, perché sprecarsi ad andare all’estero?Per aprire la mente)
    Se aspettate il posto sicuro, creato per voi su misura, con confini precisi, a 40 anni avrete 5 0 6 lauree e nessun impiego.
    Per questo dico è inutile processare una facoltà: se il vostro interesse è trovare lavoro e avere qualche garanzia in merito posso dirvi che sicuramente farete qualcosa, ma di più non si può dire.
    Fate la facoltà che volete, non fate l’ università se non volete ma non pensate che poiché molti assumono raccomandati e “fogli di carta” non ci sia chi investe sulle persone.
    Non credete a chi vi dice che siete inutili, che state facendo cose inutili, poiché questa gente non è propositiva ma vuole solo far sentire gli altri poco importanti.Cosa gliene frega a loro del vostro futuro?Niente devono solo dire la loro, dato che nemmeno vi conoscono.
    L’ italia è il brufolo del mondo, c’ è spazio anche qui ma se non c’ è posto per voi il mondo è grande, un posto per voi lo troverete.
    Non si può più ragionare come 50 anni fa, ormai il mondo è il terreno per trovare lavoro e le ditte ti mandano nelle sedi estere.
    Ci sono tanti che si sentono in diritto di minimizzare gli sforzi altrui; ci sono anche coloro che non sono così portati per un mestiere o un corso come lo sono gli altri ma non per questo dovrebbero sparire dal mondo.
    Certo tutti vorrebbero essere pagati il massimo per fare quello che piace a loro ma non è sempre possibile; questo non da però il diritto a coloro che hanno avuto di più ( dalla vita, dalla fortuna, dalla propria laurea,…) di sminuire gli altri.
    Semplicemente trovo ridicolo che i giovani pensino ancora che una facoltà valga più di un’altra e che il foglio di carta li sistemerà per la vita.
    Sapete chi trova lavoro al nord ai giorni nostri?
    Operai specializzati, maggiordomi, infermieri, … queste sono le figure che si ricercano.
    Lavori che nessuno vuole fare ma che presto frutteranno più di altri…certo fare l’ avvocato paga bene, come fare il medico o l’ ingegnere,…ma se ce ne sono troppi o nessuno ti assume in uno studio o in ospedale fai la fame comunque.
    Ci vuole umiltà, ma non a parole,…
    Quindi inutile dire “non serve a niente perché è così” o incolpare tutta la gente che ha fatto una scelta perché alcuni sono stupidi o altri ci lucrano sopra, quelle saranno responsabilità che si dovrà prendere chi ha organizzato male il sistema (e non solo in questo ambito). All’estero una facoltà del genere è del tutto professionalizzante, come del resto lo sono informatica e altre; non solo mera teoria ma pratica, tirocini obbligatori, non come qui che devi ad esempio farti 3 anni di informatica per poi non sapere nemmeno fare il tuo mestiere ( uno che fa l’ itis ha più preparazione); ma tutti gli atenei e tutte le facoltà sono così qua ( forse a Bolzano cambia la situazione).
    Ci sarebbe poi molto da dire sulla serietà di avvocati e liberi professionisti che tengono corsi in facoltà come economia e giurisprudenza,…

    Volevo inoltre aggiungere che un ragazzo in precedenza ha detto che chiunque può scrivere su un giornale.
    Certo se intendete però scrivere su delle testate serie vi pagheranno ad articolo, a riga e il più delle volte il vostro nome non figurerà (comparirà il nome di un loro giornalista iscritto all’albo); che poi molti ricoprano incarichi che non competono loro non è cosa di cui stupirsi o di cui essere fieri.Non è certo per la loro laurea che un giurista diventa anche giornalista, un filosofo un grande imprenditore, ma perché hanno avuto certe spintarelle; e se c’ è crisi non è certo per chi si laurea in SDC ma perché certi loschi figuri ricoprono ruoli in più ambiti ( e ricevono più pensioni).Poi si creano scuole private e università dove insediano figure di rilievo a fare i docenti a tempo perso e fanno pagare per passare esami; da qui esce l’ elité che poi ha già il lavoro assicurato dagli sponsor di tali rinomate scuole. Per dire ci sono dei master a numero chiuso che costano migliaia di euro ( anche 20 o 30) che ti garantiscono un posto sicuro.Secondo voi chi avrà accesso? Voi che siete qualificati? (ammesso che disponiate di quella cifra)
    Queste persone potrebbero essere anche dei mussi ma se hanno le conoscenze…possono fare anche i chirurghi senza laurea.
    Morale: fate ciò che vi pare ma i bei posti di lavoro qui li trovano in pochi; senza spintarella, anche con il foglio bello e stirato, prima o poi, vi dovrete piegare davanti a qualcuno o fare la fila tra chi ha scelto lauree + o – efficaci ( con la speranza di essere uno dei 10 candidati scelti tra i 200 o più che si presentano- sempre che i posti non siano già stati assegnati di sottobanco, come quasi sempre accade).

    • Ho fatto il giornalista per 12 anni e non ho mai e dico mai visto che qualcuno firma con il nome di un altro perché non è iscritto all’albo.
      Si vede come hai studiato bene a Scienze della comunicazione, se non sai che a norma dell’articolo 21 della Costituzione a NESSUNO (e ripeto: a nessuno) può essere impedito di scrivere per un giornale. E si vede come conosci la legge 69/1963, che suddivide l’albo dei giornalisti nell’elenco dei professionisti e in quello dei pubblicisti (oltre agli elenchi speciali) e prevede che per l’iscrizione a quest’ultimo si sia dovuto svolgere un periodo di attività giornalistica regolarmente retribuita non inferiore a 24 mesi. E non certamente a nome di altri già iscritti…

  121. Ciao a tutti mi chiamo Daniele è frequento il quinto anno all’istituto di grafica pubblicitaria in provincia di torino. Mi piace molto scrivere e anche io il prossimo anno sarei interessato ad iscrivermi alla facoltà di Scienze della Comunicazione di Torino. Secondo voi commetto uno sbaglio? Non so a che altro indirizzo puntare…premetto che non sono un alunno da 10.

  122. Sono due anni che questo topic fa scornare la gente, forse varrebbe la pena riconsiderare il potere della comunicazione o no? e magari chi sa applicare gli strumenti necessari per usarla (perchè questi vengono spiegati durante il corso).

    ps. sono perito industriale, laureato in sdc e lavoro nel campo informatico insieme agli ingegneri… questi ultimi non è che escono così preparati dall’università…

  123. Le aziende leder per poter fare profitto devono puntare su laureati in economia e laureati in comunicazione e marketing se non vogliono essere ritenute mediocri. La comunicazione pubblicitaria è l’anima del commercio.
    Sono laureato in scienze della comunicazione è mi occupo di pubblicità da vari anni lavorando con aziende leder in vari campi produttivi. Anche in tempo di crisi faccio sempre colloqui ed il lavoro non manca. Guardo i miei amici laureati in Giurisprudenza, scienze politiche, psicologia, scienze della formazione, scienze turistiche o spettacolo e lettere sono tutti disoccupati.
    Molti confondono la laurea in lettere con quella in scienze delle comunicazioni… A Roma vi sono più laureati in giurisprudenza che in tutta la Francia..
    Le persone non capiscono cosa vuol dire lavorare nel campo delle scienze delle comunicazioni pubblicitarie e marketing perché l’uomo da sempre ha paura di tutto quello che non conosce…

    Secondo il consorzio interuniversitario Almalaurea, nel 2010 i laureati triennali in Scienze della comunicazione, a un anno dalla laurea, non lavoravano meno degli altri, anzi: il 46,5% di loro lavorava, a fronte del 46% dei laureati triennali di tutti i tipi di corsi, e di un 41,8% di laureati triennali usciti dalle facoltà di Lettere e filosofia, a cui in molti atenei appartiene Scienze della comunicazione. Il che vuol dire che nel 2010, in piena crisi economica, i neolaureati in comunicazione lavoravano un po’ più degli altri (uno 0,5% in più) e ben più dei loro colleghi umanisti (4,2 punti percentuali in più).

    Cordiali saluti

  124. Salve, sono una studentessa del primo anno dell’università di Trieste iscritta a Scienze della Comunicazione. Ho cambiato molte volte idea e non sono ancora sicura della mia scelta perché non conosco ancora bene gli sbocchi e a quanto sento in questo campo è molto difficile trovare lavoro. Mi dicono che se uno fa questo Corso di Laurea bisogna usare l’immaginazione per crearsi un impiego. Una parola…
    Un’alternativa potrebbe essere Servizio Sociale perché da quanto sento in questo campo c’è molto più lavoro e diventeresti una figura precisa, cioè un assistente sociale!
    Non so cosa fare, ho le idee molto confuse e guardando avanti non vedo che nebbia per quanto riguarda il campo occupazionale… aiutatemiii!!!

  125. Pingback: BBM, ovvero BlackBerry Messenger: parliamone - The New Blog Times

  126. Ciao signore o signora
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  128. La laurea in Scienze della Comunicazione è valida nelle sedi di Sassari e di tutta l’Italia, tranne in quella di Cagliari. Questo perchè alcunle materie che vengono “insegnate”, non servono a nulla e a dirlo sono gli esperti.
    Inoltre, essendo finanziata per l’80% se non 90% dagli studenti, molti di questi vengono bloccati da un esame che non si fa passare(tesi pronta e consegnata, solo da discutere), dicono, proprio per questo motivo.
    In fin dei conti, 2000€ al mese (indipendentemente dal reddito) non sono noccioline.
    Schifata, non la consiglierei a nessuno, anzi la farei proprio chiudere o inserirei materie DECENTI.

  129. TESTIMONIANZA DI PRESTITO TRA PRIVATO
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    * Riacquisto di credito
    * Prestito personale
    * Siete schedati
    Email : assistance.financiaire55@gmail.com

  131. Salve, sono un ragazzo di 19 anni che sta per iscriversi all’università di Padova, ma ho un fortissimo dubbio…non so se iscrivermi a Scienze della Comunicazione (ho già passato il test) o a Filosofia… ho letto la discussione e sono molto combattuto…aiutatemi vi prego, devo iscrivermi entro 2 giorni…grazie

  132. Ciao a tutti, mi sono da poco laureata in Scienze della Comunicazione a Roma e sono molto confusa su come continuare i miei studi. A me piacerebbe lavorare come organizzatrice di eventi ma anche il mondo del marketing non mi dispiace, mi consigliate un master o una specialistica? la specialistica che ho visto è in marketing e comunicazione d’impresa alla Sapienza, mentre il master “marketing e organizzazione eventi”. Attendo con ansia un vostro consiglio.

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    la vostra soddisfazione è il mio obiettivo e ciò prima.

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