Quale futuro per i media tradizionali? Una riflessione dalla Germania

jena

Si sono conclusi da pochi giorni i corsi universitari del semestre invernale, qui all’università Friedrich Schiller di Jena, dove sto concludendo gli ultimi mesi della mia esperienza erasmus in Germania alla facoltà di scienze dei media.

Ho seguito con molta attenzione e interesse il seminario di economia dei media (Medienwirtschaft) che mi ha dato molti spunti di riflessione, che giro a voi visitatori del Blog di Uniferpi.

Il seminario è una esperienza bellissima dove gli studenti in gruppi di lavoro presentano il proprio argomento all’uditorio, composto da massimo 35 persone. Il docente coordina e modera il dibattito tra gli studenti, apportando la propria esperienza. Il confronto tra le varie opinioni fa aumentare la motivazione negli studenti e i concetti si assimilano con più facilità.

A lezione si è parlato della struttura del mercato tedesco pubblicitario, televisivo, radio, carta stampata, internet e nuovi media, industria della musica, e infine mercato cinematografico e home video. L’analisi era prettamente economica ma ha anche toccato temi caldi sia sul versante della struttura dei media, sia sul rapporto tra questi ultimi e i rispettivi mercati, intesi come incontro tra domanda e offerta.

A fine di ogni lezione avveniva un dibattito e il tema ricorrente di tutte le “puntate” è stato: i nuovi media, internet e telefonia mobile, sostituiranno quelli tradizionali? Quale futuro per cinema, radio, tv e stampa?

Gli esempi sono infiniti: riviste e giornali resisteranno alla concorrenza dei giornali on line? E la tv tradizionale resiste all’offerta delle pay tv e video on demand? E il web 2.0 con i suoi social network, sostituiranno addirittura le relazioni face to face?

Le opinioni sono state le più disparate, ma due fazioni principali si sono formate: gli ottimisti e i pessimisti. I primi credono che i media tradizionali resisteranno ma con meno audience, i più pessimisti invece pensano che avverrà una convergenza di tutti i media nella rete di internet.

Io mi sono inserito nella fazione dei positivi, ma credo anche che mai i media classici andranno a morire. Un sano giornale tra le mani, una radio accesa mentre si fanno altre cose, una sala di un cinema e una tv spero sinceramente non tramontino mai.

E voi cosa ne pensate?

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Un commento su “Quale futuro per i media tradizionali? Una riflessione dalla Germania

  1. Molto interessante il dibattito, caro Igor, molto interessante.

    Per prima cosa invito tutti a leggere anche le riflessioni di Nicola Mattina, proprio sull’economia dei media: qua c’è la seconda parte, qua la prima.

    Dunque, quando leggo “ottimisti vs. pessimisti”, subito la mia mente vola al dibattito-disputa tra “apocalittici e integrati“, che risale pensate un po’ a più di 40 anni fa. Nulla di nuovo sotto il sole? No, non è così banale la questione, ma è curioso che Eco avesse sollevato problemi analoghi quando ancora non esistevano i personal computer e tantomeno la Rete. Non posso fare a meno di riconoscere quanto sia curioso questa ricorsività di “issues”.

    Difficile fare delle previsioni quando gli scenari cambiano continuamente sotto i nostri occhi, ma possiamo ugualmente tentare di fare delle inferenze, basandoci sui dati a nostra disposizione. Diamo un’occhiata ai giovani, alla generazione Y, alla generazione dei nativi digitali – io mi sento molto immigrante in certi casi -, cioè dei bambini e ragazzini che maneggiano abitualmente cellulari, email, messenger, myspace, ecc. e che sono “nati al rombo della ventola” (del computer). Da una recente indagine di Pew Internet and American Life Project (www.pewinternet.org) i giovani utenti della Rete sono anche produttori di contenuti in diversi formati, con diverse connotazioni. In più, usano molto il cellulare per mandare SMS, per chattare ecc. Tra le esigenze più sentite c’è quella di vedere convergere su un’unica piattaforma o strumento tecnologico tutte le cose che facciamo abitualmente online. Parliamo di una onnicomprensiva scrivania o cruscotto digitale dove possiamo fare tutto. Per esempio, alcuni attribuiscono a questo aspetto il grande successo di Facebook…

    A mio avviso, stiamo andando verso una convergenza di mezzi di comunicazione, a una cross-medialità (parola molto amata da Igor Righetti). Questo processo però potrebbe anche fermarsi o retrocedere, quindi anziché di evoluzione si potrebbe parlare di involuzione, come una gigantesca bolla speculativa.
    Non credo che né la radio, né la carta stampata scompaiano, anche perché la radio sta avendo un grande successo anche tra la popolazione più giovane. Dovranno adattarsi ai “nuovi media”, magari interagendo in tempo reale. Staremo a vedere!

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