Giornalisti e Relatori pubblici: amici-nemici?

convegno Padova

Il rapporto giornalista-relatore pubblico è da sempre oggetto di disputa da entrambe le parti: spesso considerato come un “male necessario”, in realtà è un rapporto lavorativo che può e deve essere soddisfacente per entrambi.

Di questo e altro si è parlato al convegno padovano del 12 gennaio dove è stato presentato il libro “lo specchio infranto” di Chiara Valentini e il video libro di Toni Muzi Falconi e Fabio Ventoruzzo “In che senso?”.

Il convegno è stato un momento di incontro e dialogo tra due pubblici relatori di eccezione, Toni Muzi Falconi e Giampietro Vecchiato, e due giornalisti eccellenti quali Gianluca Amadori e Francesco Jori che hanno cercato di spiegare un rapporto così complicato ma nonostante tutto necessario.

Quello che spesso non si comprende fino in fondo di questa relazione è che giornalisti e rp lavorano per due scopi ben differenti: da una parte informare e dall’altra rendere notiziabili gli eventi degli enti, delle aziende per cui si lavora.

Far combaciare questi due scopi non è sempre facile ma tuttavia sembra che ci si riesca abbastanza facilmente in quanto ricerche non solo italiane dimostrano come l’80 % pubblicate sui più importanti quotidiani siano frutto di materiali forniti da parte di ufficio stampa, portavoce e quant’altro di organizzato.

Andando a cercare di analizzare questo dato possiamo avere due punti di vista opposti: il primo, negativista, possiamo vedere come spiegazione la “non laboriosità” del giornalista che, di fronte ad una pappa pronta, decide di fare poca fatica e pubblicarla, anche a causa degli attuali ritmi insostenibili delle redazioni; d’altra parte invece possiamo vederla in termini positivi, pensando che la collaborazione giornalista-relatore pubblico sia arrivata ad un buon livello di comprensione l’uno dell’altro per cui c’è una base di stima e fiducia reciproca che fa lavorare entrambi in maniera coerente con i propri obiettivi.

Per quanto mi riguarda è un rapporto che deve essere costruito nel tempo, e deve venire incontro alle due esigenze fondamentali: comunicare e informare; deve essere un rapporto trasparente e basato sulla fiducia.

Le mie esperienze (limitate) di rapporti con giornalisti sono state soddisfacenti quasi in tutti i casi; di professionisti che non fanno dell’etica o della trasparenza la loro base per lavorare ce ne sono ma soprattutto grazie a Ferpi e all’Ordine dei giornalisti non sono che una minoranza..

Voi che ne pensate di questo rapporto così complesso? Quali sono le vostre esperienze?


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5 commenti su “Giornalisti e Relatori pubblici: amici-nemici?

  1. Avete sentito cosa ha detto Vespa a proposito della nostra laurea! Sprezzante del prorpio ruolo, continua a denigrare scienze della comunicazione, ieri a caldamente consigliato a dei ragazzi di un liceo presenti in studio di non scegliere questo corso di laurea! Io prorporrei una sommossa generale con tanto di lancio di uova, anzi, meglio scarpe!!!!

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