Comunicare le professioni intellettuali

Entro i prossimi anni la capacità di comunicare potrebbe essere davvero il discrimine tra chi ha successo e chi non lo ha, tra chi è un professionista competitivo sul mercato e chi invece si rassegna a vivere nel proprio orticello, nostalgicamente legato all’idea del professionista faber fortunae suae, assolutamente slegato dagli altri.

Parola di Antonio Preziosi.

“E’ impossibile non comunicare” diceva Paul Watzlawick; e come dargli torto?

Un comunicatore ha in mano gli strumenti e le abilità per poterlo fare bene: qui sta la differenza tra fare Comunicazione (professionale, efficace…) e fare comunicazione (fai da te): alla luce di quanto esposto si evince che servirsi di queste figure è quanto più opportuno per qualsiasi tipo di organizzazione.

Non sono da escludersi le professioni intellettuali che di relazione vivono costantemente e che col decreto Bersani potranno finalmente Comunicare/comunicare (a loro la scelta).

Il prossimo 15 ottobre prossimo verrà presentato a Bassano del Grappa il libro “Comunicare le professioni”, cui Ferpi sarà co-promotore e vedrà discutere dell’argomento ottimi relatori quali Roberta Zarpellon, Sergio Zicari, Mariapaola La Caria (delegata Ferpi Triveneto), Gianpietro Vecchiato(Vicepresidente Ferpi).


Un argomento tutt’altro che nuovo: ne avevamo già discusso qui e molte sono le iniziative già avviate in particolare da Ferpi che ha anche provveduto a creare un working group ad hoc vista l’opportunità.

Vista questa nuova area sarebbe interessante e anche divertente poter avanzare qualche nostra idea a tal proposito:

Come gestireste e quali strumenti utilizzereste per Comunicare (ad esempio) l’attività di uno studio legale?

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12 commenti su “Comunicare le professioni intellettuali

  1. Ottimo spunto, Luca!
    Perchè non cogliere quest’occasione per fare un esercizio di stile, riprendendo gli step del Gorel?

    Consideriamo che il visioning (mission, vision, valori guida) sia stato definito e supponiamo che il processo di audit abbia dato come risultato la necessità di migliorare la reputazione dello studio legale, nella fattispecie costruire il goodwill percepito da parte della comunità di stakeholders.

    Quali potrebbero essere gli obiettivi?

    Qualcuno vuole partecipare a questo gioco?

  2. Nel tentativo di definire degli obiettivi, bisogna premettere che l’atto di appoggiarsi a una struttura professionale è fondamentalmente un atto di fiducia. Pertanto, il valore competitivo per uno studio è aumentare, saldare e mantenere il rapporto di fiducia che si stabilisce nel momento in cui il cliente si affida alle prestazioni di un professionista.

    In questa prospettiva le strategie di comunicazione dovrebbero essere orientate proprio a rendere credibile il professionista nella qualità del suo servizio e il target principale non potrà che essere la base clienti esistente.

    Quindi, gli strumenti iniziali potrebbero essere:
    – brochure di presentazione;
    – immagine coordinata;
    – account di posta elettronica a dominio;
    – cartellina di benvenuto (comprensiva di numeri di telefono, fax, email, organizzazione dell’ufficio, elenco delle prestazioni, nome e cognome dei dipendenti e area di competenza).

    Questo potrebbe essere un punto di partenza.

    Come potrebbe evolvere il piano di comunicazione?

  3. Aggiungerei all’elenco già stilato di Alessandra lo sviluppo dell’eventuale sito “vetrina” ormai obsoleto con strumenti più relazionali che caratterizzino tutti i componenti dell’organizzazione rendendoli più umani e meno etichette.

    ma, mi chiedo, stiamo parlando di professioni intellettuali in generale o ci focalizziamo su qualcuno di queste?

  4. In effetti siamo partiti parlando di uno studio legale; poi in realtà mi sono accorta che quelle che ho definito come basi (compreso il sito) potrebbero essere ripetute per qualsiasi professione, indipendentemente dalla grandezza dello studio.

    Secondo voi è corretta come impostazione?

  5. eccomi di ritorno da euprera (a breve un post sul blog)..tutte queste cose sono interessanti eccome..ma io mi chiederei, se parliamo di studio legale, cosa spinge una persona a contattare un avvocato e da cosa dipende la scelta?

    Se ci riferiamo al singolo “consumatore” allora la cosa importante è secondo me mostrare umanità, e perchè no, visto che gli atti sono pubblici, mostrare le situazioni simili in cui si è vinto e\o perso (trasparenza).
    Qui il contatto è più di direct mktg o relazione diretta, e il sito può non servire, ma è preferibile se si opera in locale sponsorizzare eventi con la nostra stessa mission\valori guida; per esempio potrebbe essere utile sponsorizzare una guida sicura al volante–>dimostrando così sensibilità verso le persone che hanno avuto incidenti.

    Se il “consumatore” è un impresa o comunque un ambito nazionale allora il sito rimane la cosa migliore, mantenendo valida la trasparenza di mostrare per quanto possibile le cause vinte e perse.

    Se come dice Ale il target è chi abbiamo già allora vanno bene tutto quello che ha detto, e aggiungerei il mantenere i rapporti anche quando non si è in causa; per esempio auguri di natale tramite lettera, oppure rivoluzionando le carte in tavola si possono fare aperitivi informali..

  6. andare a mettere in evidenza i casi persi nn mi sembra una mossa azzeccata sinceramente però sono d’accordo nell’evento come strumento di ritrovo con i clienti soddisfatti cercando di spingere quest’ultimi perché portino dei conoscenti nei guai… Va studiata certamente meglio la cosa ma quello che mi viene in mente è lo sviluppi di un passaparola efficace.

    Intraprendere un piano di word of mouth marketing mi sembra la scelta azzeccata in questo contesto. Cosa ne pensate?

  7. I casi persi diciamo che ovviamente non è la prima cosa che tu pensi sia giusta e nemmeno io..Spiegandomi meglio, forse ci vorrebbe piu trasparenza..che si può tramutare in “vi faccio vedere tutte le cause che abbiamo intrapreso”..poi se ci pensi andranno a leggerle chi ne sa qualcosa, e se uno ne sa qualcosa sa se è colpa tua oppure la causa era impossibile da vincere..
    La questione dell’evento io la vedo slegata da portare amici nei guai..piu che altro riguarda secondo me il cliente che già abbiamo..che felice del rapporto che ha con noi, poi se conoscerà qualcuno nei guai sarà invogliato a suggerirgli noi come avvocati di fiducia.
    Il word of mouth penso che nella categoria legale sia quello che è stato ed è, e sarà alla base della comunicazione di uno studio legale.
    Possiamo avere tutte le nuove tecnologie o strumenti di comunicazione ma in questo contesto, il passaparola è sicuramente lo strumento piu efficace..

  8. Il passaparola dovrebbe essere “spontaneo” ma se vogliamo stimolarlo, oltre ai buoni risultati e alle qualità immateriali, si possono dare brochure o biglietti da visita ai gia clienti; come detto prima organizzare magari un aperitivo magari a tema..come possono essere ad esempio una discussione informale attorno a temi importanti per i nostri clienti..come per esempio se sono imprese, magari parlare di regolamenti per loro, se sono consumatori, dei loro diritti..

  9. Certo, il passaparola è sempre esistito ma questo può diventare uno strumento consapevolmente utilizzato dalle organizzazioni per raggiungere obiettivi prefissati in una strategia di marketing quale si presenta il WOMM (word of mouth marketing) e che quindi è caratterizzato dalla possibilità di essere pianificato, attuato e misurato.

    Consiglio a tal proposito la letture del Sernovitz “Word of mouth marketing: how smart companies get people talking” Chicago, Kaplan Publishing nonchè il sito http://www.womma.org

    Ringrazio inoltre la collega Chiara Magagnato per avermi dato maggiori delucidazioni.

    Di fatto non è la prima volta che affronto questa “filosofia d’agire” (Sernovitz afferma:”word of mouth marketing is more than just marketing. It’s about making your stuff and your company worth talking about”) proprio perchè la trovo molto efficace a bassi costi di spesa che è un po’ quello che mi viene sempre richiesto quando devo sviluppare un piano di comunicazione per (genericamente) piccole imprese (la maggior parte liberi professionisti) che concludono:

    “…fa e robe fatte ben e a pochi schei!!!”

    Sostanzialmente si cerca di individuare e sviluppare questi 5 punti:

    Talkers: coloro che parlano dell’organizzazione e dei suoi prodotti/servizi;

    Topics: cosa verrà detto;

    Tools: le modalità con cui si potranno trasmettere queste informazioni;

    Taking Part: quali sono i casi in cui l’organizzazione deve entrare nella conversazione e in quale modalità;

    Tracking: che cosa si sta dicendo;

    Credo che al di là del Tool utilizzato sia necessario quindi sviluppare il piano avendo in mente dei punti chiave come potrebbero essere questi.
    Una strategia è d’obbligo.

  10. Carissimi,

    complimenti, davvero, per questo dibattito su un tema che mi sta molto a cuore! Devo dire che nell’incontro COMUNICARE LE PROFESSIONI INTELLETTUALI realizzato il 15 ottobre scorso, a Bassano del Grappa, i temi analizzati e le domande poste andavano tutte in questa direzione! E, forse, vi consolerà sapere che, oltre all’ottima partecipazione ( quasi 100 persone), la sensazione di tutti noi relatori è che molti liberi professionisti sono vicini ad un approccio professionale alla comunicazione! Buon segno, direte voi. Lo penso anch’io. Certo, dobbiamo cominciare a distinguere cosa vuol dire marketing e cosa comunicazione, parlare di analisi, di progettazione, evitare che si cerchino scorciatoie solo apparentemente più facili ( ma, sappiamo, senza via d’uscita). Insommma, il dado è tratto. E non pensate solo ad avvocati e commercialisti: c’è tutto un mondo di architetti, ingegneri e professioni “non ordinistiche” che è pronto ad ascoltare.. Io ci ho provato con un contributo che troverete nel mio sito http://www.traguardiweb.it Attendo di conoscere i vostri!
    A presto Roberta

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