Non dite a mia madre che faccio il comunicatore, lei mi crede cameriere

Ciao a tutti,

Come quasi tutti gli iscritti a scienze della comunicazione sanno, la nostra facoltà è certamente una delle più bistrattate, nonchè ricca di luoghi comuni molto spesso falsi.

Mi sono sempre chiesto il perchè e il per come, come mai i comunicatori non comunicano ciò che sono..e per questo ho deciso di fare la tesi proprio sulla “comunicazione di scienze della comunicazione”, andando ad analizzare l’opinione nei nostri confronti da parte dei nostri pubblici..

Per puro caso mi è stata girata una mail con il testo di un articolo, uscito su Vanity Fair,  di Covacich, scrittore veneto, riguardo proprio scienze della comunicazione.

Ecco qui il testo dell’articolo:

Un tempo quello del cameriere (per non parlare di quello del cuoco) era un mestiere altamente specializzato, era una scelta di vita professionale, ora quasi nessuno fa più le scuole alberghiere: i figli degli italiani puntano tutti al liceo (preferibilmente scientifico), lo finiscono come possono, attaccandosi ai crediti formativi e ai debiti da riparare a fine estate.

Poi si buttano in una delle migliori università italiane, si iscrivono a Scienze della Comunicazione- ogni centro abitato con un bar e una farmacia è riuscita ad aprire la propria facoltà di Scienze della Comunicazione- dopo tre anni si laureano e vanno a fare i camerieri.

Ovviamente si tratta solo di un lavoro provvisorio in attesa del futuro sfavillante che- a sentir loro- e i loro ancor più ambiziosi genitori- senz’altro li attende dietro l’angolo.

E in tanto, in attesa di trasformarsi in cantanti, artisti, attori, mal che vada dirigenti di multinazionali, stanno lì a farsi una stagione in pizzeria.

Beh onestamente non so piu che dire…ormai gli stereotipi in Scienze della Comunicazione si sprecano, un po è colpa degli stessi studenti, un po dei corsi di laurea..e il resto lo scoprirò con la mia tesi..

Voi che ne pensate?

Ps. per puro divertimento e in risposta a Covacich ho creato un gruppo su facebook, per chi come me, si sente comunicatore, e non (rispetto parlando) un cameriere, una valletta, o un cantante

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12 commenti su “Non dite a mia madre che faccio il comunicatore, lei mi crede cameriere

  1. Amaramente bella la citazione del libro di Jacques Seguela, (anche se edulcorata) http://www.lafeltrinelli.it/products/831408|2.html?cat3=20108&cat1=1&cat2=1080&page=1&pub=85838

    Il problema di Scienze della comunicazione non credo siano le persone. Lo si capisce mettendosi dalla parte di chi assume: cosa hanno in comune un laureato in scienze della comunicazione a Perugia, uno a Milano ed uno di Pescara?

    Se la risposta è, “non lo so” avete centrato il punto. Non esiste un /core/ di competenze stabile in questo corso di laurea. E chi assume, passatemi il termine, non sa cosa ‘compra’ ed è costretto a valutare da altre caratteristiche (amicizie, esperienze all’estero, bellezza).

    Un laureato i giurisprudenza, ovunque sia, ha un nucleo di conoscenze non in discussione (penale, civile) ed un nucleo caratterizzate (commerciale, internazionale). Sbaglio?

    A quando la riforma?

  2. Devo ammettere che hai ragione. Proprio per questo io auspico un cambiamento radicale di Sc Com, ovvero delineare 3 o piu indirizzi (ad esempio, pubblica, impresa e massa, come sono da noi) e potenziarli. Ovvero dare un anno comune a tutti, in cui si studiano le nozioni di base, e dopo specializzarsi in qualcosa.
    Purtroppo molto spesso Scienze della Comunicazione è tutto e nulla. Ma i problemi sono anche altri:
    – insegnanti spesso del mondo accademico e non “professionisti del settore)
    -materie “poco utili” (storia contemporanea, arte, se non le hai imparate alle superiori non so cosa serva impararle ora).

    Ma soprattutto, e io parlo riguardo le varie nomee che ci vengono attribuiti, la colpa è anche di noi studenti:
    – molti fanno il test di ammissione tanto per fare
    – molti pensano di diventare direttori marketing di Dolce e Gabbana in 1 anno..
    – tanti visto la facilità degli esami vanno avanti e si lamentano..
    – molti non credo nelle loro capacità.

    Io mi chiedo, fai una facoltà, perdi tempo, soldi e poi dici che sarai disoccupato: allora cambia facoltà.
    Forse quello che manca è proprio credere in noi stessi.

  3. Io sono ancora giovane, e di cose ne devo capire ancora molte. Però credo, e parlo per me e per quelli del mio anno cioè il primo, che nessuno di noi sappia bene che cosa vuol dire “comunicare”. E questo è un problema!! Perché parlare non vuol dire comunicare, ma non tutti lo sanno!! Io non credo di averci capito molto, ma almeno mi pongo il problema! Il punto è che ormai si va avanti solo perché non si sa cosa fare, e per questo vi racconto un breve episodio. Un giorno, durante una lezione di Inglese, la nostra professoressa ci chiese che cosa volessimo fare “da grandi”. Allora: io non dico che uno che frequenti il primo anno in relazioni pubbliche debba sapere esattamente quale potrebbe essere il suo “lavoro ideale” per il futuro o qualcosa del genere, però non posso ammettere che a una domanda come quella posta dalla professoressa qualcuno risponda che vorrebbe diventare un ingegnere, una stilista o uno psicologo!! Ma dove siete con la testa?!? Non so il perché di questa confusione o di queste idee un po’ assurde, ma so che c’è qualcosa che non va! Ma perché? Perché non sanno cosa stanno facendo? Questo che vi dico è un problema che vedo tra quelli del mio corso ma la domanda può essere rivolta un po’ a tutti: Perché nessuno sa cosa sia il corso di relazioni pubbliche (o scienza della comunicazione)?
    BOH!

  4. Grazie della tua testimonianza..ma io dal mio punto di vista lo vedo come un “vantaggio” il non essere vincolato ad una professione determinata.
    Mi spiego:
    con scienze della comunicazione hai i rudimenti (il resto lo impari sul campo) per poter fare pubblicità, marketing, relazioni pubbliche, tra cui ufficio stampa, gestione eventi, e anche perchè no, curare l’immagine di imprese e\o singoli. In più si puo utilizzare tutte queste conoscenze sia offline che online..
    Se io faccio giurisprudenza, divento avvocato e se non mi piace? faccio sc com se non mi piace marketing provo relazioni pubbliche, se non trovo in azienda, posso provare a lavorare online..
    La questione secondo me è la volontà, la capacità e l’impegno..Il fatto che scienze della comunicazione o relazioni pubbliche richiedo qualcosa di innato, che non si impara in università, ovvero la capacità di relazionarsi con gli altri..e spesso non è facile.

  5. Mi rendo conto che al primo anno di università a meno che non si abbia una “vocazione” particolare risulta difficile scegliere la propria strada con chiarezza:

    “io da grande farò…”
    era un’affermazione che utilizzavo nel ciclo evolutivo dei 5 – 9 anni prediligendo (non so per quale motivo) principalmente tutte quelle professioni che iniziavano per “P”: Pompiere, Parrucchiere, Portiere(della nazionale di calcio ovviamente) …

    A volte si rende necessario provare, sperimentare, sbattere la testa più volte prima di trovare la propria “vocazione”: questo può comportare più stagioni in pizzeria o in qualsiasi altro campo ma non ci vedo nulla di male.

    SDC la vedo molto generalista.
    Quel che dice Giancarlo è giusto: può essere un vantaggio perchè ti dà la possibilità di spaziare in vari ambiti.

    Dall’altro però la tua figura non specifica viene appunta presa per tale e quindi “sotto-gamba” in primis dai datori di lavoro che si trovano una grande offerta (“…ogni centro abitato con un bar e una farmacia è riuscita ad aprire la propria facoltà di Scienze della Comunicazione…”) omogenea – anche se così non lo è – contro una domanda piuttosto contata.

    Avevo SDC nella mia città e invece mi sono iscritto a Relazioni pubbliche d’impresa a Gorizia proprio perchè al principio pensavo ad una laurea più pratica e focalizzata con le materie sulla professione da subito.

    Ricapitolando: materie, corpo docente professionista e un pezzo di carta che di fatto rimane tale ma magari ha un titolo più specifico e meno filosofico.

    ps. Giancarlo guarda che se ti laurei in Giurisprudenza non è che puoi fare solo l’avvocato eh? le strade sono veramente tanteeeeee 😀

  6. A mio avviso è la percezione che è diversa:

    Giurisprudenza = avvocato, magistrato

    un connubio indissolubile creatosi nei secoli (ormai).

    Ma nella verità Giurisprudenza non è tanto diversa da SDC nel numero di sbocchi che puoi avere sai…

    Il problema è che SDC non ha nessuna equazione che la identifichi. Questo a mio avviso è il problema principale!!!

  7. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione ho scelto un corso di laurea specialistica in Comunicazione Pubblica, sociale e politica, con l’auspicio di approfondire maggiormente le tematiche della comunicazione pubblica e istituzionale.

    Invece al secondo anno mi vengono proposti ancora una quantità enorme di esami di antropologia della comunicazione, elementi di sceneggiatura etc. affiancati a un solo esame di comunicazione pubblica e istituzionale e uno di comunicazione di pubblica utilità.

    Deve cambiare tutto….ma per farlo è necessario che qualcuno inizi a prendere sul serio questa laurea, altrimenti è inutile averla istituita. E’ necessario cominciare a porsi domande sui percorsi professionali ai quali dare risposte concrete….non bastano le belle parole sull’utilità della comunicazione, occorrono certezze.

    Mi domando a volte quale possa essere l’utilità di questa laurea, se poi ci sono leggi (anche la 150) che prevedono che si possano svolgere funzioni di comunicazione pubblica seguendo dei semplici corsi di formazione.
    Allora mi chiedo: a che è servito studiare per 5 anni?

  8. non è che queste triennali portano ad avere in mano poco o nulla??..in fin dei conti cosa sei?ne carne ne pesce no!!???..io mi sto per laureare in comunicazione e marketing a reggio emilia..come corso mi piace si rimane un pò nel vago però forse è l’ideale per potersi orientare un pò nel mondo del lavoro ed avere la mente aperta…

    Scusate ma uno può anche laurearsi in giurisprudenza ma una volta terminato gli studi cosa crede che abbia finito??? seee gli piacerebbe ha un sacco di gavetta da fare e sapratutto dovrà cercare qualcuno che gli apra la porta del suo bell’ufficio….cosa difficile in Italia :D:D:D

    Comunque tornando a noi, una volta iscritta avevo in mente solo l’ufficio marketing di una ditta ma poi ho capito forse solo alla fine che sarei una futura PR e non esistono solo lel ditte… con rispetto parlando.

    PR di solito si dice che è una butta personap perchè associato alle discoteche …io dico che sono due cose diverse e poi discoteca o no uno deve usare la testa :D:D..ma è un altro discorso.

    Sono sicura che a Milano e a Bologna ci sono molte più possibilità, perchè qui in zona risulta un mercto mooolto di nicchia per non parlare del mondo del lavoro in tutto il paese a mio avviso un pò (moolto) indietro…come sempre continua a valere la legge del più furbo :D:D:D … mah mah mah mah

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