Identità, Immagine, Reputazione: obiettivo Ricostruzione

Dopo la sconfitta dei comunisti italiani nelle ultime elezioni l’obiettivo perseguito dal gruppo fin da subito è stato ricostruire la propria identità.

Ricostruzione di un partito come unitario e dissociato dalle posizioni social democratiche: sotto il segno della falce e martello come simbolo storico, e col rosso fuoco quale contorno, si vuole quindi ricostruire un’immagine che aveva subito un “colpo” come menziona lo stesso Oliviero Diliberto in presentazione del Congresso del 18/20 luglio a Salsomaggiore Terme.

C’è l’interesse quindi di ripartire cercando di ritrovare l’identità comunista a ragion d’essere delle sue origini e della sua storia.
Riannettere, attraverso il messaggio veicolato, coloro che hanno preferito altri filoni piuttosto che la sinistra arcobaleno.

Lo studio dell’identità e dell’immagine in questo contesto è tutto.

La “Percezione” diventa centrale e la trasformazione fondamentale nel raggiungere l’obiettivo prefissato.
L’immagine è connessa con la reputazione…

Tutti questi elementi si mescolano tra di loro.
La maggior parte delle volte siamo costretti a difendere il nostro lavoro staccandoci dalla nebulosa che ci ha sempre caratterizzato.
La misurazione dei risultati si sposta in primo piano nell’ogettivare i nostri risultati ad esempio.

Immagine, reputazione, identità… Possiamo dimostrare scientificamente il legame? come?

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2 commenti su “Identità, Immagine, Reputazione: obiettivo Ricostruzione

  1. Ho chiesto aiuto a Enrica Orecchia ed ecco cosa è emerso:

    Domanda veramente bella e stimolante la tua, Luca, che impone prima di tutto un approfondimento sul concetto, abbastanza recente, di valori “intangibili”. Concetto che racchiude tutto ciò che sembra sfuggire alle definizioni, che non è quantificabile matematicamente, privo di concretezza materiale, di confini, come dici tu, che non si può toccare, appunto. Valori che in tempi di massificazione dell’offerta delle aziende, che sfornano prodotti che sembrano tutti uguali, sono in grado di fare la differenza nelle scelte di chi acquista. La qualità del servizio, l’efficienza dell’assistenza post-vendita, la prontezza nelle consegne e negli approvvigionamenti, la serietà nella gestione dei prezzi, la cortesia e la competenza del personale. Ovviamente, la bontà del prodotto. Che se ci di pensa di intangibile hanno ben poco, essendo riconducibili a dei comportamenti concreti da parte dell’azienda: l’onestà dell’operato in generale, la capacità di lavorare bene, l’interesse verso il cliente, ecc. Comportamenti che mettono in atto quello che la comunicazione di un’azienda proclama. Comportamenti che consistono nel fare quello che si dice, insomma.
    Secondo me, quindi, il concetto di valore intangibile è destinato a essere in breve superato. Forse sarebbe meglio parlare di competenze trasversali (come per i singoli individui), rispetto a quelle caratterizzanti la singola azienda, oppure di caratteristiche “hard” e “soft” , come nel linguaggio informatico.
    Non so se ho risposto alla tua domanda, comunque l’argomento merita di essere ulteriormente approfondito e penso che ci tornerò sopra in futuro. Grazie per avermi letto.

    Ringrazio ancora per la risposta e però mi chiedo (testardo eh?): di fronte ad un cliente a cui dobbiamo aumentare l’immagine percepita rafforzando la sua identità facendo leva sulla reputazione qual è la formula da usare?

    ora mi ingegno … o almeno ci provo. provateci anche voi!:D

  2. Il tema che cerca di conciliare i concetti di immagine, identità e reputazione è veramente scottante per i tempi che corrono.

    Non esiste ad oggi una visione ampiamente condivisa ma si cominciano ad intravedere alcune risposte comuni e, quando non ancora empiricamente comprovabili, quantomeno di buon senso.

    Per essere più pratici… Qual è la differenza tra immagine e reputazione?

    Entrambe rappresentano una visione sintetica delle percezioni esterne.
    L’immagine è connotativa e racconta la personalità di un’organizzazione presso i propri portatori d’interesse (i comunisti italiani sono aggressivi, i comunisti italiani sono miti); mentre la reputazione è denotativa e racconta la forza delle relazioni che l’organizzazione intrattiene con i propri portatori d’interesse (i comunisti italiani portano avanti le loro battaglie con la giusta carica di aggressività ad ottenere dei risultati positivi per me e la mia famiglia).
    L’immagine quindi è più vicina alle sfere emotive delle persone mentre la reputazione è un concetto che risente non solo di fattori emotivi ma anche di aspetti cognitivi e sociali profondi.

    Altra differenza è rappresentata dal modo con cui i due concetti agiscono sulle decisioni dei portatori d’interesse.
    I clienti di beni “emotivamente impattanti” (es. automobili, vestiario) o “cognitivamente semplici” (es. shampoo, biscotti) decidono spesso sulla base dell’immagine che questi prodotti emanano, ma se debbono decidere chi votare, i criteri di giudizio vanno ben al di là del sapere se i comunisti italiani sono belli o brutti.

    Inoltre il mercato ha insegnato al mondo delle imprese, della politica, e delle organizzazioni che occorre tenere in considerazione non solo ciò che pensano i propri clienti o elettori, ma anche cosa pensano tutti i propri portatori d’interesse (azionisti, investitori, media, gruppi sociali, gruppi d’interesse, comunità locali…) senza dimenticarne nessuno! A volte i danni reputazionali arrivano da luoghi inaspettati.

    Per concludere sulle differenze tra immagine e reputazione direi che l’immagine sta alla comunicazione come la reputazione sta all’azione (ovviamente anche l’azione deve essere comunicata ma presuppone un coinvolgimento operativo fortissimo dell’organizzazione).
    Infatti l’immagine è un concetto “manovrabile” e gestibile dall’organizzazione, mentre la reputazione è un concetto poco manovrabile; infatti le azioni che un’organizzazione può compiere sono limitate dalle regole entro le quali occorre muoversi e i risultati delle azioni dipendono dalle azioni delle organizzazioni sue competitor e dalle azioni dei suoi portatori d’interesse, in un intreccio di relazioni difficilmente prevedibile.
    potremmo infatti escludere che la reputazione dei comunisti italiani, come quella di tutti i partiti in Italia, non sia in parte alterata dalla bassa reputazione della classe politica in generale?

    Direi quindi che il concetto di reputazione sta culturalmente arricchendo quello di immagine e rendendo tutti più consapevoli che una comunicazione persuasiva ha le gambe corte se non supportata da fatti e che su questi fatti non abbiamo pieno controllo.

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