Il ruolo delle relazioni pubbliche nell’epoca del web 2.0

Le nuove tecnologie influenzano le RP e noi comunicatori dobbiamo stare al passo con i tempi

E’ il titolo dell’interessante workshop svoltosi venerdì 16 maggio nel Centro Convegni Palazzo delle Professioni a Udine, organizzato da FERPI Triveneto.
I social media devono essere familiari per poter capire le dinamiche di relazioni esistenti tra i diversi individui. A parlare di questo Fabio Bistoncini, socio FERPI lobbista, il quale ha focalizzato il suo intervento sui nuovi media, web e telefonini; questi ultimi, difatti, hanno scatenato il riaffiorare del passaparola tra le persone negli ultimi anni.

Le nuove dinamiche di relazioni creano piazze virtuali, nelle quali chiunque può dire la propria, e questo non va sottovalutato.
L’esistenza di community virtuali nel web, blog, social network e così via, non deve passare inosservata da chi, come noi, studia Relazioni Pubbliche.

A detta di Nicola Mattina, socio FERPI Blogger ed esperto di RP su internet, i social network andrebbero studiati con attenzione, capirne le potenzialità e saperli usare altrimenti altri lo faranno al posto del professionista in comunicazione. E questo non è bene. Siamo noi che quotidianamente tastiamo il terreno della comunicazione e sentiamo il polso della situazione nel gestire le RELAZIONI con i pubblici influenti.

Non tutto è oro quello che luccica: i social media presentano anche le loro peculiarità tecniche. Mirko Grava, ITC manager, ha spiegato che il web è sì una finestra sul mondo, ma bisognerebbe saper utilizzare ad hoc gli strumenti messi a nostra disposizione: è fondamentale curare il contenuto delle informazioni, ma anche come queste vengono visualizzate dai terminali, seguendo una certa netetiquette.
Parlando di informazione, è emerso un aspetto critico di questa: la si può replicare, acquistare, inviare e allo stesso tempo danneggiare. Come si fa a sapere se un info è autentica oppure no?

Per noi giovani comunicatori You Tube, Facebook, Myspace ed altri, sono il passatempo quotidiano. Personalmente in principio ero scettico nell’immettermi nello spazio virtuale, in quanto diffidenza e percezione della perdita di tempo mi avevano scoraggiato. Nonostante questo, le sollecitazioni degli amici e la partecipazione al workshop sui social media mi hanno convinto: le RP possono e devono interessarsi ai social network.

Anche in questo campo le Relazioni Pubbliche svolgono sicuramente un ruolo strategico fondamentale nei confronti degli Stakeholder e degli Influenti. Voi cosa ne pensate?

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2 commenti su “Il ruolo delle relazioni pubbliche nell’epoca del web 2.0

  1. Un PR non è un giornalista, tira l’acqua del mulino verso il proprio committente. In tal senso un social network è una base di utenti che può essere condizionata e guidata. Difficile negarlo, difficile asternersi.

    Sarà “comunicazione” e non più informazione, ma un PR non è un giornalista e la cosa passa (o in qualche modo essere giustificata). Sono scelte.

    s/netetiquette/netiquette/

  2. ciao Paola,

    sono d’accordo sulla distinzione tra un relatore pubblico e un giornalista, ma ci sono giornalisti che diventano relatori pubblici e viceversa, pertanto il confine per me non sta nel “tirare acqua al proprio mulino (o a quello del nostro committente-cliente)”.

    Trovo difficile che gli utenti possano essere “condizionati” o “guidati” da qualche oscuro signore manovratore del social network, perché, sebbene l’influenza sociale avvenga su diversi livelli, mi risulta difficile pensare a un ritorno dei persuasori occulti.

    I social network sono strumenti di comunicazione e di informazione, ma soprattutto di relazione, in quanto servono anche a rappresentare visivamente una rete di contatti che può essere estesa a +infinito (potenzialmente).

    Secondo le più recenti teorie dei social network, una persona potrebbe estendere la propria rete fino a 150 persone in quanto i limiti umani e fisici impediscono di andare oltre.

    Il cosiddetto numero di Dunbar sostenuta da studi sociologici e antropologici, dimostra questi limiti.

    Ebbene, i social network come Facebook e LinkedIn possono estendere questo limite. Questo è solo un esempio e si rimane nell’ambito delle teorie di sociologia della comunicazione…

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