Sensibilizzazione relativa

Guardarsi allo specchio

Siamo scossi.
Credo di poterlo dire a nome di tutti, senza il rischio di generalizzazione.

Stupri, violenze, omicidi, rapine, truffe. Uno, due, tre, quattro casi di cronaca
Cinque, sei, sette, otto, nove altri casi di cronaca.
E’ un grappolo di uva acerba.

Protagonisti e vittime sono giovani, a volte minorenni; gente che qualcuno si ostina ancora a chiamare “bravi ragazzi”. E poi si sottolinea come la vita sia diventata senza senso per molti, molti dalla mente obnubilata da sostanze stupefacenti o solo da stupefacenti effetti della fiction. Menti che non sanno più distinguere il vero dal fasullo, l’illusione dalla realtà, avvolti nei tentacoli di vite altrui, di passioni altrui, di protesi identitarie arrugginite ed incancrenite.

Gente che perde se stessa e che finisce con l’uccidere la propria interiorità, con o senza coscienza di farlo, come Dorian Gray che squarta il proprio ritratto deturpato dal vizio.

Lungi da me fare del moralismo, ma mi domando il perché di tutto questo.
E’ per il “relativismo imperante” in cui Porta pazienza, bisogna essere tolleranti, ci sono tanti punti di vista, tutti da rispettare? O in cui suvvia, sono ragazzi, non capiscono (ma per architettare piani perversi e per darsi a festini a luci rosse non sono già sufficientemente adulti?).

In che cosa consiste l’adultità?
E dove sono le famiglie di questi ragazzi?
E dove sono i valori, non dico religiosi, ma spirituali e del buon senso civile che insinuano nel cuore delle persone il rispetto, l’amore, l’etica, il buon vicinato?

Non ne abbiamo basta di questo “relativismo” in cui tutto è concesso e nessuno viene punito per lo sbagliato che compie, ma tutto è giusto?

Cosa può fare la comunicazione? Cosa possiamo fare noi, aspiranti professionisti della comunicazione?

E’ stato avviato nuovamente il concorso di Pubblicità Progresso e forse può essere il buon momento per tirare fuori la voce e dare spazio alla “buona gioventù” che sono convinta esista ancora.
Forse è la giusta occasione per cercare di sensibilizzare nuovamente al rispetto ed ai valori umani, senza focalizzarsi su una categoria di persone o su un’altra. Solo sulla persona e sul’enorme valore che porta con sé.

Fermo restando che dei gusti e dei colori non si discute.

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3 commenti su “Sensibilizzazione relativa

  1. Scusate se mi intrometto, sono solo di passaggio ma il tema mi ha colpito.
    Secondo me la comunicazione è la cosa, o meglio, il valore più importante che c’è, ma educare alla comunicazione è anche la cosa più difficile che c’è. Poiché la maggior parte della gente crede che “parlare” sia “comunicare”. E questo per quanto riguarda la vita la fuori, qui dentro non è molto diverso, c’è chi crede che bloggare, aggregare, “io scrivo ergo comunico” sia comunicare. Infine credo che il vostro sia un compito difficile, il più difficile in assoluto. Forse è sbagliato il vocabolo, “comunicare” per quanto io la trovi bella e densa di significati, non è lontanamente paragonabile ad “Amare” dal sapore più accativante, alla quale tutti credono e si aggrappano, benché, sia una grossa fregatura.

  2. Grazie per il commento 🙂

    Sono d’accordo con te, c’è da definire il significato delle cose. Credo che si riesca a raggiungere un risultato se ci si crede, se ci si impegna e se ci si mette “il cuore”, quindi si ama (nel senso universale del termine).

    Sono dell’idea che la comunicazione migliore -ma anche l’innovazione migliore, la politica migliore, l’azione migliore, ecc- di qualsiasi tipo si tratti, è quella che si pone nella prospettiva dell’altro. Si comunica nel momento in cui si accetta la presenza di una visione differente e si mette in prospettiva la diversità; quandi si è di fronte a qualcuno, insomma, capace di dare alle cose valorizzazioni diverse e indipendenti dalle nostre.

    Ricordandosi che “comunicare” significa, all’origine “scambiarsi doni all’interno delle mura del significato”.

    Torna a trovarci! 🙂

  3. @Sara
    (ma per architettare piani perversi e per darsi a festini a luci rosse non sono già sufficientemente adulti?)..

    @Cioran
    è l’umanità tarata a costituire la materia della letteratura. Lo scrittore si rallegra della perversione di Adamo, e prospera solo in quanto ciascuno di noi la assume e la rinnova.

    ————————————————————————–
    Ribadisco che il vostro lavoro è sicuramente il più difficile, stare lì in mezzo non è affatto facile.

    ma tornerò a trovarvi 🙂
    Ciao!

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