L’innovazione passa per la Rete

SotN

marcobardus

Dopo un’intensa due giorni trovo finalmente il tempo per fare qualche riflessione su State of the Net, partendo però dai dovuti e meritati complimenti agli organizzatori (Beniamino Pagliaro, Sergio Maistrello e Paolo Valdemarin – in ordine rigorosamente alfabetico). E’ difficile comprimere in un post tutte le sensazioni e il fermento che si respirava nella sala del Visionario. C’erano idee che viaggiavano a velocità smodata e battute a raffica, tra le batterie di blogger compagni d’avventura e quelle di alcuni illustri, affascinanti, curiosi, interessanti, e prestigiosi relatori.

Al debriefing dello staff organizzativo, aggiungo qualche commento su questa intensa anteprima di Innovaction

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Gli interventi che mi hanno appassionato di più sono stati quelli dei relatori stranieri, sarà perché mi aspettavo qualcosa di diverso dalle conversazioni e dai “wiki moment” italici (forse serviva più tempo per discutere), ma sarà anche il modo di fare anglosassone ad aver catturato la mia attenzione.

In particolare mi è piaciuto l’intervento dell'”ex PR” convertito al mondo della ricerca nei social media Antony Mayfield, il quale ha tracciato un quadro generale sulla ricerca e sulle caratteristiche dei nuovi paradigmi comunicativi. Una presentazione da buon relatore pubblico. Chiara ed efficace. Bravo!

Sono stati bravi anche gli americani Ross Mayfield, e Joshua Levy, rispettivamente fondatori di SocialText e di TechPresident. Il primo ha parlato del wiki come strumento utile per sostenere gli scambi e le collaborazioni nelle reti sociali. Credo che potrebbe tornare utile anche in tante situazioni collaborative dove il problema di lavorare a distanza è un limite (mi riferisco alle riunioni del direttivo Uniferpi, per esempio).

L’intervento di Joshua Levy sul ruolo dei social media nella politica, invece, mi ha fatto capire come l’Italia sia davvero molto diversa dall’America e come un social network come Facebook sia usato in modo molto diverso qui da noi. Beh, sarà una banalità, direte voi. Niente di nuovo sotto il sole, certo, ma la mia riflessione va oltre il classico relativismo culturale-stereotipato che vede gli italiani pizza-mandolino-mamma e gli americani pragmatici produttori di business.

Da inguaribile ottimista, Levy ci ha fatto vedere come Barack Obama (e il suo attento staff) sia riuscito a sfruttare un social media in crescita come Facebook (più di 420 mila supporter) meglio di Hillary Clinton. Anche Antony Mayfield nel suo blog ha notato che le presidenziali USA siano molto online, segno che la politica, in questo paese e non solo, si fa anche online. E in Italia? Qualche parvenza di novità c’è, anche se un “si può fare” suona peggio di “Yes We Can”…

Lasciando da parte per il momento l’esempio di Beppe Grillo, di cui abbiamo già lungamente e ampiamente parlato, l’esempio d’Oltreoceano è interessante per le dinamiche comunicative relazionali che offre.

E ancora una volta si pone a mio avviso la questione della fiducia e della reputazione (dei mezzi, delle istituzioni, degli strumenti comunicativi, delle reti sociali), questione che caratterizza a mio avviso i rapporti tra persone e le conversazioni che si svolgono in ogni istante sulla rete. Conversazioni che si basano sulla fiducia e sulla reputazione tra i membri della rete sociale e non sono controllabili. Checché se ne dica, “Viral marketing” e “buzz marketing” sono considerati facilmente “trucchetti” per vendere, ma è altro che serve per poter gestire delle relazioni su internet.

Mentre scrivo questo post, qualche altro illustre PR di fama internazionale, commenta la campagna di Barack Obama e i social media…

In generale si può dire che le logiche di controllo e “monitoraggio” o di “rassegna stampa” non hanno più senso. O non hanno più senso come una volta. Non ha senso adattare i vecchi strumenti ai nuovi, che funzionano con logiche diverse.

Anche l’intervento di Gaspar Torriero, che ringrazio per l’interessante chiacchierata fatta al goodbye party nel caffé Contarena di Udine, richiama un concetto molto chiaro: le conversazioni non sono mercati. In altre parole, il pubblico non è più una massa che segue tutto ciò che gli viene proposto. I pubblicitari stentano a capire dove stanno i loro “target”, perché sono usciti dal mirino dei loro un tempo sofisticati fucili.

Ciò che è flessibile, complesso e senza una forma precisa (o “freeform”, come l’ha descritto Ross Mayfield) non può essere controllato. Bisogna innovare, darsi da fare per trovare altri modi per fare relazione e gestire queste relazioni. I social network sono utili per questo, ma non devono essere il fine, quanto piuttosto lo strumento per raggiungere determinati obiettivi, che INMHO sono: relazioni, relazioni e relazioni.

Queste sono le tre parole chiave che secondo me possono riassumere il tutto.

Eventi come Stateofthenet permettono di intessere reti sociali e di estendere le nostre relazioni, oltre che riallacciare vecchie amicizie o instaurare nuove relazioni. E’ sulle relazioni che si basa la nostra professione e non esiste, a mio avviso, nessuna sindrome.

Concludo ringraziando ancora una volta chi ha permesso questo evento e tutti i vecchi e nuovi amici con i quali ho condiviso quest’esperienza. In particolare saluto e ringrazio Anna, Looka, Lalui, Vincenzo, Annalisa, Matteo, Giorgio, (la birra a Udine s’ha da fare asap! ;-)), Fabio, Susan, Antonio, Gaspar, Marina, Mafe, Piervincenzo, Mauro, il divertente e prestigioso Funky professor e tutti i twitter friends di SotN che ho dimenticato di citare.

PS: per chi si fosse perso l’evento, può vedere gli ultimi video streaming post qui o la rassegna su Technorati.

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17 commenti su “L’innovazione passa per la Rete

  1. Ottima recensione,
    personalmente sono rimasto colpito dall’intervento di Gaspar Torriero. Trovo sia stato mitico nel trasmettere i suoi pensieri/conoscenze, e nel coinvolgere il “pubblico”!
    Mi ha fornito di interessanti spunti su cui discutere in altri momenti 🙂

    Davvero complimenti agli organizzatori di questa serie di convegni, mi ha fatto piacere esservi presente.

  2. che invidia la tua capacità di sintesi. bel post! scommetto che all’università passavi gli appunti a molti 😉
    era la mia prima volta ad un “rete-evento”, è stato entusiasmante.
    grazie per i bei momenti… alla prossima, spero… 🙂

  3. Grazie a gigasoft, remyna e lalui!

    Beh aprirò un blog mio quando avrò qualcosa di mio da dire e quando non mi attaccheranno il dominio… mi sa che prima emigro su un’altra piattaforma e poi installo wordpress e joomla.

  4. Propongo una semplice domanda che mi è stata fatta da alcune persone che conosco interessate alla rete e protagonisti della stessa:

    perché organizzare un evento che parla di relazioni sociali in rete organizzando un evento al di fuori della stessa? Troviamoci su un canale IRC!

    Che rispondete?

  5. Grazie a Daniele per il contributo!
    Credo che la domanda andrebbe in primo luogo posta agli organizzatori.

    In effetti è vero, anzi, più che IRC si potrebbe pensare a Second Life. Però gli argomenti trattati spaziavano su vari temi e non solo sui social network.

    Personalmente credo che gli esseri umani, in quanto tali, abbiano la necessità istintiva a trovarsi e a incontrarsi. A scambiare conoscenza ed emozioni con relazioni faccia a faccia.

    Non siamo computer e quindi una conferenza è piacevole (e forse più piacevole) per il lato sociale che offre.
    Questo, ovviamente, INMHO!
    Ciao!

    @Gaspar le condizioni estreme erano: musica a palla, uno spazio limitato, gente ovunque e vinello frizzantino gustosissimo 😀 ma ugualmente siamo riusciti a scambiare qualche battuta (urlandoci nelle orecchie).

  6. @Daniele.
    Come ho avuto modo di dire nel mio post, per me una conferenza è ben riuscita se riesce a generare fermento, entusiasmo, relazioni, condivisioni, dibattiti. cosa che su un canale IRC non può succedere.

  7. @daniele.
    Credo che, come sempre, il giusto sia nel mezzo.
    Io non c’ero ma ho seguito alcuni momenti in diretta video, commentando poi in twitter quando l’ho ritenuto opportuno.
    Una delle prime osservazioni che ho fatto è stata:
    ” con uno schermo cosi dietro la schiena ci si poteva proiettare una chat od una pagina twitter dove mandare i propri commenti.”
    Credo che niente possa sostituire la fluidità di una discussione in real life, specialmente se con tanti argomenti come quelle organizzate a SoTN. Quello che invece sarebbe auspicabile è una integrazione tra i vari strumenti, in modo da strutturare il risultato finale in modo più completo ed interattivo.
    In ogni caso i miei più grandi complimenti agli organizzatori, perché anche da casa si è potuto capire la “forza” di una manifestazione del genere.

  8. Come indicato, l’osservazione non era strettamente inerente a SOTN, ma piuttosto “un lecito dubbio” applicabile a qualsiasi altro evento di questo tipo con tema La Rete. Apprezzato il fair-play di Marcus, la risposta di Luigina Foggetti e Roberto Felter.

    Fisicità da un lato per instaurare contatti diretti con le persone, “presenza” online per chi non c’è e vuole “respirare” la stessa aria dell’evento con gli strumenti disponibili della rete.

    Di SOTN ho apprezzato lo streaming e tramite questo ho seguito diversi interventi. Questa possibilità diventa essenziale con il moltiplicarsi di eventi e i limiti di tempo che ognuno di noi può avere.

    Ringrazio nuovamente per le risposte.

  9. E io ringrazio Daniele per aver commentato e contribuito notevolmente a questa conversazione.

    Credo che le indicazioni che sono nate in questo post e nei commenti saranno d’aiuto per chi vorrà organizzare un evento simile prossimamente.

    Le tecnologie ci sono, bisognerà usarle e stressare un po’ la banda (di collegamento) 😀

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