Inaffidabilità, credibilità e fiducia: il fantasma della crisi – prima parte

Sergio Vazzoler Dopo i due articoli di Luca sulla comunicazione politica nel nostro paese e negli USA, continuiamo ad affrontare questi temi con l’aiuto di illustri soci FERPI che hanno risposto gentilmente alle nostre domande. Come primo ospite di pregio vi proponiamo Sergio Vazzoler, partner di MR&Associati, socio professionista di FERPI e autore del post “Non ci resta che piangere” apparso sul blog di FB Comunicazione. Di seguito trovate la prima parte dell’intervista.

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Uniferpi: Dal punto di vista prettamente politico, quali sono, secondo te, i maggiori problemi che affliggono il nostro paese?

Sergio Vazzoler: Domanda impegnativa… Penso che la politica italiana sia nel mezzo di una crisi di sistema, profonda, preoccupante e, soprattutto, dagli esiti incerti. Forse ne capiremo qualcosa in più tra qualche anno, perché i media onnivori creano un fortissimo rumore di fondo che alimenta la confusione e impedisce l’analisi, favorendo quasi esclusivamente le reazioni emotive a discapito del merito.

Detto questo, dal mio punto di vista, se dovessi scegliere un paio di parole-chiave da inserire nel motore di ricerca della crisi politica italiana, propenderei per “pregiudiziale” e “inaffidabilità”.

La prima va al di là dell’incomunicabilità o del “dialogo tra sordi”, perché è evidente che nel dibattito politico in corso il problema non è dato dalla difficoltà di comprensione tra le diverse fazioni in campo, bensì dal consapevole disinteresse nei confronti del dialogo e dell’ascolto. È un preconcetto di fondo: se chi mi sta parlando è dell’altra sponda, è del tutto inutile ascoltarlo…meglio pensare a preparare il mio “attacco” successivo…in una corsa senza freni alla presa di posizione, alla presenza mediatica, alla rissa verbale, alla gara all’applauso facile…dimenticando completamente la “missione” affidata al politico eletto: cercare intese, mediare tra gli interessi contrapposti e trovare soluzioni ai problemi.

La seconda è ancora più grave: è infatti evidente come la classe politica stia perdendo la credibilità e l’autorevolezza necessarie per favorire i processi decisionali. I suoi interlocutori appaiono smarriti e increduli di fronte alle giravolte repentine di chi dovrebbe mantenere fede agli impegni assunti e invece dimostra di essere interessato soltanto al consenso del momento. E questa deriva mi pare veramente pericolosa: perché la perdita di fiducia nelle istituzioni non ha mai portato a nulla di buono…C’è una sottovalutazione imperdonabile di questo aspetto.

U: Dal punto di vista del relatore pubblico e del lobbista, invece, qual è per te il vero grande male della politica italiana (se si può dire)?

S.V.: Le due parole-chiave di cui parlavo prima, si ripropongono anche dal punto di vista di chi opera nel campo delle relazioni pubbliche e del lobbying: la strada di chi propone la costruzione di relazioni solide, durature nella pianificazione delle attività di comunicazione politica, è tutta in salita davanti ad una politica interessata al “tutto e subito”…così come non è facile per il lobbista avvicinare le rappesentanze degli interessi alle istituzioni in un contesto così fragile, frammentato e caratterizzato dalla caduta dell’autorevolezza e della fiducia.

U.: La comunicazione politica cosa può fare per risollevarne le sorti di un paese allo sbando?

S.V.: Innanzitutto evitando di pensare che la comunicazione possa risolvere da sé problemi politici di questa portata…Molto spesso anche chi opera nel nostro settore, anziché percorrere la strada in salita della costruzione di relazioni, della ricerca e della qualificazione dei punti di contatto con gli elettori, preferisce la cipria, il maquillage, facendo credere che l’immagine sia tutto…

Al contrario penso che il comunicatore politico debba sforzarsi a convincere il proprio interlocutore a partire dalle sue caratteristiche identitarie, a lavorare sui punti di debolezza, a qualificare i punti di forza, ad utilizzare in modo consapevole e ragionato i numeri, le ricerche d’opinione e, infine, a provare a battere strade nuove e a smarcarsi da quelle già battute…ben sapendo, però, che la comunicazione efficace può aiutare un buon prodotto ma non sostituirsi ad esso…

L’intervista continua domani su questo blog. Stay tuned!

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4 commenti su “Inaffidabilità, credibilità e fiducia: il fantasma della crisi – prima parte

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