Problema di Comunicazione/comunicazione?


La malattia servirà a qualcosa e così accendo la tv (erano mesi che non lo facevo).
Quasi emozionato mi sintonizzo su “uno mattina” che solitamente hanno degli spazi interessanti di discussione.
Oggi erano ospiti il vicepresidente del Senato Mario Baccini, Vannino Chiti Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali.

Durante il botta e risposta tra il giornalista/conduttore Luca Giurato e gli ospiti è emerso uno dei problemi che l’ultima legislazione si è tirata avanti durante i suoi due anni d’incarico: “problema di comunicazione“.

A questo si è aggiunto il risultato di una serie di interviste (realizzate probabilemte dalla trasmissione: ho acceso troppo tardi la tv per poterlo capire, perdonatemi) che vedono il 6% votare Beppe Grillo se quest’ultimo proponesse una propria lista.

A questa analisi Vannino ha ironicamente (ma forse neanche tanto) avanzato apprezzamenti per la candidatura dello showman considerato come il guru della comunicazione.

Apriti cielo! eh ci credo che ci sono stati problemi di comunicazione se i nostri parlamentari non sanno nemmeno l’ABC.
Ma secondo voi si tratta di comunicazione, come dovrebbe essere con la “C”, quella attuata da Grillo?

Forse in apparenza, grazie alla possibilità di lasciare commenti sul blog, si ha un’idea di interazione con la gente ma di certo non c’è Comunicazione simmetrica a due via che è l’unica che permette di instaurare relazioni efficaci con i vari stakeholder!
Ne avevamo già discusso qui ed ero d’accordo già allora con Marco.

Invito i politici ad andare a fare un giro in biblioteca e leggersi James E. Grunig (1992), Symmetrical System of Internal Communication.

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5 commenti su “Problema di Comunicazione/comunicazione?

  1. Tra i politici e Beppe Grillo è certamente il secondo a comunicare meglio.

    Non per forza la comunicazione dev’essere simmetrica per essere efficace. Beppe Grillo ne è un buon esempio: lui dice la sua e in migliaia rispondono sapendo che lui non li leggerà mai. In decina di migliaia, poi, riempiono le piazze e partecipano alle sue iniziative. Direi che il caso Grillo dimostra l’efficacia di una comunicazione asimmetrica, nonostante le raccomandazioni da manuale.

    Del resto, dubito che possa esistere una vera comunicazione di massa a due vie. A meno che non si consideri la partecipazione di migliaia di cittadini come risposta, o meglio come feedback. In quel caso, allora, si potrebbe dire che anche Grillo comunica in maniera simmetrica.

    Ma il successo di Grillo nasce soprattutto dal fatto che Beppe è la persona giusta, al momento giusto, nel contesto giusto. Un uomo intelligente e spiritoso che, in un momento di crisi della politica, si fa portavoce dell’antipolitica e delle istanze care al popolo di internet attraverso un blog. Soddisfa il bisogno di una nuova leadership, di un’alternativa pulita per chi è stanco di votare, tra i due mali, il minore.

  2. Dire che tra i due chi comunica meglio sia Grillo sono d’accordo (per forza gli altri proprio non comunicano) ma chiamarlo il “guru della comunicazione” mi sembra inappropriato.

    Come hai detto tu è intelligente (e furbo aggiungo), simpatico (è il suo lavoro e a volte dovrebbe limitarsi a questo) e per questo viene seguito da molti ma un conto è fare show e un conto fare politica.

    Tuttavia non mi interessa parlare delle mie considerazioni personali sul fenomeno Grillo ma di far capire che, mai come in questo periodo di crisi, è emerso che la comunicazione è molto importante in un’organizzazione di qualunque forma essa si presenti.

  3. Questa questione mi ricorda uno dei primi scambi di battute con Giampietro Vecchiato, quando allora frequentavo il suo corso di RP.
    La differenza di approccio tra un Beppe Grillo, un urlatore che è riuscito a far leva sui nuovi media, operando un processo di lenta infiltrazione dal basso, e un qualunque attore della classe politica, che ruota soprattutto attorno al Parlamento, è evidente.
    Tuttavia, se dobbiamo distinguere una comunicazione della C maiuscola o meno e lo vogliamo fare con la lente di Gruning, nemmeno un concerto di Vasco Rossi può esssere definito comunicazione. Eppure si parla di grandi masse, che percepiscono e sviluppano empatia, che instaurano un rapporto e che sentono il loro interlocutore vicino.
    E poi c’è la pubblicità che per molti “puristi” delle RP non può essere considerata comunicazione. Tutto dipende da quale prospettiva la si guardi.
    In generale, si tende a far un uso improprio, o per lo meno eccessivo, del concetto di Comunicazione.
    Sarà che è in voga, ma io vedo molta incompetenza.
    E fin tanto che ai colloqui di lavori per le occupazioni specifiche della comunicazione si presenteranno anche improvvisati “comunicatori”, credo che tale confusione continuerà a imperare.

  4. Mi vedo perfettamente d’accordo con quanto sostengono Alessandra e Luca, mentre non mi vedo d’accordo su questo:

    Non per forza la comunicazione dev’essere simmetrica per essere efficace.

    Se non è simmetrica, che comunicazione è? Si tratta dunque di chiarire di cosa stiamo parlando.

    Oggi la parola “comunicazione” è abusata nei contesti più disparati, sia con la “c” minuscola che con quella maiuscola, ma il problema sta nell’ignoranza del concetto e nell’incompetenza che la rende “una cosa di cui tutti sono capaci”.

    Tutti comunicano. Paul Watzlawick sosteneva che “è impossibile non comunicare”, è vero. Ma questo non significa che ogni cosa è in grado di comunicare. Allora si potrebbe dire che dal cane al gatto, dal gorilla allo zoo al signur president di Mediaset tutti sono capaci di comunicare.

    Direi piuttosto che tutti si credono capaci di comunicare. E un Beppe Grillo che “comunica” smuove anche il 6-7% dell’elettorato. Ma quello è marketing elettorale e non stiamo qui a fare le proiezioni (lasciamole a Mannheimer).

    Di quale comunicazione parliamo?

    Grunig intende per comunicazione una cosa diversa da quella che un Luca Giurato o un Vannino Chiti intendono.
    Chi studia Relazioni Pubbliche ha sicuramente sentito parlare dei 4 modelli di relazioni pubbliche, identificati e teorizzati proprio da Grunig, e delle differenze tra i livelli di “informazione”, “comunicazione” e “relazione”.

    Comunicare in senso teorico, come dice Luca, significa mettere in comunione qualcosa con l’interlocutore, creare un canale attraverso il quale scambiare in modo simmetrico dei contenuti (informativi o meno). Se non c’è feedback, non c’è vero scambio. Se non c’è ascolto non c’è anche comprensione.

    Quello che manca in tutto questo è l’ascolto. Se non ti ascolto non posso neanche comunicare. Quindi una comunicazione a una via non è comunicazione, ma è più facilmente classificabile sotto forme di persuasione (propaganda, pubblicità persuasiva old-style, passatemi i termini).

    Un conto è comunicare e condividere il contenuto di quella comunicazione con un interlocutore, un conto è dare fiato alle corde vocali tanto per dire qualcosa. E sempre di più mi rendo conto di quanto fiato venga dato inutilmente in troppe occasioni.

    Quanto rumore, brusio, confusione ci sono (i rifiuti solidi catodici della tv spazzatura – Igor Righetti docet)!

    Venendo a noi, Beppe Grillo è un bel fenomeno, ma non sta facendo comunicazione politica, forse solo marketing elettorale. La comunicazione politica è ben altra cosa. Questa manca ai nostri politici. Una cultura di comunicazione che vada oltre all’essere onnipresenti su Facebook, Flickr, MySpace, ecc e che badi più al contenuto e, oserei dire, alla relazione.

    Con un blog non si fa comunicazione. Con youtube non si fa comunicazione. Quelli sono strumenti di comunicazione che permettono di veicolare dei messaggi.

    Comunicare non è usare tutti i mezzi di comunicazione o usare quei mezzi più in voga perché “fa figo”. Quelli sono strumenti. Ma dove stanno i contenuti e gli obiettivi della comunicazione/della relazione?

    A me un Beppe Grillo non convince.

    Ma il successo di Grillo nasce soprattutto dal fatto che Beppe è la persona giusta, al momento giusto, nel contesto giusto. Un uomo intelligente e spiritoso che, in un momento di crisi della politica, si fa portavoce dell’antipolitica e delle istanze care al popolo di internet attraverso un blog. Soddisfa il bisogno di una nuova leadership, di un’alternativa pulita per chi è stanco di votare, tra i due mali, il minore.

    Secondo me il successo di Grillo sta nelle gravi condizioni in cui versa il nostro paese, un paese allo sbando, che non si riconosce nella sua classe dirigente. Quindi Grillo fa da portavoce di un malcontento diffuso che colpisce quella che una volta avremmo chiamato classe media o medio-bassa.

    La comunicazione senza relazione è solo un mero sproloquio.

    Dove andrà questa Italia allo sbando?

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