Rp: cose da donna?

Un dubbio atroce mi tormenta da qualche settimana…..

Eravamo al bar, all’ora dello spritz… io e dei miei compagni di corso: per concludere degnamente una giornata pesante…

Stavamo parlando delle lezioni, dei prof, degli esami…. Ad un certo punto, il nostro compagno annuncia di voler trasferirsi ad architettura.

Naturalmente gliene chiediamo il motivo. La sua risposta? “Bè, mi sono accorto che relazioni pubbliche è una cosa più da donne.”

Al che io e le mie compagne ci siamo guardate un po’ perplesse, aspettando di sentire una motivazione più seria e credibile per il suo trasferimento . Continuando a parlare con lui scopriamo che si era iscritto a relazioni pubbliche anche se la sua passione era l’architettura, perché credeva di avere più sbocchi lavorativi.

Mi chiedo allora due cose: se le relazioni pubbliche sono veramente una cosa da donne, i miei compagni di corso cosa ne pensavano quando si sono iscritti? Per quanto riguarda la scelta del corso di laurea, è meglio seguire le proprie passioni o fare anche qualche conto?

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7 commenti su “Rp: cose da donna?

  1. Sicuramente seguire la passione!

    Al lavoro (come minimo) si sta per un terzo dell’intero arco della giornata per tutta la settimana e contando che l’altro terzo dovrebbe essere destinato al sonno si capisce che parliamo di metà monte ore spese dentro l’ambiente professionale.

    Per quel che riguarda il discorso donna al momento mi astengo perchè voglio capire cosa pensano gli altri: vigliacco! eheh

    Si tratta di un argomento delicato ma molto interessante!
    Anche Ferpi sta portando avanti un progetto che analizza il ruolo della donna nella comunicazione:
    http://www.ferpi.it/navigate.asp?ID=44165

  2. Beh…se fosse davvero una professione femminile perchè i più grandi relatori pubblici e docenti della materia sono uomini?

    Certo…probabilemente il nostro amico doveva trovare una scusa per sentirsi un po’ meno in colpa per non aver seguito davvero la sua aspirazione, ma anche perchè non ha capito cosa sono le relazioni pubbliche e le confonde ancora con le pubbliche relazioni dei salotti bene, nell’immaginario associati a figure femminili di spicco della borghesia cittadina.

    Meglio così in fondo. Meglio un relatore pubblico che non ha capito il concetto di RP in meno e un architetto in più. Speriamo almeno che sia bravo.

    Per il resto: passione sempre e comunque. Non ho fatto calcoli economici prima di scegliere il mio corso di laurea. Ho fatto qualcosa che mi piaceva e mi interessava.

  3. Francesca dici bene: passione, interesse e piacere nello svolgimento delle attività.

    Tralasciando ora il discorso del nostro amico architetto mi chiedo: se la relazione viene messa in primo piano (come dovrebbe essere) hanno forse le donne una marcia in più?
    Anche questa volta, prima di dire la mia, attendo …

  4. Che le RP siano “in rosa” è un tema che ha da sempre appassionato professionisti e accademici e rientra nell’annoso dibattito di genere negli ultimi anni riempie le bocche di tutti: dalle femministe convinte e mangia-uomini, ai maschilisti misogini convinti della superiorità della razza umana-maschile sulla donna.
    Senza scendere troppo nel dettaglio, tra i due estremi si collocano numerose posizioni intermedie, ma il problema non si risolve se non sul piano delle opinioni, che sono discutibili, ma legittime in ogni caso.

    Nella “PR industry” a livello mondiale ci sono diverse donne ai vertici di famose e rinomate agenzie a livello nazionale e internazionale. Ci sono donne anche nelle Università, ma non per questo si può dire che la professione sia “una cosa da donne”.

    Ma ci sono anche uomini!

    E’ indubbio che le differenze di genere influenzino il modo di concepire una professione e l’approccio di genere deve essere considerato valido soprattutto nel modo di gestire le relazioni.

    Nelle relazioni pubbliche, come in moltissime altre attività umane, conta il saper fare e il saper essere uomini o donne capaci di fare relazione, di mettersi in relazione con gli altri.

    Credo che questo dipenda dalle caratteristiche intrinseche della persona, ossia dalle sue predisposizioni, ma anche dalla pratica acquisibile con l’esperienza.

    Le donne hanno una maggiore sensibilità nella vita di coppia e nelle relazioni in genere, ma questo non eslcude gli uomini.

    Nel caso del nostro architetto mancato, forse, come dice Francesca, era un modo per giustificare a se stesso il non aver seguito le proprie passioni – giusto o sbagliato che sia, è una cosa che deve valutare lui solo – e l’aver seguito una strada che non sente più come sua.

    Concludendo, le RP non sono “una cosa da femmine”…

  5. qui parla di

    “…creatività, intesa capacità di destreggiarsi e di risolvere ogni situazione dosando fantasia e concretezza; il senso del gusto e dell’estetica, perché per lavorare in questo ambito bisogna anche saper trasmettere emozioni; la versatilità e la precisione, se non si trasforma in ansia di perfezionismo”

    credo che anche l’uomo possa avere queste caratteristiche nel suo dna; magari ci saranno meno soggetti nei confronti delle donna ma la cosa non mi dispiace a questo punto. 😀

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