“seminare”: questo è l’obiettivo!

grano
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Avevamo già discusso di quanto potesse essere efficace la teoria della “semina” un pò di tempo fa.

Ebbene ,minimarketing è tornato sull’argomento e sempre Italo Vignoli mi porta a conoscenza del fatto nel suo post quotando:

The marketing lesson is this: Create something great, sow fields (not window boxes), “let a hundred flowers blossom,” and pray that “regular folks” will spread the word.

Allora mi chiedo: per ottenere un buon raccolto quali sono le regole basi per seminare bene nelle rp?
Forse si rende necessario restringere il campo per poter rispondere a tale domanda?

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4 commenti su ““seminare”: questo è l’obiettivo!

  1. Arrivo, ci sto lavorando. Per il momento, ho ampliato la pagina dei documenti sui social media sul wiki (www.italovignoli.net). Molti spunti, molte riflessioni, molte provocazioni.

    Una cosa è certa: se non si parte non si arriva (Catalano?). Lo studio dei fenomeni va bene, ma qui studiando si perdono sia i treni che gli autobus (e fra un po’ anche i carri bestiame…). Le relazioni pubbliche devono tornare a fare sperimentazione (o qualcuno pensa che Ivy Lee avesse già dei modelli?).

    Non si scappa. Le altre discipline stanno invadendo il nostro campo (ma ne abbiamo mai avuto uno, vista la “preparazione” di alcuni – troppi – operatori?).

    Ciao a tutti, buon anno. Ci divertiremo…

  2. La sperimentazione è un compito di tutti coloro che si occupano o si vogliono occupare – in prospettiva – di relazioni pubbliche, e non può essere lasciata al mondo accademico. Il buon Ivy Lee, quando ha iniziato, non aveva né ricercatori né manuali da consultare, eppure ha “inventato” il comunicato stampa (ovvero, ha messo su carta quello che si diceva a voce). L’innovazione non può essere limitata alle aule o agli istituti universitari, ma deve diventare una pratica quotidiana di tutti i professionisti. I più giovani devono “obbligare” i più vecchi a individuare nuove strade e sviluppare i relativi strumenti di comunicazione.

  3. condivido le parole di Italo e riporto le parole di Huxley: “l’esperienza non è ciò che si fa, ma è ciò che si fa con ciò che succede”. L’innovazione e la sperimentazione passa attraverso le pratiche quotidiane e non (solo esclusivamente) attraverso le aule e i laboratori dell’università (che al limite cercano di astrarre quelle sperimentazioni a teoria). per quello i professionisti di rp devono essere curiosi. ma anche -hai perfettamente ragione italo!- ‘facilitatori’ della sperimentazione presso coloro che non lo sono. se non si sperimenta il rischio nelle rp è quello di diventare tayloristici… alla faccia delle esigenze (diverse) di clienti (diversi).

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