Corsi a numero chiuso e più formazione operativa.

Riporto parte dell’articolo che ho scritto su Ferpi.it a proposito del sondaggio “Cosa vuoi comunicare da grande?”, che abbiamo somministrato agli studenti della comunicazione catanesi in occasione del career day.

Ecco alcuni dei risultati più importanti:

  • Il campo lavorativo più ambito è quello della comunicazione d’impresa: relazioni pubbliche, pubblicità e marketing sono le specializzazioni favorite.
  • Su un range che va da “per niente” a “del tutto”, il 45% degli studenti ha giudicato poco soddisfacente il piano di studio proposto dall’università.
  • La preparazione dei docenti e il loro metodo di insegnamento sono stati riconosciuti sufficienti dal 63%.
  • Il 95% ha ritenuto inesistente il rapporto fra università e mondo del lavoro.
  • L’iscrizione a numero chiuso ha ottenuto il 58% dei consensi.
  • Alla domanda <<Cosa farai dopo la laurea?>>, il 32% ha risposto con l’iscrizione a un corso di laurea specialistica, mentre il 39% preferirà un master.
  • La maggior parte degli intervistati ha sostenuto di conoscere la professione del Relatore Pubblico (76%), tuttavia la metà non era informata sulla presenza di Uni>Ferpi nell’Ateneo catanese.

Un risultato importante su cui riflettere, è il giudizio di scarsa efficienza dato ai piani di studio relativamente alla preparazione professionale che forniscono. Questo deficit motiva la ricerca di una formazione post laurea più “professionalizzante”, che secondo molti, si ottiene attraverso l’iscrizione a un master.

[…]

Altro dato interessantissimo è quello relativo ai corsi a numero chiuso, tema di grande attualità nel mondo accademico. La maggior parte dei ragazzi vede il test d’ammissione come strumento di affermazione della meritocrazia. […] Il 35% degli intervistati è felice dell’attuale accessibilità incondizionata per tutti, considerandola sinonimo di diritto allo studio. C’è anche chi propone l’introduzione di un test di orientamento iniziale per prendere coscienza delle proprie attitudini.

L’ampio consenso all’istituzione di corsi a numero chiuso potrebbe essere giustificata dalle difficoltà di trovare impiego per i neo-laureati della comunicazione, in quanto l’offerta supera di gran lunga la domanda di personale competente in questo ambito. Le difficoltà di placement sono ancora maggiori al Sud, dove il tessuto economico è costituito da piccole e medie imprese che spesso non colgono il valore economico della buona comunicazione. Restringere l’accesso ai corsi proporzionalmente alle reali richieste di personale, e fornire competenze operative subito spendibili nel mercato del lavoro, potrebbe, almeno in parte, arginare gli effetti di questo fenomeno.

Annunci

6 commenti su “Corsi a numero chiuso e più formazione operativa.

  1. Mi trovo d’accordo con il 58% degli studenti catanesi che approvano il numero chiuso.
    Qui a milano il mio corso di laurea è a numero chiuso sia alla triennale che alla specialistica. Non vi dico quanti tentano la prova. Problema delicato quello del numero chiuso. Da una parte c’è il diritto allo studio da garantire, dall’altra la qualità dell’insegnamento. Se non ci fosse il numero chiuso nel mio corso saremmo talmente tanti che non ci sarebbe un’aula sufficiente per contenerci (in realtà già ora abbiamo problemi di spazio) e la qualità dell’insegnamento peggiorerebbe riducendosi a mere lezioni frontali davanti ad una massa più o meno attenta. E per dividere eventualmente i corsi non ci sono risorse.
    Allora meglio il numero chiuso; si selezionano studenti meritevoli o portati per quelle materie, si riduce il tasso di abbandono dei corsi e si fa un insegnamento migliore.

    Per quanto riguarda i piani di studio, gli studenti non sanno che generalmente è possibile fare un piano di studio personalizzato modificando fino a 30 crediti. Non so se vale per tutte le università ma da me è cosi.

    Francesca

    http://www.jecomm.it/blog

  2. Orientare il mondo accademico alla reale domanda del mercato… però come dice Francesca esiste il problema del diritto allo studio da garantire.

    Sono molto scettico perchè non vedo soluzione ma solo contraddizioni.

    Si rende necessario creare economia in uno stato perchè vada avanti, grazie quindi anche all’occupazione. Nel caso dell’insegnamento è un pò un cane che si morde la cosa non trovate?

  3. Credo che numero chiuso e qualità dell’insegnamento non siano due variabili direttamente proporzionali.
    Credo che più che qualità dell’insegnamento si debba parlare di qualità dei programmi (e il 45% insoddisfatti dei piani di studi la dice lunga), di strumenti di insegnamenti adeguati, di corsi specifici e non di corsi insulsi perchè “tanto fa cultura” e, come un po’ in tutti i gradi e ordini di scuole, di saper fare il mestiere di insegnante.
    Fare lezioni per 300 studenti o per 30 non cambia molto, al di là forse, del fatto di non essere riconosciuti fisicamente dal proprio docente.
    E’ l’insegnante che si conquista l’attenzione con le sue parole.

    Riguardo i test di ammissione sono favorevole in quei casi in cui il corso preveda l’uso di strumenti a numero limitato oppure dove l’impostazione pratica necessiti di un numero ristretto di studenti per poter essere meglio seguiti.

    chiedo a uniferpi>Padova: sapete perchè a Padova Scienze della comunicazione è a numero chiuso mentre a Trieste (anche Bologna?) è ad accesso libero?

  4. Hola,

    Uniferpi Padova presente. Dunque per ordine:

    1. i temi rilevati dal sondaggio, a mio parere, rappresentano i punti critici con cui molti dei corsi di laurea italiani che si occupano di comunicazione si devono (o dovranno) confrontare. Un punto nevralgico (che secondo me riguarda un po’ tutto il mondo universitario italiano) è il collegamento mondo accademico – mondo professianale. Concordo pienamente con la conclusione implicita che possiamo trarre dal sondaggio: Uniferpi può essere uno strumento utile per dare il nostro piccolo contributo al collegamento Università-Professione (Marketta: è quello che abbiamo tentato di fare con l’evento di Padova).

    2. Piani di studio: vorrei ricordare che (e qui parlo della mia esperienza presso l’ateneo patavino) esiste un problema ancora più profondo relativo ai piani di studio. Non è affatto scontato che all’interno di un Corso in Scienze della Comunicazione, sia previsto un esame di RP. A Padova, ad esempio, è previsto un solo corso di “Linguaggio e tecniche delle relazioni pubbliche” inserito tra gli esami obbligatori del primo anno della Laurea Specialistica. A Padova, dunque, i risultati alla domanda sulla conoscenza della professione di relatore pubblico sarebbero stati, probabilmente, diversi. Ritengo, quindi, che oltre alla grave problematica “piano di studio professionalizzante” sia necessario interrogarsi a monte sulla necessità di dare il giusto peso accademico alla disciplina “Relazioni Pubbliche” (e anche in questo, secondo me, Uni>Ferpi può dare una mano).

    3. Corsi di studio a numero chiuso. Purtroppo non conosco le realtà di Trieste e Bologna tuttavia, per quanto riguarda Padova, esistono dei problemi oggettivi di strutture e strumenti. Per la laurea triennale, infatti, sono previste delle attività laboratoriali che necessitano l’utilizzo (al massimo in piccoli gruppi di 4 o 5 persone) di computer, sale montaggio, telecamere, software specialistici presenti solo in determinate (piccole) aule informatiche, ecc.
    Considerate, inoltre, che quando ho sostenuto il test d’ammissione per la laurea triennale le richieste ammontavano ad un migliaio (a onor del vero ora le domande di ammissione stanno calando sensibilmente). Come diceva Giulia non esiste un legame diretto tra numero chiuso e qualità dell’insegnamento ma sono convinto che il numero di studenti stipati in una stanza influenzi la qualità dell’insegnamento e la capacità di seguire con attenzione le parole di un professore (anche se bravissimo).
    Il problema, comunque, è assai complicato, ritengo che i test d’ammissione non siano il miglior metodo per individuare gli studenti più motivati e preparati ma sono convinto che esiste la necessità di garantire agli studenti degli standard minimi di “vivibilità”, vivibilità garantita anche da limitazioni all’accesso, attraverso procedure tutte da studiare, che mettano al primo posto la (vera) meritocrazia.

    Spero di aver risposto!! Aspetto commenti!!

  5. Il diritto allo studio sarebbe leso se non si offrissero le stesse opportunità a ragazzi con basso reddito o diversamente abili.
    Non c’entra nulla il numero chiuso a mio avviso. Anzi, col numero chiuso migliorerebbe la qualità dell’attività didattica e tutti potrebbero restare a studiare nella propri città.

    Il numero aperto, invece, scatena il fenomeno inverso:
    Solo chi ha le risorse economiche va a studiare nei centri d’eccellenza, mentre chi non può resta nelle facoltà “popolari” a numero aperto, dove l’attività didattica non è certo della stessa qualità.

    Io sono favorevolissimo al numero chiuso.
    Pago ogni giorno le conseguenze di una facoltà aperta a tutti con circa 5000 iscritti. L’attività didattica è ormai diventata un processo industriale: lezioni ed esami come se gli studenti fossero parti da assemblare, tutti senza nome e cognome, solo numeri di matricola. Non è questa l’università che voglio.

    Wikipedia mi da ragione quando dico che il numero chiuso non limita il diritto allo studio:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_allo_studio

  6. Wikipedia docet hehe.
    Diritto allo studio è anche dare la possibilità a chi veramente ha voglia e passione di studiare: a questo servono i test a numero chiuso.
    Diritto allo studio è anche mettere a disposizione gli strumenti finanziari, vero. Ma qui ci addentreremmo in un argomento di competenza dei singoli atene che hanno libertà di scegliere le soluzioni più diverse in base alla disponibilità finanziaria che varia da Università ad Università.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...