La Prima Volta…

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…tocca a tutti prima o poi: reggersi sulle proprie gambe, andare a scuola, innamorarsi, prendere in mano l’auto…ogni contesto lo si affronta sempre con la consapevolezza, e col senno di poi, che quella “prima volta” servirà per un obiettivo ben preciso quale correre, istruirsi, conoscere in tutte le sue sfumature l’altro sesso, spostarsi in altro luogo…

Nelle varie discipline un fenomeno può irrompere come un fulmine a ciel sereno, e nonostante possa venir accolto in bene o in male risulta propedeutico il primo approccio, cui può seguire un approfondimento o un abbandono.

In questo contesto s’inserisce a rigor di logica il pregiudizio che il dizionario definisce come “un’opinione preconcetta capace di fare assumere atteggiamenti ingiusti”.

Che sia forse questa l’ottica in cui gli RP sono orientati con i social media?

Giovedi 22 abbiamo avuto la possibilità di capire il fenomeno ed evidenziarne i suoi aspetti.Per quanto mi riguarda una vittoria per Uni>FERPI che su 15 presenti totali (compresi senior) contava 8 studenti suddivisi tra triennale, specialistica e master.

Non è un dato da sottovalutare: a mio avviso la poca affluenza dei senior ha denotato uno scarso interesse per il fenomeno.

Eppure siamo nell’era del web2.0 dove ogni rp utilizza lo strumento informatico e la rete.

Sono pazzo o non sono l’unico che ha constatato quanto sopra descritto?

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6 commenti su “La Prima Volta…

  1. Luca, non sei pazzo, e – scusa – ma non sei nemmeno il primo e l’unico ad aver constatato questo fatto. Su Internet, si parla da almeno 7 anni di quanto le PR siano arretrate rispetto al resto della rete (con tanto di ricerche). I media sociali, in forma embrionale, perché la rete evolve ogni giorno, c’erano già (BBS e newsgroup, diversi nella modalità di interazione e fruizione, ma sostanzialmente simili nei contenuti), e io – purtroppo, insieme a pochi altri – ci parlavo già.

    Il bello è che non stavo facendo nulla di innovativo o di trascendentale, ma – da comunicatore – comunicavo con loro. Il fatto che oggi, a 7 anni di distanza, si discuta ancora di questo e non si “faccia” la dice lunga su quanto le relazioni pubbliche stiano attraversando – come disciplina – una crisi involutiva.

  2. Tuttavia la nostra generazione accademica credo sia più sensibile al fenomeno. Forse perchè la nostra adolescenza è stata vissuta in pieno boom informatico: siamo cresciuti insieme alla rete (erano gli anni ’96).

    In qualche modo ci viene anche imposto dai docenti.
    In sociologia della comunicazione, per esempio, la bibliografia è composta dal libro del Meyrowitz “oltre il senso del luogo. Come i media elettronici influenzano il comportamento sociale”.

    Forse però potrebbe essere un caso isolato il mio: finchè i professionisti di RP, che al momento rappresentano anche la nostra classe accademica di corpo insegnante, non si evolveranno nell’avvicinarsi a questi “nuovi” strumenti, gli rp del futuro seguiranno per logica le loro orme, a meno che la curiosità non prevalga.
    Come si diceva quindi 7 anni fa sta a noi “fare” e non solo “dire”?

  3. C’è e ci sarà sempre una prima volta, come anche sempre ci saranno i precursori e i pionieri in ogni cosa. Sette anni fa c’era il boom di internet e dell’e-commerce, con la sua grande bolla speculativa.

    La differenza ora si sente di più grazie all’evoluzione dei mezzi. La tecnologia può aiutare il “dire” se si riesce a “fare” nel modo migliore quello che in realtà è parte dell'”essere”. Non so se sia il caso di distinguere tra un “vecchio” e un “nuovo” modo di fare RP, però il paradigma della comunicazione è cambiato.

    Tuttavia anche nell’era del web2.0 partecipativo e conversazionale possiamo ritrovare i modelli di interazione e comunicazione assimiliabili a quello della Press Agentry di Edward Bernays (relazione a una via asimmetrica). La comunicazione non è sufficiente, anche qua lo ribadisco. Servono re-la-zio-ni, che possono essere gestite e migliorate ANCHE con i nuovi mezzi “sociali”.

  4. In occasione della cerimonia di premiazione dell’Executive Master di relazioni pubbliche d’impresa (IULM), Furio Garbagnati ha parlato di un “mutamento strettamente legato all’espansione dei social media e alla necessità di ripensare i modelli comunicazionali in termini di gobal media e global market”, riprendendo quanto da lui stesso scritto sul FERPI Notizie di ottobre.

    Probabilmente si dice e non si fa come afferma Italo Vignoli. Magari non si fa ancora abbastanza. Sono d’accordo con Marco quando scrive che il contesto e il paradigma di comunicazione sono evoluti. Però sono ottimista. Consapevole di un momento di stasi che le relazioni pubbliche attraversano, noto d’altra parte professionisti che si stanno muovendo, che ricercano l’aggiornamento, che vogliono imparare.

    E vedo la presenza al corso di soli giovani come un segnale positivo, egoisticamente parlando. A dire il vero mi sarei preoccupata se fosse accaduto il contrario. Acquisiamo competenze, manteniamo un contatto attivo con il mondo reale, con le tendenze attuali, disponiamo di un maggiore “potere contrattuale” nei confronti di chi professionista lo è già. Se siamo i professionisti del futuro, meglio arrivarci con un quid in più…

    Non credo che i giovani di oggi seguano le orme dei “senior” in tutto e per tutto. Ma ritengo e spero che il nostro incedere nel mondo avvenga in maniera intelligente. Occorre saper ascoltare il contesto e mantenere un alto livello di proattività. E’ la prima nozione che ho appreso appena approdata in università. E lo testimoniamo noi con questo blog, con la nostra partecipazione ai corsi di aggiornamento, con le attività che svolgiamo con impegno e passione. Magari potremmo impiegare meno di sette anni…

  5. magari non è scarso interessamento quando, forse, la scarsa applicazione di questi mezzi.
    il problema di base, a mio avviso, sta nella diffidenza dell’azienda di investire in questi strumenti “nuovi” e dall’altra parte la difficolta per chi comunica di monitorare come, in che numeri, etc. un’azienda su un social network aumenta visibilità, credibilità e tutto quello che di economico ne risulta.
    E poi concordo con Marco: non credo sia sufficiente aprirsi un profilo su Facebook, pubblicare un podcast. Bisogna stare dietro a chi segue un’azienda, coltivare la conversazione e la relazione attraverso tutti questi nuovi canali.

  6. Egoisticamente mi vien da dire che per le nuove leve della comunicazione ci sono più chances. Innanzitutto le agenzie stanno aprendo le porte ai giovani per essere pronte a soddisfare ogni esigenza dei loro clienti in modalità off-line e on-line. Inoltre aumentano le possibilità di essere imprenditori di se stessi. Ad esempio stamattina mi è stata commissionata la prima consulenza della mia carriera: una rivista locale appena nata vorrebbe acquisire maggior visibilità attraverso soluzioni innovative. Sicuramente metterò in atto buona parte dei consigli di Nicola Mattina.

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