I “semi” di Italo

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Durante l’incontro avvenuto a Padova lo scorso 21 novembre, organizzato da Ferpi Triveneto e TP, Italo Vignoli ha equiparato internet come un terreno fertile dove “piantare i propri semi di notizie al fine di poter sperare, un domani, in un raccolto proficuo.”

Curioso come non mai, e desideroso di ricevere nozioni più approfondite sul concetto sopra esposto, l’ho rincorso fino all’uscita della sala convegni e da lì la sua promessa di un ritorno sul tema.

Uomo di parola: direttamente dal suo blog riporto quella che io ho battezzato come la “teoria dei semi”.

La semina e il raccolto
Author: italovignoli

Internet è un’enorme risorsa per i professionisti di relazioni pubbliche, non solo perché amplia lo scenario della comunicazione ma anche perché consente di fare qualcosa di nuovo in termini di relazioni con i media (e non mi riferisco certo alla social media press release, su cui sto preparando un post che spiega la mia visione sull’argomento).

Internet, con la sua persistenza dei contenuti, permette di fare degli esercizi di semina delle notizie che permettono di sperare – non c’è mai nulla di certo – in un raccolto proficuo.

L’attività che svolgo, da volontario, per OpenOffice.org, rappresenta un esempio interessante (perdonate la citazione personale, ma la libertà di cui godo con questo progetto mi permette di sperimentare – sulla base della mia esperienza e delle mie sensazioni – delle nuove iniziative: fortunatamente, con buoni risultati).

Negli ultimi mesi ho redatto e distribuito dei comunicati stampa (che pubblico anche su un blog: 18 settembre, 10 ottobre e 18 novembre) e ho scritto dei post in diretta da Barcellona, dove si è tenuta la conferenza annuale della comunità (uno sul marketing meeting, uno sulle statistiche di download e uno sulla versione 3, scritto – in verità – da Davide Dozza).

Sono usciti molti articoli, tutti positivi, ma uno in particolare è sintomatico della “semina” che era stata fatta negli ultimi mesi: quello scritto da Lucio Bragagnolo su MacWorld. Una conclusione che quasi tutti hanno tratto (e questo era il mio obiettivo) ma che solo lui – fedelissimo Apple – ha scritto.

Ovviamente, avrei potuto scrivere le stesse cose nel comunicato stampa (i dati esatti sul numero delle licenze di MS Office purtroppo mancano, perché Microsoft evita di rilasciarli per motivi che è difficile comprendere, essendo l’azienda leader di mercato), ma il risultato non sarebbe stato altrettanto elegante.

Per concludere, è opportuno specificare che l’attività di comunicazione per OpenOffice.org prosegue ininterrotta da circa tre anni, e i risultati sono anche il frutto di questa continuità.

Potevo io rimanermene a questo punto soddisfatto? Assolutamente no! E’ più forte di me! 🙂

Chiesi ulteriori delucidazioni col mio commento che riporto di seguito:

Avevamo già affrontato questo discorso in occasione dell’incontro avvenuto a Padova lo scorso 21 novembre organizzato da Ferpi Triveneto in collaborazione con TP sul tema “comunicazione che cambia” però i tempi erano stretti.

Ho letto i tuoi comunicati e il 18 novembre hai riportato le parole di Andrea Pescetti che dicono:

“OpenOffice.org ha raggiunto numeri superiori a quelli di Microsoft Office, ed è sempre più ampio…”

Il giornalista ha scritto la stessa affermazione fidandosi dei dati distribuiti e senza verificare il numero di licenze di MS Office.

Ora… le cose non mi quadrano.
Se tu non avessi riportato quella frase si sarebbe raggiunto lo stesso risultato?

So che la storia non si fa con i “se” e con i “ma” tuttavia voglio cercare di far quadrare quanto tu affermi.
A me personalmente sembra che il contenuto dell’articolo su macWorld riporti fedelmente ciò che il comunicato menzionava e che tu hai scritto bene in chiaro.

“OpenOffice.org ha raggiunto numeri superiori a quelli di Microsoft Office”

Forse intendi dire che il “raccolto” è stato il fatto che abbia riportato quella particolare informazione o che l’abbia tratta da solo? da quel che dici sembra la seconda ma se fosse così non mi appare corretto: giel’hai comunicato senza mezzi termini. Lui non ha tratto nulla da solo: ha solo riportato l’informazione pari pari da come era stata fornita. no? chiedo una delucidazione altrimenti non ne vado proprio fuori

…che ha seguito la sua quanto più completa che definitiva (almeno per quel che mi riguarda) risposta:

Il risultato sta nella parola “supera” nel titolo. Tutti gli altri articoli hanno usato una posizione più sfumata (Microsoft è un investitore pubblicitario…).

Tieni presente che ogni comunicato stampa su OpenOffice.org genera una quarantina di articoli online e una decina sulla carta stampata (a ottobre il totale ha superato i 300 articoli).

Un conto è affermare un concetto all’interno di una dichiarazione, un conto è farne un titolo (avrei potuto usare la stessa frase nel titolo del comunicato, ma non avrei ottenuto lo stesso effetto di “sdoganamento” che ha ottenuto il titolo di MacWorld). Altri due o tre articoli così (ci vuole pazienza) e nessuno avrà più il timore di scrivere che OpenOffice.org è più diffuso di MS Office (fino a quando Microsoft non dichiarerà ufficialmente le licenze che vende in Italia, cosa del tutto improbabile, almeno per il momento).

Se nel corso degli anni, e dei comunicati stampa, avessi utilizzato un linguaggio troppo “pubblicitario” non avrei mai raggiunto questo livello di credibilità.

Tutti i passaggi importanti sono stati sottolineati dagli articoli dei giornalisti: un anno fa eravamo Don Chisciotte (che se la prendeva con i mulini a vento), oggi siamo Davide (che ha steso Golia con una sassata). Mi sembra un bel salto in avanti.

In tre anni siamo passati da un prodotto per pochi “nerd” a una suite che potrebbe addirittura essere più diffusa di MS Office, a cui ormai più nessuno attribuisce oltre il 95% del mercato (come vorrebbe Microsoft, e come si credeva fino alla metà del 2006).

Fino a oggi tutte le tappe del mio percorso strategico si sono avverate, senza che io piantassi un solo “paletto”. E’ il risultato della semina.

P.S. – Per tranquillizzarti, il numero delle licenze di MS Office – stando al fatturato di Microsoft Italia – è molto più basso di quello che noi abbiamo utilizzato per il confronto (e questo i giornalisti lo sanno).

Ringrazio Italo Vignoli per la sua disponibilità e a voi, giunti fino al fondo di questa pagina, chiedo: avete intenzione di seminare o pensate che i frutti del vostro raccolto spunteranno per miracolo? 😉

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3 commenti su “I “semi” di Italo

  1. Apprezzo moltissimo la tesi di Italo.
    In particolare mi è piaciuto questa affermazione:
    <>

    Mi sa che mi iscriverò anche alla sezione studenti della Confagricoltori!!! 😀

  2. scusate!!!
    l’affermazione che mi è piaciuta è:

    Se nel corso degli anni, e dei comunicati stampa, avessi utilizzato un linguaggio troppo “pubblicitario” non avrei mai raggiunto questo livello di credibilità.

  3. Pingback: “seminare”: questo è l’obiettivo! « UNIFERPI

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