Comunicazione sociale, ma qualcuno si dissocia

Il manifesto che vedete sopra è stato affisso nei luoghi pubblici e davanti alle scuole in Toscana. Non è proprio una news, ma mi va di parlare dell’iniziativa affrontando il discorso sotto il profilo della comunicazione più che della questione omosessuale, seppur sia forse impossibile scindere le due cose.

Moltissime sono state le critiche mosse ai promotori di questa campagna anti-omofobia. Esiste la possibilità che la comunicazione sociale abbia finalità non condivise dalla società? A quanto pare si, perchè non tutti pensano che l’orientamento sessuale non sia una scelta. E’ raro che il messaggio della comunicazione sociale venga rifiutato dal pubblico. Che bisognerebbe fare in questi casi?

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6 commenti su “Comunicazione sociale, ma qualcuno si dissocia

  1. Per me non è un problema: la pubblicità – qui l’affissione stradale – ha la caratteristica di essere impersonale: non c’è obbligatorietà nella risposta da parte del pubblico.
    Per questo problema nella comunicazione di marketing si va ad utilizzare altri strumenti: proprio perchè si cerca un dialogo.

    In questo caso ha creato perplessità, se ne è parlato in bene o in male quindi poco importa che la finalità del manifesto non sia condivisa. L’intento era di creare rumore: ci sono riusciti.

  2. Credo che il problema sia sorto principalmente per la natura del tema trattato, ancora troppo delicato e “tabù”, nonosante certi tentativi -discutibili- di alcune parti sociali.
    Non è, come dicevo, la struttura tecnica della comunicazione, per tanti versi spesso vista, abituale. E’ il tema che stride con la generale cultura italiana (ricordiamoci anche la forte impronta cattolica) ed è l’impatto emotivo che esso ha.
    Mi viene da paragonare questa campagna, per grandi linee, a quelle sulla sicurezza stradale in stile anglosassone, proposte in Italia in rari casi e presto tolte dalla circolazione perché, troppo violente e dure per la sensibilità nostrane, causavano un effetto di rifiuto.

    Il rumore, come dice Luca, è stato creato, ma per breve tempo (almeno che io sappia). Poi tutto è passato più in sordina, come qualcosa di cui è meglio non parlare troppo, un “c’è ma non si dice” (il Voldemort della pubblicità ;)).
    Sarebbe interessante capire se e quanto il messaggio è rimasto nella mente delle persone e se e quanto invece è stato rimosso.

    Voi ne sapete qualcosa?

  3. Ciao a tutti,
    vedo con piacere che questo dibattito riprende in pieno il tema della Terza conferenza internazionale sulla comunicazione sociale alla quale abbiamo partecipato Paolo ed io e anche altri studenti di SdC da Teramo, Torino, Sassari, Varese, Gorizia, Catania e Milano.
    E’ stato ribadito più volte: i messaggi “forti” (come questo o come quello della criticatissima campagna sull’anoressia di Oliviero Toscani) a lungo andare non servono a nulla. In altre parole le emozioni negative come il senso di colpa, la paura, il disgusto, se sono portate all’estremo, non producono effetti significativi sull’atteggiamento.
    Ricordiamoci che per cambiare un atteggiamento o indurre un comportamento non basta comunicare o “sensibilizzare” attraverso la mera informazione. Bisogna scavare nel profondo, ragionare in una prospettiva relazionale.
    Lo ribadirò fino allo stremo delle forze che noi dobbiamo farci portavoce di questa filosofia, di questo approccio relazionale anziché meramente comunicativo.
    I mezzi tecnici poi ci sono e ci devono essere, ma non devono essere il punto di partenza di tutto.

    Della serie, non ha senso che io pensi a come costruire un annuncio pubblicitario o di uno spot se non ho ben chiaro il problema che sta a monte (per es. come sono vissuti i problemi dell’omosessualità o dell’anoressia in Italia).

    Questo è, secondo Milka Pogliani direttore creativo esecutivo di McCann Erickson, uno dei più grossi limiti e mancanze delle agenzie pubblicitarie e dei creativi d’Italia…

  4. Salve a tutti
    hai ragione Luca a parlare di “rumore”, in quanto tale campagna ha cercato di farsi strada presso il pubblico adoperando un messaggio “forte”. Ma forte, purtroppo, per un Paese come l’Italia, nel quale, come ricorda giustamente Giulia, in fase di ideazione e creazione della campagna, bisogna tener conto di quello che è il target o possibile pubblico di ricezione dello spot o campagna che sia.
    Benchè in Italia vi sia una generale tolleranza verso tali tematiche (dicriminazione di genere sessuale), credo che in questi giorni, in fondo, abbiano fatto discutere soprattutto voci isolate o comunque di categorie sociali politicamente e culturalmente vicine agli ambienti cattolici (vedesi commenti dei politici cristiano-democratici).
    Credo, altresì, che il concept della campagna così come il suo claim siano “azzeccatissimi”. I miei complimenti alla Regione Toscana che, ancora una volta, ha saputo distinguersi a livello nazionale e apportare, sul versante comunicativo, un nuovo modo di fare immagini (nuovo poi per noi, ma già acclimatato in quasi tutta europa!).
    Infine, per rispondere alla domanda di Paolo: la comunicazione sociale può avere ed ha, sovente, finalità non condivise dalla collettività. Questo vuol dire che tale tipologia di comunicazione nasce con l’obiettivo di fornire, nell’interesse collettivo, un’informazione imparziale, su tematiche di interesse collettivo. Ciò nonostante, i maggiori studiosi della comunicazione, ritengono che non ci possa essere sempre un accordo unanime sui valori appoggiati e promossi dalla pubblicità o comunicazione sociale preferendo parlare, più che di imparzialità della comunicazione sociale, di natura relativamente controversa della medesima. Le tematiche con un alto valore di controversialità (ad es. l’aborto, gli esperimenti sugli animali ecc), vengono classificate in un’altra categoria detta “advocacy”, nella quale si esprime un punto di vista sull’argomento. Tale messaggio, vista la problematicità e i forti contrasti che ancora oggi presenta nella società italiana, potrebbe essere compreso in tale “classe comunicativa”.
    Rinnovo i miei complimenti a Marco e Paolo per la victoire! Per Paolo: avevo commentato tale campagna sul tuo blog ma non so perché non mi ha fatto pubblicare il commento (non c’erano parolacce o messaggi ad alto tasso di controversialità, giuro!). Questo cmq ci si avvicina e spero di poterlo approfondire ancora assieme a voi. A presto, Joe

  5. Salve,
    a quanti di voi possa interessare, ho trovato, navigando su Repubblica, un modo di attuare la comunicazione politica alquanto “effervescente”. Certo non è nuovo, ma incuriosisce sapere che venga riproposto in chiavis empre diverse. E’ una breve intervista di un’Assessore alquanto istrionico. Chi ha voglia si faccia una passeggiatina sul mio blog e mi faccia sapere cosa ne pensa!
    http://ilgrandejoe.blogspot.com/

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