Facebook meglio dei siti porno

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Se non erro si era già parlato tempo fa di social networking; proprio oggi durante la lettura di alcune news mi sono imbattuto su questo articolo tratto dal Times http://www.time.com/time/business/article/0,8599,1678586,00.html . E’ stato interessante notare come Facebook (su cui la Microsoft, come viene citato nell’articolo, non a caso ha messo le mani con ben 240$ milioni di dollari) e in generale i social media, entro la fascia d’età dai 18 ai 24 anni siano più popolari/cliccati dei siti con contenuto per adulti, che nella graduatoria arrivano “solo” quarti.

La lettura dell’articolo, fra l’altro, mi ha portato a colmare un personale vuoto per quanto concerne l’esistenza della cosiddetta “Generazione Y” (usato per indicare una coorte di individui successivi alla “Generazione X”) inizialmente riguardava tutti i nati dal 1985 al 1995, ora, tuttavia i contorni sono divenuti più flessibili, pare venga estesa includendo la generazione di giovani nati dal 1976 al 2000.

Ritengo socialmente interessante questo aspetto per il quale questa giovane generazione, parafrasando Venditti, nata sotto il segno della rete, si discosti per interessi dalla generazione precedente che invece parrebbe ancora attratta dai siti hard (secondo solo ai motori di ricerca … evidentemente la vecchiaia sta nel non ricordarsi il nome del sito e doverlo ricercare con google…).

Aspetto fondamentale poichè, come insegna il movimeto del V-Day, pare non essere preso in seria considerazione nè dagli ambienti governativi nè dalla realtà economica italiana, IMHO.

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4 commenti su “Facebook meglio dei siti porno

  1. Facebook e i vari social network diventano una droga per chi li usa.
    Penso che gli interessi si evolvano con il cambio di generazione anche perchè cambia il contesto in cui ogni generazione è vissuta.
    Le istituzioni italiane sono ancora lontane dal capire le potenzialità del mezzo. Solo Grillo, al momento, ci è riuscito e abbiamo visto i risultati.

    Francesca

  2. In parte è vero che Facebook come altre forme di “net-dependency” possono portare ad una “negativa assuefazione” al mezzo … tuttavia ritengo che un ruolo non indifferente venga svolto dall’ambiente circostante in cui il singolo si trova quale promotore di attività alternative.

    Passare molto tempo o spendere molte energie su diversi social media può anche significare che per molti (almeno per chi non lo fa di professione) manchi una alternativa altrove (nel mondo reale). L’elemento aggiuntivo e che contraddistingue, a mio avviso, questo evento rispetto il passato è che questa dipendenza e mancanza di alternative sia di carattere glocale, ossia è globale per diffusione ma locale relativamente alle alternative non disponibili.

    Il fatto che siano più “soddisfacenti” per una parte del popolo giovanile rispetto, magari, ai siti “hard” può far supporre che per questa soglia d’età sia più facile trovare soddisfazione per determinati “desideri” piuttosto che per delle relazioni sociali.

    Che questa dipendenza, poi, sia la punta di un iceberg fatto di persone che comunque usano ed hanno conoscenza della rete e che di questo le istituzioni non vi prestino attenzione è un fatto. E’ noto che le istituzioni hanno movenze pachidermiche mentre dall’altro lato abbiamo uno sviluppo tecnologico che viaggia, letteralmente, alla velocità della luce. Sono due realtà che viaggiano a tempi completamente differenti e mentre la prima non può accelerare più di tanto, la senconda non può rallentare.

  3. Pingback: Social Media per le RP. Dalla comunicazione alla conversazione « UNI>FERPI

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