Privacy: relazioni a rischio?

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Ogni giorno affrontiamo nelle sue forme più colorite il tema della Privacy: redigere un curriculum, inviare una mail, sottoscrivere un contratto di finanziamento, compilare un questionario.. ogni qual volta che la nostra identità personale viene presa in considerazione ci troviamo quelle tre righe che proteggono la nostra riservatezza e ci tutelano dal punto di vista civile.

La comunicazione elettronica e le tecnologie dell’informazione trasformano ogni relazione tra persona e persona in un flusso di dati. Per questo, proteggere i dati personali su Internet significa innanzitutto proteggere i rapporti tra gli individui, la loro stessa libertà. E questo vale in particolare per le giovani generazioni, più esposte alle minacce e i pericoli della Rete”.

Queste sono state le parole espresse da Francesco Pizzetti (presidente del gruppo di esperti privacy europei per la cooperazione giudiziaria e di polizia) all’apertura della 29esima Conferenza mondiale delle Autorità Garanti per la privacy, in corso a Montreal.

E’ emerso di fatto che le vecchie categorie finora utilizzate per proteggere i dati personali, come l’espressione del consenso al loro uso, non reggano più.
Agli occhi di tutti è visibile l’utilizzo indiscriminato delle nuove tecnologie e la reale minaccia a cui ognuno può essere soggetto: manipolazioni della propria sfera intima e privata.

Di fronte ad una “società di dati” e al prematuro accesso di questa vera e propria “terra sconosciuta”, è necessario mettere in atto e sviluppare una maggiore consapevolezza (soprattuto tra i giovani) e un sistema di tutele più efficaci.

Voglio ricordare che nel nostro ordinamento la riservatezza viene sì tutelata ma è stata una creazione giurisprudenziale che sottolinea la mancanza di una definizione vera e propria.
L’interpretazione analogica – interpretazione basata sull’analogia di casi simili – attraverso i provvedimenti della cassazione negli anni ’70 hanno dato una multitudine di definizioni sfociando nel 1996 attraverso la legge 675 con il “codice in materia di protezione dei dati personali” poi riordinata col decreto legislativo n. 196, 2003.
Attenzione! Non è un caso che tale procedura sia stata regolamentata nel 1996 (seguento trattati internazionali al quale bisognava attenersi): era il boom dell’informatica, l’inizio di internet e della globosfera!
Sono passati 15 anni e l’evoluzione c’è stata ed è sotto l’occhio di tutti.

Non trovate che sia ora di rinnovare la materia?
e per controparte: tutta questa ricerca di sicurezza non potrebbe mettere a rischio le relazioni?

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