Blog, RP, marketing e marketting



You – Time’s Person of the Year

Ultimi refoli di GhiradaBarcamp-vento, ma in questo caso si tratta di una riflessione a freddo, che esula dalle argomentazioni che hanno infiammato la blogosfera nell’ultima settimana. Sette giorni fa eravamo qua, alla Ghirada, e con la socia FERPI pro Roberta Zarpellon (Grazie a Pseudotecnico), discutevamo sul ruolo delle relazioni pubbliche nei nuovi scenari aperti dal web2.0. Soprattutto ci siamo chiesti: Come possiamo trascurare ancora l’internet e i blog come stakeholder per le nostre organizzazioni, per i nostri clienti?
Siamo o non siamo quegli esperti in grado di utilizzare tutti i mezzi di comunicazione per creare, gestire e mantenere le relazioni con i diversi pubblici di riferimento?

Quello che notammo al Barcamp – come avevo già anticipato qui – è che persiste ancora molta confusione tra le relazioni pubbliche, marketing, pubblicità e attività di “comunicazione” in generale. Da studente di relazioni pubbliche, io, e da professionista con anni di esperienza alle spalle, Roberta, ci è sembrato che le RP siano considerate ancora sostanzialmente le PR da discoteca, markette-oriented e ben poco orientate alla gestione delle relazioni. Per non parlare delle attività di media relations (una delle diverse attività che un professionista delle RP dovrebbe saper fare), che vengono attribuite al marketing.

A titolo d’esempio basti vedere la presentazione di Luca Conti (aka Pandemia), conversational media consultant, il quale ha parlato degli scenari delle relazioni pubbliche. E’ interessante vedere come “gli altri” vedono le RP dall’esterno.

Torneremo a parlare con Luca Conti di questi argomenti e potremmo chiedere un commento anche a Toni Muzi Falconi, che ne dite?

IMHO, qui ancora una volta il vero problema è in primo luogo la definizione di relazioni pubbliche. C’è confusione perché non c’è chiarezza di termini e trasparenza? Oppure perché le attività di comunicazione sono tante e tali da poter creare ancora qualche dubbio?

Senza ritornare qui e ancora una volta sulla distinzione tra marketing, relazioni pubbliche e comunicazione, che ha scatenato una querelle anche su questo blog (chi vuole ritornarci, legga i commenti all’articolo “Nuova 500: comunicazione integrata” da qui in poi), ci basti assumere la prospettiva, i modelli e i concetti del Governo delle relazioni [Muzi Falconi, T. (2002), Governare le relazioni. Obiettivi, strumenti e modelli delle relazioni pubbliche, Milano, Il Sole 24 Ore].

E’ una prospettiva che colloca le RP al centro, non “alle dipendenze” di Marketing, TBC (= Total Business Communication. A me sembra più una malattia…), Advertising e quant’altro.

In realtà forse il problema è un altro. Come dice Alessandra in questo commento sarebbe necessario pensare con maggiore decisione al riconoscimento professionale, una questione annosa, ma che potrebbe dare una mano ai professionisti della comunicazione e delle relazioni pubbliche, soprattutto in un momento come quello in cui stiamo vivendo.

Rendiamoci conto che qualcosa sta davvero cambiando. Anzi, che qualcosa è già cambiato!

Alla luce dell’anatema lanciato da Aldo Grasso contro i blog (per approfondimenti, vedi anche il post su Blublog e su webeconoscenza), non ha più senso chiedersi “chi ha più ragione” o “chi vince” tra media tradizionali, nuovi media e blogosfera.

Alcuni già penseranno a come poter influenzare gli influenti, oppure a come manipolare il popolo dei blogger (mi viene in mente il concetto di “scorrevolezza del rinoceronte” di Gaspàr Torriero). Di fatto i pubblicitari non sanno più dove sono i loro target (se continuano a considerare le persone come obiettivi su cui puntare il missile delle offerte a prezzi stracciati, non c’è speranza…).

Le cose stanno cambiando davvero.

Chiediamoci piuttosto come poter gestire delle relazioni durature e costruttive con questi nuovi pubblici di riferimento. Sono sempre stati lì, lasciati fuori dalla porta delle grandi imprese e dei grossi giochi. Sono sempre loro: i singoli individui, le persone, considerati numeri da manipolare, target group su cui sparare, consumatori di massa che comprano tutto quello che le multinazionali producono, elettori che votano ancora il politico benpensante, ma privo d’idee e di coerenza.

Cosa ne pensate?

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17 commenti su “Blog, RP, marketing e marketting

  1. etica e soldi.
    Dottore(etico)>-paziente->cura(eventuale)
    +
    Casa farmaceutica
    casafarmaceutica->dottore->paziente->dottoreinvacanza->pazientesticazzi

    stesso discorso per i blogger. Se “blogghi” per te e per i tuoi simili, generalmente non sbavi con statistiche e ad-sense (non che non si etico o immorale, capiamoci bene.)
    quando inizi a scalare la vetta, a capire che scrivere un post al giorno, anche della minchia, ti fa salire di classifica. Mettere il tuo feed(burner) in tutti i posti affinchè “pollino” almeno un paio di volte al giorno ti fa salire di classifica. Vedere i tuoi accessi salire e salgono anche i “proventi” da circuiti pubblicitari. Ottenere in “visione” (o regalato .. fa uguale) l’ultimo gioiellino della ZXYGMBH ti fa postare (parlandone bene) con gioia e con la speranza che la ZXYGMBH si dimentichi di richiederti il gioiellino.
    Insomma, quando sopraggiunge il “rientro economico” nelle sue più svariate forme, io credo che un blogger è quantomeno “orientato” e non più obiettivo.
    Se i blogger sono i “markettari”, i PR sono sicuramente i “papponi” .. i clienti sempre gli stessi.
    Non faccio esempi, ce ne sono troppi sotto gli occhi, basta guardare le classifiche e chi se le fila…

  2. Grazie manfrys per il commento! Come intuisco da quello che dici, il problema è anche un altro: l’etica della professione (a mio avviso ancora di più collegata al riconoscimento della professione).

    Pecunia non oletdicevano i latini, e chi può dar loro torto? Nel mondo ci saranno sempre papponi e markettari, che si vendono al miglior offerente o che tendono a parlare bene di un prodotto che viene loro regalato (ma non succede solo ai blogger, anzi è una pratica molto diffusa anche tra i giornalisti “di un certo livello”).

    L’etica nell’attività di Relazioni pubbliche è fondamentale. E lo dovrebbe essere anche nelle altre professioni… Forse questo è un discorso troppo utopistico, ma a me piace pensarla così: un mondo di relazioni basate sulla fiducia, sul rispetto reciproco e sulla qualità. I numeri e le classifiche servono a vendere, chiaro, ma ci sono altre strade per “misurare” la qualità della relazione, senza dover risolvere il tutto con una buona dose di corruzione.

  3. Caro Marco,

    sono d’accordo con te che il tema merita un approfondimento serio. La mia conversazione al BarCamp voleva essere uno spunto di discussione, con tutti i limiti e le semplificazioni del caso.

    Non entro sulle questioni strettamente relative alla professione perché non conosco tutto il pregresso, anche se mi interesserebbe conoscere lo scenario.

    Sarebbe a mio avviso utile ed interessante che la Ferpi promuovesse, con la formula del BarCamp e i contatti di cui può disporre, un incontro dove soggetti professionali e non professionali o cmq attori che navigano in questo ambiente, a vario titolo, potessero confrontarsi e crescere insieme ognuno portando la sua esperienza.

    Mi piacerebbe parteciparvi, dare il mio contributo e conoscere meglio ciò che si muove in questo ambiente.

  4. Concordo con te sulla necessità di un incontro dibattito più approfondito. Potremmo partire già a discutere su queste pagine, ma sicuramente è necessario parlarne faccia a faccia!

    Qualcosa si sta già muovendo in quel di Gorizia. Per il momento non posso dire altro. Presto ne saprete di più, promesso!

  5. Caro manfrys il rischio marketta sicuramente è dietro l’angolo anche tra i blogger, però credo che quello che noi chiamiamo blogosfera sia un organismo che al suo interno ha un sistema immunitario contro questo tipo di rischi che deriva dal suo essere massa critica. Una rivista la si acquista quasi per inerzia e si fruisce passivamente dell’informazione che offre, un blog non lo si legge per inerzia: a mio avviso, anche chi si affaccia per la prima volta alla lettura dei blog, prende presto il gusto di fare una distinzione tra coloro che offrono dei contenuti interessanti, siano anche i blog degli amici o dei compagni di classe, e scritti “onestamente”. Una prova per tutte, forse banale, è che i tantissimi blog messi in campo da microsoft allo scopo di tessere le lodi dell’azienda non se li fila nessuno.

    Cazzarola Marco… ora che hai acceso la miccia sta cosa di cui parlavamo dobbiamo farla davvero 🙂

  6. …..provo a ricollegarmi anche a questo post che ti prego di analizzare: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2007/09/28/servi-codardi-ridicoli-dinosauri-idioti-etc/

    C’è un altro problema (o forse è un falso problema). C’è o non c’è continuità fra il vecchio e il nuovo modo di fare informazione e comunicazione?

    O la dsicontinuità è così netta come la percepiscono Grasso e molti altri….permettermi di battere sul mio vecchio chiodo: “conservatori”?

    Attenzione che non è banale. Comunicare in modo NUOVO e DIVERSO serve, anche, per vendere in modo diverso. Si aprono scenari interessanti, c’è nuova competitività su mercati magari poco conosciuti ai più. Ecco che, forse, gli ambiti “conservatori” sono trasversali e si spalleggiano l’un altro. Insomma si aggregano per restire.

    I miei due cents

  7. Giusta osservazione Gigi!

    Ecco l’articolo dell’Espresso sul “Sesto potere”. http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Sesto-potere/1792949//0

    Da leggere tutto e da riflettersi con calma.

    Come dici tu, comunicare in modo nuovo e diverso. E’ questo uno dei punti salienti. Da studenti di comunicazione, dobbiamo porre maggiore attenzione alle conseguenze e non solo alle premesse dell’uso di internet come mezzo.

    I “conservatori” continueranno a preferire la carta stampata a internet? Internet non è pericoloso, dipende dall’uso che se ne fa. Certo, è un problema etico, perché qualcuno potrebbe sempre approfittarsi degli altri. Ma anche la tv, la radio e la stampa sono “nelle mani di qualcuno”. Per cui il problema è lo stesso.

    Oltre a tutti questi altri mezzi di comunicazione c’è ANCHE internet, che funziona in modo DIVERSO, forse non del tutto NUOVO. I blog, le comunità, le reti sociali funzionano in modo diverso. Ormai è un dato di fatto.

  8. Caro Marco,

    ti ringrazio per aver dato ai temi della nostra conversazione al Ghirada Camp una platea più ampia: è certamente utile riflettere, a mente lucida, sul perché il ruolo delle Rp esca troppo spesso con le ossa rotte quando si parla di web e di blog, in particolare.
    Veniamo, quindi, ad un paio di questioni importanti.

    La prima, sempre annosa e presente in ogni discussione: la definizione.
    Relazioni pubbliche non è un termine cha aiuta la comprensione del nostro lavoro sul mercato. Lo riscontro quotidianamente e, credo, ci sia molto da lavorare e da riflettere su questo tema. Ovviamente, le cose stanno cambiando: quando ho iniziato la professione, ricevevo telefonate per sapere se procuravo ragazze per discoteche oppure creavo incontri matrimoniali. Oggi, invece, quelle telefonate non le ricevo più… Un piccolo passo avanti?

    La seconda. RP sul web. Se il nostro lavoro è sempre stato quello di gestire relazioni, perché non dovremmo non esserci sul web? Il web ed i suoi protagonisti sono, per noi, interlocutori così come giornalisti, consumatori, pubbliche amministrazioni, ecc. Il tema del discutere, quindi, non è se esserci o no ma come esserci. Luca Conti ci ha dato uno spaccato su come veniamo visti da una persona che il nostro lavoro non lo conosce profondamente.

    Vogliamo partire da qui?

    E allora, ci sono due punti imprescindibili: il valore dell’ascolto e l’etica.

    L’ascolto è sempre il punto di partenza ed arrivo. Io ascolto e cerco di capire ( non carpire) quali sono i temi, i valori che il blogger esprime e nel quale anch’io mi riconosco. Su questa base fondo la mia relazione. Non regalie ma processi inclusivi con i quali trovare punti di contatto, avvicinarsi in una mediazione in una relazione “I win, you win”. Troppo difficile? Io la vedo l’unica strada percorribile. E poi, insieme, costruire un percorso dove è chiaro che io perseguo degli obiettivi per un mio cliente ( nel caso di un uso professionale del web) ma lo dichiaro apertamente e tu, blogger, parli, se ti va, del mio cliente dove aver cercato di capire, senza usare la tua influenza in modo poco pulito.

    In questo cliclo virtuoso fatto di condivisione e rispetto vince la relazione, vince il contenuto.

    E , a chiusura, una bella riflessione aperta tra blogger e rp non potrà solo che far del bene. Aspetto un invito..
    Roberta

  9. Eh sì, avremmo bisogno di altri contributi come questo sul blog, che dici Roberta? Vieni a farci visita ancora e, visto che la pensiamo più o meno allo stesso modo, potremmo approfondire la questione ancora su queste pagine.

    Partiamo proprio dal valore dell’ascolto e dall’etica. Che tra l’altro sono alcuni dei pilastri della professione e della deontologia professate da FERPI.

  10. Ciao Marco,
    ti riporto il link ad un blog che in questi giorni sta facendo molto discutere:
    http://mastellatiodio.blogspot.com/2007/10/addio_03.html#links.

    Secondo me si tratta di un chiaro esempio di pessima gestione dei rapporti con uno stakeholder importante con pesanti ricadute per la reputazione di Mastella. Si riallaccia perfettamente alla necessità dell’ascolto di cui parlava Roberta no?
    E ora il domandone: cosa avrebbe dovuto fare Mastella per gestire al meglio questa situazione senza sembrare un dittatore?

    Andrea

  11. Mi permetto di intervenire in merito agli interessanti argomenti sollevati da Marco e Roberta (Zarpellon, mica mi stai diventando un guru della comunicazione, vero?!?!?).
    Allora, le Rp da qualche anno hanno scoperto i blog.
    Ne comprendono bene o male l’importanza in termini di influenza crescente di opinioni e atteggiamenti delle persone.
    Io suddividerei il nostro atteggiamento di comunicatori nei confronti del blog in più fasi.
    La prima è quella della scoperta.
    Il fenomeno nasce, si consolida ma non se ne comprende appieno la portata.
    La seconda è quella della consapevolezza.
    Finalmente ci rendiamo conto che, ogni giorno, senza vincoli di tempo o di spazio se non quelli autoimposti, milioni di persone intervengono e dicono la loro sugli argomenti più disparati. Non solo ma che i media tradizionali (tanto cari ai noi comunicatori) cominciano a non essere più “sul pezzo”; che alcune opinioni si formano oppure che alcune issue diventano sempre più rilevanti nonostante siano ignorate da giornali e tv.
    La terza è quella dell’analisi (ancora in corso).
    Cerchiamo di capire chi influenza chi; cerchiamo di suddividere le fonti (i singoli blog e le community ad essi correlati) sulla base di categorie tipiche del nostro lavoro: autorevolezza, capacità di influire sugli atteggiamenti degli individui; capacità di creare massa critica (è un’espressione di Nicola Mattina utilizzata in un interessantissimo paper sui social media).
    La quarta è quella dell’azione (anche questa ancora in corso).
    I professionisti di RP cominciano ad utilizzare il blog o come puro e semplice strumento di ascolto ovvero come strumento per entrare in relazione con i partecipanti.
    Al riguardo (e qui chiudo) l’approccio “classico” del tentare di entrare in relazione esclusivamente con il “blogger” è, a mio avviso, perdente in partenza dal momento che significa non aver compreso appieno il significato dei blog che vivono e si diffondono in funzione della partecipazione e condivisione di tutti.
    Vabbè spero di non aver detto troppe banalità.
    E se qualcuno organizza un incontro su blog e RP (a Roma la Ferpi ne ha organizzato uno, ma si può fare meglio) consideratemi autoinvitato.
    In un prossimo appuntamento vi racconto come mai un lobbista come il sottoscritto si interessa a tal punto ai blog da averne creato uno….
    Saluti
    FB

  12. @solliero: alla domanda “cosa avrebbe dovuto fare Mastella per gestire al meglio questa situazione senza sembrare un dittatore?” io sono indubbio tra “comunicare bene e meglio” (ovviamente facendosi autare da qualche professionista) o TACERE 😀

  13. @ Luca
    Io invece avrei “comunicato meglio” piuttosto che tacere. Avrebbe dovuto disporre una piccola strategia cercando di rispondere tono su tono e magari proponendo un incontro face to face (ripreso e poi postato come video blog) o uno scambio di opinioni online in diretta stile corriere.it ovviamente monitorando ogni giorno sia questo che altri blog ostili. Ma è solo la mia opinione, ne aspetto altre

  14. La “questione Mastella” ha secondo me delle caratteristiche diverse dalla gestione delle relazioni con stampa, blogger ecc, argomento centrale del post.
    Senza uscire ulteriormente fuori tema, dico solo che, secondo me, il fatto che si oscuri un blog o che si chieda la sua chiusura perché dichiaratamente esprime un’opinione diversa è censura allo stato puro! Certo, bisogna vedere COME viene espressa l’opinione o se essa non è offensiva, diffamatoria o se è nei limiti della decenza, ma il nodo cruciale è la libertà d’opinione.
    Siamo in un paese in cui la casta politica (vedi libro di Rizzo e Stella) fa quello che le pare, convinta dell’impunità e della sua superiorità. Credo che molta gente questo l’abbia capito, ma cosa dire dei politici? C’è ben poco da fare gli esperti di comunicazione in un contesto del genere. E’ come tentare di tappare con un dito la falla che si è aperta nel Titanic.

  15. Pingback: Social Media per le RP. Dalla comunicazione alla conversazione « UNI>FERPI

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