Sempre più e-democracy

edemocracy2.gifSe n’era già discusso col V-day :l’utilizzo della rete quale strumento per il dibattito politico.
Come compito giornaliero per il corso di “Sociologia della comunicazione e tecniche della comunicazione di massa” di questo primo quadrimestre dell’a.a. 2007/2008 devo leggere più di un quotidiano e per chi (come me) non può sfogliare tranquillamente la versione cartacea ogni mattina viene concessa la possibilità di visionare la versione on-line.
La mia scelta è ricaduta sulla repubblica.it
Sono venuto a conoscenza quindi che in data 14 ottobre avranno luogo le primarie per l’elezione dell’assemblea costituente, segretari regionali e del segretario nazionale del Partito Democratico.
Ilvo diamanti in vista di tale evento ha creato Bussole: uno spazio dedicato all’interno di repubblica.it (ma anche nella versione cartacea) nel quale vengono posti alcuni quesiti ai candidati e viene dato il permesso ai lettori di esprimere il consenso delle prese di posizione di ciascun di essi.
Diamanti, nella sezione “copertina” del progetto, riporta:

questo non è un sondaggio, chi risponde non è un campione rappresentativo. E’ qualcosa di diverso: un pezzo di campagna elettorale. L’incontro fra un settore della “platea democratica” con i candidati alla guida del Partito che nasce. Un esperimento di e-democracy. Una sorta di arena – per quanto – virtuale in cui si pratica la “democrazia del pubblico”. Può servire a rendere il “pubblico” maggiormente protagonista. E i “protagonisti” più responsabili.

Di e-democracy quindi si tratta. Ma facciamo un salto indietro.
Cos’è questa e-democracy?
Ho cercato una definizione attendibile e penso di averla trovata nel sito della CRC (centro regionali di competenza per l’e-government e la società dell’informazione):

l canale e-democracy offre supporto e informazioni a tutti i decisori pubblici e agli amministratori locali che intendono avviare progetti di e-democracy, e a quanti hanno risposto all’ “Avviso nazionale per la selezione di progetti per lo sviluppo della cittadinanza digitale (e-democracy)” promosso dal Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie in attuazione della IV linea di azione del piano di e-government. L’Avviso è stato pubblicato il 13 Aprile 2004 nella Gazzetta Ufficiale n. 86, ed è scaduto il 12 luglio 2004. Era destinato agli Enti locali (Regioni, Province, Comuni, Unioni di Comuni, Comunità Montane e Isolane), e aveva lo scopo specifico di individuare e co-finanziare progetti che, attraverso l’utilizzo delle ICT, avessero come fine la promozione della partecipazione dei cittadini alle attività delle pubbliche amministrazioni locali e ai loro processi decisionali, con l’obiettivo di migliorarne l’efficacia, l’efficienza e la condivisione da parte degli attori coinvolti.

Avendo un pò più chiaro il significato del termine (per chi avesse ulteriori approfondimenti non esiti a manifestarsi) torniamo ad analizzare il comportamento che si sta ultimamente manifestando: la ricerca di un ponte diretto “produttore” e “consumatore”.
Per dare un esempio semplice mi viene da pensare all’ impresa edile(formata dal corpo attivo politico) che cerca il contatto diretto col consumatore (il popolo) senza passare per le agenzie immobiliari.
Dove quindi sono finiti gli intermediari?
La figura del PR viene quindi mascherata all’interno della classe politica attiva nel suo ruolo di mediatore?
E se fosse cosi.. questo non provoca l’eliminazione dei confini cui la professione si adopera, portando il ruolo stesso di comunicatore a svanire nella confusione della classe politica che vuole eliminare tali barriere per arrivare più forte nelle case dei cittadini?

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3 commenti su “Sempre più e-democracy

  1. Credo che l’ e-democracy rappresenti più un’ opportunità che una minaccia per l’ operatore delle relazioni pubbliche. Magari cadrà il compito di mediatore, ma in realtà egli sarà sempre più importante come ‘strumento’ catalizzatore per un corretto uso delle ICT.
    Come ben sappiamo, infatti, anche le nuove tecnologie necessitano di un approccio consapevole e responsabile, al fine di evitare portentosi effetti ‘boomerang’ negativi. Pensiamo ai blog aperti da alcuni esponenti del Governo (uno fra tutti, lo spazio virtuale del Ministro Mastella) per avvicinarsi maggiormente ai cittadini: l’atteggiamento ingenuo con cui sono stati gestiti questi luoghi digitali ha avuto conseguenze sufficientemente disastrose, al limite del ridicolo.
    E’ proprio per evitare tali effetti che, a mio parere, possiamo essere sicuri che anche questa rappresenti un’ attività dove i professionisti delle RP possono dire la loro, sebbene anch’ essa faccia emergere l’ annoso problema del riconoscimento della professione.

  2. Anche per me si tratta di un’opportunità, una grandissima opportunità. A meno che i politici non imparino anche a fare i relatori pubblici!!

    Più comunicazione si usa più opportunità ci sono…perchè la comunicazione non la sanno mica usare tutti!

    Ci dovremmo preoccupare se tutto restasse statico.

  3. Pingback: Blog, RP, marketing e marketting « UNI>FERPI

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