La credibilità tra blogger e stampa



Barcamp

Inserito originariamente da flod

Come si pone la figura del blogger nell’ambito delle relazioni pubbliche? Un interessante intervento di Luca Conti al GhiradaBarCamp ha sollevato l’attenzione sul nuovo “triangolo della comunicazione” azienda – blogger – giornalista.

Come compensare l’immediatezza di feedback tra utente e contenuto di un post, rispetto al rapporto tra lettore e articolo stampato?

I comunicati stampa del futuro non saranno più testi di sole parole e immagini, ma saranno degli ipertesti che rimanderanno a link esterni (siti di recensioni,blog specializzati, delicious, etc), mentre la stampa dovrà lottare per dimostrare la sua reputazione con contenuti validi: la reputazione data dal nome o dalla tiratura non basterà più.
E mentre la carta stampata dovrà cercare nuove strade per recuperare autorevolezza, i blogger i nuovi stakeholder delle aziende, singoli individui hanno la credibilità riconosciuta dalla comunità web: secondo una ricerca (vedi video di seguito) promossa da Splinder, SWG, Università di Trieste e Punto Informatico l’ 89.3% degli intervistati dà abbastanza o molta fiducia ai blog più autorevoli.

La forza della blogosfera sta nel permettere la comunicazione tra pari, e la veridicità dell’informazioni è confermata, o smentita, tramite il passaparola in rete.

Grazie al feedback immediato post – risposta, chi scrive sul web deve comportarsi in modo etico: il blogger non si può permettere di dichiarare il falso, perché sarebbe sommerso di voci discordanti, perdendone lui stesso in reputazione e credibilità.

Interessante, inoltre, è vedere come la comunicazione tra pari permetta all’utente di interagire direttamente con la fonte di informazione e, se del caso, screditare il contenuto dell’informazione: non esiste più un comunicatore “in alto” e un pubblico “in basso”.

Siamo tutti sullo steso piano, tutti siamo produttori e fruitori dell’informazione.

A mio parere è l’interscambio immediato di informazioni la forza della blogosfera che manca ai mezzi di comunicazione tradizionali: e per voi quali sono altri punti di forza? E quelli di debolezza?

E voi quando cercate informazioni su un prodotto come vi muovete: passaparola tra amici, riviste specializzate o blog di settore?

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11 commenti su “La credibilità tra blogger e stampa

  1. Mi piacerebbe proseguire nella conversazione 🙂

    Magari al prossimo BarCamp utile potremo valutare nuovi casi di questo cambiamento in corso.

    Sentiamoci anche privatamente, nei prossimi giorni, per mantenere una relazione stretta.

    Mi piacerebbe conoscere meglio Ferpi 🙂 così da rimediare alle inesattezze della mia presentazione 😉

    Grazie

  2. Certamente Luca, vorrei farti un’intervista, quindi sentiamoci pure via email (ti scrivo nei prossimi giorni)!

    Per conoscere meglio FERPI, ti invito a visitare il sito per ora 😀

    A presto e grazie della disponibilità.

    Marco

  3. Personalmente quando cerco informazioni su un prodotto utilizzo tutti i mezzi possibili per arrivare ad un risultato attendibile:quindi una giusta sinergia tra passaparola tra amici, riviste specializzate o blog di settore riescono a fornirmi una idea piuttosto chiara.
    Tuttavia posso comprendere perchè l’89,3% dia “molta o abbastanza fiducia ai blog”.
    Sostanzialmente in un blog un individuo non nutre alcun interesse nel parlare bene o male di un argomento.
    Ultimamente però si stanno affermando dei blog istituzionali in cui, nonostante ci sia la possibilità di scrivere e commentare liberamente il post lasciato, esiste un filo conduttore da seguire.
    Sono molto d’accordo con Giulia quando afferma che la forza della blogosfera è data dalla comunicazione tra pari: in un blog io studente unversitario al secondo anno posso dare del tu al professionista di settore e non esiste quella gerarchia culturale che possa decidere se una persona possa o non possa esprimersi. C’è appunto l’interscambio d’informazioni: si crea una relazione a due vie che può smentire o rafforzare quell’argomento.
    L’informazione viene quindi plasmata durante il tempo attraverso la conferma o la smentita di chi commenta.
    Qui forse viene fuori però il punto debole: il fatto che non si giunge ad un punto di arrivo.
    La discussione viene incanalata ma non trova l’uscita del tunnel.
    Il risultato che si trae da un post è estremamente soggettivo,discutibile oltre che altamente legato al tempo che impiega per essere dimenticato e soppiantato da un altro post.

  4. Tra i punti di debolezza aggiungerei che è un’ attività altamente time-consuming.
    E’ vero che i sistemi di feed permettono un’ ottimale gestione degli argomenti d’ interesse, ma quante persone possono di ‘permettersi’ dedicare il tempo della loro giornata lavorativa alla navigazione e alla lettura della blogosfera?

    Concordo con Giulia quando parla del bisogno di rivedere il comportamento del blogger dal punta di vista etico. In fondo si tratta pur sempre di una questione di fiducia e di credibilità.

  5. Che peccato non aver potuto esserci al GhiradaCamp! Ma ora che anche in Uni>FERPI c’è febbre da blog, credo che questo sarà solo il primo di una lunga serie di BarCamp…
    Ammetto di essere nella schiera di comunicatori che considerano i blogger come una tipologia di stakeholder destinata a diventare sempre più influente. I Relatori Pubblici oggi sono obbligatoriamente tenuti, in proporzione alla tipologia di organizzazione per la quale agiscono, a tenerli sempre ben presente! Ma non solo: è necessario imparare ad ascoltarla e presidiare i sistemi che ne permettono il monitoraggio e la comprensione delle dinamiche. Il blogger non è semplicisticamente assimilabile ad un giornalista o ad un esperto…seppur non ancora esplicitato, egli possiede un diverso codice etico e una ‘deontologia’ a parte. Per certi versi, non è affascinante? Si apre uno scenario estremamente innovativo per i Relatori Pubblici…
    Lo scenario, cambia, ma non esclude nessun mezzo, anzi si arricchisce! Posto che la carta stampata è chiamata a riflettere e a subire delle modificazioni sostanziali (e…se diventasse il nuovo connettore fra on e off line?il canale che inquadra una tematica e che reindirizza il lettore a fonti cartacee e non? I giornalisti come esperti completi di specifici argomenti, gatekeeper del sapere piuttosto che semplici guardiani di un canale?…) credo che la blogosfera la affiancherà in parallelo. Blog e carta stampata prenderanno spunto l’uno dall’altro, ma svilupperanno in modo diverso ma ugualmente utile ed interessante i contenuti. Il mezzo è messaggio (?).

  6. Concordo pienamente con elipi! I relatori pubblici non dovranno lasciarsi sfuggire questo elemento in continua crescita che ormai fa parte a tutti gli effetti della nostra società.

    I blog e il social network sono da considerare strumenti di relazione e interazione, alla stregua degli altri canali “classici”. La gestione delle relazioni deve tenere conto anche di questi stakeholder.

    Inutile dire che tentare di manipolare o di fare i furbetti sarebbe controproducente. La gente pensa e manifesta il suo pensiero. Il web2.0 è questo, ne dobbiamo prendere atto! Piuttosto che correre ai ripari come fa Aldo Grasso, credo sia il caso di rimboccarsi le maniche e darsi da fare.

    @Alessandra. L’attività online è time consuming, ma a mio parere è imprescindibile da quella di semplice contatto diretto. e dovrebbe avere almeno la stessa valenza dell’attività offline. L’abilità sta nel gestire il proprio tempo ed evitare sprechi. Ottimizzare, in altri termini, quello che si fa abitualmente.

  7. @elipi: bisognerà tenere sott’occhio i prossimi BarCamp, sicuramente si discuterà ancora di comunicazione via blog

    @alessandra: vedila così: avere poco tempo da stare in Internet dopo ( o anche durante, dipende eh) il lavoro, ottimizza il tempo a disposizione. Scegliere tra cazzeggio in giro sulla rete o lettura di post che possano soddisfare i tuoi interessi.

    @marco: sui social network sono molto più dubbiosa di te, servono per tenere relazioni con i pari o a sperare che tra un add qui ed un add lì ci scappi una collaborazione di lavoro?

  8. @giu per me social networking serve a gestire la propria rete di contatti, tra pari, perché tutti hanno lo stesso livello, essendo abbattute certe barriere (spazio e tempo in primis).
    Il nostro “essere sociale” si arricchisce attraverso contatti che sono sì “virtuali”, ma che si trasformano in realtà (vedi Barcamp). Quindi attraverso questi strumenti posso aumentare – e di molto – il potenziale di socialità che posso avere.

    Questo può avere una valenza professionale, ma non nego possa permettere anche di estendere il proprio giro di amicizie. E chi dice che non possano nascere anche delle belle amicizie?

    Socializzare sulla rete permette di fare di tutto, dalle collaborazioni di lavoro ai semplici scambi di informazioni, dai commenti ai suggerimenti, dal cazzeggio alle cose serie.

    Finora l’ho sempre usato per fini non-profit (cioè non per cercare lavoro e quindi profit per me :-D), ma chissà in futuro magari… chissà cosa può nascere da tutto questo? Tutto dipende da te!

  9. Pingback: Blog, RP, marketing e marketting « UNI>FERPI

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