V-Day, Grillo e la comunicazione a una via

V-Day – Poster2 Meetup Verona – vaffa-day

Inserito originariamente da edoardocz67

Ne parlano un po’ tutti in questi giorni del V-Day e dell’impatto che questo evento ha avuto. Sono curioso di vedere cosa ne sarà fra qualche mese o se anche questo fenomeno è destinato a rimanere lettera muta nell’agenda setting dei politici.

Anche i media “classici” sembrano aver finalmente dato rilievo all’importanza della rete e dei fenomeni sociali che possono nascere anche attraverso un blog. Come un orso che si sveglia troppo presto dal letargo perché la bella stagione è anticipata, la lettura che i giornali e la tv hanno dato del fenomeno V-Day è un po’ grossolana e tende a mettere in luce solo alcuni aspetti (di solito numeri e dati). Indubbiamente è stato un fenomeno d’impatto mediatico, ma il tipo di comunicazione è sempre quello unidirezionale dei mass media. Come scrive Luca Conti, riportando un estratto del commento di Eugenio Scalfari su Repubblica.it del 12 settembre, Grillo (e il suo staff) sono la fonte che emette informazioni, ma non sembra esserci un reale scambio comunicativo con “la massa”.

Al di là delle critiche e delle varie opinioni che sono state espresse sulla questione (per es. leggete i commenti di Nicola Mattina qui e qui, questo post o questo, ma anche il resoconto sul blog di Grillo), siamo qui a ragionare in termini di comunicazione, una prospettiva che appartiene a questo blog. In effetti quello che fa Grillo non è affato comunicare a due vie con la gente o meglio “sulla carta” sembra esistere, ma in realtà non lo è: il sistema dei commenti sul blog serve a dare l’idea di interazione, ma sfido chiunque a leggerli tutti e a interagire effettivamente.

C’è bisogno di una comunicazione effettivamente simmetrica e a due vie (secondo il modello di Grunig) per instaurare efficaci relazioni con i diversi stakeholder, relazioni basate sulla fiducia e non sull’autorità o autorevolezza della fonte (relazioni del genere si basano sull’imposizione del ruolo di leader e le emozioni che sono alla base sono quelle di terrore o paura). Altrimenti ogni sfida è persa in partenza e si avrà sempre timore che il leader, o presunto tale, si faccia “tiranno” e coltivatore dei propri interessi e mai come in Italia questo è vero.

Cosa ne dite?

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6 commenti su “V-Day, Grillo e la comunicazione a una via

  1. Grillo non effettua alcun tipo di comunicazione simmetrica con le masse ma sicuramente conosce bene il modello di Grunig per riuscire a estrapolare le fonti che nei suoi Show utilizza.
    Mi piacerebbe una volta per tutte avere chiarezza in merito.
    Il V day è stato un evento che ha portato alla luce del sole (finalmente buon orso) il web come strumento di “word of mouth”: blog e social network in primis hanno permesso quell’affluenza massiccia nelle piazze italiane.
    Tuttavia sono d’accordo con Marco.. non cambierà nulla.
    Grillo si è fatto un bel pò di pubblicità: ai suoi prossimi eventi a pagamento (e non per niente economici) riceverà ancor più gente che ascolterà le sue perle (non sta a me dire se siano o meno di saggezza), uscirà dal palazzetto dello sport con l’intento di cambiare il mondo per quelle poche successive e la mattina dopo sarà in ufficio a commentare la bella serata con un inutile”..quanto ridereeeeee!”

  2. Secondo me Grillo non conosce il modello di Grunig (gli “addetti al settore” e gli studenti dovrebbero conoscerlo). Però è vero che il WoM è importante quanto mai al giorno d’oggi.

    Il mio discorso andava oltre le opinioni su Beppe Grillo e sulle sue attività o sulla “pubblicità” che questo fenomeno ha riscosso.

    A me fa e ha fatto riflettere l’evento in sè e mi fa capire ancora una volta come non sia più possibile trascurare l’importanza della rete.

    Però perché tutto questo sia efficace e affinché questi strumenti siano usati nel modo più opportuno, servono le relazioni pubbliche. Il loro ruolo va rimarcato ancora.

  3. al di la della qustione grunighiana “una/due vie-simmetrica/asimmetrica” quello che mi sembra importante (e attorno a cui riflettere) è l’uso sempre più massiccio che si fa della Rete e dei social e personal media nella costruzione del dibattito politico.

    Internet sembra quindi essere un ambiente (questo sì è doveroso: la rete sempre più come ambiente relazionale e meno strumento di comunicazione tout court) dove comincia ad aggregarsi mai come prima le opinioni politiche.

    e quella di grillo ne pare una dimostrazione, più o meno riuscita.

    vi segnalo che ne parla – in maniera interessate – anche Nicola Peis nel blog di FB Comunicazione: http://www.fbcomunicazione.it/blog

    (faven)

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