Caldo a parte, riflessione semi-seria

fonte foto: joey.ganoza

Finalmente oggi, almeno nel Nordest, la pioggia ha preso il posto dell’afa e di quel sole, che a luglio dona al paesaggio quell’ aspetto, più ingiallito, soffocato, assetato e accecante. E con la pioggia tornano anche a ravvivarsi i pensieri, come se nelle giornate più calde nella mia testa si fosse avviato il bottone del risparmio energetico, allo scopo di ridurre al minimo la fatica e di evitare possibili black-out.

L’ispirazione giunge da una riflessione pubblicata su Ferpi, da parte di Toni Muzi Falconi, sull’uso e talvolta abuso di una certa terminologia. Strategia, efficienza, efficacia, comunicazione sono sostantivi che, soprattutto nelle loro declinazioni in aggettivi, subiscono un aumento, alcune volte, smodato della frequenza con cui vengono ripetuti. Mi metto ora dalla parte dello studente – ruolo che naturalmente più mi compete – che ascolta la lezione, affascinato dall’aver finalmente iniziato a addentrarsi nel mondo del marketing e della comunicazione; lo studente segue interessato lo svolgersi degli argomenti e la sua penna appare pesare di più sulla carta, ogni volta che trascrive “piano strategico”, “azioni efficaci ed efficienti”; i discorsi di quel ragazzo si arrichiscono di nuove espressioni, che esplondono nella sua bocca.

1,2,3..10 volte si sente rimbombare nella stessa frase che qualcosiasi cosa è efficace. Sembra in preda a quell’abitudine infantile (non so se sia solo veneta) d’intercalare in ogni frase, periodo, se non addirittra in ogni parola, quel “no” finale un pò interrogativo e un pò esclamativo. Arriva il momento in cui lo studente finalmente si accorge (o altri glielo fanno capire – ipotesi terrificante-), si sente ridicolo, decide di controllarsi.

Ma le cause di quest’eccesso non ricadranno sul professore, che magari è anche un professionista, che ti ha aperto le porte a un mondo nuovo, piuttosto sul sistema, quel sistema che ti ha tenuto per tanto tempo lontano da quelle materie che ti avrebbero poi interessato talmente tanto da dimenticare gli esami generalisti, le imprecazioni, lo stato confusionale della serie “ma ho fatto la scelta giusta?”. Al professore che ha messo in testa allo studente che tutto è strategico, dico comunque grazie.

Forse è ancora caldo, meglio che accendo il ventilatore, no?!

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8 commenti su “Caldo a parte, riflessione semi-seria

  1. Per Toni Muzi Falconi, il termine si può usare quando:

    – si definiscono le fasi di un percorso operativo che consente ad una organizzazione di transitare dalla sua missione (ciò che è oggi) alla sua visione (ciò che intende essere a due-tre anni). Le fasi, una dopo l’altra, rappresentano la tattica, ma il percorso nel suo insieme è la strategia.
    – si definiscono alcune opzioni straordinarie che permettano alla organizzazione di conseguire, appunto, i suoi obiettivi strategici (quelli appena indicati). Mi riferisco ad acquisizioni, fusioni, rilevanti progetti di cambiamento organizzativo.

    Credo che sia strategico anche il pensare all’esistenza degli obiettivi da raggiungere. Strategia è quindi, secondo me, avere in testa l’importanza del processo di definizione degli obiettivi.

    Strategia è per me sapere calcolare che se sposto la mia pedina, la mossa avrà necessariamente delle conseguenze sul resto delle pedine a mia disposizione e sullo scenario presente sulla scacchiera in cui gli avversari, gli alleati o gli influenti possono essere diversi e di diverso colore.

  2. Ti ringrazio Marco di aver dato sostanza al mio intervento!
    La metafora della scacchiera coglie esattamente il significato di “strategia”.

    E ti ringrazio per aver preso sul serio il libero flusso di pensieri che mi ha pervaso quel giorno in cui di getto ho battuto il post.

    :))

  3. La strategia è per me il piano nel suo insieme che porta alla realizzazione di certi obiettivi: cambiando tattica posso raggiungere in più modi l’obiettivo prefissato ma allora la strategia rimane la stessa oppure no?
    ..e questo discorso di efficiacia ed efficienza?
    Illuminatemi!

  4. Dunque, per me la strategia è l’insieme di decisioni-azioni da intraprendere per raggiungere certi determinati obiettivi. Se cambiano gli obiettivi o se vengono ridefiniti, va ridefinita la strategia.
    Cerco qualche fonte per illuminarti meglio! a proposito, ben tornato! 😀

  5. Strategia e tattica sono momenti diversi di un unico piano “di guerra”. L’arte militare può essere quindi utile a capire.
    Strategos, così era chiamato dai greci il condottiero dell’esercito e strategia è la scienza dei movimenti dell’armata. Essa è propria del condottiero.
    Tattica deriva invece da tecnè, arte. E’ la parte dell’arte militare che insegna a disciplinare l’esercito e dunque è propria degli attendenti, anche se il bravo condottiero deve ben conoscerla per elaborare un piano strategico che non risulti velleitario. Evidentemente ogni fase tattica è ancillare e strumentale rispetto alla strategia. Una vittoria tattica è per sua natura una vittoria solo parziale nell’esecuzione di un piano, è una battaglia nell’ambito più generale di una guerra. Si può, infatti, perdere una battagli ma vincere la guerra e viceversa.
    Una buona strategia senza essere assistità dalle capacità tattiche necessarie alla sua riuscita rischia di restare un bel “libro dei sogni” così come una grande abilità tattica non guidata però da visione strategica può restare un’inutile vittoria di Pirro, o uno sterile tatticismo.
    Buone vacanze.
    Antonio

  6. Grazie Antonio per l’esemplificazione in chiave militare che si appresta a chiarire il concetto ma mi viene un ulteriore dubbio leggendo tra le tue righe:

    “Una buona strategia senza essere assistità dalle capacità tattiche necessarie alla sua riuscita rischia di restare un bel “libro dei sogni” così come una grande abilità tattica non guidata però da visione strategica può restare un’inutile vittoria di Pirro, o uno sterile tatticismo.”

    visto e considerato che una strategia è un piano composto da una o più fasi (=tattiche) non è un paradosso affermare che una BUONA strategia possa essere composta da tattiche NON-BUONE e viceversa?
    Forse ti riferisci al fatto che una strategia può avere anche delle tattiche non buone per essere comunque considerata positiva una volta che ha raggiunto i propri obiettivi prefissati?
    Infine mi domando dal punto di vista delle tattiche (questi “mattoncini” che compongono la strategia) esiste una regola che identifichi una buona strategia? qual’è il legame tra tattiche e strategia vincente?
    Spero di essermi spiegato.. ho ancora il sonno che mi annebbia il cervello!lo ammetto!

    A voi la parola

  7. Ottimo l’esempio di Antonio! Chiarificatore soprattutto dal punto di vista etimologico.

    @Luca: da quello che ho capito una strategia sarebbe fine a se stessa se non fosse in grado di sfruttare le competenze “tecniche” della tattica, mentre una tattica (solo l’essere operativi) senza una strategia ben definita non porta a nulla o a una vittoria parziale.

    Quindi il valore della strategia sta nel definire obiettivi chiari da implementare.

    Personalmente ricondurrei questo discorso al ruolo manageriale che un relatore pubblico dovrebbe a mio avviso assumere con più coscienza. Nel BledManifesto (Vercic & Van Ruler, 2002) sono stati identificati quattro ruoli che un relatore pubblico ricopre all’interno o all’esterno di un’organizzazione (un riferimento lo trovate qui):

    1. Riflessivo:
    analizza le dinamiche dei modelli, dei valori e dei punti di vista per discuterne con i componenti dell’organizzazione e aggiornarne standard, valori e punti di vista. Questo ruolo ha a che vedere con i modelli organizzativi, con i valori, le opinioni e mira allo sviluppo della missione e delle strategie dell’organizzazione.

    2. Manageriale:
    sviluppa programmi di comunicazione e mantiene relazioni con i pubblici per guadagnarne la fiducia e/o la comprensione reciproca. Questo ruolo riguarda sia i pubblici “commerciali” che altri (interni ed esterni) nonché l’opinione pubblica considerata nel suo insieme, ed è finalizzato all’esecuzione delle strategie e della missione dell’organizzazione.

    3. Operativo:
    predispone strumenti di comunicazione per l’organizzazione (e i suoi componenti) per aiutare la comunicazione. Questo ruolo è legato ai servizi ed è mirato all’esecuzione dei programmi di comunicazione sviluppati da altri.

    4. Educativo:
    assiste tutti i componenti dell’organizzazione nel diventare comunicatori competenti per rispondere alle aspettative della società. Questo ruolo è legato alla cultura e al comportamento delle persone dell’organizzazione ed è mirato ai pubblici interni.

    Quindi assumendo questo modello e prendendo per buona la definizione di Antonio, l’operativo è colui che gestisce la tattica, il manageriale è invece colui che contribuisce a definire la strategia.

  8. Attenzione alle teorie. La realtà è mutevole, complessa, difficile da cogliere nel suo insieme e quasi sempre la teoria è contraddetta dall’esperienza.
    In un viaggio, posto che qualcuno abbia stabilito la “destinazione”, è la strategia che indica la “strada” migliore da percorrere fino a destinazione.
    La tattica si occupa di “come” percorrere quella strada.
    A secondo che la strada da percorrere sia lunga o corta, sicura o pericolosa, in salita o in discesa, le tattiche saranno ovviamente diverse.
    Certo che se la strada percorribile o ipotizzabile è una soltanto… la strategia non serve: basta avanzare sulla strada e quindi è tutta una questione “tattica”.
    Antonio

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