Il re è caduto: contenuto, relazione o entrambi?

//www.webpronews.com/insiderreports/2005/04/19/its-all-about-contentfonte foto

Sulla scia degli accesi commenti dei giorni scorsi, ho pensato fosse interessante riflettere con voi sul significato e sul valore delle relazioni pubbliche.

Per iniziare una riflessione su quella che è o sarà la nostra professione, ho preso spunto dalla frase che cito testualmente perché molto significativa a mio parere:

Journalism and blogging, even communications, are not Public Relations they are just tools to be deployed.

Queste sono le parole di Alice Marshall, riportate nell’articolo apparso oggi sul sito della FERPI. Personalmente condivido molto la linea dell’autore dell’articolo, perché rispecchia una concezione della professione il cui valore sarebbe fondato sulle relazioni e dall’abilità di pianificare, gestire e ottimizzare le attività necessarie affinché l’organizzazione possa beneficiare delle relazioni stesse.

L’articolo parte affermando che, esaurita l’iperbole di internet, il contenuto non sarebbe più l’unica cosa che conta (the content is NOT the king) e quindi in poche parole sarebbe inutile focalizzarsi su quanto si scrive sulla rete o su quanti contatti si è in grado di “catturare” attraverso LinkedIn, Facebook, Twitter, ecc.

Contano di più le relazioni e soprattutto la reale capacità nel gestirle. Il contenuto viene dopo e tutti quelli che ho elencato sopra sono solo degli strumenti, così come l’ufficio stampa o l’attività di comunicazione, il blogging e tutto il resto.

La comunicazione non sono le relazioni pubbliche e nemmeno l’attività di blogger. Le RP sono – o dovrebbero essere – ben altro di più profondo e pianificato e a mio avviso dovrebbero essere intese sempre di più in modo strategico.

C’è un monte di letteratura che parla del ruolo delle RP, ma credo fondamentalmente nel ruolo “culturale” della professione, cioè nella suo ruolo di educazione per l’organizzazione. E non è solo una questione di contenuti, quindi non solo l’essenza (non parliamo certamente di apparenza in questo contesto), ma anche la qualità dell’essere (organizzazione). Voi, che ne dite?

Per approfondimenti, www.instituteforpr.com, (la parte relativa alle relazioni), e qua qualche riferimento bibliografico in più. Qui, invece, c’è un articolo tratto da FirstMonday che riflette sull’importanza dei contenuti nella rete.

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5 commenti su “Il re è caduto: contenuto, relazione o entrambi?

  1. Oggi giorno conta molto il umero di relazioni che possiedi, o che riesci a possedere. Ma non si può andare avanti solo con quelle quando a monte non esistono contenuti in grado di elevare il tuo status quo. Purtroppo viviamo in un contesto colmo di fuffa, e c’è chi di fuffa ci vive.
    Se controllate i siti ,linkedin, o neurona, i più completi in fatto di relazioni professionali, alla fine servono a ben poco, se non a prendere contatti. I contenuti all’interno di questi social network sono davvero poveri, e alla lunga ci si stufa. Io li monitoro quotidianamente, sono anche moderatore di alcuni forum, e vi dico che è bastato proiettare le mie competenze come loro volevano che fossero viste.
    Qualcuno una volta disse:” Puoi prendere in giro una persona per tutta la vita, puoi prendere in giro tutto il mondo per un solo giorno, ma non puoi prendere in giro tutto il mondo per tutta la vita”.
    Jhonny

  2. Grazie Jhonny del commento! Io la conoscevo come ”Puoi prendere in giro una persona per tutta la vita; puoi prendere in giro tutti per una volta, ma non potrai mai prendere in giro tutti per tutta la vita” e se non sbaglio a dirla è stato Franklin Delano Roosevelt.

    Sono d’accordo sul fatto che anche il contenuto vada curato, ma non che sia l’unica cosa da tenere conto.

    La rete nell’epoca del web2.0 sta diventando sempre più pregna di contenuti prodotti da fonti diverse (non mi dilungo qui a discutere sull’attendibilità o meno di queste fonti): blog, siti tematici, siti istituzionali e tanti altri.

    Poi ci sono i cosiddetti siti basati sui contenuti generati dagli utenti stessi (User Generated Content) che contribuiscono a creare un overload di dati, informazioni e contenuti.

    Quindi, forse sarebbe più appropriato parlare di contenuto di qualità unito a relazioni di qualità, quelle sincere, quelle costruite attraverso i contatti reali (e non “virtuali”).

    Ma questa è la società in cui viviamo e qua stiamo esponendo le nostre opinioni.

    Paradossalmente anche questo blog contribuisce all’overload informativo! 😀 ma a uno spazio di discussione e di confronto come questo chi ci rinuncia?

  3. Sono d’accordo con te Marco nell’affermare che questo blog contribuisca all’overload informativo tuttavia a differenza di altri i contenuti sono di qualità (a volte più a volte meno) e risulta essere un ottimo strumento che unito alle relazioni che si stanno giorno dopo giorno instaurando contraddistingono lo stesso con un valore aggiunto non indifferente.
    Personalmente ho utilizzato i vari siti di incontro solo all’inizio della mia esperienza nel web e visto che le relazioni cui scaturivano non erano reali e vere, nonostante il mio buon impegno (il 99% delle volte passavo per maniaco e marpione), ho lasciato perdere.
    Forse perchè a differenza di allora la discussione è inserita in un contesto che è quello delle RP e della comunicazione.
    Devo dire che mi piace molto la concezione di RP di Alice Marshall come entità più profonda di un semplice strumento da cui le organizzazione traggono vantaggi.
    Mi sono appena affacciato a questa nubolosa cui non riesco ancora delimitare i confini ma forse perchè non ci sono.. Ci aggiorniamo tra qualche tempo sperando che il percorso formativo giunto alle porte del secondo anno unito alla vita associativa mi permetta di vedere più chiaro.

  4. Riflettere sul significato e sul valore delle relazioni pubbliche è un’impresa forse non semplicissima. La nebulosa di cui parla Luca in realtà ha accompagnato a lungo l’intero processo evolutivo vissuto dalle Relazioni Pubbliche, figuriamoci il percorso formativo di giovani studenti universitari..:-)
    Ancora oggi incontro molte persone che confondono il professionista di RP con il PR delle discoteche…che amano definire il corso di relazioni pubbliche come il corso di “scienze dell’aperitivo”..
    Mia madre all’inizio di questa mia avventura mi guardava con aria perplessa chiedendomi ” ma tu cosa farai nella vita?”. Io ho sempre cercato di spiegarglielo mettendomi nei suoi panni. Il suo sguardo diventava sempre più perplesso soprattutto quando le dicevo che alla base della professione a cui aspiro ci sono relazioni e contenuti.
    Poi piano piano il grande punto interrogativo che occupava il suo volto è scomparso. Ha iniziato a informarsi, adesso visita il sito, legge i nostri interventi sul blog e inizia a capire. A questo si aggiungono le mie telefonate, i miei lunghi dialoghi con lei. Ho cercato, in altri termini, di instaurare una relazione e di mantenerla e curarla nel tempo. Affiancare relazioni di qualità a contenuti di qualità, così come dice Marco. E secondo me dice più che bene.
    E’ un esempio piuttosto banale, ma è per spiegare in termini semplici cosa penso. Condivido quanto afferma jhonny, non possiamo permetterci di prendere in giro i nostri interlocutori.. sarebbe come prendere in giro noi stessi. E per farlo dobbiamo curare la qualità tanto nelle relazioni quanto nei contenuti. Non so quale dei due occupi rispettivamente primo e secondo posto. Ma credo che fare una gerarchia non serva poi così tanto. Il fatto di essere consapevoli dell’importanza di entrambi può essere considerato un ottimo punto di partenza..
    Magari tra qualche tempo potremo dire davvero ben più cose a riguardo..

  5. Anche io ho trovato difficoltà nello spiegare ai miei che cosa stessi facendo e perché stessi studiando Relazioni pubbliche e non pubbliche relazioni come in molti tendono ancora a dire. Ma questo è un aspetto che è meglio non toccare ora, perché a mio avviso riguarda l’accreditamento professionale. L’opinione diffusa è che siamo destinati a portare gente in discoteca, pazienza! Anzi, sarà ancora più divertente dimostrare come la qualità del nostro lavoro non sia valutata soltanto su quanta gente ti porto a un evento, ma anche su che tipo di relazioni ho instaurato con quella gente?

    Contenuto e relazione, relazione e contenuto. Per me bisogna pensare a entrambi, perché non c’è relazione senza contenuto e un contenuto fine a se stesso non costituisce alcuna relazione.

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