Da dove parte la crisi? Il pensiero di Fabio Bistoncini.

Che il senso di distacco dei cittadini dalle dinamiche della politica attuale sia evidente, è un dato di fatto. Alcuni la chiamano “crisi”, altri “disaffezione”; dipende dal punto di vista da cui si cerca di osservare il fenomeno. Sicuramente un fenomeno nebuloso e contraddittorio, che genera caos e reazioni.

C’è chi si candida come leader di una nuova forma partitica, che dovrebbe rappresentare il rinnovamento, il senso del cambiamento, e invece rispetta a pieno la figura della vecchia politica, incapace di prendere una posizione, nemmeno su un referendum elettorale, giustificandosi con un “Lo sostengo ma non lo firmo”. C’è chi invece fa del discorso di fronte all’assemblea degli industriali il proprio manifesto politico. E questi sono solo due esempi della confusione in cui versa il sistema politico italiano, confusione in cui un cittadino ha difficoltà a orientarsi e a trovare valide alternative.

Fabio Bistoncini interviene, nell’ultimo numero della pubblicazione Lo Struzzo Curioso, con una personale e alquanto illuminante riflessione sulla “Crisi della rappresentanza e antipolitica“. Egi evidenzia alcuni fattori che determinano la crescente sfiducia manifestata dai cittadini verso le Istituzioni; parla di: indecisionismo, frazionamento, delusione, mancanza di ricambio generazionale, logoramento e esplosione del “particolare”. L’elenco non esaurisce le possibili cause. Mi permetto di riprendere dallo stesso articolo un altro fattore che si potrebbe aggiungere: la citata autoreferenzialità della politica, ossia l’attenzione ai propri riti e ai propri privilegi. E probabilmente qualche causa va ricercata anche nel sistema mediatico. Di sicuro si potrebbe continuare a elencare.

Nella paludosa situazione in cui la crisi di rappresentanza dei partiti e delle istituzioni è bloccata, c’è comunque qualcosa che si muove: qualcosa e qualcuno che cerca di riflettere e di struttrare una via “altra” possibile. Io li osservo, li osservo da lontano, ancora con diffidenza ma con un pizzico di speranza. Sono IMille.

P.S.: lunedì 16 luglio 2007 a Bologna andrà in scena il convegno “Lobby: pressione indebita o legittima difesa degli interessi?” con Omar Pignatti, Filippo Bertacchini e Fabio Bistoncini, che discuteranno sul ruolo e sulla funzione dei gruppi d’interesse nel contesto di una progressiva deideologizzazione. Qualcuno ci sarà?

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3 commenti su “Da dove parte la crisi? Il pensiero di Fabio Bistoncini.

  1. Purtroppo non sarò presente il 16 causa ultimo esame prima delle strameritate ferie 🙂
    A mio avviso il ruolo della comunicazione nella politica è strettamente legata ad azioni di lobby e la stessa trova sicuramente terreno fertile di fronte a questi individui che cercano di accapparrarsi un voto in più giocando le proprie carte: leggevo un paio di settimane fa che i politici ricorrono in modo sistematico alle emozioni, usate come veicolo e insieme come contenuto della comunicazione politica.
    Suscitare emozioni è infatti uno strumento di garantita efficacia per agganciare l’attenzione dei cittadini non trovate?
    Quando troviamo negli articoli di giornale un’informazione oggettiva che viene proposta in una forma assolutamente razionale non di rado giungono a noi dopo una stimolazione emotiva e vanno cosi ad occupare una posizione di secondo piano.
    E’ stato osservato da una ricerca statunitense sul voto che “sono le reazioni affettive positive a predire, più dei tratti di personalità, la preferenza espressa verso i candidati”. Questo significa semplicemente che è più facile votare il candidato che ci fa provare emozioni buone piuttosto che quello di cui si ha una buona opinione.
    Non mi intendo molto di politica; mi sono avvicinato alla materia meno di un anno fa quando sono stato costretto per passare l’esame di diritto pubblico quindi aspetto che qualcun altro di più esperto nel settore ci indichi la “strada” da seguire (ma esiste?).
    A mio avviso il problema maggiore in Italia lo ricopre il sistema multipartito ma di certo non sono qui a commentare per parlare di questo.
    Dico solo che i comunicatori politici hanno una bella rogna da sbrigare soprattutto perchè qui risulta ancora più vivo e sensibile vivere il rapporto con i giornalisti che invece di svolgere lavoro d’informazione mostrano (e nemmeno tanto velatamente) la loro opinione andando quindi a plasmare la già confusionata testa del cittadino.
    Le testate sono di destra o di sinistra e per leggere qualcosa di neutro mi rifaccio al new york times che poi… questi vanno ad acquistare le informazioni dalle nostre quindi si è creato un circolo vizioso che secondo me non terminerà mai.

  2. “C’è grossa crisi” diceva un noto personaggio di Guzzanti qualche anno fa… E in effetti è ormai un luogo comune affermare che la politica italiana sia in crisi.

    Secondo me i politici non si sono resi conto del fatto che la gente non è più stupida e non si può più parlare di “massa” priva di mente.

    Il problema non è di forma, ma di contenuto. Non è che mancano di suscitare l’emotività delle persone – in certi casi lo fanno in modo più che eccellente suscitando emozioni base di rabbia e di disgusto -, ma mancano di contenuti della loro politica.

    E questo a lungo termine fa calare la fiducia che la gente ripone in loro. Per risollevare il livello di fiducia occorre a mio avviso molta più trasparenza. Fatto che stenta (ahimè) ancora a essere compreso dai più.

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