Bussole comprate e bussole costruite

verso il pranzovenerdiConsiglio Direttivo
Stupore, meraviglia, ammirazione, voglia di partecipare ed essere attivi, desiderio di migliorarsi e un pizzico di invidia per la competenza, la grinta, il coraggio dimostrato da tutti i ragazzi presenti.

Sono queste le emozioni e i pensieri che mi sono trovato a rimuginare nel viaggio di ritorno dall’Assemblea per l’elezione del nuovo Comitato Direttivo Uniferpi rimettendo un po’ in ordine le idee dopo un giorno di “sovrastimolazione”.

Non voglio fare una relazione di quello che è stato detto nella fondamentale riunione di sabato, anche perché scommetto che la nostra nuova Presidente Grazia Murtarelli ci sta già lavorando, voglio solo condividere quello di importante che, secondo me, è nato attorno a questo incontro.

Un mio amico da poco laureato in Scienze della Comunicazione ha espresso bene uno stato d’animo diffuso tra molti studenti e neolaureati nel “campo” dicendo che si sentiva catapultato in una “filiera” frammentata in cui non c’è più il nome di un corso a farti da bussola.

Eppure confrontandomi con i ragazzi che fanno parte del nuovo Comitato Direttivo ascoltando, sempre con un misto di stupore e ammirazione, le iniziative in cui sono coinvolti, le esperienze che sono riusciti a collezionare, mi sono trovato a pensare che, in realtà, la bussola per questo strano mondo della comunicazione non è uno strumento che si può comprare a poco prezzo.

La riforma dell’università, l’obiettivo di guadagnarsi l’indipendenza economica, la pigrizia, talvolta l’apatia, spingono (mi ci metto in mezzo anch’io mi hanno spinto) a frequentare con il paraocchi i Corsi di Laurea in Scienze della Comunicazione favorendo pensieri del tipo: “Per ora studio poi si vedrà”.

Il rischio è di dimenticare che uno studente, come un professionista, che si vuole occupare di comunicazione (e uso il verbo volere non a caso tagliando via decisioni nate da non-scelte del tipo: “Beh visto che non so cosa andrò a fare da grande, “scelgo” Scienze della comunicazione”) deve per prima cosa, appunto, comunicare il che vuol dire essere disponibile (possibilmente divertendosi) ad ascoltare, a confrontarsi, a creare “rete”, mettendo in comune esperienze e competenze. Attraverso questo confronto, da una parte tra studenti dall’altra con professionisti della comunicazione attivi nel settore, si può cominciare a costruire la famosa bussola per muoversi in un campo in continua evoluzione e non totalmente mappato.

L’esperienza associativa Uniferpi, almeno per come la vedo io, è un’ottima opportunità per cominciare a raccogliere i pezzi della bussola e per cominciare a cimentarsi, nel piccolo, con alcune attività che nel futuro professionale potrebbero tornare utili (riuscire a coordinarsi, creare un progetto di lungo periodo, organizzare eventi, creare e mantenere contatti, programmare strategie di “marketing associativo” sono azioni e concetti che molti ritroveranno in un futuro molto prossimo).

Un’esperienza che va vissuta con la giusta dose di intraprendenza, grinta e coraggio (tutti ingredienti presenti a chili nel nuovo Consiglio Direttivo!) nella consapevolezza che non esistono bussole preconfezionate ma solo costruite

 

Che ne dite? Illuminanti rivelazioni profetiche che dischiudono nuovi sconosciuti orizzonti spazio temporali o tanto sonno arretrato?

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9 commenti su “Bussole comprate e bussole costruite

  1. Nella confusione in cui sono immersa, di fronte allo spaesamento di una realtà complessa e talvolta contraddittoria, sento di avere il dovere di non rimanere immobile di fronte a quel “Per ora studio e poi si vedrà”. Nulla cade dal cielo. Sì, è vero a volte basta un pizzico di fortuna, ma è sufficiente? Se devo essere pronta, preparata, “formata”, basta la fortuna? Non credo. Credo, però, nella grande possibilità che ho nel cominciare a delineare il mio percorso, nel mettermi alla prova per capire ciò che più mi piace ed è concorde alle mie capacità. Credo di dover cominciare a aprire delle finestre, da cui possa entrare un’aria frizzante, capace di coinvolgermi e di frami affermare: “Voglio mettermi in gioco”.

  2. Illuminanti rivelazioni profetiche che dischiudono nuovi sconosciuti orizzonti spazio temporali.

    “Per ora studio poi si vedrà” la frase più ricorrente nell’ambiente universitario italiano.. per una volta un’idea diffusa e ampiamente concordata dagli studenti delle più svariate facoltà ma che forse è maggiormente intrisa in scienze della comunicazione “grazie” alla mancanza di stimoli pratici che forse la stessa università concede per lasciar spazio a tanta teoria che da sicuramente un’ottima base ma che di certo non costruisce quelle relazioni cui dovremmo farci promotori in primis.
    Per fortuna Ferpi e in particolare Uni>FERPI ci da la possibilità di entrare nel mondo delle relazioni pubbliche, di toccare con mano la professione, di relazionarci con gli studenti di tutta Italia e con i professionisti che operano a livello nazionale e internazionale.
    Io ho scelto la strada dello studio vissuta in parallelo con un workshop continuo che mi accompagnerà per tutta la durata della formazione e che mi chiarirà quale percorso seguire quando potrò definirmi professionista.
    La lancetta della mia bussola continua a girare come per tutti ma, a differenza di chi (come giustamente lo definisce enrico)è provvisto di paraocchi,certamente non si tratta di oscillazione casuale.. ogni punto cardinale è visibile e posso raggiungerlo per testare la realtà che mi propone.
    Col tempo aggiusterò il tiro e vivo con quella consapevolezza, grinta e coraggio necessarie per far bene in questo consiglio; con tutti i miei nuovi amici che ringrazio per l’esperienza di Roma e per tutti coloro che entreranno a far parte del nostro piccolo (spero per poco) spazio.
    “voglio mettermi in gioco” pure io e voglio che tutti gli studenti in scienze della comunicazione e relazioni pubbliche gettino il loro paraocchi e condividino questà mentalità.

  3. “ora studio e poi si vedrà” è un’espressione per dire, “non so cosa fare della mia vita, prendo quello che arriva!”
    Io così non faccio, studio relazioni pubbliche a Gorizia, e in contemporanea mi creo la mia rete di esperienze, conoscenze, e perchè no, amicizie, che potranno essermi utili per il futuro.
    Il problema della maggior parte degli studenti è che vorrebbe trovare la pappa pronta appena uscito dall’unive..invece no, esiste giustamente la gavetta, ma quindi, perchè aspettare? perchè non cominciare a fare qualcosa durante gli studi per poi, una volta laureati, avere già una base solida, o almeno stabile? Gli stimoli per cominciare in questo modo ci sono in abbondanza..nella comunicazione poi..! cominciamo a darci da fare nel nostro piccolo per poi arrivare a risultati più grandi. L’importante comunque non è il ruolo che si andrà a ricorprire, ma quello che si farà e la felicità che si proverà nel farlo.
    Uni>ferpi, può essere un’opportunità come tante altre, per imparare, perchè è questo che dobbiamo fare, per ora…

  4. uups…dicevo.
    concordo con fabio. la vita universitaria non puo’ essere fatta di solo studio ma si deve anche piano piano guardarsi attorno e capire la fuori come butta il mondo…
    gli stimoli e le opportunità ci sono, si puo’ fare tutto senza lasciarsi indietro esami.
    Il grande problema è la pigrizia: pero’ si è sempre in tempo per darsi una mossa!!!

  5. Più che altro perchè personalmente mi domando :”che noia sarebbe studio studio e solo studio senza poter applicare le conoscenze che acquisisci esame dopo esame?”
    Certo che se ti metti in mezzo ad una piazza a dimostrare il pensiero di Tocqueville come minimo ti prendono per pazzo e se trovi il simpaticone di turno un pomodoro in faccia non te lo toglie nessuno però in linea di massima è possibile applicare nella vita di tutti i giorni postulati di ogni materia, non trovate?

  6. Perfettamente d’accordo con tutti voi. L’esperienza universitaria si arricchisce inevitabilmente nel momento in cui si affianca all’attività di studio un’attività che ti permetta di metterti in gioco, di applicare concretamente quanto di fluttuante percorre le aule universitarie. Ha ragione chi sostiene che gli studenti troppo spesso vogliono solo ed esclusivamente la “pappa pronta”.L’ho provato sulla mia pelle. Ma per fortuna le università sono frequentate anche da chi ha deciso con consapevolezza di seguire questo percorso, con passione di impegnarsi anche un minimo. Non per amore verso il prossimo o come esempio e modello di beneficenza. Ma perchè convinto delle reali opportunità che si presentano davanti agli occhi nel momento in cui inizi a muoverti. Sono felice, perchè io ho avuto la fortuna di conoscere persone così. E spero davvero che il nostro lavoro dia a tutti gli altri studenti le stesse possibilità che ho avuto io. Perchè le relazioni pubbliche sono si, i contenuti di quanto scritto in un libro, ma sono anche rapporti umani e professionali, fatte di cuore, di anima, di voce, di sensazioni a pelle con persone che con molta probabilità entreranno in un futuro prossimo a far parte del giro di ognuno di noi. E allora quanto imparato, quanto appreso per ogni singola materia, con le giuste modifiche ed attuazioni, può essere davvero applicato alla vita di tutti i giorni. Credo perciò sia meglio iniziare il prima possibile! Ecco il perchè di Uni>FERPI!

  7. “Se comunicatori si nasce, esperti comunicatori si diventa”, recita una frase che trovato durante un pomeriggio di studio nel manuale di Elisabetta Corvi… DA QUI L’ILLUMINAZIONE.

    Università… DA QUI IL PUNTO DI PARTENZA.

    Scrivere, imparare, rubare con lo sguardo, buttarsi nelle esperienze… DA QUI I PRIMI PASSI VERSO IL FUTURO.

    UNI>FERPI… DA QUI INIZIA IL FUTURO.

    Dall’illuminazione al futuro, il segreto si chiama PASSIONE… nessuno la può insegnare, né trasferire… ma tutti la possono scoprire o ritrovare… una cosa è certa: senza di lei la bussola non può funzionare!

  8. E’ verissimo. Tutto.
    La pigrizia, l’apatia e la frase “intanto studio poi si vedrà” le ho conosciute anch’io, e purtroppo ancora non me ne sono liberata del tutto. Anzi! Ritornano, come fastidiose mosche, nei periodi in cui vorrei sentire da me tutt’altro.
    Eppure, man mano che spunto dall’elenco gli esami da fare, mi accorgo che studiare cosi, “tirando a campà”, è quasi come non studiare. La mente trattiene solo un quarto delle info che potrebbe ricordare, a parità di ore di studio, perchè manca quella “colla” speciale che è la passione. E quindi un “30-con-passione” non ha paragone rispetto a un “intanto-30-e-poi-si-vedrà”.

    In soli 3 anni vedo quante metamorfosi, quanti cambi di prospettiva ho conosciuto…e tutto è appena cominciato! Più vado avanti, più la nebbia del “ma che cavolo è ‘sta comunicazione” si dissipa, lasciandomi intravedere una lunghissima strada, di cui non conosco la fine nè le evoluzioni… Là, che aspetta noi, e spero anche me.

    E nella testa mi ronzano le parole di quella canzone di Irene Grandi:

    “Prima di partire per un lungo viaggio porta con te la voglia di non tornare più…”

    Direi che non si poteva scegliere sottotitolo migliore per questo blog!

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