Come ti creo un marchio

Laboratorio di grafica

Come appendice del Laboratorio di produzione per l’adversing, un insegnamento presente al 3° anno della laurea triennale in Relazioni Pubbliche, il giorno 23 aprile 2012 si è svolto il workshop Laboratorio di GraficaGraphic design per la produzione e lo sviluppo dei loghi istituzionali, tenuto da Nicoletta Cecotti della scuola di grafica .lab – CSG Giovani Micesio Udine e organizzato in collaborazione con UniFerpi Gorizia.

Partire dai geroglifici è un po’ pretenzioso e passare per la psicologia della Gestalt è d’obbligo quant’è sufficiente a dire che la comunicazione visiva gode, oggi come ieri, di vantaggi quali l’immediatezza della comprensione e la sinteticità. A patto che vengano ricordati i filtri – sensoriali, psico-fisiologici e culturali – che nell’atto della comunicazione determinano l’efficacia del messaggio, nel percorso dall’emittente al ricevente. 

Il graphic desinger è chiamato a risolvere questi problemi, un po’ come il personaggio di mister Wolf nel celebre film Pulp Fiction di Quentin Tarantino. Che cosa voglio comunicare? Lui trova il come attraverso la caratterizzazione dell’immagine (che non va confusa con l’identità) dell’azienda grazie ad un attento processo di ricerca – un metodo di lavoro che vede i suoi albori più di un secolo fa.

Con l’omologazione dei mercati e la proliferazione dei prodotti, alla fine dell’Ottocento si presenta la necessità di differenziare l’offerta con il marchio, che raccoglie all’interno dei suoi simboli la rappresentazione di un modo di essere, e successivamente con il brand, ovvero l’identità di marca; lo scopo della comunicazione d’azienda è, così, quello di fare coincidere l’immagine con l’identità.

 Il marchio è un insieme di simboli grafici e tipografici che contraddistingue un’azienda, un prodotto, un servizio. È il primo degli elementi della comunicazione visiva. Un marchio registrato, per essere efficace, deve rispondere a pochi ma importanti requisiti: essere semplice, chiaro, capace di stimolare i riflessi condizionati. 

È possibile distinguere i marchi in tre classi, ovvero logogramma (composto da una forma verbale), pittogramma (forma non verbale) e verbo-visivo (la somma delle forme verbale e non verbale). 
Un  sottotipo dei marchi lomogramma è il logotipo figurato che trova una delle sue massime espressioni nel famoso marchio “Coca-Cola”, invariato dal 1885. È possibile anche distinguere in marchi associativi  (la Shell non sarebbe più la stessa senza la sua conchiglia giallo e rossa), marchi allusivi (a voi cosa ricorda il marchio Mercedes?) e marchi astratti. Oppure in marchi forti, che godono di originalità laddove il marchio non ha una diretta attinenza con il prodotto (ad esempio, Rolex) o marchi deboli, poco originali e con una diretta relazione tra prodotto e servizio (che Benagol non ce ne voglia a male).

La progettazione di un marchio è un lavoro di creatività supportato da grande razionalità. Non è dunque un caso se le dieci sorelle che oggi vivono con noi nel quotidiano, siano prima di tutto esempi di marchio vincente con a monte una progettazione brillante.


Bruno Munari ci ha lasciato in eredità un metodo progettuale per affrontare la creazione del marchio. Provateci!
1)    Problema
2)    Definizione del problema
3)    Scomposizione del problema
4)    Raccolta dati
5)    Analisi dati raccolti
6)    Creatività
7)    Soluzioni provvisorie
8)    Valutazioni/confronto
9)    Soluzione
Buon lavoro, e buona fortuna

Elena Buzzinelli – UniFerpi Gorizia

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