
Ho notato un certo fermento in ambiente universitario e internettiano per la dichiarazione fatta da Bruno Vespa nella puntata di Porta a Porta del 19 Gennaio scorso. Non avevo avuto modo di prender visione di quanto accaduto, ma non vi nego la mia faccia sorpresa e l’espressione da punto interrogativo che si è creata sul mio viso non appena ho visto il filmato.
La perplessità non riguarda tanto il contenuto, o meglio, non solo quello. Anche a me, studentessa iscritta da ormai 5 anni a una facoltà di Scienze della Comunicazione, in precisi momenti di difficoltà, di delusione, di crisi, di aperte inadempienze da parte di un sistema universitario imperfetto, capita di chiedermi se la mia scelta universitaria possa essere considerata giusta o sbagliata.
Ciò che mi ha colpito, però, della frase pronunciata dal conduttore è stato il modo, l’assenza di un’argomentazione razionale a supporto della tesi proposta, la scelta di formulare il pensiero alla fine del programma, in un tentativo che è sembrato più una provocazione fine a se stessa che un sincero consiglio da padre, da esperto del mondo della comunicazione.
“Iscriversi a Scienze della Comunicazione è un tragico errore che paghereste per tutta la vita”. “Che fortuna!”, mi verrebbe da dire, “ho speso così tanto per nulla?”. Mi soffermo un attimo: è un giornalista-comunicatore che parla. Sorrido e penso: “non sarà un’insoddisfazione professionale a determinare l’opinione del conduttore, un suo rimpianto”?
Ho cercato su internet risposte ai miei interrogativi. Come ha ben segnalato Paolo proprio in questo blog, Mario Morcellini, Presidente della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma, ha fornito una sua risposta.
Ho però chiesto al Prof. Emanuele Invernizzi, docente di Comunicazione d’Impresa presso l’Università IULM di Milano un suo parere. Quanto riferito dal Prof. Invernizzi mi ha convinto forse più delle altre testimonianze ascoltate, proprio perchè a supporto delle dichiarazioni fornite vi sono state argomentazioni basate su dati reali, provenienti dalle sue ricerche e dalla sua esperienza.
Vi ripropongo di seguito la sua intervista.
Mi piacerebbe capire cosa ha spinto Bruno Vespa a lanciare il masso e rimango in attesa di un aggiornamento anche da parte vostra, perchè il mondo della comunicazione non è sicuramente un mondo perfetto, ma per noi amanti dell’arte, del mestiere e della professione di comunicatore è un mondo da vivere nel bene e nel male con il massimo impegno, rispetto e con la volontà di migliorarlo.

























L’argomento è sicuramente interessante. Ne ho parlato anche in un mio post, che potete leggere a questo link
http://lofficinadellacomunicazione.blogspot.com/2009/02/quali-competenze-per-lavorare-nella.html
No ragazzi, non potete stare tranquilli….dove vai se l’aggancio non ce l’hai?
Mi fa piacere che abbiate finalmente fatto un posto a proposito di un argomento che vi avevo segnalato prorpio io cira 2 gg dopo l’accaduto….
Però almeno un riferimento, sono stato il primo a parlarne in questo blog!!!! Un pò di solidarità tra colleghi!!!!
Non avevo avuto modo di seguire la puntata di Vespa. E’ la seconda volta che porta avanti la sua “battaglia” contro scienze della comunicazione. Ottima idea quella di Grazia di fare un’intervista al prof. Invernizzi e ottime le risposte del prof. (come sempre). La mia solidarietà ad Osvaldo che è arrivato per primo sul pezzo. Alessandro.
Frasi fatte, pregiudizi, riflessioni superficiali.
Io sono laureato in Comunicazione, assolutamente felice della mia scelta, perchè non solo non ho trovato particolari problemi di lavoro ma ho anche ricevuto dal mio corso di laurea strumenti eccezionali che mi permettono di spaziare – a livello di conoscenze, competenze, interessi, percorsi professionali – dal mondo privato a quello pubblico, dalla politica al sociale, dal giornalismo al web (web 2.0 incluso).
Naturalmente esiste un problema di offerta formativa (alcuni corsi in in comunicazione sono pietosi) e di disparità nelle occasioni di lavoro: le migliori opportunità si concentrano al Nord e sicuramente a Caltanisetta ci sono meno sbocchi che a Milano…ma questo é un problema che riguarda solo i comunicatori?
penso che una tale opinione dei vari corsi di Scienze della Comunicazione sia abbastanza diffusa tra quelle persone che nella comunicazione, in un modo o nell’altro, ci lavorano già…parlo soprattutto di quella generazione che sta oggi raggiungendo i 60 anni e che si vede spintonare da una marea di possibili “ladri di lavoro” più giovani e pronti a percepire stipendi da fame pur di iniziare…
Ci sarebbe anche da dire che tra le fila di studenti di comunicazione c’è una grossa presenza di pecore, di “braccia rubate all’agricoltura”, con tutto il rispetto per gli agricoltori…
Io credo che , purtroppo, a parte quelche virtuoso esempio, spesso queste facoltà sono in mano a professori che non sanno niente del mestiere di comunicatore. CI si ritrova a studiare tantissime materie inutili ed invece sono pochissime le materie di indirizzo. Tutto questo si accompagna ad una mancanza di aderenza con quelle che sono le pratiche vere e proprie. IL risultato? Tanta teoria inutile e pochissima consapevolezza di quello che è veramente il mestiere. Risultato? Disoccupati.
IO sono una di quelle.
credo che una volta finito l’unico pensiero del neo laureato deve essere: “bene e ora mi rimbocco le maniche cerco un lavoro, verifico se le mie idee sono chiare, devo essere UMILE, so che posso dare ma devo imparare ancora tanto quindi prevedo un pò di gavetta e pian piano arriverò in cima, farò qualche sbaglio da cui posso imparare ma avrò anche successo, non posso giocarmi la fiducia che mi viene data dal mio capo… sempre se ne trovo uno ma anche loro anche i propri tempi non esisto solo io quindi partiamo per un nuovo viaggio!!!”
Se non intende fare carriera e vi interessano solo i soldi a fine mese allora consiglio di accettare il primo posto offertovi e di lasciare stare il discorso che ho fatto spra
:D:D… sono scelte individuali!!!..
Se tra i lettori c’è qualcuno al primo al secondo anno consiglio di provare lavori di hostess e promoter (anche se forse sono lontani da quello del PRma meglio questi che il PR di discoteca) forse saranno lontani ma potete cominciare anche se la paga è poca ad applicare la vostra umiltà e qualche vostra abilità da comunicatore..la filosofia però non deve essere quella del lo faccio tanto per fare giusto per avere il 50tino in più, ma è una possibilità si di racimolare qualcosa ma anche per comuniciare a vedere un pò i divrsi aspetti del settore della comunicazione …..
Il pregiudizio è la rovina dell’umanità.
Sono laureata in scienze della comunicazione e non trovo lavoro da ben 6 anni, io vivo in campania e vi posso assicurare che qui questo tipo di laurea non serve a niente!!!!
Ecco cosa risponde il prof. Michele Cortelazzo, vicepreside della Facoltà di Lettere e Filosofia-Scienze della comunicazione dell’Università di Padova, al ministro Mariastella Gelmini e a ministro Maurizio Sacconi.
“Gentile Ministro Sacconi,
dalla newsletter “Comunicatori e comunicazione. Settimanale della comunicazione pubblica” apprendo che nel febbraio 2009 Lei si sarebbe accodato allo stereotipo dell’inutilità della laurea in Scienze della comunicazione: “I corsi di laurea in Scienze della comunicazione sono assolutamente inutili in termini di sbocchi professionali”.
Non so su quali dati Lei si basi per questa affermazione. I dati che emergono dalle ricerche sugli sbocchi occupazionali dei laureati in Scienze della comunicazione dell’Università di Padova dicono esattamente l’opposto da quanto Lei ha affermato. Le suggerisco di leggere Arjuna Tuzzi, Le cento professioni della comunicazione, Carocci, Roma, 2006 (i cui dati sono stati confermati da ricerche successive) e di partire da quei risultati prima di fare affermazioni legate, temo, più a stereotipi che all’elaborazione di dati fattuali. A meno che Padova non sia un’isolata colonia felice di comunicatori con posto di lavoro.
Cordialmente
Michele Cortelazzo
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Gentile Ministra Gelmini,
dalla newsletter “Comunicatori e comunicazione. Settimanale della comunicazione pubblica” apprendo che qualche giorno fa Lei si sarebbe accodata allo stereotipo dell’inutilità della laurea in Scienze della comunicazione: “Qualche volta è meglio un tecnico di qualità rispetto ad un laureato in Scienze della comunicazione”.
Non so su quali dati Lei si basi per questa affermazione. I dati che emergono dalle ricerche sugli sbocchi occupazionali dei laureati in Scienze della comunicazione dell’Università di Padova dicono esattamente l’opposto da quanto Lei ha affermato. Le suggerisco di leggere Arjuna Tuzzi, Le cento professioni della comunicazione, Carocci, Roma, 2006 (i cui dati sono stati confermati da ricerche successive) e di partire da quei risultati prima di fare affermazioni legate, temo, più a stereotipi che all’elaborazione di dati fattuali. A meno che Padova non sia un’isolata colonia felice di comunicatori con posto di lavoro.
Cordialmente
Michele Cortelazzo
P.S.: MI scusi se scrivo al Suo indirizzo mail da deputata e non a quello da ministra, ma i siti del Suo Ministero sono totalmente opachi per quel che riguarda l’indicazioni di contatti mail (a differenza di quello che accade per la quasi totalità dei Suoi colleghi Ministri)
“
ognuno porta l’acqua al suo mulino
Grande. Io mi iscriverò presto a questa facoltà e penso che una laurea specialistica dopo quella triennale sia un punto di partenza per un elenco di lavori meravigliosi. Che sia difficile trovare lavoro è ovvio finchè guardiamo entro in confini della nazione, ma i dubbi mi sorgono in generale. Suggerimenti?
Bhàù. Scusate l’esclamazione, dettata da delusione.
Premetto, sono un laureato in scienze della comunicazione. Bene, ho trattatato tanti esami di filosofia, ma la mia laurea non è filosofia (sarebbe stato meglio, molto meglio prendere filosofia).
Sono laureato da circa un anno e devo dire che il riscontro nella realtà della mia laurea è davvero BASSO. Non parlo per ignoranza, ma parlo per presa forte di realtà. Anch’io ero un idealista che credeva nelle scienze della comunicazione, ma col senno di poi devo dire che era un appannaggio.
Con scienze della comunicazione non sei nè carne e nè pesce. Non sei un professionista. Sei semplicemente una persona che ha dovuto sostenere tanti esami e che ha un riconosciemento.
Giornalista? Bhè, non bisogna avere una laurea, basta avere anche la terza media, pubblicare per due anni in un giornale PAGARE e fare l’iscrizione ad un albo.
Marketing? Sapete di cosa tratta l’analisi settoriale. Si tratta di stabilire l’equilibrio di mercato dato dalla funzione tra quantità domandata e quantità offerta, tenendo conto di tutto le variabili ECONOMICHE implicate. A mio parare, da persona obiettiva, direi che bisognerebbe di più un titolo in economia e commercio se vuoi trattare il marketing.
Copyright????? MI spiegate se non avete una minima conoscenza del diritto privato, del diritto costituzionale e amministrativo come poter trattare da PROFESSIONISTI il caso? Imagine aziendale, creazione e gestione di siti internet? Non sarebbe meglio un ingegnere informatico che ha fatto un corso di semiotica(e oltretutto, che nessuno ha ancora scoperto come plagiare le menti)
Scienze delle merendine? Bhè no. Forse meglio, scienze delle utopie. Riguardo l’esistenza di questo corso di laurea se qualcuno mi chiede la mia risposta è: Secondo me, dato che vi è un certo scetticismo a prendere le facoltà umanistiche, allora escogitiamo un modo per non perdere una parte di introito monetario= SdC. Una facoltà attraente, con un suo fascino, ma con poco (o meglio, nessun) riscontro pratico.
E visto che siamo in tema. Io sono iscritto a giurisprudenza ora. ADESSO SO COSA POSSO FARE e che quello che farò lo potrò affrrontare da professionista.
Per il resto, chiudete gli occhi. I professionisti sono tali in quanto hanno competenza affermata della materia. Qualcuni mi potrà dire che vale più l’inventiva che la teoria. Vero, verissimo anzi. Ma mi spiegate come sia possibile che che l’inventiva nasce sempree da una conoscenza della materia? Se volete affrontare il marketing, mi spiegate come potete affrontarlo nel modo migliore se non sapete che relazione esiste tra la funzione quantitiva della moneta il pil, l’inflazione. Un comunicatore dovrebbe sapere che l’ideazione di un prodotto dipende dall’esigenze del mercato, e che è inutile ideare un prodotto di 900 euro quando non vi è potere d’acquisto. In altre parole, un comunicatore dovrebbe essere un economista, un giurista. Dovrebbe saper affrontare i vari problemi pratici della vita, astraendo e ottimizzando le sue creazioni. Ma questo a me sembra che lo stanno facendo già di corsi di laurea in economia, giurisprudenza. Perchè diventare un comunicatore (figura astratta, vero?) se si deve essere prima un giurista o un economista? Nei vari corsi di laurea in ec. e giur. si stanno inserendo queste materie poco alla volta. E voi volete dirmi che “serve” di più un laureto in sdc, ma per favore. Lasciamo che i filosofi facciano filosofia, ma non pretendiamo con presunzione aurea che un comunicatore possa sostituire un economista o un giurista.
A volte serve di più un tecnico specializzato…. Mi spiegate come potete gestire una piattaforma web se non avete conoscenza di “c++, java, etc…?”Si, serve il comunicatore: ma un comunicatore che deve essere affiancato da un ingegnere inf. E se avete studiato economia sapete che per massimizzare il profitto un azienda tende ad assumere una figura di cui non può fare a meno: UN INGEGNERE CREATIVO. Dinuovo, il comunicatore è un accessorio non essenziale. Qualcuno potrebbe dirmi che non è così. Bene, rispondo: al posto di un azienda tu cosa faresti?
Risorse umane? E’ semplicemente una figura presente nelle grandi aziende che tendono a ricevere ed avere una necissità di assumere persone in grande numero. Mi spiegate se non avete nozioni di diritto come presentare un qualcosa. Ma dinuovo si tratta di studiare la comunicazione in vista di qualcos’altro. Detto meglio, non è professionalizzante.
A conclusione, sapete vero che il primo modello della comunicazione è stato ideato da due ingegneri: shannon e weaver? Chissà perchè. Se avete studiato comunicazione sapete anche che la creatività (mi riferisco a Chomsky) è dato da uso infiniti di mezzi finiti. Ma se abbiamo fatto solo astrazione nello studio dei mezzi, in che modo sapere come applicare i mezzi? In ambito specifico, solitamente si devono conoscere i mezzi. Così come un avvocato conosce il diritto per poterne fare uso infinito.
Beata l’autrice dell’articolo che è felice della sua scelta. E spero anche che altri laureati in SdC ora siano delle figure professionali forti (di cui non si possa fare a meno). L’utilità è misurata anche da questo.
Caro Zeno,
non so se ti riferivi a me…comunque per quanto mi riguarda il mio corso si chiama Comunicazione e Marketing e tratta di temi come filosofia, semiotica, php, java, CSS, HTML, pil, euro, dollaro, economia aziendale, economia delle imprese commerciali, budget vari, progettazione costi, analisi statistiche,organizzazione aziendale, marketing strategico compreso di matrici, ciclo di vita di marca, prodottto e quant’altro, strategie relazionali tra produttore e consumatore sia a livello di marketing che di psicologia, strategie di sviluppo all’interno del proprio paese e a livello internazionale, marketing operativo..oltre che farlo…. Scienze della comunicazione nel mio ateneo è tutt’altra roba ossia un corso molto ma molto più filosofico e di economia non c’è l’ombra se non negli esami a scelta, per coloro che fanno SCO… Insomma tratta della nuova prospettiva del marketing chiamato relazionale (le altre facoltà trattano quello tradizionale ossia transazionale).
Sostanzialmente la facoltà è una unica per entrambi i corsi di cui ho parlato sopra e che sono diversi fra loro, tra l’altro il mio è gestito e intendo anche insegnato da professori di facoltà psico-sociali ed economiche..insomma non mi sembra proprio sto schifo che hai descritto tu!
Prima di offendere gli altri sempre meglio pensarci due volte, le cose si possono dire anche in altri modi sopratutto se nel tuo caso non hai avuto molta fortuna con una prima laurea…bisogna guardarsi intorno per capire ed essere sempre aggiornati come fanno i bravi comunicatori.
Spesso ho a che fare con alcuni amici di economia, cavolo devo sempre corregere il loro modo di comunicare perchè per una cosa o per l’altra non si capisce mai quello che dicono, si incasinano la vita.. peccato che al mondo non esistono solo economisti e peccato anche che non decidi tu con chi parlare e con chi no alla mattina quando ti alzi: magari fosse così!!!sai quanti rompi scatole in meno avremmo di fronte!!!?? heheheh battute a parte, non mi sembra così corretto quello che hai riportato sopra.
Buona serata
p.s. : aggiungo anche che le lauree triennali sono una sorta di infarinatura le specialistiche sono maggiormente mirate, questo per il modello di studi che abbiamo a differenza dei corsi tradizionali come medicina che sono rimaste al vechio ordinamento!.
Esclamo nuovamente.
Pausa. Premetto che non mi riferivo a nessuno in particolare, se non come stato di coscienze inerente alle loro scelte.
Ti prego contraddicimi, ma mostrandomi dove sta il non senso nel mio ragionamento. Non dirmi che ho offeso nessuno, questa codificazione sta nell’animo di chi la interpreta.
Cara Elena, mi sorprende come la tua sensibilità si sia sentita minata.
Hai ragione nel sostenere che dei filosofi SE NE NECESSITA. Sono pienamente d’accordo. Io parlavo di cose diverse. E mi sorprende come tu, da comunicatore come ti definisci, non abbia saputo interpretare le parole per quelle che erano.
Bene, ripeto (bisogna sottolineare a SCANSO DI NUOVI POST IN CUI QUALCUNO SI SENTA TOCCATO NELLA SUA SENSIBILITA’) che non è mia intenzione offendere nessuno.
Non riferendomi a nessun corso di laurea di qualunque università italiana.
Mi hai scritto che ti occupi di comunicazione e marketing e nel far questo studi economia in modo mirato. Ma allora perchè non prendere economia? E’ una domanda circolare se ci pensi bene. Mi potrai rispondere: Forse perchè, come hai scritto, “Spesso ho a che fare con alcuni amici di economia, cavolo devo sempre corregere il loro modo di comunicare perchè per una cosa o per l’altra non si capisce mai quello che dicono, si incasinano la vita..”.
Permettimi.
Hai letto quanto ho scritto sopra a proposito di “ingegneri creativi”. La comunicazione non è qualcosa che s’imparara studiando, ma si acquisisce facendola. Puoi contraddirmi? Se nel caso dicessi di si, ti darò ragione solo nel caso degli script. Altrimenti mostrami i processi di comunicazione che hai imparato e che ne sono attinenti. Quelli che conosco non sono altro che descrizioni UNIVERSALI, il come dovrebbe essere, ma non il come si presenta nella realtà (la comunicazione, s’intende).
Forse è perchè mi sto guardando intorno, riesco a capire questo. E ti assicuro che un commercialista con un pò di esperienza non sa che farsene di un comunicatore. Sicuramente due economisti si capiranno meglio che un economista e un filosofo. Per facilitare il processo comunicativo che dovrebbe essere tra un’azienda e il pubblico si ricorre all’ausilio del comunicatore. Un pò come il passaparola, azienda/mittente rivolge un messaggio a delle persone affinche questo messaggio (credo, si possa definire funzione fatica) sia recepito correttamente.
Così se devo convincerti a comprare il mio prodotto devo avere una figura che lo faccia: il rappresentante. Puoi dirmi che ciò che fanno i rappresentanti tutti i giorni non sia comunicazione?
Allora, c’era bisogno di una laurea?
Strategie di marketing–> Saprai meglio di me, che presupposto di tutto è l’umiltà. Non credi che l’analisi di mercato la sappia fare meglio un economista e non chi abbia studiato semplicemente alcuni esami di economia?
Visto che hai studiato java, c++ e via dicendo saprai programmare alla pari di un ingegnere informatico. Allora, mi chiedo, o è superflua una laurea o è superflua un altra laurea.
Il punto è, per non dilungarmi, che effettivamente non si ha una specializzazione in qualcosa. Si puoi fare comunicazione, ma questa la fa anche una bambina di due anni come parla con altri. Se parli, di retorica, del saper vendere un qualcosa. Allora, bene, licenziamo tutti i rappresentati senza una laurea in SDC.
Puoi fare marketing, ma per come lo fai, non la fai da professionista. Semplicemente enunci delle IDEE su dei prodotti e cerchi di contestualizzarle in qualche modo.
Ma non stai facendo economia, non sei un economista.
E questo mi fa pensare che la migliore filosofia sia quella applicata da delle persone SPECIALIZZATE in qualcosa. Sta nell’equazione di Fischer ad esempio, o nella curva IS o nel modello di Cagan. Forse non è questa anche filosofia.
Ultima cosa, mi fa pensare Descartes e le sue teorie matematiche. O ancora, il famoso filosofo-linguistico-matematico Frege ed i suoi modelli logico/matematici. Ma qui siamo in scienza.
ahhhhh dimenticavo per poter parlare bene, bisogna essere uno scienziato. Una persona delle mie parti, laureata in architettura credimi è il migliore dei comunicatori che abbia mai incontrato.
Forse, quello che penso, non bisognava avere una laurea in scienze della comunicazione. Forse, bastava che ai tradizionali corsi di laurea si aggiungesse un pò di filosofia e un pò di semiotica.
Fermo restando che la professione dei filosofi è tutt’altra cosa. Ma qui, non si sta facendo filosofia. Si sta solo parlando di una realtà pratica, con le sue leggi, con la sua giurisdizione, con i suoi metodi. Avere la presunzione di poter sapere il tutto con una laurea a me sembra eccessiva. Dal motto: fai una cosa, e falla bene, piuttosto che farne cento e farle ad acqua di rosa.
Sentitamente, SENZA VOLER URTARE SENSIBILITA’ ALCUNA…
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Ciao..ripeto non sei ne carne ne pesce con le triennali di oggi, a mio avviso, infatti a Settembre mi iscriverò alla specialistica…ma questo secondo il mio parere vale un pò per tutte quelle facoltà che sono state trasformate in lauree triennali!
Ogni facoltà esiste perchè si occupa di un aspetto ben preciso. Ti faccio un esempio in una situazione di scambio io mi occuperei del lato relazionale, un economista invece si interessa, come gli è stato insegnato, della transazione punto!! sono due cose differenti..sopratutto se consideri ch eil commercialista fa un certo tipo di lavoro e uno con l amia laurea ha a che fare con budget vari legati alla realizzazione di una pubblicità o all’organizzazione di un evento …magari dietro alla impresa o agenzia, come la vuoi chiamare, c’è un commercialista che tiene conto della contabilità perchè è a conoscenza di tutte le 300 mila normative che possono esistere… ancora una volta due cose diverse… Forse un economista non riesce a fare le due cose insieme perchè, appunto, fa una cosa ben specifica e stop il resto lo fanno gli altri..non so, prova a chiedere alla Gelmini heheheh…
bo forse sono io che non sono così negativa ma forse, se sono passata da un istituto commerciale-tecnico ad un corso umanistico-economico, un motivo ci sarà no??..che ne dici???… Buona domenica!
Se uno ti chiede: cos’è la comunicazione? sapresti rispondere?
Il mio percorso di studi è stato: laurea triennale in scienze della comunicazione, laura specialistica in comunicazione d’impresa classe di laurea specialistica in teoria della comunicazione.
Forse perchè ho finito, ed ho superato quell’idealismo che tu ben incarni. E forse a torto o ragione posso dire che secondo me stai sbagliando i termini della questione.
Ironicamente, la gelmini ha detto che vorrebbe abolire i corsi di laurea in scienze della comunicazione, ma che la cosa è poco fattibile a causa di vari interessi delle classi al potere. Per questo ti dico che non posso chiederglielo.
Il punto è che non possiamo fare una cosa specifica. Poi fare tutto e niente. Poi, bhò! Non so cosa intendi con “aspetto relazionale”. Se è l’aspetto, tipo del rappresentante che ho descritto sopra, o altro.
Dire che il commercialista tenga solo la contabilità???? Non è assolutamente vero. Il commercialista pianifica e sviluppa strategie d’impresa e pone le condizioni di vendibilità del prodotto. Che poi ci debba essere il rappresentante che debba venderlo è fuori discorso.
Non so cosa intendi fare, quindi non conosco neanche il motivo del passaggio da uno istituto commerciale ad una facoltà umanistiica. Quindi, cosa vorresti fare nella vita?
Rispondimi elencando delle cose che puoi fare solo con scienze della comunicazione.
Se, invece, mi elencherai delle cose che possono essere fatte (forse meglio) con altre lauree. Dinuovo la mia domanda è: perchè allora prendere scienze della comunicazione?
Consentimi una nota. Le tue risposte sono molto generali, mi dici che sono due cose diverse, ma perchè?
Un commercialista, ad esempio, e questo tu dovresti saperlo visto che hai fatto un istituto tecnico-commerciale, non tiene solo la contabilità. Per le normative necessita l’avvocato.
E’ un pò come dire: vi è un marchio a quel prodotto. Se una cosa viene gestita da qualcuno con competenze specifiche sarà sicuramente meglio, altrimenti vi è la “puma” e vi è anche la “fuma”.
E credimi, non si tratta di lauree specialistiche. Lo stampo è sempre quello, potrai fare al massimo qualche altro esame di economia, etc.
Un altra cosa: cosa intendi per lato relazionale? Forse gestire le lamentele (cosa che si fa con il call center?)? O forse intendi vendere il prodotto? Tieni presente quelle signorine che chiamano per conto della vodafone o per proporti nuove cose? Non stiamo parlando dinuovo del call center? Naturalmente buona domenica anche a te….
Zeno è stato un esempio perfetto, forse non volendolo, di comunicatore ad hoc visto che è riuscito ad esprimere in maniera limipida, chiara e senza fronzoli un certo tipo di pensiero colpendo direttamente nel centro del problema.
Forse perchè è un giurista?
Forse si o forse no, ma io sono completamente daccordo con lui.
Scienze della Comunicazione, secondo una mia personale opinione, è una laurea superflua e non professionalizzante.
Oggi tutti si riempiono la bocca con neologismi inglesi, anche quelli appena laureati in facoltà del genere che si definiscono “assistant Marketing”, ma assistant di cosa?
Io ho moltissimi amici laureati in SdC e quindi conosco benissimo la questione.
Tutti, e dico tutti, in qualche modo lavorano, ma nessuno ha un buon contratto e viaggiano di azienda in azienda collezionando rapporti lavorativi fragili come la loro laurea.
Questo per dire che le statistiche occupazionali devono essere sempre prese alla leggera perchè occorre vedere in primis cosa c’e’ dietro il termine “occupato”!
E’, altresì fondamentale capire se realmente quelle persone occupano posizioni di Marketing o sono, come spesso è, semplicemente dei P.R. o dei factotum a 1000 Euro al mese non rinnovabili (quando va bene) e con tanta voglia di sembrare dei moderni “Wannabe”!!!
Il ramo Marketing è il rifugio peccatorium di tutti gli umanisti che cercano di dare un taglio concreto ai propri studi, ma è anche un settore ormai saturo e con poche prospettive: sarà che tutti possono occuparsi di Marketing, dagli ingegneri gestionali fino ai laureati in lingue e quindi capirete che le prospettive professionali sono alquanto scarse.
Ma il problema non è questo perchè come ha ben detto Zeno il Marketing non è roba per laureati in SdC, ma materia propria di Economisti, Giuristi e laureati in materie ingegneristiche!
Questo è il vero Marketing ed è inutile definirsi esperti di questa materia, quando in sostanza non lo si è affatto visto che il corso di laurea in questione non prepara a nulla, non professionalizza, ma da un assaggio di tutto e per di più approfondito con il contagocce.
Forse ci saranno facoltà dove SdC si studia seriamente, ma vi garantisco che tutti i miei amici (oltre 10 persone) non hanno mai faticato in nulla preparandosi gli esami in un paio di settimane quando andava bene.
Se fossi il capo di un azienda sceglierei sicuramente un laureato in Legge, Economia o Ingegneria Gestionale, magari con specializzazione “seria” per il settore marketing e non come fanno tutti coloro che conseguono il CDL in Scienze della Comunicazione che, rendendosi conto della vacuità del proprio insegnamento, si buttano in master improbabili solo per dare un senso alla propria laurea.
Sono stati gli stessi miei amici a dirmi dell’inutilità del loro corso di studi, quindi non lo invento di sana pianta, sono loro che mi hanno detto che alle aziende risulta conveniente assumere un laureato in Economia Aziendale che ti sappia anche tener di conto anzichè uno di loro ed infatti le conseguenze sono queste:
c’e’ chi si è laureato (tutti con 110 o 110Lode…e già questo dice tutto) e dopo ha fatto anche più di un Master, magari anche all’estero e si è ritrovato a lavorare in qualche azienda come stagista o, nel migliore dei casi, come precario.
Nessuno che a 30 anni, a 5 anni dalla Laurea, ha un posto sicuro, nessuno!
Ed i loro stipendi?
Quello che sta meglio guadagna 1000 Euro e lavora per un importante azienda internazionale, ma difficilmente lo confermeranno.
Qualcun’altro si è dato al giornalismo e non ha risolto niente perchè non serve una laurea del genere per esercitare la professione, ma questo vale per tutte le lauree comunque!
Dunque, questa è la mia realtà, non pretendo di essere la bocca della verità, mi auguro di sbagliarmi e, lungi da me ogni intento denigratorio di questo corso di laurea, auguro comunque a tutti i ragazzi che si siano imbattuti o si stiano per imbattere in questa avventura, di realizzarsi quanto prima perchè sono cosciente che chi studia merita di avere chances!
Buona Fortuna!
Esattamente è anche questo un altro “risvolto del problema”.
Però, scusami una precisazione.
Non è questione di stipendi, almeno per me. Nel senso che si tratta di realizzazione a livello proprio. La coscienza di poter affrontare nel migliori dei modi la tua “mansione”.
E dinuovo, come hai ben detto, che “mansione” possono svolgere i laureti in SdC?
Guardati i video di tutti i rettori che osannano questo tipo di laurea…. ma per favore. Forse lo fanno perchè è un corso attivato nelle loro università.
Non si può fare nulla, e prendo in prestito le tue parole, marketing è un etichetta tropo vaga.
Io mi metto nei panni di chi assume. Ripeto, e sono d’accordo con te, io assumerei un laureato in ingegneria, legge, economia.
Credo che abbiamo costruito una buona argomentazione.
Però, non mi accontento!!!! Voglio critiche, che siano costruttive però, e BEN ARGOMENTATE!
Non mi basta risposte vaghe come sono state date, ad esempio, dicendomi come sarebbe facile il mondo se due economisti riuscissero a comunicare. Oppure, anche io studio economia, o diritto.
Bene, dico. Ma il punto non è che la studi, ma sul modo in cui la studi.
E dinuovo, se uno si vanta di studiare economia, e farla come bandiera nel dire “Guardate io posso fare marketing”, allora, dinuovo, cos’è il marketing? O meglio, in che modo puoi fare marketing?
Secondo me, tutta ruota su una presa di coscienza. Io questa presa di coscienza credo di averla fatta. Ma non voglio sputare su quello che ho fatto.
Dico solamente, che ora che sto studiando legge, mi sento di svolgere un corso di studi che mi offra un qualcosa tale da poter affrontare da professionisti un qualcos’altro.
Zeno,
io sono dell’ idea che tutta SdC possa essere smantellata, restituendo alle varie facoltà le parti prese in prestito.
Tuttavia, ecco cosa nessun altro (o quasi) può fare meglio di noi (parlo di formazione universitaria, al netto di master e roba varia):
brand management (che da sola si porta dietro una decina di professioni, dal project manager al brand strategist, passando per il copywriter);
(web) content manager, per il quale serve una scaltrezza in tecnologie e relativi tipi di utente, che nessuna facoltà oggi ti fornisce in modo approfondito;
web marketing, in cui saranno capaci anche gli economisti, ma questo è un problema di percezione, perchè al google challenge dell’ anno scorso partecipavamo in tutto il mondo studenti di sdc ed economia, e le graduatorie alla fine sono state assolutamente equilibrate – senza contare alcuni miei amici già laureati che lavorano nel settore. La componente tecnologica inoltre ci vede ancora favoriti;
studio di usabilità ed interfacce – non primeggiamo, ma in facoltà da me ho imparato un bel pò di metozo e nozioni, ignorati anche da alcuni seo che poi mi hanno fatto i colloqui.
tv digitali (web tv, mobile tv, iptv), come progettazione e content management.
In generale, l’errore che fai è di pensare le professioni come segmenti rigidi e separati, secondo un approccio che considero ormai un pò fuori dalla realtà. Un’ impresa furba non sceglie l’uno o l’altro, ma li mette a lavorare insieme, e d’altra parte non è un caso che il lavoro in team sia la meta-competenza più richiesta in qualunque settore professionale.
Sopravvaluti inoltre la capacità comunicativa dell’80% dei professionisti che sono in giro, o forse è alla comunicazione in sè che non dai molta importanza. Non so come ho imparato queste cose, ma dopo anni quando vado a convegni anche importanti, e ti parlo di società tipo poste italiane, e vedo le loro presentazioni, il modo in cui si esprimono, dal ritmo ai contenuti, penso davvero che il problema non sia che il paese non ha bisogno di noi, ma che ignora proprio questa necessità.
Poi ti posso confermare tutte le perplessità, ma ogni volta che vado in giro, mi rendo conto che di persone che sanno mettere quattro slide in fila ce ne sono una su venti. E questo è l’abc, non voglio manco dire il resto.
Segmenti rigidi?
Bhò. Forse sono io che sono un pò separatista.
La tua descrizione è soprattutto incentrata nelle tecnologie web/informatiche.
Quindi, per ripetermi. Una laurea in ingegneria informatica (che progetta la web tv) è ben soppiantata dalle competenze che ti offre una laurea in sdc. Quindi, la web tv deve essere fatta da un ingegnere. E poi, scusa, prendi il caso di youtube e di tutti i vari i social net. in cui le persone fanno i programmi, ossia tutti. Non mi ripeto sul discorso dell’ingegnere creativo.
brand management? vabbhè ogni volta che si deve calcolare l’offerta del prodotto in base ad una linea che tenga conto delle variabili esogene di un sistema economico, bisogna chiamare una consulenza esterna se non si è già assunti un economista…. Quindi, dinuovo, perchè preferire un laureato in sdc se no, dinuovo per ripetermi, in fase di selezione trovare quel laureato in economia che sia anche un comunicatore (che sappia mettere insieme due o tre slide come hai detto tu)?
Se è per questo ci sono anche laureati in sdc che paradossalmente non sanno comunicare. Così come ci sono laureati in economia, ingegneria etc.. che sanno comunicare meglio. Se tu fossi un imprenditore quale dei due preferiresti?
Non dire tutt’è due, perchè altrimenti non si capisce il problema. Quindi metti il caso che devi fare uno scelta tra un laureato in giurisprudenza che sappia comunicare e uno laureato in sdc che si debbano occupare di copywriter. Aspetto tua risposta, la mia è facilemente intuibile.
web marketing–> ok. ti ripeto la domanda di sopra.
Lavorare in team. Esatto, così dovrebbe essere. Ma, appunto, ahimè, sottileneo il “dovrebbe”. E dinuovo la definzione di scienze delle utopie, ben si incalza in questo caso. Devi fare i conti con la realtà. Chiediti si ha questa realtà in Italia? Dove il lavoro in team c’è, nel senso che esiste una persona che si occupi di solo una cosa?
Pensa siete tu e un laureato in economia che sa comunicare. Devi fare la relazione sui tassi di interesse per capire come vendere il prodotto in base al reddito aggregato. A chi ti rivolgi?
Pubblicità, bisogna dare vendibilità ad un prodotto, a cosa si ricorre? Ad una persona che vada a presentare il prodotto ad una persona che sappia fare un “etichetta”?
Comunque, la risposta mi piace. Se vuoi continuare la discussione soffermiaci su una professione che possa saper fare solo un comunicatore. Però, prima leggi i post che ho lasciato prima. E, ti prego, attaccami su quello che ho detto, perchè qui mi sono dovuto ripetere.
Poi, scusa hai descritto generalmente tutte le professioni, per questo ti dico mostrami come un laureato in sdc possa svolgere in modo unico una professione che hai detto. Per delimitare il campo di un qualcosa, mi è stato insegnato, bisogna capire le cose di uno e le cose dell’altro. Qui, si parla di PRATICITA’. Non si fanno congetture teoriche. Quindi, le professioni che può svolgere un comunicatore così come un laureato in giurisprudenza può fare l’avvocato sono….
Aspetto tua continuazione.
PS: Non metto in dubbio la base culturale “rinascimentale” che ti offra una laurea in sdc. Ma il punto è che si può fare tutto e niente. TUtto perchè abbiamo fatto economia, informatica, etc… Etc. Niente, perchè nel lavoro occorre saper fare una cosa bene. Nel senso che ti devi occupare di una disciplina e saperla nelle sue parti. Cosi, io ho fatto economia, ma ho un introduzione, macro e marketing, un laureato in economia ha fatto 50 esami di economia….e via dicendo.
metto una veloce notazione.
qui, almeno io, sto cercando di poter formulare le varie professioni che si possano fare con la laurea in sdc. Pertanto, l’ultima parte del video sembra non pertinente alla discussione.
Caro Zeno,
come dire, passavo di qui e sono inciampato nelle tue parole, assolutamente specchio di una realtà, quella italiana, che ha tanto da imparare dal resto del mondo. Sono iscritto a Comunicazione e Marketing anch’io, probabilmente alla stessa facoltà della ragazza sopra. I tuoi discorsi, oltre che abbastanza arroganti, appaiono superficiali, aria fritta. Avrai anche studiato comunicazione d’impresa, ma chissà con quale risultati sei uscito mi viene da dire! Forse, in uno dei corsi di marketing che anche tu, da buon comunicatore aziendale, hai fatto, ti avranno già spiegato la differenza tra marketing strategico e marketing operativo. E forse tu, da bravissimo studente, avrai subito intuito la grande differenza che c’è tra le due parti. I lavori a cui ti riferisci tu, le varie curve di domanda e di offerta, le strategie di penetrazione, etc., sono mansioni di competenza del marketing strategico. Il laureato in Scienze della Comunicazione, a differenza dei vari curricula, farà cose differenti: gli studenti di editoria, mass media, teorie della comunicazione andranno a svolgere mansioni nell’ambito dell’editoria: quindi giornalisti laureati, senza aver pagato (so che ti sembra strano in Italia, ma il fatto che tu viva qui non ti obbliga per forza a pensare da Italiano medio per cui chiunque lavori in un settore saturo è lì perché ha pagato) e competenti non solo di linguistica e grammatica italiana, ma anche di sociologia, informatica, etc., tutti esami che, ti assicuro, sono fondamentali per darti quell’apertura mentale che un laureato in lettere, pur con altri pregi, non ha. Chi invece studia pubblicità, RP, marketing (in una facoltà di SCO), etc. andrà a lavorare nell’ambito, pensa un pò, del marketing operativo, la ‘manifestazione’ del marketing strategico! In soldoni: un economista mi decide il P, la domanda, calibra l’offerta, etc., io implemento le strategie affinché il prodotto incontri il consumatore. Ottimo, fin qui mi avrai seguito spero. Ora, immagina il commercialista che, da quello che dici, oltre ad amministrare l’azienda pianifica anche le strategie di mercato, o mantiene le Relazioni con gli stakeholder esterni. Probabilmente non hai mai conosciuto un commercialista tipo: inorridirebbe a fare simili lavori e, non per nulla, ha capacità comunicazionali bassissime. In realtà, a scanso di equivoci per chi legge, il commercialista con il marketing non ha nulla a che vedere. Lui fa i conti, Zeno, mica fa le campagne dell’Esselunga con i frutti che, per paronomasia, diventano grandi personaggi (e viceversa). A fare quelle cose ci pensiamo noi. Ah, tra le altre cose, piccola nota: il copyWriter (non copyrighter, questo deriva da un tuo bias derivante dai manualoni di diritto) si occupa della parte verbale di una pubblicità, in compagnia dell’altro creativo per la parte verbale (l’art director). A questo, quindi, interessa saperne di diritto come a te di astrofisica. Poi, altri curricula di comunicazione hanno altri sbocchi, vorrei soffermarmi sull’indirizzo appena descritto. Pensa se un economista, un finanziere, si occupassero di marketing: per fare un esempio, pensa se Prodi, Padoa Schioppa si occupassero di gestire i rapporti dell’azienda, di curarne le pubblicità, gli eventi. La società in cui viviamo, definita società dei consumi e/o dell’immagine, avrebbe pochi minuti di vita, poi morirebbe. La formazione di un economista tipo, non me ne vogliano gli economisti perché ho una grande stima di loro, non é creativa, non ha a che vedere con ciò che pensa l’homo sapiens, non sa le teorie della società. Confronta un piano tipo di una laurea in economia con una laurea simile alla mia. Entrambe sono lauree centrate su particolari aspetti: la mia è fondata sulla psicologia, le teorie della comunicazione e le materie aziendali. Mi aggancio al discorso per un’altra piccola nota: tu sei per la specializzazione dei cdl, non ami quelli generici? Leggiti questo articolo del Dott. Weegwen:
http://web.unicam.it/archivio/documentazione/articoli/professioni.htm
Egli sostiene che la specializzazione sia stato lo sbaglio del ventesimo secolo, e che il futuro si evolverà verso professioni che richiederanno competenze miste, economia/informatica per dire. Quando tu uscirai da Giurisprudenza capirai quello che dico nel momento in cui saprai tutte news degli ultimi 3000 anni di diritto, ma poi non saprai scrivere 3 righe in inglese, o non saprai da dove cominciare se vorrai fare due statistiche con programmi ad hoc per valutare il tuo portfolio clienti. Tralascio il parallelismo comunicatore-rappresentante, un pò sulla falsa riga del commercialista che fa le strategie di marketing tra un compito e l’altro di managerial accounting e del copyrighter al posto che del copywriter. Vedi, tu parli come un uomo dell’ottocento, in cui nel mondo non c’erano aziende medio-grandi e in ufficio c’erano il proprietario, il commercialista (tipicamente, allora, un ragioniere), ed il rappresentante che andava in giro con il furgoncino dell’arrotino. A quel tempo, ben poche lauree erano indispensabili! Ti riprendo anche un’ultima cosa: la creatività, la comunicazione si possono imparare. Ti consiglio i libri di Codeluppi, di Mercurio, della Testa, di Barile. Leggine uno, tra un capitolo e l’altro di diritto costituzionale, poi ne riparliamo. Se invece per ‘comunicazione’ intendi la grammatica italiana, leggiti la garzantina di italiano: l’ho portata ad un esame, ci sono stato su un mese ma ti assicuro che ho affinato la lingua come non mai. I lavori, i naturali sbocchi professionali (ebbene sì, diventeremo adulti anche noi e lavoreremo!) sono decine: brand manager, content manager, account manager, copy, strategic planner, product manager; ultimamente, poi, come potrai notare cercando su un qualunque motore di ricerca, è nata una nuova professione, dal cui nome puoi capire tante cose: il communication manager! Incredibile, pensa che la nostra preparazione potrà farci fare tutte queste cose. Ciò è fondamentale, in una realtà ipercompetitiva. Certo, questo cdl è fatto per persone attive, in tutti i sensi: non solo curiose, ma anche pronte a superare la tanta concorrenza. Se uno è avverso al rischio (non sto a definirti il concetto di avversione al rischio che, vista la conoscenza palesata nei vari post sulle leggi dell’economia politica, conoscerai già a memoria) potrà, appunto, cercare qualcosa di più ’sicuro’, come appunto giurisprudenza. Che poi sicuro tanto non è nemmeno lei, visto che ormai il mestiere dell’avvocato è uno dei più abusati e che molti laureati andranno poi in banca o in azienda. Sottolineo poi una dinamica abbastanza di moda ma assolutamente anomala: in tutti i siti ed i blog che parlano di comunicazione, oltre ai ragazzi che, come me, possono avere voce in capitolo perché assolutamente coinvolti in quel mondo che Grazia, nell’articolo principale, ha egregiamente definito ‘non sicuramente un mondo perfetto, ma per noi amanti dell’arte, del mestiere e della professione di comunicatore è un mondo da vivere nel bene e nel male con il massimo impegno, rispetto e con la volontà di migliorarlo’, ci sono anche ‘creature simili’, per usare un termine amato negli anni 80 per denominare ragazzi che non erano punk ma erano strettamente legati a questi. Questi, dall’alto delle loro iscrizioni a cdl in altre facoltà parlano, parlano, parlano, portando statistiche su amici di zie di cugini che non sono riusciti a trovare lavoro dopo una laurea in SCO. Ecco, a questi neoguru dico: avete mai avuto notizia di un bulletto di SCO che si è intrufolato in un blog dedicato agli studenti/lavoratori di ingegneria, diritto, etc. sparlando di queste professioni? Io assolutamente no. Perché, a differenza di molti, il laureato in SCO è anche umile, rispetta le scelte altri pur avendo sicuramente anche lui uno zio il cui figlio del cugino, laureatosi cum laude in ingegneria/giurisprudenza, fa ora il cassiere al fast food per arrotondare. Questa sensibilità l’ha ottenuta anche grazie alla sua preparazione. La situazione attuale è critica per tutti. Riporto la frase di un manager di un’azienda attiva nel settore dell’ICT in cui sono andato a fare un progetto, che disse parole assolutamente sagge: ‘i giovani ora non capiscono che un laureato triennale in ingegneria è paragonabile ad un operaio degli anni 80′. Rispettando sia ingegneri che operai, anche lui sottolineava l’assoluta sicurezza di un laureato in certe professioni che, forte del suo attestato, si immagina già capo del mondo senza considerare che ora tutti sono laureati. Quindi, onde evitare di straparlare alla Vespa, che si atteggia da tuttologo pur avendo conoscenze limitate in materia, chiederei più rispetto e meno arroganza da parte di questi personaggi. E qui mi sorge un dubbio, sempre riprendendo Gloria e chiudendo il cerchio: non sarà l’insoddisfazione personale determina l’opinione di molti, un loro rimpianto?
Chiudo con una nota: caro Zeno, tu dici bene: la tua classe era in ‘teorie della comunicazione’, la nostra magistrale ‘naturale’ è la classe 59/s, in ‘comunicazione d’impresa e pubblicità’. Ora, anche senza aver studiato cose in merito, già la semantica dei due sintagmi ti dà l’input per capire che c’è una grande differenza. Questo sottolinea, ancora una volta, la volontà di parlare pur non avendo conoscenze e mezzi disponibili.
PS: Mi scuso con Grazia per averla chiamata Gloria.
Spero non me ne avrà, non l’ho fatto apposta.
Voglio conoscere questo alberto!…
… E l’art director è il creativo della parte iconica della pubblicità, non verbale.
Tutti errori a causa della fretta, di poca importanza. Ce n’è qualcun altro ma ho visto cose ben peggiori in giro.
Cosa dici Elena, lo abbiamo convinto?
A parte che anche se non ci siamo riusciti poco importa, ognuno fa le sue scelte di vita e io sono molto contento ed appagato della mia. Solo mi urta leggere certi post ignoranti (nel senso che ignorano il tema) ed arroganti in continuazione.
Tra l’altro, caro Zeno, e qui veramente chiudo, se non sbaglio il primo commento che hai scritto lo hai scritto in altri siti/blog, identico. Tanto per seminare un po’ di sano panico tra le leve di SCO. Hai fatto benissimo a iscriverti ad un altro cdl, a creatività andiamo maluccio.
Si infatti!.. come puoi ben vedere ho ripreso a scrivere in questo post solo dopo il tuo intervento … forse la mia prima risposta, un pò troppo sintetica per essere capita oppure apposta non la si vuol capire, ho lasciato perdere per i motivi che hai scritto!
vedo che non hai un blog .. mm di dove sei?
Ti rispondo con una battuta veloce, lasciando ad un altro giorno la risposta argomentata, in quanto ora semplicemente non ho tempo.
1- Sei tu ad essere ignorante. Se accusi un altro di ignoranza vuol dire che tu ti ritieni nel giusto, e di conseguenza la presunzione del giusto ti fa ignorare le altre cose;
2- Cerca di essere più obiettivo, mi sembra che hai fatto un analisi sociologica di m—-. Mi sembra strano dici che l’hai studiato. Tieni presenti, Saussure, Chomsky, Hjelmslev (autori a cui mi riferirò nel prossimo post).
3- Scusa, ma quando la creatività s’impara? Puoi studiare in che modo è possibile fare una cosa, ma mi sembra strano che ti insegnino una descrizione universale che sia adatta a tutti i casi. Quindi, come fai ad adottare un particolare metodo creativo ad un qualcosa?
4- Sono tentato nel non-risponderti, vista la tua presunzione. Ma voglio farlo ugualmente per non far credere a chi legge che tu sia nel giusto e che ci sono due prospettive, o più di vista e che una persona razionale deve saper tener presente i pro ed i contro di ogni cosa (cosa che tu non vuoi fare). UNa battuta. Bravo, la laurea in sdc è tutta rose e fiori, quindi come mai si è sollevato il fatto di legittimità intorno a questa laurea?
Caro Zeno,
l’idea iniziale era di risponderti per punti, ma visto che la tua è una semplice annotazione che verrà poi ripresa aspetto con ansia e non mi scucio. Mi fermo solo sull’ultima domanda, diretta: sai, qui siamo in Italia. Senza voler fare i catastrofici (tutti i giovani italiani si lamentano dell’Italia), penso che ci sia una stretta correlazione tra le accuse a SCO e questo fatto. L’Italia (mi spiace ma devo dire cose dette e ridette per applicarle al tema) ha un’età media della classe dirigente di x (60, 70?) anni. In poche parole, siamo un paese alla frutta, sempre indietro in ogni situazione, governato da nonni che, pur di non lasciare vacanti i benefici di cui dispongono, governerebbero anche in barella. Questo nonnismo, in sinergia con il fatto di contenere in suolo amico il Vaticano, determina una serie di ostacoli al progresso, in ogni cosa. In questa situazione assolutamente prospera, una quindicina di anni fa sorge il cdl in SCO, che in Europa (e nel mondo) è ormai strutturato ed appagante per gli studenti. Quindi, capisci, accade un fatto nuovo in Italia. Pazzesco. Ecco che allora, per un effetto domino, i nonni, la cui mente per definizione non può dirsi del tutto elastica, fanno fatica a capire cosa sia questo alieno, che parla una lingua diversa dalla loro, la lingua della contemporaneità. Quindi cominciano ad attaccarla, non sapendo cos’altro fare. Attaccarla pur non sapendo nemmeno di cosa parli. E da qui tutti i fiumi di parole che si sono avuti finora. Penso però (correggimi se sbaglio) che se SCO è una laurea voluta da Umberto Eco, una punta di bontà ci sia. Penso però (correggimi se sbaglio) che se nelle classi di comunicazione insegnano Abruzzese, Volli, Codeluppi, Invernizzi, Fabris, etc., una punta di bontà ci sia. Il problema, a mio avviso, è questo: noi, studenti di SCO, la frequentiamo benissimo, senza patemi, senza chiederci ‘perché l’ho fatta?’. Impariamo ciò che ci interessa, conosciamo gente simpatica, abbiamo le stesse possibilità di arrivare nella vita degli altri laureati (dati AlmaLaurea, qualsiasi anno da quanto è conteggiata Comunicazione). E’ ad altri che importa di noi e di SCO; noi siamo persone molto pacate, che però ogni tanto dobbiamo difenderci da attacchi assolutamente gratuiti. Se tu ti fossi laureato in Economia e non avessi trovato lavoro (come capita a molti), non ti saresti detto ‘mannaggia, dovevo fare giurisprudenza’. Perché nella società Italiana è radicato il concetto della ’sicurezza’ di alcune lauree. Avresti dato la colpa a te stesso, per non avere performato in modo tale da renderti più appetibile. Se guardi l’offerta di scuole di comunicazione a Parigi (per esempio), la differenza con Milano è imbarazzante. Lì ci sono scuole assolutamente all’avanguardia anche per la comunicazione, con partnership internazionali, che sfornano creativi, pubblicitari e quant’altro bravissimi. Se guardi i dipartimenti americani, senza patemi troverai diversi ‘Communication studies’. Qui da noi no, perché abbiamo la polvere. Ma, sinceramente, penso che queste critiche che hanno invaso il mondo di SCO non mordano, anzi. Non abbaiano nemmeno, sono solo buffe, è una specie di teatrino. Sono assolutamente fiero che un personaggio come Vespa dica pubblicamente di non fare SCO, così tiene lontano il suo target (tu sai meglio di me che ogni programma tv ha i suoi spettatori, che lo guardano perché si riconoscono nelle dinamiche proposte). E’ assolutamente positivo, per noi, che Vespini non entrino in facoltà ma che si disperdano da altre parti. Personalmente, credo più in Eco che in Vespa. Non esiste alcun caso, anche perché la facoltà è una delle più attrattive nel panorama nazionale. Per dirtela alla Rolla, ‘il problema non è mio. E’ tuo’.
@ Elena: hai dei commenti in attesa di moderazione sul blog!
Ciao a tutti,
io sono Giancarlo e gestisco il blog di Uni>Ferpi.
Purtroppo a causa di impegni lavorati non sono riuscito a monitorare a fondo il dibattito che si è creato e me ne scuso..
Sarà mio compito domani leggere tutta la conversazione per riportare la conversazione su toni meno accesi e sicuramente più costruttivi.
Per il momento vi prego di non commentare ulteriormente per evitare di eccedere ulteriormente!
Giancarlo
salve sono un ragazzo di 18 anni che ha appena finito le superiori e che è interessato ad iscriversi alla facoltà di scienze della comunicazione. Però non nascondo che dopo aver letto questa discussione, io sia rimasto molto perplesso!!!! io volevo sapere se qualcuno di voi mi poteva dare qualche informazione su cosa si fa, e se è effettivamente utile per diventare giornalista!!!! Vi prego qualcuno di voi mi aiuti perchè sono di fronte ad una scelta che forse segnerà la mia vita!!! vi ringrazio anticipatamente
I risultati della mia laurea sono 110 e lode e proposta di dottorato. Ma non ho mai ostentato il mio titolio né mi sono permesso di offendere l’intelligenza altrui. Mi vien da chiedermi quale tra i due sia l’arrogante. Se parti dal presupposto che un idea contraria alla tua è “aria fritta”, sei tu che ti ritieni nel giusto (che allo stesso senso logico dell’ipotesi in cui una persona dice di voler vivere sotto una campana perché sta per succedere qualcosa, l’altro risponde, allora, sei un pazzo. Chi vive sotto la campana gli risponde a sua volta sei un pazzo tu a non voler vivere sotto una campana, e così via… Allora, ti chiedo chi è il pazzo tra i due? Sapresti dirlo dato che entrambi si ritengono nel giusto?). Io non sono mai partito dalla considerazione che io fossi nel giusto Anzi, più volte, ho pregato di contraddirmi con argomenti motivati. Tutto questo per dirti che se parti dalla presunzione di essere nel giusto non arrivi da nessuna parte.
Ma come fai a sostenere che odi Vespa quando tu stesso non fai che ripetere che il laureato in scienze della comunicazione conosce tutto. Cioè, critichi Vespa per la sua presunta “conoscenza del tutto” e tu non fai altro che ripetere che le cose (uso questo termine in quanto mi riferisco a categorie astratte) specialistiche siano un danno. Mi sembra presunzione anche questa.
Scendi dal piedistallo che ti sei creato e introduci nella tua vita la massima socratica “io so di non sapere”. Io sinceramente non riesco a capire come si può fare una “ operatività” se prima non si conosce l’ambito “strategico”. Ancora una volta, mostrami dove mi sbaglio. E tu credi che bastino due o tre corsi per conoscere l’ambito strategico? Mi sembra questa una sopravvalutazione. E’ come dire che tutti possono fare l’avvocato bastano tre o quattro esami. Allora, mi/ti chiedo cos’è che rende una professione tale? A scanso di inutili questioni, dico fin da subito, che l’esperienza ha il suo ruolo, ma qui stiamo discutendo della formazione….
Poi, scusami, per quanto ne so, esci laureato, ma non giornalista. Per esserlo devi prendere il tesserino. E come fai a prendere il tesserino? Di nuovo, devi scrivere per due anni in un giornale e fare la richiesta. E allora, c’era davvero bisogno di una laurea per essere giornalista? Se volevi una conoscenza ampia, perché non prendere filosofia? In che cosa scienze delle comunicazione ti aiuta ad essere giornalista. Di nuovo, la mia domanda: Cos’e che rende una professione tale?
Mi vien da dire, inoltre, che ammettendo l’errore sintattico su cui tanto ti sei appigliato…. Impara a conoscere ciò che ti sta intorno. Giurisprudenza non è solo 3000 anni di storia del diritto. Sai che se puoi scrivere liberamente e perché c’è stato un riconoscimento di tal diritto nel nostro ordinamento: Manifestare liberamente il proprio pensiero. Definire la legge come un insieme di news, mi sembra offensivo. Come fai a dire che un sistema normativo fatto da leggi scritte ATTE A TUTELARE determinati interessi siano solo news?
Definirmi, poi, come un uomo dell’ottecento mi sembra ridicolo. Dire che non tengo presente le aziende medio-grandi. ( brand manager, content manager, account manager, copy, strategic planner, product manager). CHE PAROLONI!!!!!!!!!!!
Mi piace pensare all’ultimo dei termini “product manager”. Mi chiedo come una persona possa essere manager del prodotto. Quali mansioni specifiche dovrà mai svolgere. E non rispondermi che tra i suoi compiti rientra quello di portare il prodotto al consumatore. Perché ha lo stesso logico del pensare che un fruttivendolo sia product manager.
Mi chiedo poi come sia possibile imparare la creatività. Mi chiedo anche se basti che qualcuno scrivi dei libri su come imparare la creatività per farla salire a rango di dottrina insegnabile. Ti chiedo, non credi sia un circolo vizioso dire che la creatività sia applicare un qualcosa a qualcos’altro (vd Peirce su la nozione di segno) in modo innovativo e poi allo stesso tempo dire che si può imparare, perché per impararla si suppone che vi sia un qualcosa, ipotizziamo un metodo già applicato e quindi, già usati e quindi non più creativi?
Vi è da dire, che IO MI SONO LIMITATO ALL’ITALIA. Certo negli altri paesi potrà essere fatta meglio, MA PUOI NEGARMI SUL FATTO CHE IN ITALIA LA NOSTRA ABBIA SCARSO RICONOSCIMENTO?
Allora, pensa alle credenze così come ipotizzate da tanti filosofi. Una credenza può essere mai privata, o implica delle nozioni che sono dovute passare necessariamente dal corpo sociale. Per dir meglio, pensa alla credenza (banalizzando, il concett di credenza) in Dio. TI domando, se eri nato su Marte dove per credenza in un Dio ci si riferiva alla credenza che domani pioverà, che tipo di credenza avevi? Il punto è, dinuovo, la nostra laurea non è riconosciuta dalla maggior parte. Ed è una consuguenza logica dire che finchè non ha riconoscimento non ha valore.
Poi, scusami, un altra cosa. Eco aveva prospettato anche l’idea che corsi di laurea in scienze della comunciazione ce ne dovevano essere pochissimi… a te la facile intuizione.
Carissimo Daniele.
Da parte mia, laureato in scienze delle comunicazioni, NON ISCRIVERTI! E’ molto meglio filosofia. Non credere ai soliti loghi comuni che scienze della comunicazione dia l’accesso alla professione giornalistica. Non è assolutamente vero. Per diventare giornalista devi scrivere per due anni su un giornale e fare l’iscrizione all’albo.INFORMATI, se non mi credi.
Il mio consiglio è:
Se la tua volontà è quella di fare il giornalista, inizia a scrivere in un giornale, e nel frattempo specializzati in qualcosa di preciso. Ad esempio, vorresti fare giornalista per la politica prendi scienze politche; giornalismo scientifico, prendi quel ramo della scienza che ti piace di piu. In questo modo, poi diventare davvero qualcuno che sa quel che scrive…
e se volessi diventare giornalistan sportivo???? cosa dovrei studiare??? e poi come faccio a farmi prendere da un giornale se nemmeno so da dove iniziare per scrivere un articolo???? purtroppo è vero che vorrei diventare giornalista ma è anche vero che non ho nessunissima esperienza in questo campo. ti ringrazio anticipatamente per la tua risposta
Io credo che nessuno puà insegnarti a scrivere veramente bene. Nel senso che a parte la grammatica, che si suppone fino alle superiori avresti dovuto impararla ( tra l’altro, l’esame di maturità annovera tra le prove il cd “articolo”), il senso di ciò che vuoi scrivere, quello devi essere tu a saperlo fare. Bene mi potrai dire, ma come faccio?
Io credo che il migliore metodo per imparare a scrivere è leggere.
Per questo ti dicevo anche prendi un corso specifico, imparando così sia a leggere che a scrivere.
Per lo sport non so, sinceramente, in quanto per me (ed è solo una mia opinione) lo sport è importante si, ma non così importante da dedicargli metà giornale o addirittura un giornale intero. Credo anche che per poter parlare di sport bisogna seguirlo.
E’ vero che non hai nessunissima esperienza, ma se mai inizi…
Caro Zeno,
prima di scrivere un post per riassumere i vari punti di vista su Scienze della Comunicazione espressi in questi commenti, come da te richiesto ti dico una professione che solo ad un laureato in scienze della comunicazione o affini viene data la possibilità di fare, l’ufficio stampa.
Con questo non voglio dire che io sia uscito conoscitore di come si faccia ufficio stampa\media relations ma io lavoro come ufficio stampa in quanto laureato in sdc.
Se mi dici beh lo possono fare tutti perchè non ti viene insegnato in modo adatto, posso rispondere che posso fare anche il maestro di filosofia, storia e tanto altro anche solo da autodidatta, ma per fare quei tipi di lavoro mi viene chiesta, a ragione o torto una laurea.
Purtroppo io vedo dei limiti in sdc, non tanto come idea di base ma come viene realizzata, ovvero con materie poco pertinenti nella maggior parte dei casi a quello che si andrà a fare davvero operativamente.
Tuttavia suggerirei a tutti di informarmi autonomamente e chiedere pochi consigli in giro a meno che non si tratti di persone che si conoscono personalmente.
Questo perchè (e non intendo riferirmi a te) ogni facoltà e ogni tipo di lavoro va valutato a seconda della persona che lo fa:
una persona poco precisa potrebbe trovare problemi in ingegneria per dire e criticarla, come una persona poco avvezza alle dinamiche comunicative può criticare sdc.
Per prendere una scelta universitaria il mio consiglio è valutare i programmi che vengono proposti, e da li decidere in piena autonomia e libertà se possono essere di mio interesse.
Per quanto mi riguarda sdc è una facoltà che potrebbe avere un gran futuro solo se viene resa più specifica e qualificante per un lavoro: è impensabile che si esca dall’università senza sapere come lavora una redazione di quotidiani per esempio.
Per quanto riguarda invece il contenzioso Vespa e compagnia bella a me fa ridere come gente che fa della comunicazione la loro vita e vive attraverso ciò che è notiziabile e gestendo l’agenda setting mi dica che Scienze della Comunicazione non deve essere fatta..come se visto che gli edifici all’Aquila sono caduti come fogli di carta ora si dicesse di non fare ingegneri perchè si diventa assassini..
Quanti sviluppi durante la mia assenza!
@ Giancarlo: ciao Giancarlo, posso rispondere a Zeno? Penso che stia venendo una discussione interessante e, secondo me, non si sta eccedendo.
Carissimo Giancarlo,
Ti do piena ragione. Forse, sei l’unico ad aver capito il mio discorso. Come ho più volte ripetuto, si tratta di riconoscimento e di piani di studi, come hai ben detto “poco qualificanti”. Scienze delle comunicazioni, potrebbe avere futuro, ma per il momento, per come è fatta (ed io di questo ho parlato) non va bene.
Troppe cose, e troppo poco qualificanti (scusa, prendo il tuo termine che mi sembra azzeccato).
Però, prima di iscriversi una persona deve consapevole dei rischi a cui va incontro.
Ti contraddico solo su una cosa. Bisogna essere precisi!!!!!!
A parer mio, non esistono professioni che si possono svolgere senza essere precisi. Il punto è che accanto alla comunicazione bisogna incrementarla con qualcos’altro. E poi, scusate, la comunicazione non è sempre comunicazione di un qualcos’altro? (per riferirmi a Pierce, e alla sua nozione di segno: qualcosa che per per qualcuno per qualcos’altro sotto un certo rispetto)
Dinuovo, il modo errato in cui viene realizzata è anche questo: il qualcos’altro deve essere QUALIFICANTE.
Ma non bastano due o tre o corsi per renderlo tale.
Occorre qualcosa che solo il laureato in sdc possa fare.
Altrimenti, lo possono fare tutti ( e di conseguenza, che senso avrebbe una laurea allora?)
Ed è questo che ho più volte ripetuto.
Vespa lo ignoro.
Spero che la discussione vada avanti in questo senso.
Capire problemi e vantaggi. Non cercando di idealizzare nulla. Come tutti sappiamo l’iperuranio è un mondo di mezzo….
@Alberto: puoi continuare tranquillamente, basta mantenere toni pacati.
@TUTTI:
Tuttavia nel week farò un post per permettere anche a chi non controllare i commenti recenti di poter interagire, essendo ormai il post superato da tanti altri.
Sono al secondo anno di scienze della comunicazione curriculm editoria e giornalismo laurea triennale. Voglio fare la giornalista da quando ho raggiunto l’età della ragione. Bene nonostante sto finendo il secondo anno ho gia trovato una redazione che mi riconosca gli articoli. La strada sarà lunga come per tutti i lavori ma alla fine se uno vuole ce la fa. La laurea in scienze della Comunicazione seguita da una buona buona specialistica si valorizza con l’esperienza e con il lavoro. I commenti lasciateli agli altri, se avete un obiettivo cercate di perseguirlo e vedrete che ci riuscirete. Io volevo fare la giornalista e questa laurea almeno in parte ti permette di conoscere questo mondo, di conoscere professionisti e prof che ti possono indirizzare. La difficoltà sta in tutti i lavori. Non credo di essere più stupida di uno che fa ingegneria o economia anche perchè mi ci so rapportare benissimo. Nessuna altra laurea lo permette. Basta con i qualunquismi se volete studiare e lavorare scegliete una facoltà seria dove non si perde tempo e che sia a numero chiuso come ho fatto io indirizzandomi in una privata dove ti seguono e fai esperienza. E poi non è una laurea che qualifica la bravura di una persona, quindi scegliete un corso di studi che vi piaccia davvero. Se vi piace e non avete difficoltà state un passo avanti a tutti. In Bocca al lupo
Mi vien da pensare riguardo l’ultimo post.
Un commento a caldo. E certo che l’università privata ti indirizzano meglio, ma per poter prendere l’università privata devi avere un mucchio un soldi.. Ed è logica di chi nasce ricco avrà le migliori opportunità e parecchie porte aperte.
Non certo è una critica o una colpa, è una semplice constatazione. L’Italia, o meglio l’università italiana è composta da persone che per la maggioranza prendono l’università pubblica. (per intenderci dove l’importo massimo previsto è di 1.500 euro di retta)
Ora, ti chiedo: E quelle persone che non possono prendere l’università privata?
Ti chiedo anche: I professori che ti indirizzano non sono equiparabili alle persone che sono in una redazione? Nel senso che: Non sono anche queste persone ad indirizzarti? E poi, scusa, i professori a sdc non sono anche giornalisti che lavorano in delle redazioni ( e se lavorano in delle redazioni, non si possono incontrare anche in queste o bisogna andare necessariamente all’università?) ?
A me non sembra tanto difficile scrivere per una redazione.
Vai da qualsiasi giornale locale (si parte da questo tipo di giornale, giusto?) e dì: Vorrei scrivere per il vostro giornale occupandomi della zona X, inizialmente gratis. Secondo te, è difficile che qualcuno non ti faccia provare a meno che tu non sappia proprio scrivere?
Per ritornare sui i miei post precedenti. Chi voglia scrivere notizie sull’andamento della borsa fa bene a iscriversi a scienze della comunicazione o ad economia?
Dinuovo, dipende da ciò che una persona vuole fare. Alla mia città c’è un giornalista sportivo stimato e apprezzato, ma possiede solo la terza media. Senza nulla togliergli, tu credi che questa persona abbia a che farsene di una laurea in scienze della comunicazione?
Bene, volete lavorare con sdc, allora conservatevi intorno le 30.000- 40.000 euro, andate a fare quei master dove si paga tanto ma poi si lavora. Ma se non avete questa disponibilità come fate o potete crearvi un qualsiasi tipo di strada?
Ciao a tutti…io mi sono appena iscritto al cim di pavia una facoltà particolare che è molto simile a scienze della comunicazione….
io non so voi ma conosco gente che l’ha fatta sdc e ora lavora…e non si è mai lamentata…forse sono io che vivo nel paese delle meraviglie?!…non credo
x farvi un es. usciti da sdc si può fare anche l’organizzatore di eventi…cito un ragazzo che l’ha fatta che ha incominciato a lavorare per una discoteca locale e ora lavora come manager per vip e organizza feste ed eventi per tali persone
si potrete rispondere che questo è un po’ il lavoro che tutti cercherebbero di fare…però dalle mie conoscenze dei laureati in cim, nessuno di loro è disoccupato o lo è stato per tanto tempo…
Mi sono davvero stancata di sentire in continuazione critiche su scienze della comunicazione. Fossero almeno costruttive, potrei benissimo rispettarle e probabilmente anche accettarle..ma trovare sul web e non solo, gente che prende in giro chiunque abbia intrapreso questa strada, con frasi come: “scienze delle merendine” oppure..”la laurea di comunicazione me la prendo nella pausa caffè”ecc ecc è una cosa che non tollero perchè mortifica chi si impegna davvero in questo settore!!! frasi insensate che la maggior parte delle volte sono pronunciate proprio da persone ingnoranti, che parlano senza nemmeno conoscere ciò che stanno criticando..o meglio, offendendo!Già da questo possiamo notare, come chi dica queste cose sia uno scarsissimo comunicatore! Badate, dunque, che non è così semplice sapersi esprimere al meglio?!..Per quanto riguarda il settore lavorativo non ne sò moltissimo, sto per iniziare il secondo anno per cui mi sto dedicando allo studio più che al lavoro visto che ho ancora un bel pò di tempo prima di finire.. Ad ogni modo, dopo il polverone alzatosi sull’argomento, ho dato un’occhiata in giro e ho trovato aziende che formano agenti, richiedere specificatamente la laurea in sdc.. e lo stesso vale per agenzie pubblicitarie, web master all’interno di hotel e così via!!Magari per il giornalismo la strada è più semplice..non si cerca per forza una persona laureata..(Vedi Mentana e tanti altri)ma ritengo che ai tempi d’oggi.. tra una persona con o senza laurea la scelta da parte di un datore di lavoro, ricada sulla prima!considerando anche che nel mondo lavorativo e nei curriculum vitae, ormai si cerca in modo sempre maggiore”l’esperienza”..e credo che un laureato, dopo aver sostenuto esami su esami, tirocini e stage..anche all’estero, ne abbia di più di un diplomato! Per cui caro Zeno mi dispiace notare che un “valido” comunicatore come te che ha espresso così efficacemente e direttamente le sue idee riguardo questo argomento, non abbia avuto fortuna in questo settore(perchè a volte è anche questa che manca). Ci tenevo inoltre a chiederti il motivo per la quale ti accanisci così tanto contro questa facoltà, chiedendo agli altri quali sono gli sbocchi lavorativi di questo corso e ostinandoti ad obiettare tutte le risposte che ti son state date? Io posso dirti solamente che tu hai ragione su una cosa: non hai fatto una grande scoperta affermando che noi non studiamo una cosa specificamente, è vero..!e chi è iscritto a questo corso lo sa. Se fai ingegneria, medicina, architettura avrai un titolo ben preciso.. il nostro è generico perchè ti lascia le porte aperte a diverse opportunità e mi dispiace constatare che la nostra versatilità è spesso sottovalutata anzi..addirittura erroneamente paragonata ad incompetenza.
cara determinata,
A mio parere non hai letto i post che ho scritto più sopra. Ormai posso dire, di aver trattato l’argomento con particolare esaustività.
Voglio farvi notare una cosa.
Mi continuate a dire ” non è vero con sdc si lavora, guarda quello ora organizza feste per i vip, oppure quell’altro è governatore della banca d’Italia, etc…”
Mi sembra che le cose più semplici sono quelle che si hanno sott’occhio.
Porto la logica (de Morgan) coloro i quali affermano, ad esempio, che chi si sia laureato in sdc lavora per i vip io rispondo che ha lo stesso senso logico della pubblicità della clear con Cristiano Ronaldo. Ora vi chiedo: comprato clear solo perchè lo usa Ronaldo? Allo stesso modo vi chiedo: credete di lavorare o di avere prospettive ambiziose solo perchè 10 su 1000 lavorano bene?
Ora, quello che vorrei dire è che non sto nè offendendo nè obbligando nessuno con toni arroganti (contriamente al tono con cui mi si è risposto). Sto solo mettendo in dubbio che questo corso di laurea abbia una “validità pratica”.
Vorrei farti notare, inoltre, la non curanza con cui hai sottovalutato la mancanza di specificità.
Ti chiedo, se vuoi fare marketing secondo te è possibile essere non specifici?
Prendiamo il caso della persona citata da Matteo: in quale modo e cosa gli si sia servita la laurea in sdc per organizzare eventi?
Per quanto riguarda la pubblicità, ti pongo la domanda sulla creatività che ho posto in precedenza nei post più sopra.
Un’altra battuta veloce. Io non mi ostino ad obittare. Io, e l’ho detto dall’inizio, sto cercando critiche costruttive. Però, mostrami le risposte (non per sentito dire) che sono state date e che abbiano risposto alle mie contro-domande.
Io sinceramente ho visto una marea di post di gente offesa (per quale motivo?) che se l’ha presa su questioni che da me non erano state poste. Come dire, forse ho messo il dito nella piaga. C’è chi risposto definendo il diritto come un insieme di news degli ultimi 3000 anni storia, chi ha detto che grazie a sdc comunica meglio degli avvocati o dei commercialisti , chi ha detto che sdc è utile per fare giornalismo.
Come vedi, però, nessuno ha risposto alle mie domande.
La mia domanda iniziale era semplicemente: in che modo un laureato in sdc è utile al mondo lavorativo? Quali sono le professioni che può fare solo il laureato in sdc? Ho argomentato sempre passo per passo, per questo non ripeto. Per questo se volete aggiungere qualcosa di nuovo o una critica seria a quanto ho scritto, allora che ben venga ma se dovete scrivere giusto perchè… vi sentite toccati nel vostro lavoro (ripeto anch’io sono laureato in sdc) …
Un ultima cosa, è logico che tra una persona senza laurea e una con la laurea la logica direbbe di scegliere il laureato. Ti faccio notare una cosa.
Metti il caso di un agenzia pubblicitaria. Ha esigenza di assumere personale grafico creativo.
Ora, c’e chi ha fatto il liceo imparando photoshop ed altri utili programmi di grafica insieme a sociologia e via dicendo e un laureto in sdc che per anni e anni ha studiato comunicazione. Secondo te chi sceglie l’azienda? Per quale motivo?
Però,
vedo che a Giurisprudenza si studia poco, c’è tanto tempo per scrivere un concetto 3-400 volte su un blog.
Caro Zeno,
tra poco tempo risponderò all’ennesimo.
Una cosa: assolutamente non toccato da quello che dici, sono sincero. Può essere invece il contrario, visto che ogni tanto ridici la tua!
Caro Zeno non so se quando dici che ti hanno risposto con tono arrogante ti riferisci a me. Se è così mi scuso per aver fatto trasparire dalle mie parole questo! non era mia intenzione:) Ad ogni modo credo che il motivo per la quale la gente si offende (e tu che ne sei coinvolto in prima persona, dato che hai studiato sdc, dovresti almeno intuirlo..)è che quando si spendono con sacrificio soldi tempo e impegno, non è piacevole sapere che tutto quello che si sta facendo, viene continuamente sminuito da chi si sente superiore solo perchè risolvendo un equazione ha l’umiltà di sentirsi l’Einstein del 2009!(scusami..questo è uno sfogo personale XD) Ad ogni modo Scienze della comunicazione è nata principalmente per un motivo pratico, lavorativo!Come stai dicendo tu un comunicatore non serve nello specifico..il comunicatore, infatti, deve avere conoscenza in diversi campi..questa facoltà è nata proprio con l’intento di creare lavoratori polivalenti! che sappiano tutto e niente appunto.. Con la specialistica è anche vero che molti atenei hanno approfondito determinate peculiarità del settore della comunicazione mischiandole anche e inevitabilmente con l’economia e il diritto.. ma faccio un esempio: alcuni hanno inserito tra gli svariati lavori possibili di un comunicatore, quello del copywriter e tu hai giustamente puntualizzato che un laureato in giurisprudenza sarebbe più adatto a questo tipo di lavoro.. allora mi chiedo anche un’altra cosa..ci sono facoltà di giurisprudenza in cui si studiano anche molte materie di economia aziendale! quindi seguendo il tuo metro di giudizio dovremmo affermare anche l’inutilità di quest’ultima facoltà?perchè scegliere economia se poi un futuro avvocato sà fare bene entrambe i mestieri? Dovessero pensarla tutti come te molte facoltà non esisterebbero più..Perchè studiare Scienze politiche, Lettere, Filosofia, Storia…?Quale futuro lavorativo certo ti danno questi corsi di laurea? quali sono i mestieri che sono possibili solo con queste lauree??? L’università, è questo lo dico in generale, ha origini ben diverse. Quando ancora era un’università “sana”.. questa non era altro che un luogo di conoscenza di approfondimento e soprattutto di discussione e ricerca! Era frequentata soprattutto per il piacere di studiare e la figura del professore era diversa da quella attuale..esisteva il confronto..si mettevano in discussione anche le cose che si studiavano per scoprirne nuove! Adesso però ci vanno tutti..anche gente che non sa scrivere una frase di senso compiuto, quindi non mi stupisco se un conduttore di un programma televisivo, sputando nel piatto in cui mangia, invogli i giovani a scegliere di iscriversi a ingegneria invece che sdc..meglio fare una cosa che non piace e avere un lavoro “sicuro”! (che poi dai..con la crisi che c’è..”sicuro” oserei definirlo un eufemismo!soprattutto in Italia!).