Sciopero anti-mafia su Facebook. Un successo per gli organizzatori.

Ho partecipato al mio primo sciopero su Facebook, anzi, allo sciopero “di” Facebook: 24 ore senza fare uso del social network che ormai per me è una droga. Non è stato facile, ma l’ho fatto per una giusta causa: «fuori i mafiosi da Facebook», questo è stato il motto.

Negli ultimi giorni, diverse testate hanno riportato la notizia della presenza di fan club della mafia e dei suoi più noti esponenti. Il gruppo di cosa nostra, ad esempio, conta oltre 300 iscritti. Il superlatitante Giuseppe Setola, felicemente catturato ieri, ha il suo profilo. Totò Riina sarebbe un genio incompreso, secondo i suoi tanti supporters.

Nella magistratura qualcuno ipotizza che queste pagine di Facebook non siano state aperte da mitomani adolescenti annoiati, attratti dalla figura del cattivo “eroe romantico” del film “Il Capo dei Capi” (che comunque non sono pochi qui in Sicilia); bensì dalla mafia vera e propria, che avrebbe compreso l’efficacia della comunicazione via web per delegittimare i magistrati e risollevare la sua reputazione presso le giovani generazioni: quei ragazzi nati negli anni 80 e 90 che (in teoria) stanno diventando adulti italofoni, acculturati, sostenitori di legalità e giustizia. E’ un’ipotesi verosimile. Se io fossi il PR della mafia mi muoverei sui social network e depositerei il marchio “Mafia” per farci una linea d’abbigliamento giovanile. Purtroppo mi hanno già preceduto: Oliviero Toscani ha depositato il marchio e, già da qualche anno, vedo in giro t-shirt con stampato un mitra e la scritta “Corleone”.

Ma torniamo allo sciopero. Gli organizzatori, oggi, hanno diramato un comunicato.

Ci siamo riusciti! Il black out è andato alla grande: centinaia di migliaia di persone, oggi, hanno scelto di non accedere a Facebook manifestando così la propria ripulsa nei confronti delle mafie, di chi inneggia ad esse, di chi le fiancheggia moralmente, di chi le tollera in nome di una presunta libertà di espressione che – com’è noto (oscuramento delle donne che allattano i bambini)- su Facebook non esiste. Esiste, invece, una coscienza collettiva che risorge e insorge a difesa della propria memoria. Per tutta la giornata, a turni, abbiamo monitorato Facebook. Pochissimi utenti online, pochissimi commenti: una dimensione di tristezza e solitudine vissuta dai pochi che non hanno potuto o saputo fare a meno. Ovviamente, ciascuno gestisce come meglio crede il compromesso tra l’istinto e la coscienza. Una cosa è certa: la risposta è stata forte, corale e foriera di un’altra bella notizia: l’arresto del superlatitante Giuseppe Setola (che per la cronaca possiede un profilo su Facebook): un plauso va rivolto alle forze dell’ordine. Il black out, insomma, ha portato bene. Ma non è finita. Al Senato, ieri, di è discusso di mafia su Facebook ed è stata avviata un’iniziativa bipartisan – promossa dal senatore Gianpiero D’Alia (Udc)– che induca Facebook a rimuovere le pagine dei sostenitori delle mafie. Un ringraziamento infine a Walter Veltroni (Pd) che ha sostenuto fortemente le nostre iniziative e alla senatrice Simona Vicari (Pdl) che ha chiamato tutti all’adesione allo sciopero. Forse ce la facciamo. Anzi, sicuramente ce la facciamo. O noi o loro!

Ho fatto qualche domanda a uno dei promotori della protesta.

Quanti utenti hanno partecipato?
Il numero dei partecipanti è stimabile intorno ai 200mila, calcolando le adesioni che ci sono pervenute tra gruppo ed eventi collegati.
Da dove?

In maniera significativa dall’Italia, ma anche da altri paesi europei ed in particolare la Francia.
Cosa si farà adesso?
Aspettiamo di vedere cosa accade al Senato, dove è in corso un’iniziativa parlamentare. Dopodiché, se le pagine dei sostenitori dei mafiosi non vengono rimosse, daremo vita ad altre forme di protesta che decideremo nel gruppo “Fuori la mafia da Facebook” (a cui vi consiglio di iscrivervi, ndr).
Risposte da Facebook?
Nessuna.
Ma avete segnalato l’iniziativa a qualche rappresentante di Fb?
Preferiamo che si accorgano da soli del fermento.
Risposte dalla politica?
Tantissime: da Veltroni(PD) alla senatrice Simona Vicari(PDL) a Giampiero D’Alia(UDC). Questo ci conforta. In ogni caso è stato un successo!

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11 commenti su “Sciopero anti-mafia su Facebook. Un successo per gli organizzatori.

  1. Personalmente non condivido l’idea di chiudere questo gruppo anche se inneggia ahimè alla mafia, non sono ovviamente un fan di Totò Riina o simili ma il principio dei social network è la condivisione di idee e pensieri attraverso video, foto, testi, siti, ecc.

    Se provassimo ad astrarre i principi su cui si basa questo gruppo (la mafia è illegale, ingiusta, causa dolore, inneggia dei valori sbagliati, offende la mia sensibilità, ecc) e ad applicarli ai social network in generale allora dovremmo eliminare anche tutti i gruppi che inneggiano al fascismo, agli estremismi, al comunismo (che ha avuto anche molti lati negativi), i gruppi contro ebrei e a favore degli ebrei; i forum dove si parla dell’america come il grande demone o dei mussulmani come dei fanatici ignoranti; dovremmo cioè eliminare tutti i gruppi, video, opinioni, post, foto eccetera che parlano di qualcosa di illegale, ingiusto, sbagliato o che offende valori o credenze ecc.
    Ma allora non cadrebbe il principio su cui si reggono i social network: la libertà di espressione?
    Inoltre chi dovrebbe stabilire cosa è giusto è cosa è sbagliato condividere?
    Senza contare che la frase “Preferiamo che si accorgano da soli del fermento” non è una gran mossa comunicativa…

  2. Lasciando da parte almeno per il momento le questioni etiche e morali sollevate – giustamente – da Andrea, mi sia permesso esprimere forti perplessità sul contenuto delle affermazioni degli “organizzatori”.

    Sollevo innanzitutto il dubbio sull’affermazione “in ogni caso è stato un successo”… E’ chiaro che a parlare di successo sono gli organizzatori e i sostenitori della causa, ma non è questo il punto.

    Primo aspetto: la questione è paradossale. Se l’azione richiesta era NON accedere a Facebook, come si può affermare che 200 mila persone hanno aderito all’iniziativa, cioè in altri termini che 200 mila persone NON hanno fatto accesso al servizio?

    Come li hanno contati e chi li ha contati? In base a quali criteri si possono avanzare stime di questo genere?

    Mi vengono in mente un paio di modi: 1) controllo dei ontrollo dei file di Log degli utenti iscritti a gruppi o pagine relative all’evento; 2) la stima deriva dalla somma dei “sedicenti partecipanti” all’evento (magari includendo tra quelli che hanno indicato “Yes”, anche i “Maybe attending” cioè i classici indecisi).

    La prima soluzione presuppone l’accesso ai server di FB e l’intervento dei titolari dei dati, ossia del pròn Mark Zuckerberg, ma che, a detta degli organizzatori, non si è fatta viva…
    La seconda soluzione si basa su un’approssimazione o su un azzardo: come si fa a dire con certezza che chi ha “detto” di partecipare a un evento – per di più online – poi abbia poi eseguito quell’azione? C’è un abisso tra intenzione comportamentale e comportamento effettivo, sebbene esista una correlazione tra questi due fattori. Basti pensare alle tante e tantissime “Cause” che imperversano su Facebook. Quanti ci aderiscono “tanto per fare” e quanti in realtà donano del denaro per sostenerle?

    Forse qualcosa mi sfugge, ma sicuramente ci sarà una spiegazione a quelle affermazioni.

    Secondo aspetto: la Francia! Ah, la repubblica della libertà dell’uguaglianza e della fratellanza ha dato man forte all’iniziativa. Come si può spiegare una grande partecipazione di utenti “da altri paesi europei ed in particolare dalla Francia”? Su 200 mila, quanti sarebbero? Chi mi dà una spiegazione o un’interpretazione (magari sostenuta da dati)?

    Sono curioso!

    Terzo aspetto: l’opinione pubblicata su internet e, in particolare, in un social network “chiuso” come Facebook, è ben diversa dall’opinione pubblica della gente che ne sta fuori. Vero è che sempre più italiani di tutte le fasce d’età vi si stanno iscrivendo in massa – tant’è che tra poco mi aspetto la richiesta di amicizia dai miei genitori -, ma la popolazione di italiani su Facebook è ben lontano dall’essere rappresentativa dell’intera popolazione della nostra Penisola.

    Sono ancora più curioso e resto in trepidante attesa di risposte esaustive!

    ———————————————-
    Disclaimer: non ce l’ho assolutamente con gli organizzatori, anzi l’iniziativa mi è sembrata molto interessante. Diciamo che, come San Tommaso, finché non vedo (i dati), non ci credo!

  3. sono perfettamente d’accordo con l’analisi di Marco. Come dice Matteo l’analisi è stata fatta ad minchiam.
    D’accordo con Andrea sulla mossa comunicativa poco abile. Praticamente l’obiettivo è stato più quello di coinvolgere molte persone che di dimostrare qualcosa a zuck.
    Alla fine però non si sa in che misura sia stato raggiunto l’obiettivo. Credo si siano basati sulla stima degli iscritti ai gruppo solidali e sul numero di chi ha dichiarato la sua partecipazione. Conosco molte persone che dicono di partecipare a qualsiasi evento gli ispiri simpatia ma disertano puntualmente.
    Per quanto riguarda il discorso etico sono assolutamente in disaccordo con Andrea. La libertà d’espressione, come ogni altra libertà, ha sempre un limite: finisce dove inizia la libertà altrui. La mafia, il fascismo, il razzismo, non meritano liberta d’espressione perchè dar loro questa libertà significa togliere libertà di esistere a qualcun altro: a un cittadino onesto, a un imprenditore che non vuole pagare il pizzo, a un musulmano, a un ebreo, a un omosessuale, a una persona di colore diverso dal bianco.

  4. @ Marco: In realtà non stavo parlando di “principi morali” in generale ma dell’ affascinante tema dell’utilizzo dei social network per esprimere le proprie idee giuste o sbagliate..

    Per quanto riguarda i dubbi sollevati da Marco riguardo alla misurazione sono anch’io dell’idea che non abbiano parametri validi e attendibili.
    Non sono d’accordo sulle differenze tra l’opinione pubblica su Facebook e quella nella “vita reale” al limite possiamo dire che ovviamente non è rappresentativa della popolazione italiana ma non differente…
    Non capisco inoltre quale era il fine dell’iniziativa? Non hanno comunicato con Fb, non hanno potuto misurare la partecipazione e gli effetti (cosa è cambiatao?), nè sono riusciti a chiudere i vari gruppi (illegali secondo la legge italiana) a favore della mafia.
    Infine una domanda: se davvero non chiudessero i gruppi su FB chi cancellerebbe il proprio account? Io non credo lo farei e voi?

    Alla fine per me si è trattato di un insuccesso quasi totale…

  5. Sulla mossa comunicativa degli organizzatori parlano le testate di tutto il mondo che hanno riferito delle iniziative del gruppo “Fuori la mafia d aFacebook”. Sul numero dei partecipanti allo sciopero: è evidente che il punto non è la “misurazione” tecnica ma la “misurazione” politica dell’evento. Il risultato, insomma. E il risultato è che sono in atto iniziative parlamentari per eliminare questo fenomeno che, al di là di come la si pensi, non è – come dicono gli organizzatori- compatibile con la civiltà.

  6. Scusate ma come fate a dire che questa iniziativa è stata un successo?
    Sbaglio o non sono riusciti ne nel loro intento di far chiudere i gruppi pro mafia su Fb ne tanto meno sono riusciti a coinvolgere molte persone (dimostratemi il contrario)?
    Non voglio fare il solito rompiballe ma vorrei capire come misurare il successo comunicativo di tutto questo…

  7. Cara Giulia, perdonatemi ancora la puntualizzazione: il successo comunicativo si misura proprio dai risultati! In questo sono totalmente d’accordo con Andrea.

    Che differenza c’è tra “misurazione” politica o tecnica dell’evento? Secondo me sono la stessa cosa. Non si può affermare che è stato un successo o una totale disfatta, ma non si può affermare neanche il contrario!

    Di studi su FB non ce ne sono molti, anche se i giornali e le TV danno grande spazio quasi quotidianamente. A me pare molto strano che i media tradizionali (o mainstream) stiano parlando sempre più di Facebook. Viene intesa come una nuova frontiera della politica 2.0, ma forse per una elite di persone. Anche se c’è un sacco di gente su questo social network, non credo che sia sufficiente per fare davvero della politica e non è neanche detto che FB sia il mezzo migliore per farla.

    Ripeto, la popolazione che sta su Facebook sarà sempre più ampia, ma non per questo si può dire che è rappresentativa (dal punto di vista non prettamente statistico) della popolazione “reale”. Tenete presente il digital divide, le modalità di accesso a internet, l’alfabetizzazione (non solo informatica) e il livello di educazione, ecc.

    Per me la politica vera si fa con progetti concreti e non campati per aria (o nel web) con iniziative di massa. Le elezioni, la democraticità rappresentativa ecc. questi sono concetti che ritengo importanti, non eventi virtuali. Così la penso. Forse è meglio che torni a vivere a Utopia: http://maps.google.com/maps?f=q&source=s_q&hl=en&geocode=&q=utopia&sll=37.0625,-95.677068&sspn=45.063105,79.101563&ie=UTF8&z=16&iwloc=addr :-)

  8. Sinceramente faccio mie alcune delle considerazioni di andrea no possiamo far nulla che limiti la libertà sulla rete , o almeno farlo non può chep ortare conseguenze spiacevoli. Per me è utile invece produrre atteggiamenti opposti. Fenomeni di cretinismo e di “bullismo” mediatico come quelli dei dementi che inneggiano a totò riina ci son sempre stati, la rete li amplifica un pò , ma amplifica anche le risposte….e a meno che non configurino un reato , allora c’è la giustizia a dover agire, debbono essere combattuti sul piano culturale. Non vanno cancellati dai social networks , ma combattuti anche attraverso i social networks..senza dimenticare che facebook è solo una piattaforma abilitante . Semmai vano aumentati gli strumenti, di identificazione e repposnabilizzazione, cioè ognuno deve essere responsabile di ogni singolo bit che immette sulla rete. Internet non fa diventare più stupidi, di per sè : se si operano comportamentei negativi o si è deboli o stupidi (internet non può risolvere il problema e può amplificare certi comportamenti ) ma isi ha bisogno di altro famiglia, scuola, cultura…se invece si è volenterosi e disponibili a socializzare Intenet da possibilità senza precedenti , alle persone e alle istituzioni che lo vogliono utlizzare

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