Talento, la nostra impronta

Capacità o fortuna? Studio o esperienza? Cosa significa avere talento nella professione di relatore pubblico e di pubblicitario?

Quante volte, molte certamente, ognuno di noi, si è domandato come fare e cosa fare per riuscire ad intraprendere queste professioni. E proprio questo è stato uno dei temi più interessanti e maggiormente dibattuti nel Question Time svolto a Padova lo scorso 12 novembre grazie al contributo di due professionisti d’eccezione, Giampietro Vecchiato e Vitaliano Pesante, professionista della comunicazione e membro della Commissione regionale veneta dell’Associazione Italiana Pubblicitari .

Conta e quanto conta allora il talento nei settori professionali della comunicazione?

vecchiato_pesante_121108Per Vecchiato il talento è un insieme di doti naturali ma anche di molto sudore. “Credo ci sia una parte innata dentro di noi –afferma il professore – una parte relazionale, un minimo di creatività ma, se una volta bastava presentarsi bene, avere una rubrica bella ricca per fare relazioni pubbliche ora non basta più. È sempre utile ma non basta.

Talento è un insieme di abilità, competenze, sensibilità unite però allo studio e alle competenze acquisite. E questo vale proprio in tutti campi, non solo nelle pr. Basta pensare Mennea, che era tutto tranne un atleta, ma lui ha deciso di chiudersi in convento per 10 anni e non è più uscito. In quel modo è riuscito a trasformarsi. Per me talento è sfruttare al meglio le proprie doti personali unite allo studio e all’affinamento della tecnica”.

Talento e sudore sono anche le parole chiave per Pesante che spiega: “Io, a quasi 60 anni, studio, leggo, mi informo altrimenti si fa la fine dei vecchi dottori che davano sempre le stesse pillole mentre era già stata inventata la penicillina. Il talento che si richiede ad entrambi i nostri campi è la vis comunicandi, la forza di comunicare e questa o c’è o non c’è. Quando volevo diventare giornalista mi hanno detto che non serviva studiare, il senso della notizia o ce l’hai o non ce l’hai. Puoi solo imparare i contorni.

Certo, la sensibilità nel comunicare nell’uomo di relazioni pubbliche si estrinseca molto attraverso la sua personalità comunicazionale mentre l’immagine del creativo pubblicitario è tutt’altra, non serve, molti pubblicitari sono antirelazionali, il creativo spesso ha bisogno dell’account per metterlo in relazione con i suoi clienti. L’account è il pr del creativo”.

Ad un colloquio di lavoro quindi dimostriamo di avere determinazione, testardaggine, umiltà e anche di essere persone che si informano, che vanno al cinema, teatro, insomma che sappiamo tante cose. Facciamoci notare, mettiamoci impegno, conosciamo professionisti del settore e facciamo capire che siamo disponibili a fare qualche sacrificio per potercela fare e non consideriamoci mai arrivati ma continuiamo a voler imparare e conoscere. Questo è quanto ci consigliano due professionisti affermati nei loro rispettivi campi.

E voi cosa ci potete dire delle vostre esperienze?

Cos’è per voi il talento nei settori della comunicazione?


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Un commento su “Talento, la nostra impronta

  1. il talento nella comunicazione è la capacità di fare in modo che le esigenze del cliente incontrino quelle del fornitore e viceversa. Il comunicatore sta in mezzo tra i due. Fa un pò come Marco Pradolin nel gioco delle coppie :-) …ma è naturalmente di parte.

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