Il difficile momento della politica italiana

fabio bistonciniDopo Sergio Vazzoler, vi proponiamo un’intervista sui temi della politica italiana che ci ha concesso Fabio Bistoncini, socio e vicepresidente di FERPI dal 2003 all’anno scorso, fondatore di FB Comunicazione, che da poco ha aperto la sezione blog. Proprio nel blog il 10 febbraio è apparso il post “In una settimana… cambia tutto!” che introduce il tema di questa intervista.

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Uniferpi: Fabio, quali sono i problemi della politica italiana?
Fabio Bistoncini:
E’ difficile dare una risposta in un momento in cui il nostro sistema politico ha dimostrato la propria instabilità a tal punto da richiamare i cittadini al voto dopo appena due anni… Proviamoci.

Il primo che mi viene in mente è la “distanza” tra la classe politica e i cittadini.
I Partiti politici hanno dimostrato più volte di essere diventati troppo autoreferenziali, troppo impegnati a scontrarsi tra loro secondo un proprio codice linguistico e su temi che non sempre sono percepiti come importanti dagli elettori. Da questo punto di vista potremmo dire che spesso l’agenda della politica è diversa da quella dei cittadini.
Non solo ma la classe politica ha mostrato una scarsa propensione al rinnovamento dei suoi quadri dirigenti. Basti pensare che alle ultime elezioni si sono presentati gli stessi candidati di dieci anni prima…

Il secondo problema è nella grande difficoltà di decidere, in qualsiasi campo. Il processo decisionale è troppo frastagliato, lunghissimo, burocratizzato e complesso e non si capisce bene dove stia e a chi vada la responsabilità di alcune decisioni.
Il federalismo “incompiuto” del nostro sistema ha determinato una ripartizione di competenze di difficile decodifica.
Non solo, ma i differenti sistemi elettorali utilizzati per eleggere il Parlamento e le varie amministrazioni locali (Regioni, Provincie, e Comuni) hanno determinato un sistema politico che “viaggia a due velocità”.

Dal 1993 ad oggi abbiamo infatti assistito ad una grande stabilità del sistema in periferia. Le coalizioni che si sono confrontate hanno espresso candidature autorevoli che, una volta approvate dagli elettori con il proprio voto, hanno avuto la possibilità di governare, tranne qualche rarissima eccezione, per l’intera durata del mandato elettorale.
E con i risultati conseguiti (o meno) si sono ripresentate al giudizio elettorale. Un sistema dunque chiaro e stabile.

Ciò non è accaduto a livello centrale, dove tutti i governi, dal 1994 ad oggi, si sono dovuti confrontare con una forte frammentazione politica e un alto tasso di conflittualità anche all’interno delle rispettive coalizioni. In questa articolata risposta vorrei toccare due ultimi aspetti, che però non sono peculiari solo del nostro Paese ma comuni ad altre democrazie occidentali.

Il primo: l’orizzonte temporale di un politico è tendenzialmente a “breve” termine.

Ma spesso le scelte di governo hanno la necessità, per essere attuate, di tempi lunghi che vanno al di là delle scadenze elettorali.
Basti pensare alle grandi opere infrastrutturali (in tutti i campi, quello dell’energia, dei trasporti, delle telecomunicazioni): tra la conclusione del processo decisionale (assai lungo), l’inizio dei lavori e il completamento dell’opera possono passare anche 7-8 anni.
Quindi i casi sono due: o le forze politiche di governo hanno la “visione” e la forza di aspettare i benefici di una scelta che produrrà i suoi effetti a distanza di anni; o si “tagliano” i tempi della decisione (ipotesi che appare difficile da percorrere senza una riforma dell’assetto istituzionale).

Il rischi, al contrario, è che si privilegi il “non fare” per non creare scontento, non perdere consensi. A scapito però del sistema paese.

L’altra caratteristica riguarda il rapporto con i cittadini. Forse non tutti si sono resi conto che la società in cui viviamo si è andata progressivamente secolarizzando: ogni scelta viene valutata e discussa dai cittadini. E’ finito il tempo in cui si in modo acritico ciò che viene deciso dall’amministrazione o dalla classe politica.
Occorre dunque uno sforzo ulteriore, da parte della classe politica, per attivare prima un dialogo e poi un consenso attorno ad una decisione.

U: Come si può fare per sbloccare questo sistema?
FB: Esistono possibilità endogene ed esogene. Sia chiaro che il cambiamento non può e non deve avvenire per effetto di indagini giudiziarie. Ma le cose si stanno muovendo, in senso positivo. Per la prima volta assistiamo a una campagna elettorale diversa, con un sistema politico semplificato. E, soprattutto, con forze che si contendono il primato elettorale non pensando solo a vincere ma a governare con la creazione di coalizioni più omogenee in termini di valori e di programma di governo.
La scelta del leader del PD Walter Veltroni di “correre da solo”, quella di Berlusconi di creare un’unica lista del Centro destra sono passaggi innovativi molto importanti.
E’ troppo presto per valutare se queste novità saranno “irreversibili” ma si tratta di un cambiamento notevole.

Altro aspetto: il metodo delle primarie. Il Partito democratico ha usato il metodo delle primarie per scegliere il proprio leader e altri candidati a livello locale. Una nuova forma di partecipazione dei cittadini / elettori. Vedremo se in futuro questo metodo di selezione verrà confermato e applicato come “regola” e se accettato dagli altri partiti.

U: E Beppe Grillo?
FB: A mio avviso il comico genovese, che non si candiderà in prima persona, ha dimostrato di poter creare un movimento in grado di erodere consenso a destra e a sinistra. Beppe Grillo funge da collettore dello scontento e dell’insoddisfazione degli italiani, delle disillusioni nei confronti dei partiti politici. La chiamano antipolitica, ma il termine va inteso nel senso di “andare contro il sistema”, perché quello che stanno facendo i gruppi di Grillo è politica.
Grillo però ha un grande merito: quello di aver capito prima di altri le potenzialità della rete come strumento di partecipazione alla vita politica e di creazione e consolidamento del consenso attorno ad alcune proposte.
In altri sistemi, ad esempio gli Stati Uniti, è un processo avviato da anni. In Italia è una novità per il ritardo culturale della nostra classe dirigente.

U: La comunicazione può migliorare la situazione?
FB: I problemi sono talmente rilevanti che la comunicazione da sola non può risolverli. Sia Berlusconi che Prodi si sono lamentati, quando erano al governo, della scarsa capacità comunicativa della propria coalizione, derivante dal fatto che vi erano “troppe voci”.
Quel problema non era, in realtà, un problema di comunicazione, ma un problema politico.
Insomma, con buona pace dei comunicatori, la “buona” comunicazione può aiutare e supportare le scelte politiche ma non sostituirle.

U: Quale scenario si prospetta per il futuro prossimo venturo?
FB: È prematuro dire che cosa accadrà nei prossimi mesi. Il rischio è di avere ancora due o tre anni di stasi con l’instabilità che stiamo vivendo a causa della legge elettorale,che non agevola la formazione di maggioranze solide, soprattutto al Senato.
E’ vero anche che chi l’ha scritta la considera “tecnicamente” una buona legge dal momento che comunque ha permesso la formazione di una maggioranza parlamentare alla Camera molto forte, grazie al premio di maggioranza, nonostante la differenza dei due schieramenti fosse ridottissima (24.000 voti!). Per quanto riguarda il Senato, dove il premio di maggioranza è su base regionale il problema invece resta aperto e di difficile soluzione. Vedremo se, alle prossime elezioni, continuerà la situazione di “impasse” per chi avrà conquistato il diritto a governare.

Quello che a me interessa, e che vorrei aggiungere alla fine di questa intervista, è che ci sono dei cambiamenti in atto, nella politica e nella nostra società.
Li riassumo:

  1. alcuni partiti politici hanno avviato una ridefinizione del sistema delle alleanze che semplificano il quadro complessivo (PD in primo luogo ma anche PDL, Sinistra Arcobaleno, e, forse, un polo moderato di centro);
  2. obiettivo dichiarato di tutte le forze in campo non è più solo vincere contro l’altro (contro i comunisti, contro Berlusconi) ma governare. E la creazione di alleanze coese, omogenee dal punto di vista dei valori e del programma è un primo passo rilevante in questa direzione;
  3. ma la politica sono anche le persone, oltre che alle idee. E quindi vedremo se le liste dei vari schieramenti rifletteranno questo cambiamento. Le nuove generazioni (io ho 43 anni e quindi mi chiamo fuori….) sono sottorappresentate, così come le donne. Il ricambio passa attraverso anche delle forzature. Ma, (e su questo la tanto vituperata legge elettorale) offre una straordinaria opportunità ai leader di partito: quello di scegliere direttamente i candidati. Certo occorre coraggio. Vedremo se lo avranno.
  4. una parte crescente del nostro elettorato ha ben compreso che ci possono essere forme di vita politica attiva al di fuori dei partiti. Siamo ancora in fase embrionale, il rischio è che si rafforzi una cesura tra i due mondi (politica e società) che non dovrebbe accadere. Come cittadino posso associarmi ad altri per sostenere lo stesso interesse, per tematizzare una issue che ritengo rilevante e posso chiedere ai partiti di prendere in considerazione le tesi di cui sono portatore, senza che questo debba essere classificato come “antipolitica”. Anzi. E’ giusto che i partiti abbiano il monopolio della vita politica durante la fase di competizione elettorale. Ma la politica, quella vera, non si esaurisce nei due/tre mesi prima delle elezioni.
  5. Internet può essere lo strumento facilitatore di questo nuovo modo di intendere la politica e la stessa partecipazione. I partiti italiani sono ancora arretrati ma saremo noi tutti a costringerli a cambiare: con i nostri siti, i nostri blog, le community a cui partecipiamo.

Tutti segnali importanti, a mio avviso.

Che spingono verso un cambiamento che appare ineludibile.

E che prescinde (affermazione azzardata, me ne rendo conto) da chi vincerà le prossime elezioni.

Grazie a Fabio per la grande disponibilità e arrivederci alla prossima occasione!

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5 commenti su “Il difficile momento della politica italiana

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