“Perchè i tombini sono rotondi?”

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Leggo sulle pagine della sezione Formazione&Carriere del Corriere della Sera di Venerdi 14 Settembre un articolo intitolato “Quelle pazze domande al colloquio”. Il tema è interessante, soprattutto per chi, come me, si avvicina sempre di più alla meta: fine dei corsi universitari e ricerca lavoro.

Ho alcune esperienze di colloqui. La sensazione che accompagna gli attimi immediatamente precedenti e quelli successivi all’incontro è abbastanza forte. In alcuni casi, si teme di cadere nell’errore, di non essere all’altezza. Fare un colloquio è stato un po’ come guardarsi allo specchio. Davanti a te si materializza la tua persona e lì ti vedi compita e concentrata, che ascolti, con le mani immobili, ostentando sicurezza e arguzia o inceppando negli errori più banali, quali tremolio della voce e la r e la l che difficilmente vengono fuori.

Riprendo a rileggere il Corriere e alcune domande mi saltano agli occhi. “Si crede figo?”, “Si sente maggiormente leone o gazzella?”. Sorrido, non so se immaginarmi a correre veloce o ruggire con tanto di criniera. Secondo quanto riportato, queste sono alcune delle domande che sempre più frequentemente si pongono ai colloqui di lavoro. L’usanza americana sembra aver preso piede anche in Europa, compreso in Italia. Sempre secondo alcune testimonianze presentate all’interno dell’articolo, diventano oggetto di colloquio “il segno zodiacale e la frequenza con cui si cambia il proprio profumo”.

Incuriosita ho navigato un po’ in rete e, digitando su Google Immagini la parola “colloquio”, sono stata attirata da una simpatica vignetta che illustra ironicamente un possibile colloquio per lavorare all’IKEA.

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“L’eccentricità sembra essere un modo per valutare e riconoscere i possibili nuovi talenti”, così affermano nel Regno Unito. Certo, se mi ponessero una delle domande fatte ai colleghi di Oxford (“Se ci fossero tre bellissime donne nude in piedi davanti a lei, quale sceglierebbe?”) rimarrei, per così dire, attonita.

So che la maggior parte dei colloqui ha dei contorni normali, lontani da “quelle pazze domande” che l’articolo riporta. Almeno questa è la mia esperienza. Sono tanti i consigli che vengono dati ai ragazzi. Conoscenza dell’impresa e del ruolo che si intende ricoprire, interesse esplicito, sicurezza e volontà manifestata.

Ho continuato a gironzolare tra le pagine web e, all’improvviso, sono incappata nelle 10 regole d’oro del buon colloquio. Eccovi il link: http://www.curriculumlavoro.it/colloquio.lavoro.htm.

Sarebbe bello capire se tali regole valgono o meno, se magari occorre aggiungerne qualcuna. Ma di questo avremo presto una nostra esperienza diretta. Intanto prepariamoci a calcolare “quante palle da golf ci vogliono per riempire un 747″ o a valutare “il modo migliore per uscire da un frullatore in 60 secondi”. Magari potremmo scoprirci dei veri talenti…

6 commenti su ““Perchè i tombini sono rotondi?”

  1. Non mi crederete ma oggi ad un colloquio mi hanno proprio chiesto PERCHè IN AMERICA I TOMBINI SONO ROTONDI? E’ logica pura e vogliono solo capire come, e se, sai ragionare.
    La risposta è semplice : PERCHè I TOMBINI ROTONDI NON POSSONO ENTRARE NEL BUCO CHE COPRONO e quindi si evitano incidenti o chissà cos’altro che può succedere nella normale amministrazione. Punto.

    p.s. il Colloquio era per un posto A DIR POCO FANTASTICO e chi mi ha fatto questa domanda era un super manager con un qi a dir poco elevatissimo….quindi ragazzi miraccomando imparate…la risposta è quella!!

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